BMCR 2008.12.40, Elizabeth-Anne Scarth, Mnemotechnics and Virgil

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Elizabeth-Anne Scarth, Mnemotechnics and Virgil: The Art of Memory and
Remembering.  Saarbruecken:  VDM Verlag Dr. Mueller, 2008.  Pp. v, 109.
ISBN 9783836476669.  $76.00 (pb).

Reviewed by Giampiero Scafoglio, Universita\ di Salerno
([email protected])
Word count:  1793 words
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Questa pubblicazione, nata dall'attivita\ svolta dall'Autrice come
"research assistent" durante il suo "Master's degree" all'Universita\
di Victoria in Canada, riguarda una particolare forma di mnemotecnica
(basata sulla memoria visiva e cinestetica, cioe\ sull'associazione
delle idee con le immagini e sulla loro combinazione in apposite
sequenze) sia come materia didattica nelle scuole di retorica, sia come
strategia di propaganda politica, sia come prassi quotidiana (non
solamente delle classi colte ma, in forma semplificata, che esula dalla
scrittura, anche della gente comune) nell'antica Roma. L'Eneide e\
chiamata in causa per verificare come l'arte della memoria si
rispecchia nella produzione letteraria e come, di conseguenza, ne
fornisce una possibile chiave di lettura.

Il primo capitolo (p. 7-42) prende in esame il paesaggio urbano nel
periodo augusteo, concepito come "an archive which ordered memories and
made them accessible to people from all social strata" (p. 7). Gia\ in
epoca repubblicana la via Appia si configura come "a Roman mnemonic
gallery" (p. 8), delimitata com'e\ dalle tombe di personalita\
prestigiose e famiglie illustri, che consegnano alla collettivita\ la
memoria delle proprie gesta e virtu\ mediante le iscrizioni e le
immagini: "both a visual and cultural experience" (p. 9), leggibile in
forma letteraria o puramente visiva. Questo processo, avviato nel
periodo repubblicano, e\ portato a uno sviluppo sistematico e cospicuo
da Augusto, che consolida il proprio potere e fomenta il consenso "by
constructing and manipulating memories" (p. 17) per mezzo di monumenti
come il Mausoleum Augusti, il Solarium o Horologium Augusti (simbolo
del tempo infinito attinto e gestito dal princeps, al pari del dio-sole
Apollo, suo protettore), l'Ara pacis (rappresentazione della conquista
piu\ preziosa, la restaurazione della pace). I monumenti si inseriscono
funzionalmente nel paesaggio urbano, che li incornicia e li esibisce
adeguatamente, potenziando il loro impatto visivo sui cittadini.
Augusto sembra seguire i precetti dell'Auctor ad Herennium, che
prescrive di convertire i concetti da memorizzare in oggetti visivi con
caratteri specifici (tali da rimanere impressi nel ricordo) e di
collocarli ciascuno in un proprio luogo, in modo da formare un percorso
tematico. Cio\ e\ evidente soprattutto nel Forum Augusti, posto nel
cuore del contesto urbano e imperniato sul tempio di Mars Ultor,
intorno a cui si dispongono i monumenti dei summi uiri, i grandi uomini
del passato, "whose memory was forever to be memorialized in
conjunction with Augustus" (p. 27).

Il secondo capitolo (p. 43-63) verte sull' "architectural mnemonic
system" discusso dall'Auctor ad Herennium (3, 16-21), da Cicerone (De
or. 2, 87-88) e da Quintiliano (Inst. 11, 2), che prescrivono
all'allievo-oratore un esercizio mentale consistente nel ricorso a
"concrete imagery of physical loci, such as colonnades or elaborate
houses, to remember heterogeneous information" (p. 44). I concetti da
ricordare (siano essi res o uerba) devono essere identificati con
oggetti visivi (imagines) da disporre in ordine logico e da inquadrare
in appositi spazi (loci) corrispondenti ai luoghi urbani, "so that the
memory is able to easily visually imprint and embrace all the needed
information as well as reel it off in order when needed" (p. 50).
L'efficacia di tale mnemotecnica e\ verificata dall'Autrice alla luce
delle moderne ricerche di psicologia e scienze cognitive: i precetti
degli antichi oratori trovano riscontro (pur a un livello piu\ maturo e
consapevole) nel lavoro scientifico dello psicologo Francis Bellezza,
nell'esame condotto da Jonathan Spence sul metodo mnemonico di Matteo
Ricci (un gesuita italiano del XVI secolo), nello studio svolto dal
neuropsichiatra A. R. Luria su Solomon Shereshevskii (un giornalista
russo del XX secolo), "whose prodigious memory was based on using
places and mental imagery" (p. 54). Il moderno lavoro scientifico
quindi sembra confermare i principi metodologici prescritti dagli
autori classici.

Nel terzo capitolo (p. 64-103) e\ presa in considerazione l'influenza
esercitata dalla mnemotecnica sull'Eneide, di cui sono analizzate le
principali scene descrittive in funzione ideologica. Il poema "can be
viewed as a literary monument in that Virgil constructs a connection
between the figures of the past and contemporary Rome", secondo il
progetto politico di Augusto, "in order to stimulate specific
remembrances in his readers" (p. 64). Nel perseguire questo scopo,
Virgilio sembra applicare i precetti retorici discussi nel capitolo
precedente. Una conferma sarebbe offerta dalle forme verbali di
percezione usate nelle scene in questione (ad esempio uideo, agnosco,
cerno, conspicio), che per le loro potenzialita\ semantiche
servirebbero, secondo l'Autrice, "to suggest that the visual images
seen by the characters are not only physical, but are also imaginative
and part of their inner vision" (p. 65). La discussione prende le mosse
dalle arte laboratae uestes che adornano le mense nella reggia di
Didone (1, 639-642): non si tratta soltanto di "a part of the stately
display", bensi\ di un tipo di "memory system" paragonabile ai ritratti
degli antenati custoditi dai Romani ed esposti nei loro atri "to
inspire family members and impress visitors" (p. 69). Ne fa fede
l'espressione series longissima rerum (v. 641), che da\ l'idea di una
sequenza ordinata di immagini, usata da Didone "in the same way as an
orator would mentally link a series of images together in order to
accurately remember the contained information" (p. 70). Lo stesso vale
per i ritratti degli antenati esposti da Latino nel palazzo reale ex
ordine (7, 177) "to act as visual memory prompts", appunto per offrire
"mnemonic reminders to guests and family about the past" (p. 91). Il
discorso riguarda altresi\ i dipinti osservati da Enea nel tempio
cartaginese (1, 456-494), il quale in tal modo "is transformed into a
monument deliberately designed to provoke memories" (p. 79): le scene
descritte, Iliacas ex ordine pugnas (v.456), sono delimitate da
"locative phrases" come nec procul (v.469) e parte alia (v.474) "to
emphasize the spatial distinction between each tableau" (p. 74).

Il punto piu\ interessante riguarda il libro VI. Gli incontri di Enea
nell'Averno, in particolare con Deifobo e con Didone, sono ambientati
in loci precisamente delimitati "by the use of specific locative words"
(p. 81): i personaggi riconosciuti dall'eroe troiano "both physically
and mentally" si segnalano e si imprimono nel ricordo "by some
identifying characteristic" (p. 82), come il corpo orrendamente
mutilato di Deifobo. L'incontro di Odisseo con i morti nel libro XI
dell'Odissea ha in comune col racconto virgiliano l'avvicendarsi di
personaggi del passato, che il protagonista deve riconoscere e
ricordare: pero\, diversamente da Odisseo, che resta fermo all'ingresso
dell'Ade, Enea lo attraversa e vede scorrere davanti a se/ i diversi
personaggi, ciascuno in un proprio ambiente: "moving through different
mental loci is key to using the Roman mnemonic system" (p. 83).
Nell'Eneide dunque la catabasi si configura come "both a reflection of
the Roman system of artificial memory and ... a poetic monument" (p.
86). Cio\ vale tanto piu\ per il discorso di Anchise, che mostra a Enea
i personaggi del futuro romano longo ordine (6, 754), "all set up in a
sequence and spatially arranged so they are set apart from one another"
(p. 90). Il percorso di Enea verso il futuro romano prosegue poi nel
regno degli Arcadi (scil. nel libro VIII): Evandro lo conduce tra i
loci del Lazio antico, che forniscono "the visual prompts needed to
remind him of past individuals and events" (p. 92). Lo scopo,
costituente il nerbo ideologico del poema, consiste nel fissare nel
ricordo di Enea (e del lettore) "the information associated with the
different monuments and places" (p. 93). A conferma dell'analisi
condotta su queste scene, l'Autrice invoca infine la terminologia usata
in relazione alla memoria, a partire dalle ragioni dell'ostilita\ di
Giunone (1, 23-28), descritte "as being stored away, deep in her mind"
(p. 101). Virgilio quindi sembra possedere e applicare nel poema,
consapevolmente o inconsciamente, "the place memory system" insegnato
ai giovani aspiranti oratori dai loro maestri. L'influenza di questa
mnemotecnica si riscontrerebbe sia nella strategia virgiliana della
descrizione (basata su immagini allineate ordinatamente e circoscritte
ciascuna in una propria cornice) sia nella sua funzione ideologica,
consistente nel riferire la rappresentazione figurativa alle tematiche
politiche (cosi\ come i concetti sono legati dagli oratori a elementi
visivi). Le linee della discussione sono riportate in sintesi nella
conclusione (p. 104-105), seguita da una scarna bibliografia (p.
106-109).

Le idee sostenute dall'Autrice in parte non sono nuove: infatti e\ noto
e solidamente acquisito lo scopo politico-propagandistico perseguito
dai monumenti e dai percorsi urbani, soprattutto nel periodo di
Augusto. Originale e\ invece l'attenzione per la mnemotecnica basata
sulla memoria visiva e cinestetica e per la relativa precettistica
retorica. E\ senz'altro interessante l'esame comparativo dei passi
dell'Auctor ad Herennium, di Cicerone e di Quintiliano, sui quali pero\
si poteva attingere un maggiore approfondimento, a partire dalla
questione squisitamente filologica delle fonti (l'Auctor ad Herennium
elabora suo Marte quel peculiare criterio o lo apprende da altri?
Cicerone si rifa\ a lui o a un modello comune?). La tesi dell'Autrice,
che l'Eneide riveli qua e la\ l'influenza di tale mnemotecnica, non e\
priva di buone argomentazioni e in certa misura mi sembra
condivisibile, sia pur con qualche riserva. Le prove linguistiche non
sono convincenti, anche perche/ non si fondano sull'analisi metodica
della lingua virgiliana e neppure su un'adeguata bibliografia
lessicografica e storico-linguistica: verbi come uideo, agnosco, cerno,
conspicio possiedono uno spessore semantico cospicuo, con diverse
accezioni e sfumature, da considerare alla luce di una rassegna
ragionata delle varie occorrenze registrate nell'Eneide. Non si puo\
fare affidamento soltanto sull'Oxford Latin Dictionary, che dovrebbe
essere affiancato da strumenti piu\ potenti e raffinati, come il
Thesaurus linguae Latinae, il datato ma sempre utile Lateinisches
etymologisches Woerterbuch di Walde e Hofmann, il Dictionnaire
e/tymologique de la langue latine di Ernout e Meillet (nell'edizione
corretta e ampliata da J. Andre/, Paris 1985).

Insufficiente, da ultimo, il quadro critico di riferimento su Virgilio,
sia per quanto riguarda il suo profilo in generale, sia in merito ai
passi presi in esame. Ad esempio, poteva essere utile (non soltanto per
il terzo capitolo, ma anche per il primo) Karl Galinsky, Augustan
Culture (Princeton 1996). Sulla relazione tra memoria e ideologia nelle
profezie dell'Eneide si potevano confrontare le opposte visioni di E.
Henry, The Vigour of Prophecy (Bristol 1989) e J. O'Hara, Death and the
Optimistic Prophecy in Vergil's Aeneid (Princeton 1990). Si doveva
citare poi almeno qualcuno tra i numerosi contributi riguardanti i
dipinti nel tempio cartaginese (per esempio R. D. Williams, "CQ" 10,
1960, 145-151; S. Lowenstam, "CW" 87, 1993, 37-49; A. La Penna, "Maia"
52, 2000, 1-8). Tra i commenti virgiliani e\ menzionato quello di
Austin al libro II; se non che per il libro VI, da cui sono presi in
esame passi importanti, e\ tralasciato il pregevole commento dello
stesso autore e perfino quello imprescindibile di Norden. D'altronde i
titoli elencati nell'indice bibliografico (poco piu\ di 60, di cui meno
che un terzo dedicati a Virgilio) sono tutti esclusivamente in inglese.

Nonostante questi limiti, il libro resta complessivamente stimolante e
piacevole da leggere, anche per la limpidezza e la fluidita\ della
scrittura.
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