Re: Re: I "mirabilia" del cifrario di Vernam
Luca Bechelli <[email protected]> Sat, 15 Jan 2005 12:29:32 +0100
| Newsgroups | gmane.comp.security.italian.crypto |
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Salve, non ho conoscenza di prodotti di crittografia quantistica, ma dalle basi che ho concordo pienamente sul principio che è una soluzione ideale per lo scambio sicuro delle chiavi. Se non sicuro, come ha giustamente precisato Pasquinucci, è forse l'unica tecnologia che consente di sapere con certezza se vi è stata una intercettazione, ed in quanto tale consente di adottare le opportune contromisure. Mi domando, sempre da ignorante in materia, cosa accadrà quando i canali protetti con crittografia quantistica non saranno più qualche decina al mondo ma costituiranno un medium comunemente utilizzato di trasmissione e quindi il numero delle possibili intercettazioni crescerà a dismisura... In ogni caso, con il bagaglio che uno ha :-) , cerco di rispondere: > L'unico modo accettabile di usare gli OTP è essersi incontrati in maniera > sicura per scambiare una copia di libricino di chiavi one-shot. > tralascio il resto per dire che questa affermazione, per se, non è del tutto completa. RSA con i suoi SecureID costituiscono un meccanismo di OTP - P=password - (non parlo di Vernan, per adesso) basato su algoritmi di generazione (noti? dimentico sempre di verificare...) prefissati e parametri segreti, che in pieno accordo con le attuali tendenze crittologiche costituiscono l'unico segreto da proteggere. D'altro canto, sistemi simili (RFC 1760) sono facilmente implementabili e del tutto efficaci, e presuppongono uno scambio iniziale di informazioni che potrebbe essere coadiuvato anche dalla crittografia a chiave pubblica (le chiavi one-time-pad non potrebbero, sono troppo lunghe...). E' anche vero però che l'one time pad più sicuro è quello dove le chiavi sono generate nel modo più randomico possibile (vedi sistemi basati su generatori di rumore bianco e simili), ma se adeguatamente preparato, un meccanismo di generazione automatica che risolve il problema di scambiare un libricino di chiavi offre indubbiamente maggiori garanzie. In merito alla dimensione delle chiavi per Vernan, ipotizzando di utilizzare un meccanismo come S/KEY (RFC 1760), basterebbe utilizzare un numero di chiavi sufficienti a coprire l'intera dimensione del messaggio (una chiave generata è lunga 64 bit, ma se trasformata in caratteri stampabili diviene una sequenza di 6 gruppi di 1-4 caratteri). In ogni caso, non intendo qui banalizzare il problema: in questa ottica dovrebbero essere riviste le funzioni hash (ad esempio utilizzare quelle a 256 e 512 bit) e gestiti i problemi derivanti dall'uso di sequenze troppo lunghe di hash consecutivi... Concludo dicendo che, rispetto ad un libricino di password, i problemi che mi sono posto precedentemente sono sicuramente ad un livello forse superiore. Se l'aspettativa è codificare messaggi con un libretto, forse la dimensione dei messaggi è tale da permettere un uso agevole di password one time genenerate per catene f"alla meno uno" di hash di un seme condiviso. Un saluto alla lista Luca --- Luca Bechelli Security Consultant www.bechelli.net 328 3164385 ________________________________________________________ http://www.sikurezza.org - Italian Security Mailing List