BMCR 2008.10.25, Lukas de Blois, The Impact of the Roman Army

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Lukas de Blois, Elio Lo Cascio (ed.), The Impact of the Roman Army (200
BC-AD 476): Economic, Social, Political, Religious and Cultural
Aspects. Proceedings of the Sixth Workshop of the International Network
Impact of Empire (Roman Empire, 200 B.C.-A. D. 476), Capri, March
29-April 2, 2005.  Leiden/Boston:  Brill, 2007.  Pp. xxii, 594.  ISBN
9789004160446.  EUR 139.00; $195.00.

Reviewed by Maurizio Buora, Museo archeologico - Civici Musei, Udine
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In molti campi della nostra vita  abbiamo a che fare con problemi di
impatto -- concetto che in se/ suggerisce un accostamento nuovo e in
qualche modo violento -- e percio\  appare assai suggestivo studiare
l'effetto di una forza poderosa come l'esercito, disseminato nel
territorio e fondamentale per la civilta\ romana, uscendo dallo schema
della storia militare iuxta propria principia.

Il sesto workshop del network internazionale "Impact of Empire" (Capri
2005) ha seguito vari incontri effettuati dal 2000, relativi ad
amministrazione e prosopografia (atti editi nel 2001), alle
trasformazioni della vita economica (2002), alla rappresentazione e
alla percezione del potere imperiale (2004),  all'impatto della Roma
imperiale sulla religione, sui rituali e la vita religiosa nell'impero
romano (2006). Il volume contiene trenta contributi, un Index rerum e
un Index nominum: entrambi gli indici omettono peraltro alcune voci
contenute nell'opera. Il titolo del volume promette uno studio
cronologicamente esteso fino all'anno 476, anche se la maggior parte\
dei saggi, salvo quelli di Liebenschuetz e di Lewin,  si fermano alla
fine del III sec. d.C.

Luuk de Ligt discute fonti antiche e interpretazioni moderne delle
motivazioni della politica di Tiberio Gracco e soprattutto
dell'eventuale calo della popolazione nella seconda meta\ del II sec.
a. C.  Opponendosi all'interpretazione tradizionale de Ligt suppone che
gli storici antichi abbiano sottostimato l'importanza dell'affitto come
strategia di sopravvivenza (p. 8) e conclude paradossalmente  che la
riduzione della manodopera percepita in antico -- cosa che avrebbe
spaventato molti politici dell'eta\ dei Gracchi -- sarebbe stata
prodotta non dalla contrazione  dei cittadini, bensi\ dal continuo
processo di espansione demografica.

Guardano alla penisola iberica Frederik Vervaet e Tony N~aco del Hoyo
in un articolo composto di due parti nettamente separate, unite dal
medesimo contesto cronologico. L'intervento romano in Spagna ("in outer
space") fu gravido di conseguenze per i due secoli a venire, in special
modo con la creazione di una serie di proconsulatus extraordinarii,
che, come dimostra l'esame analitico degli autori, influenzarono i
rapporti tra senato e assemblea popolare (comitia centuriata o
concilium plebis). Gli interventi di politica economica dei comandanti
militari nel teatro di guerra ebbero un enorme impatto sulla
popolazione locale, cui si chiedevano esborsi in denaro, risorse
minerarie, schiavi, cibo e altro, mentre la mobilita\ del fronte
impedi\ la creazione di un sistema stabile di tassazione prima di M.
Agrippa. Le necessita\ di approvvigionamento dell'esercito
determinarono un'alta circolazione monetaria, supportata anche da
moneta locale (41) con cui venivano pagati i soldati, che talora la
portavano con se/ dopo il congedo.

Per Polibio nelle guerre tra 218 e 168 a. C. il termine "Romani" vale
anche per gli alleati che combatterono nell'esercito romano organizzato
in maniera uniforme, osserva Paul Erdkamp. Questa visione, comune a
Livio e a Sallustio, cambia nella prospettiva del I sec. a.C., dopo la
guerra sociale. Nei passi in cui Livio si ispira all'opera di Valerio
Anziate i dati sono del tutto inattendibili per la storia militare
(73).

Nathan Rosenstein constata l'ampio dibattito sulla demografia del
periodo repubblicano degli ultimi 12 anni (75) prima di indagare gli
effetti dell'acquisizione di un impero nel II e I sec. a. C. sugli
sviluppi demografici dell'Italia (78). Rosenstein opina che le terre
confiscate non siano state occupate immediatamente dai coloni a breve
termine, ma siano state adoperate dai vecchi proprietari.  Venendo alle
cifre, base della demografia, riconosce a p. 83 che da una pur ricca
serie di calcoli non si puo\ pretendere che un'impressione della
vitalita\ militare.

Nella seconda parte  Olivier J. Hekster  studia il legame tra
l'imperatore e l'esercito, ovvero immagini (di cui era responsabile
l'imaginifer), monete destinate alla truppa (eventualmente
diversificate a seconda delle varie regioni) e diplomi. Per il pubblico
urbano il messaggio era veicolato attraverso  le rappresentazioni dei
fora, i trionfi con i soldati in equipaggiamento di battaglia, e le
esequie imperiali. Alcuni cerimoniali degli imperatori soldati (ad es.
il trionfo) furono adottati anche da quelli provenienti dalla vita
civile (Claudio, Nerone).

Armin Eich osserva che per Augusto un esercito professionale di
trecentomila unita\ comportava un esborso annuo di circa 370 milioni di
sesterzi, salito  a 600 milioni con Domiziano per aumentare poi al 280
% all'inizio del III sec. (113). Le crisi monetarie del III secolo e
l'aumento dei prezzi portano a riflettere sull'eventuale  progressivo
impoverimento della "Zentrale" imperiale.

Vincenzo Giuffre/ tocca un argomento scarsamente studiato, ovvero il
commune ius privatorum relativo ai soldati. Per la vita privata dei
militari si introdussero a partire da Cesare  iura  poi estesi a tutti
i cittadini, in particolare il testamentum militis, nel tempo
semplificato al massimo, considerato valido  in caso di morte in
prigionia del testatore,  scritto in qualunque forma e anche  solo
orale, quindi il peculium castrense e i collegia militum. Il
contributo, molto tecnico, analizza pensieri e  comportamenti del mondo
militare che appariva un corpus separatum da  quello civile.

Se/gole\ne Demougin  sulla base dei dati disponibili fino al 2005,
arricchiti da nuovi diplomi militari,   ricava 237 ufficiali di ordine
equestre. Una ricca messe di dati riguarda i procuratori, incrementati
per la  Demougin  da  144 attestazioni, che menzionano anche otto
personaggi finora sconosciuti (161).
'Marines and Mariners' sono studiati da Jasper Oorthuijs anche per  la
possibilita\ che la ciurma di ogni nave fosse equiparata a una
centuria. Oorthuijs distingue tra marinai (eventualmente parte della
cohors nautarum) e soldati imbarcati solo in vista di azioni di guerra
(ad es. cohors I classica). Solo questi ultimi potevano essere
organizzati in una centuria o in suddivisioni inferiori e comandati da
un centurione.

Dal confronto tra un passo di Onesandro e uno di Senofonte, che
descrivono soldati armati di bastoni e di grumi di terra, Hans Michel
Schellenberg ricava la necessita\ di analizzare lo Strategikos di
Onesandro. Quest'opera, dedicata al romano Quintus Veranius (forse il
console del 49 d. C.),  e\volta a presentare la figura ideale del
comandante, e si fonda non sull'esperienza militare ma sulla tradizione
letteraria, accessibile all'autore in quanto privato cittadino.

La terza parte inizia con un saggio di Elio Lo Cascio, che osserva come
dalla documentazione egiziana e dalla tavolette di Vindolanda lo
scenario mercantile risulti prevalente (p. 201). Queste ultime rivelano
l'ampio spettro dei beni, anche carni, venduti ai militari da fornitori
civili. Spesso erano probabilmente beni voluttuari, disponibili grazie
alla paga dei soldati e non componenti fondamentali del vitto, cui
doveva provvedere l'organizzazione. Le vie di distribuzione di certi
prodotti (ad es. l'olio della Betica) nulla dicono sull'organizzazione
del commercio, poiche/ rivelano semplicemente le direttrici della
domanda. La raccolta degli approvvigionamenti era dunque gestita dalle
singole unita\, talora con il coinvolgimento degli stessi soldati.

Karl Strobel, con grande attenzione ai dati archeologici aggiornati al
2004, disegna il ruolo dell'esercito nella ristrutturazione
demografica, insediativa ed economica delle province romane nella prima
e media eta\ imperiale (riduzione a coltura, con effetti sulla fauna e
la flora, creazione di nuovi insediamenti, effetti sullo sviluppo
urbano per la presenza dei soldati etc.). Esempio chiarissimo dei
programmati insediamenti sulla riva destra del Reno e\ Waldgirmes ove
si costrui\ secondo il modello romano la citta\ dei Chatti con foro,
basilica e monumenti del culto imperiale. Fenomeni come questi
portarono alla concentrazione delle "e/lites" e all'organizzazione di
strutture di autogestione del territorio. Il passo successivo fu la
costruzione di una rete stradale, cui si aggiunse il rinnovato peso del
Reno come linea di comunicazione e zona di traffici di frontiera. Nel
caso del Titelberg un luogo centrale fu rimpiazzato da una serie di
piccoli pagi (217), ma soprattutto dalla costruzione di Augusta
Treverorum, orientata secondo la disposizione del sole il 23 settembre,
data di nascita di Augusto (p. 219).

Pierre Cosme misura l'impatto delle forniture di armi sulla vita
economica dell'impero. Nel periodo arcaico i cittadini-soldati dovevano
procurarsi anche le armi, mentre nel tardo impero la Notitia dignitatum
informa dell'esistenza di officine centralizzate  specializzate. La
fornitura era necessaria per un insieme di tre-quattrocentomila
soldati, divisi nelle varie unita\. All'inizio del principato i soldati
non avevano uniforme e forse la sola distinzione era tra legionari e
ausiliari. In seguito vi fu una trattenuta per le armi, una sorta di
cauzione, che poteva essere restituita al termine del servizio (244),
pari al soldo di un'intera annata per un fante. Secondo le loro
abitudini, certi ausiliari potevano rinunciare alla cauzione e farsi
seppellire con le proprie armi. La fornitura aveva ritmi  diversi in
tempo di pace e di guerra ed era  fenomeno assai complesso in cui si
riflettevano diverse tradizioni regionali. Nelle fabricae dei campi
militari lavoravano operai specializzati,  esentati (immunes) da
gravose prestazioni. Officine private, talora sotto controllo
dell'autorita\ militare romana o gestite da veterani, fabbricavano
dell'equipaggiamento "sportivo" (o "da parata") fuori ordinanza oppure
ovviavano all'eventuale scarsita\ di forniture. Le province ben presto
organizzarono una produzione propria di armi, che esportarono nel III
sec. La situazione cambia con l'eta\ dioclezianea, per l'aumentato
numero dei soldati e dei conflitti, spesso improvvisi. Per questi i
fornitori privati, pagati in moneta svalutata, non furono in grado di
provvedere ai rifornimenti, cui si accinse lo stato, impiantando
fabbriche in luoghi tradizionalmente deputati a tali attivita\. Per
quanto possibile, la pratica del riciclaggio rese meno acuto il bisogno
di rinnovo delle forniture: in ogni tempo, infine, l'attivita\
metallurgica di cui una parte consistente era indirizzata alla
produzione di armi per l'esercito, contribui\ in maniera notevole al
disboscamento di intere regioni.

Salvatore Martino, dopo aver ricordato i benefici moderni dalla ricerca
applicata alle forniture militari (dal Goretex a Internet) si chiede se
in antico si possa indicare un fenomeno equivalente: molti tecnici e
specialisti riversarono la loro esperienza militare nella vita civile,
come risulta dalle  tecniche antincendio e dalle possibili attrezzature
dei vigiles, tra cui spiccano i centones che, imbevuti di aceto,
potevano schermare il calore del fuoco. Talora la tecnologia militare
semplicemente perfeziono\ attrezzature gia\ usate per scopi civili,
come la ruota calcatoia o il cabestano, entrambi forse usati per far
avanzare le torri mobili durante gli assedi. Ampia discussione riguarda
poi il possibile uso delle ballistae (da parte dei vigiles? o dei
pretoriani?) per creare una zona libera intorno a un'area urbana in
preda a un incendio, sulla scorta di quanto attesta Tacito per
l'incendio neroniano.

Colin Adams ricava da uno studio dei papiri egiziani che appena il 2%
della tassazione locale serviva al pagamento dei soldati. Di
particolare interesse il papiro Beatty 1, da Panopoli, del 298, che
contiene uno scambio di lettere tra ufficiali dell'esercito e autorita\
locali (presidente del consiglio cittadino) per una fornitura
straordinaria  in occasione della visita dell'imperatore Diocleziano.
Essa riguarda carne, vino, pane, animali, vegetali, lenticchie, orzo e
biancheria (285), della cui quantita\ peraltro si dispone di dati solo
parziali, tali da far supporre che nel seguito di Diocleziano ci
fossero non piu\ di 5000 uomini (o meno se il suo soggiorno a Panopoli
fosse durato piu\ di un giorno). Da cio\ deriva un accrescimento di
oltre il 50% delle imposte straordinarie per il soggiorno di un anno in
Egitto dello stesso Diocleziano. Altra imposizione straordinaria
riguardava il giro annuale del prefetto per il conventus. Se tutto cio\
era fonte di spesa per l'erario,  le risorse erano reimmesse in
circolo, anche se i pagamenti ufficiali (provenienti dalla regolare
tassazione) potevano ritardare.

Una parte dell'analisi di  Koenraad S. Verboven e\ dedicata ai
negotiatores, alla loro origine e alla loro diffusione, come risulta
dalle attestazioni epigrafiche. Gia\ l'accesso alla testimonianza
scritta certifica il loro pieno inserimento nella maniera romana di
vita. Sotto l'aspetto demografico l'esercito porto\ nelle province
occidentali centinaia di migliaia di persone, per le quali venne ben
presto a  crearsi un mercato per i generi non compresi nella dotazione
o di provenienza esotica o anche per le materie prime necessarie per
far funzionare le fabricae dei vari campi. L'impatto economico fu
determinato dalla grande disponibilita\ di denaro dei soldati: per le
spese degli accampamenti -- anche se in parte solo figurative --
occorrevano  annualmente molti milioni di sesterzi. Grazie a questa
disponibilita\ molti divennero alla fine del loro servizio imprenditori
in proprio e  contribuirono a trasferire la tecnologia in uso per fini
militari al campo civile.

Alexandra Wilhelmine Busch evidenzia come i soldati a Roma,
specialmente delle cohortes praetorianae, prima acquartierati al di
fuori delle mura serviane,  dal I e all'inizio del II sec. d. C. furono
inseriti nel pieno centro urbano. Naturalmente i vigiles  si trovavano
sempre nelle aree piu\ intensamente abitate. I castra praetoria solo al
tempo di Aureliano vennero inclusi nella cinta fortificata. Sepolture
di militari, senza specifici emblemi, furono inizialmente quasi
nascoste nelle necropoli civili. Dal II sec. d. C. nelle necropoli
specifiche per i militari (es. equites singulare Augusti) i monumenti
funerari tendono a uniformarsi ai gusti borghesi; con Traiano acquista
sempre piu\ importanza l'elemento militare, anche nella decorazione di
monumenti ufficiali. Settimio Severo quadruplico\ le presenze militari
in o presso la citta\: dal suo tempo i soldati sui loro monumenti
appaiono equipaggiati di tutto punto, a dimostrazione di un rango
sociale ormai saldamente acquisito, tuttavia non senza conflitti
nell'area urbana. Lo stesso Settimio Severo non si fece scrupolo di
presentarsi in senato in abito militare.

Salvatore Ortisi studia la funzione dei militari in un centro
eminentemente civile quale Pompei. Fuori della Porta di Nola si trova
la necropoli dei pretoriani; sono inoltre ben note le armi rinvenute
nel Settecento nella caserma dei gladiatori. Tra queste figurano due
elmi "pseudoattici" che non trovano confronti diretti. Ortisi suppone
che appartenessero a due soldati per qualche motivo presenti nell'area,
forse appartenenti alla flotta, come attesterebbe un confronto con un
rinvenimento di Ercolano ove un alto ufficiale (con chiusura in argento
del cingulum e  due aurei) mori\ mentre raccoglieva strumenti di
falegname. La presenza di militari e\ indicata, oltre che dai graffiti,
dai diplomi che si scaglionano tutti tra il 52 e il 71 d. C.
Rinvenimenti del solo gladius nella Villa dei Misteri (insieme con
attrezzi agricoli) e nella villa di Livia a Oplontis oltre che a
Bottaro, alla foce del Sarno, fanno pensare che siano appartenuti a
veterani in servizio come guardie del corpo.

Anthony R. Birley ricostruisce le fasi di costruzione e i rapporti tra
il vallo di Adriano e quello di Antonino e attraverso questi riesamina
le vicende dell'area  e i personaggi che sono attestati dalle fonti al
comando di quella regione.

Gabriele Weiler nota come il trionfo di Tiberio del 1 gennaio del 7 a.
C. fece considerare conclusa la prima fase dell'occupazione romana
della Germania. Qui non esistevano citta\ o centri protourbani, prima
che su concetto romano e su progetto di M. Agrippa si fondasse il
capoluogo degli Ubii, ove nel 9 a. C. esisteva gia\ l'ara Romae et
Augusti. Fondazioni augustee furono le attuali Nijmegen, Xanten,
Tongeren, Haltern e Waldgirmes, anche se non tutte raggiunsero lo stato
di citta\ completamente romana. La sconfitta di Varo fermo\
l'espansione urbana a est del Reno, ma sono note poleis o novae
coloniae, come ad Haltern, avviato a divenire da accampamento militare
centro civile. Per questa trasformazione occorsero specialisti, molti
dei quali forniti dal mondo militare. Costoro dal 10 a. C. costruirono
un luogo centrale per i Tungri, Tongeren, ove i resti di pasto mostrano
la differente dieta di soldati e indigeni. Waldgirmes, citta\ concepita
secondo il modello romano per i Chatti, dopo l'abbandono
dell'insediamento su altura  intorno al 30 a. C., e\ nota appena da
pochi anni. Essa, sorta lontano dall'abitato precedente secondo una
griglia ortogonale, possiede  gli elementi per essere definita citta\,
ovvero cinta (di legno e terra), un foro, spazi pubblici, anche
absidati secondo una prassi augustea, un acquedotto, la statua di
Augusto in bronzo dorato. La fondazione di Colonia viene ora ricondotta
sulla base delle monete al 19/18 a. C. mentre l'edificio piu\ antico,
il cosiddetto  monumento degli Ubii, e\ datato dendrocronologicamente
al 4/5 d. C. Scavi effettuati nel centro di Colonia hanno permesso di
scaglionare almeno tre fasi di insediamento in eta\ augustea, intorno
al 7 a. c.,  al volgere del millennio e intorno al 7 d. C. Sembra che
qui i militari siano stati presenti a lungo, sia per determinare i
fondamentali elementi urbani sia per provvedere alla precoce
monumentalizzazione.

Hannah M. Cotton ci porta in Giudea, area in cui forse i Romani non
previdero una situazione diversa da quella di altre province. Quando
nel 6 d. C. la Giudea divenne provincia, il prefetto eredito\
l'esercito di Erode, reclutato tra la popolazione non ebraica di
Caesarea e Sebaste e furono  stanziate in vari luoghi truppe romane,
ricordate durante la ribellione. Da un diploma del 90 possiamo
calcolare la presenza di circa 5000 soldati nella provincia. Nella
prima rivolta per cinque mesi furono impiegate quattro legioni, vari
distaccamenti, alae,  cohortes  e 18 mila uomini forniti da quattro re
clienti.  La vittoria romana -- da cui deriva anche il Colosseo -- fu
monumentalizzata e lascio\ un segno indelebile nella citta\ di Roma, al
contrario della rivolta di Bat Kokhba per cui Adriano accetto\ per la
prima volta il titolo di imperator per una vittoria militare e la
provincia cambio\ nome, divenendo Syria Palaestina. Si ebbero effetti
demografici terribili e la Giudea cesso\ di essere popolata da ebrei;
tuttavia non va sottovalutato il fatto che le due province possono non
coincidere esattamente e che il territorio nel corso del tempo
modifico\ i suoi limiti. Nella sua visita del 130 Adriano fu ricevuto
con tutti gli onori nelle citta\ greche, mentre gli ebrei, che
speravano da lui la ricostruzione del tempio, videro la fondazione di
Aelia Capitolina. Al di la\ delle enfatizzazioni dei moderni (vedi
Luttwak) l'episodio di Masada di cui ci parla il solo Giuseppe non
lascio\ traccia nelle iscrizioni e non produsse trionfi. Ne/ da esso si
puo\ ricavare che la lunga sopravvivenza dell'impero romano fu dovuta
solo all'uso della forza.

Jonathan P. Roth  analizza con ampiezza di dettaglio le fonti da cui
possiamo recuperare presenze di ebrei nell'esercito romano (per cui i
nomi  semitici ovviamente non bastano). Dal tempo di Erode vi furono
ebrei nell'esercito, peraltro solo come volontari. Da Giuseppe Flavio
conosciamo poi l'ambigua posizione dei Samaritani, di cui 3000
militavano tra le file di Erode, per una percentuale calcolabile tra il
5 e il 10% di tutti i soldati romani presenti nel territorio. Forze
ebraiche presero poi parte, in misura minore ma non insignificante,
alle azioni contro la rivolta ebraica del 66-70. Appena all'inizio del
V sec. ai Giudei fu proibito di servire nell'esercito.

Quindi Wolfgang Liebeschuetz studia l'impatto del dominio romano in
diverse aree della Siria settentrionale, all'inizio solo indiretto
tramite i re clienti, finche/ dopo le invasioni persiane della meta\
del III sec. Diocleziano riorganizzo\ il limes, per cui la presenza
militare romana -- pari a circa 10.000 uomini -- fu un fattore di
stabilita\ anche per le popolazioni locali (agricoltori e  pastori
nomadi). Il mutato quadro sociale ed economico risulta dalle iscrizioni
della Siria settentrionale, piu\ numerose nel quinto rispetto al IV sec
d. C. probabilmente in relazione  a un'estesa cristianizzazione.
Attestazioni epigrafiche o monumentali di militari sono invece assai
scarse. Dal patrimonio epigrafico si potrebbe ricavare l'idea di un
progressivo incremento della popolazione, ma la fonte si ferma intorno
al 600 d. C. Il caso di Palmira, integrata dal regno di Vespasiano nel
sistema delle strade militari romane, mostra come l'influsso
greco-romano sia stato parziale: ad es. nelle iscrizioni si adotta la
lingua semitica, mentre templi, forma urbana etc. mantengono tradizioni
locali. Tuttavia l'analisi della tecnica edilizia  mostra come
l'attivita\ costruttiva sia intensa nel II e nell'iniziale III sec. d.
C. Per quel poco che si sa della popolazione dei villaggi, pare di
notare, dalle iscrizioni, che i veterani facevano parte dell'e/lite
locale. Di grande interesse le divisioni agrarie nell'area montuosa,
forse in parte dovute all'amministrazione romana: i villaggi non
coerenti con esse potrebbero essersi spopolati dopo la peste del 542 e
le successive invasioni persiane, e ripopolati successivamente. Nel
primo impero il limite tra agricoltori e pastori era a est di Emesa e
di Apamea, ma alla fine del V sec. l'area sfruttata dall'agricoltura si
era estesa verso est da cinquanta a cento chilometri, fino al limite
delle piogge e oltre, con chiese, monasteri e sistemi di irrigazione.
Molti siti gia\ ritenuti militari nulla ebbero a che fare con i
soldati. La localizzazione delle iscrizioni suggerisce che gli
insediamenti si svilupparono lungo il sistema stradale e che molti di
essi inizialmente fossero stazioni di tappa. Come anche in altre aree,
il popolamento della Siria settentrionali conobbe fin dal III millennio
a. C. fasi di intensificazione e di abbandono. Il maggiore popolamento
si ebbe in epoca romana, a partire dalla riorganizzazione dioclezianea,
e tocco\ l'apice intorno al 550.

Per Oliver Stoll l'elemento militare sembra destinato a creare processi
di acculturazione e a farceli riconoscere, anche perche/ la mobilita\
dell'esercito certo contribui\ al trasferimento dei culti (es. Mitra e
Dolicheno). In campo religioso, infatti, si rivela falso il pregiudizio
che i militari siano stati una societa\ chiusa.

Le aree marginali predesertiche si svilupparono grazie alla presenza
dei soldati romani o all'intraprendenza delle popolazioni indigene?
Probabilmente, ritiene Ariel Lewin, nelle diverse zone vi furono esiti
diversi: in seguito alla pacificazione romana i Garamanti passarono
dall'economia pastorale a quella agricola, mentre nella Mauretania
Caesariensis Settimio Severo trasferi\ populi novi dall'Africa
proconsolare. Nel Negev centrale e settentrionale Diocleziano costrui\
una strada e forti militari, abbandonati gia\ 20-30 anni dopo o, se
danneggiati dal terremoto del 363, non piu\ ricostruiti. La Notitia
dignitatum non elenca  soldati nell'area, ove essi ritornano solo nel
VI secolo, come attestano iscrizioni (da Sobota) e papiri (da Nessana).
La storia del rapimento di Theodulo, narrata dal padre Nilo, vera o
falsa che sia, mostra che a Sobota arrivavano i beduini, ma non vi
erano soldati a garantire l'ordine pubblico. L'autorita\ imperiale
protesse regioni in precedenza neglette, ove agricoltura e commercio
erano in espansione. Diocleziano realizzo\ un forte anche a
Umm-al-Rasas, abbandonato nel V sec., mentre il villaggio ebbe nel
secolo successivo -- quando qui probabilmente abitavano i Gassanidi --
uno sviluppo impressionante con ben dieci chiese.  Gli interventi
dell'eta\ tetrarchica permisero l'espansione del commercio locale:
allora i soldati erano collocati in forti fuori del centro abitato,
mentre nel VI sec. essi, inseriti nel villaggio, divennero parte della
societa\ civile. Anche se l'afflusso dei pellegrini pote/ avere
positive, benche/ non determinanti, conseguenze economiche, la
ricchezza dell'area si baso\ sulla produzione del vino, smerciato dal
porto di Gaza a partire  dalla prima meta\ del V sec. d. C.

Arbia Hilali considera la serie di divinita\ venerate entro e
all'intorno dei campi militari africani. Solo Lambesi ha tra castra e
civitas ben 105 iscrizioni (486). Il confronto con Bu Djem mostra che i
soldati veneravano tanto le divinita\ ubiquitarie loro care quanto
quelle locali, rispettandone le forme architettoniche del culto. Manco\
forse la deliberata volonta\ di romanizzare le zone predesertiche,
poiche/ i Romani sembrano essersi limitati a controllare le strade
carovaniere. A Lambesi, invece, la legione nell'ambito dello spazio
urbano, riusci\ a esportare le divinita\ greco-romane con cui la
comunita\ locale poteva identificarsi.

Secondo la visione tradizionale il III sec. fu un'eta\ di crisi
generale, benche/ molti studiosi abbiamo dimostrato come alcune aree,
nonostante la forte tassazione, abbiano goduto di notevole prosperita\.
Lukas de Blois preferisce parlare di crisi regionali. Uno dei fattori
di accentuazione delle crisi fu la naturale violenza e rapacita\ dei
soldati, non solo nelle zone di guerra, ma anche in quelle di
passaggio, come apprendiamo da Cassio Dione  e da Erodiano. Un passo di
Tacito, riferito alle truppe di Vitellio, comandate da Valente e
Cecina, puo\ farci comprendere il comportamento in situazioni di
turbolenza come quelle che si manifestarono contemporaneamente in tutto
l'impero dopo il 253, quando numerose vexillationes furono trasferite
su fronti diversi. Secondo Tacito i soldati vessarono la popolazione  e
ne umiliarono i notabili, mentre i magistrati locali non poterono
opporsi alle loro richieste, cosi\ Valente divenne molto ricco grazie
alle transazioni forzose effettuate in quel frangente. Lo stesso
capito\ forse agli Aponii in Egitto, discendenti da un centurione e
noti da un papiro. La rapacita\ non era esclusiva dei soldati, ma venne
applicata anche dallo stesso imperatore, come dimostra il caso di
Massimino il Trace nel 238 (505). Anche questo fu un fattore di
erosione dell'autorita\ imperiale.

Peter Eich constata quanto poco la moderna ricerca ami il III sec., che
alcuni "allungano dal tempo di Marco Aurelio a quello di Costantino"
(511). Il concetto di militarizzazione nel periodo considerato implica
due presupposti, secondo l'autore entrambi falsi: il primo, che in
precedenza i militari avessero scarso peso; il secondo, che accanto
alla societa\ militare esistesse quella che oggi si definisce "societa\
civile". In realta\ la militarizzazione sta in stretta correlazione con
altri due fenomeni, ovvero la progressiva smilitarizzazione, ad es. di
alcune funzioni pubbliche (ad es. del prefetto del pretorio) e la
progressiva burocratizzazione del sistema amministrativo.

Jon Coulston si sofferma su alcune cifre, come la netta prevalenza
delle raffigurazioni militari sulla colonna traiana (= 1732 su un
totale di 2640, pari a due terzi) o l'insieme delle 740 immagini di
soldati su un totale prevedibile di circa 5.250.000 soldati che
avrebbero prestato servizio nell'arco di piu\ di 350 anni (senza
contare quelli morti in battaglia) (pp. 544-545). Il corpus di Apamea,
che da solo raggiunge il 10% del totale, dimostra quanto queste cifre
dipendano dalla casualita\ dei rinvenimenti e delle attestazioni giunte
fino a noi.

Per Fernando Lo/pez Sa/nchez  la "cavalleria da battaglia" sarebbe
stata creata da Aureliano nel 274 con sede a Lione, quindi usata da
Probo per le azioni nell'area renana del periodo 277-278, come sembrano
indicare le serie monetali con la legenda Virtus Probi emesse a Lione
per commemorare quanto da lui promosso come responsabile dell'impero
centrale, anche per accreditarsi come imperatore della regione gallica
(564).

Il volume e\ stampato con grande cura e le imperfezioni sono minime.
Qualche menda delle note (p. 181 technica; p. 186 miliatri e non
militari; p. 252 gegenstuecke  minuscolo; p. 274 chimca alla nota 82;
p. 298 rovinces al posto di provinces; p. 324 Giudobaldi al posto di
Guidobaldi alla nota 33; p. 374, nota 15, virgola ripetuta; p. 437,
nota 96 il rimando corretto e\ alla nota 54, non 55; p. 498, nota 4
penultima riga, virgola ripetuta; p. 503, nota 19 I maiuscolo; p. 565,
nota 4 minuscolo per i sostantivi tedeschi).

Non tutti i contributi trattano propriamente di 'impatto': alcuni
sviluppano temi tradizionali, altri hanno un taglio piu\ propriamente
statistico. Di particolare interesse la presenza di numerosi rimandi da
contributo a contributo, in modo che lo stesso problema o territorio
appare talora visto da angolature diverse. Specialmente interessante e\
poi tutta la serie di saggi riguardanti l'Africa e il medio oriente.
L'analisi degli "impatti" economici, sociali, politici, religiosi e
culturali delle armate romane e\ un campo in cui finora mancano opere
di confronto e si auspica che questo genere di studi possa continuare.
In alcuni  saggi che trattano analiticamente la situazione di ampi
territori, come quello di Strobel e quello di Liebeschuetz, l'aggiunta
di qualche pianta o immagine sarebbe risultata utile e avrebbe
facilitato la lettura.

Table of contents


Part one. The Impact of the Roman Republican Army
Luuk de Ligt,  Roman Manpower Resources and the Proletarization of the
Roman Army in the Second Century BC, 3-20
Frederik Vervaet e Tony N~aco del Hoyo, War in Outer Space: Nature and
Impact of the Roman War Effort in Spain, 218-197 BCE, 21-46
Paul Erdkamp, Polybius and Livy on the Allies in the Roman Army, 47-74
Nathan Rosenstein, War, Sex and Death: From Republic to Empire, 75-88


Part two. The Emperor and his Forces. General Issues
Olivier J. Hekster, Fighting for Rome: The Emperor as a Military
Leader, 91-105
Armin Eich, Das Berufsheer der fruehen und hohen Kaiserzeit und die
Verarmung der kaiserlichen Zentrale, 107-127
Vincenzo Giuffre/, I 'milites' ed il 'commune ius privatorum', 129-147
Se/gole\ne Demougin, De nouveaux officier e/questres, 149-167
Jasper Oorthuijs, Marines and Mariners in the Roman Imperial Fleets,
169-180
Hans Michel Schellenberg, Einige Bemerkungen zum Strategikos des
Onasandros, 181-191


Part three. The Economic Impact of the Roman Imperial Army
Elio Lo Cascio, L'approvvigionamento dell'esercito romano: mercato
libero o "commercio amministrato"? 195-206
Karl Strobel, Vom marginalem Grenzraum zum Kernraum Europas. Das
roemisches Heer als Motor der Neustrukturierung historische
Landschaften und Wirtschaftsraeume, 207-237
Pierre Cosme, Les fournitures d'armes aux soldats romains, 239-260
Salvatore Martino, Dinamiche di interscambio fra tecnologia militare e
civile a Roma, 261-280
Colin Adams, Irregular Levies and the Impact of the Roman Army in
Egypt, 281-291


Part four. The Impact of the Roman Imperial Army: Italy and the West
Koenraad S. Verboven, Good for Business. The Roman Army and the
Emergence of a "Business class" in the Northwestern Provinces of the
Roman Empire (1st century BCE-3rd century CE), 295-313
Alexandra Wilhelmine Busch, "Militia in urbe". The Military Presence in
Rome, 315-353
Salvatore Ortisi, Roman Military in the Vesuvius Area, 343-353
Anthony R. Birley, The Frontier Zone in Britain: Hadrian to Caracalla,
355-370
Gabriele Weiler,  Roemisches Militaer und die Gruendung
niedergermanischer Staedte, 371-390


Part five. The Impact of the Roman Imperial Army: the Eastern and
African Provinces
Hannah M. Cotton, The Impact of the Roman Army in the Province of
Judaea/ Syria Palaestina, 393-407
Jonathan P. Roth, Jews and the Roman Army: Perception and Realities,
409-420
Wolfgang Liebeschuetz, The Impact of the Imposition of Roman Rule on
Northern Syria, 421-438
Oliver Stoll, "Staedte Arabiens mit herrlichen Tempeln."-oder von
Aegypten in die Provinz Arabia. Der Kulturtransfer eines
Regimentsgottes nach Bostra durch roemisches Militaer und seine Folgen,
439-461
Ariel S. Lewin, The Impact of the Late Roman Army in Palestina and
Arabia, 464-480
Arbia Hilali, L'impact de la legio IIIa Augusta dans les provinces
romaines d'Afrique. L'aspect religieux, 481-493


Part six. The Third Century AD
Lukas de Blois, The Military Factor in the Onset of Crises in the Roman
Empire in the Third Century AD, 497-507
Peter Eich, Militarisierung-und Demilitarisierungstendenzen im dritten
Jahrhundert n. Chr., 509-528
Jon Coulston, Art, Culture and Service: the Depiction of Soldiers on
Funerary Monuments of the Third Century AD, 529-561
Fernando Lo/pez Sa/nchez, Virtus Probi: Payments for the Battle Cavalry
during the Rule of Probus (A. D. 277-278), 563-582
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