BMCR 2009.01.05, Guido Avezzu\, I classici greci e i loro commentatori

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Guido Avezzu\, Paolo Scattolin (ed.), I classici greci e i loro
commentatori. Dai papiri ai marginalia rinascimentali. Atti del
convegno Rovereto, 20 ottobre 2006. Memorie, ser. II, vol. X.
Rovereto:  Accademia Roveretana degli Agiati, 2006.  Pp. 246.

Reviewed by Saulo Delle Donne, Universita\ del Salento
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Il volume raccoglie gli Atti del convegno, di cui mutua il titolo,
tenutosi a Rovereto nell'ottobre 2006 presso l'Accademia degli Agiati.
Se e\ sempre difficile dare conto, in modo sintetico e senza troppi
'sacrifici', dei contenuti di un libro, questa difficolta\ e\ ben
maggiore qualora il libro - come in questo caso - sia una miscellanea.
Si puo\ qui, pero\, almeno cercare di dare un'idea di ognuno dei
contributi che lo compongono e provare, cosi\, a far cogliere, assieme
alla complessita\ e all'indubbio fascino del tema affrontato, anche il
taglio e il valore complessivo del libro medesimo. Come si avra\ modo
di intravedere, infatti, il convegno roveretano e\ stato di certo una
preziosa occasione per discutere della scoliografia antica o, piu\ in
generale, di quel patrimonio esegetico-interpretativo "in margine ai
testi antichi" che si e\ concretizzato nei corpora scoliastici
medievali, ma anche in commenti autonomi, parafrasi, lessici ed
etymologica, richiamando per altro l'attenzione dei filologi moderni
fin da epoca umanistica. E a Rovereto, accanto a studiosi noti da tempo
per aver praticato questi argomenti (F. Montana, F. Montanari, R.
Tosi), sono intervenuti anche dottorandi e dottori di ricerca (D.
Cufalo, A. Martano, G. Merro, M. Taufer, V. Turra, G. Ucciardello), o
giovani studiosi gia\ affermati (F. M. Pontani), alcuni dei quali, per
altro, nelle more della curatela di questi Atti, hanno anche pubblicato
ulteriori contributi.[[1]]

Nell'intervento di F. Montanari ("Glossario, parafrasi, edizione
commentata nei papiri", pp. 9-15) spicca la nuova definizione di
'edizione commentata' in sostituzione di quella di 'edizione a lemmi
continui'. Essa e\ legata ad una tipologia libraria ed esegetica che
era gia\ nel noto P. Lille callimacheo, ma che ora e\ testimoniata
anche dal P. Fay. 3 della fine del I sec. d.C., contenente i Topica di
Aristotele. In questo papiro, il testo aristotelico e\ presente per
intero, ma diviso in porzioni; ad ognuna di queste segue--collocata in
eisthesis--la relativa esegesi e tale esegesi e\ una parafrasi, ma
occasionalmente presenta anche elementi aggiuntivi di spiegazione e
segnalazioni di punti difficili. Insomma, non si tratta in senso
proprio ne/ di uno hypomnema ne/ di una parafrasi ne/ di un glossario.
E se si tiene conto che il papiro precede di quasi due secoli la grande
stagione dei sistematici commentari aristotelici di Alessandro di
Afrodisia, si potrebbe pensare che questo tipo 'speciale' possa (ma non
a forza) anticipare e preparare a piu\ grandi e completi commenti,
quali appunto, nel caso di Aristotele, quelli di Alessandro.

F. Montana ("L'anello mancante: l'esegesi ad Aristofane tra
l'antichita\ e Bisanzio", pp. 17-34) affronta il complesso quanto
annoso problema dell'origine della scoliografia. A tal fine egli
sceglie di soffermarsi, sia da un punto di vista tipologico che di
storia del testo, sulla testimonianza dei papiri di Aristofane e non
tutti i papiri, ma proprio quei papiri che si collocano in eta\
tardo-antica (tra IV e V secolo), provengono da codices (e non da
volumina) e conservano diverse note marginali spesso in continuita\ con
gli scoli medievali: BKT IX 5 (= Aristophanes 6 CLGP) ~ Sch. vet.
Aristoph. Equ. v. 580c; P.Oxy. 1371(= Aristophanes 13 CLGP) ~ Sch. vet.
Aristoph. Nub. 2a; P. Acad.inv.3 d + Bodl. Ms. gr. class. f.72 (=
Aristophanes 5 CLPG) ~  Sch. vet. Aristoph. Equ. 84b;  MPER N.S. I 34 +
P.Vindob. G. 29833 C verso, rr. 6-9 + P. Duke inv. 643 recto (=
Aristophanes 17+18 CLGP) ~ Sch. vet. ad Aristoph. Pax 466.

Dal punto di vista della storia del testo, diversi sono i papiri
aristofanei che presentano note in continuita\ (letterale o di
contenuto) con le corrispondenti note degli scholia medievali, ma tali
coincidenze si hanno solo per alcune note dei papiri (e non per tutte)
e, nel caso di quelle di contenuto, il papiro offre di norma una
versione piu\ accorciata e sintetica. Evidentemente, papiri e
manoscritti medievali usavano fonti comuni, ma in modo autonomo l'uno
dall'altro. Ma al riguardo si puo\ dire anche qualcosa di piu\."I
frequenti casi di contiguita\ trovano spiegazione nella derivazione da
fonti comuni perdute in forma di hypomnemata. In base alla
testimonianza delle sottoscrizioni presenti nel Marc. gr. 474 a Nuvole,
Pace  e Uccelli (...) e fino a prova contraria, non possiamo escludere
che queste fonti siano oggi l'anello mancante della catena tradizionale
che lega l'antichita\ all'eta\ foziana: hypomnemata tardo-antichi,
estremi eredi della lunga stagione iniziata nell'Alessandria tolemaica,
a loro volta ampiamente rimaneggiati e stratificati nel corso del
tempo, ancora circolanti in epoca avanzata (...) come scritti di autore
e non anonimi, destino non insolito delle opere erudite" (p. 26).

Dal punto di vista tipologico, infine, significativi sono i casi, ad
es., dei P. Oxy 1317 e BKT IX 5: essi presentano numerose note, ma tali
note sono vergate da mani differenti (almeno due nel primo e quattro
nel secondo caso), spesso sono solo semplici notae personae o note
glossografiche che non trovano corrispondenza negli scholia medievali,
e, infine, si dislocano sui margini quasi stratificandosi. Insomma,
quello dei papiri anche tardo-antichi "e\ un modo di operare che si
colloca a meta\ tra la prassi di apporre episodicamente delle note
estraendole da una fonte o creandole al bisogno...e la tessitura di
contributi sistematicamente tratti da una selezionata rosa di modelli
esegetici, che caratterizza gli scoli medievali. Nella sostanza, il
peculiare procedimento scoliastico della compilazione di fonti
esegetiche diverse, attuato in modo unitario e sistematico, risulta
estraneo agli annotatori dei papiri aristofanei conservati. Questa
diversita\, che sarebbe riduttivo intendere in termini meramente
quantitativi (...) costituisce il principale elemento di discontinuita\
fra il tipo rappresentato dalle note dei papiri e gli scoli e impedisce
di negare (...) la differenza (novita\) dell'impresa redazionale di
epoca mediobizantina" (p. 30).

Il P. Genova II 52 del III d.C., contenente un elenco di lemmi di un
lessico (i relativi interpretamenta sono perduti), il P. Berol. inv.
9965 del III-II a.C. (MP3 2121.01 = LDAB 7028), tra i piu\ antichi
lessici su papiro, ed il P. Oxy. 2637 (MP3 1943.3 = LDAB 4820), dagli
editori definito 'Commentary on choral lyric', ma fornito anche di
elementi glossografici, interessano direttamente G. Ucciardello
("Esegesi linguistica, glosse ed interpretamenta tra hypomnemata e
lessici. Materiali e spunti di riflessione", pp. 35-83). L'A. vorrebbe
offrire un "piccolo inventario di problemi (vecchi e nuovi) relativi ai
piu\ antichi lessici papiracei ed ai rapporti tra esegesi linguistica
negli hypomnemata su papiro, l'altro grande prodotto dell'erudizione
antica, e lessicografia tout court" (p. 36). Il suo intervento, pero,
e\ tutt'altro che 'un piccolo inventario'. Sia del P. Berol. inv. 9965
che del P. Oxy. 2637 offre un'edizione critica con apparato testuale,
includendo per il primo un ampio apparato di fonti e per il secondo
specifiche note di commento. Non manca, poi, di correggere o completare
le informazioni e le osservazioni precedentemente fatte da editori o
studiosi (per il P. Genova II 52 quanto affermato da Klaas Worp[[2]] e
per il P. Oxy. 2637 le tesi di K. McNamee).[[3]] Offre un'ampia serie
di note anche di storia delle fonti. Cosi\, per il P. Berol. inv. 9965,
si deve qui segnalare almeno che le due spiegazioni <greek>BLOSURO/S:
MIARO/S</greek> e <greek>BLOSURO/S: MIARO/N</greek> potrebbero essere
un'esegesi autoschediastica di Aesch. Eum. 167, autore poco studiato
(per quel che si sa) nel III a.C. e dal lessicografo di questo papiro
per la prima volta excerptato. Notevole anche che questo papiro
attesti, tra i suoi lemmi, hapax assoluti (<greek>BLU/ DION</greek>,
<greek>BOUPREIO/NES</greek>), da considerare forse poeticismi o termini
della lingua parlata. Notevoli ancora le voces Athenienses tratte da
Aristofane o dalla commedia antica in genere o forse da lessici
specifici, attici o relativi alla commedia: <greek>BEMBIKI/ZEI:
STRE/FEI</greek>, <greek>BLA/C: MW=ROS: *)AQHNAI=OI</greek>,
<greek>BLEIMA/ZEI: BASTA/SEI: *)AQHNAI=OI</greek> (nell' Appendice l'A.
offre anche un primo studio sulla terminologia antica per queste voces
sulla base di Ateneo, Esichio e Frinico). Infine, nel caso del P. Oxy.
2637, si sofferma a ripercorrere le vie dell'esegesi attorno al lemma
<greek>AU)/XA</greek>, fatta inclusione anche della piu\ diffusa forma
verbale <greek>AU)XEI=N</greek>/<greek>XAUKA=SQAI</greek>, individuando
8 passi utili, tratti da autori antichi come Pindaro (Pind. Ol. IX 38)
e Licurgo (<greek>PERI\ TW=N MANTEI\WN</greek> fr. 1 Conomis), che di
questa storia sono all'origine, ma anche da etimologici, da vari
lessici generali o ai retori (dall'Antiatticista al Lex. Rhet. di
Bekker, al Suida) ed anche dall'inedito Lex. Rhet. Vaticanum (cod. Vat.
gr. 7 del 1310) noto anche come Lessico di Giorgio Francopulo (fr. 71
dell'edizione dall'A. in corso di preparazione), che e\ l'unico a
proporre un'attribuzione della dottrina circa l'esegesi di
<greek>AU)XEI=N</greek> con <greek>KAU)XA=SQAI</greek>, attribuzione ad
un Eudemo retore nel secondo libro di un suo <greek>PERI\ R(HTORIKW=N
A)FORMW=N</greek>.

Oggetto dello studio di A. Martano ("L'esegesi antica allo Scudo di
Eracle nell'Etymologicum Genuinum e Gudianum", pp. 85-119) e\ la
tradizione indiretta relativa all'esegesi in margine allo Scutum di
Esiodo, in particolare quella attestata nell'Etym. Genuinum, nell'Etym.
Magnum e nell'Etym. Gudianum. Forte delle moderne edizioni di questi
lessici e della consultazione diretta dei due mss. A (Vat. gr. 1818) e
B (Laur. S. Marci 304) dell'Et. Genuinum, individua numerosi casi in
piu\ di accordo tra gli scoli e questi etymologyca rispetto alla lista
proposta da C. F. Russo.[[4]] Si tratta in ordine: di ben 11 casi di
accordo tra scoli ed Etym. Genuinum (Sch. vv. 20 e 30; v. 79; v. 122;
v. 134; v. 181; v. 223; vv. 287+288+289; v. 291; v. 348; v. 387; v.
397); di un 1 caso di parziale corrispondenza sempre con l'Etym.
Genuinum (Sch. v. 301); di almeno 5 casi in piu\ di accordo sempre con
il Genuinum, ma - cosa trascurata del tutto da Russo - questa volta a
livello gia\ di lemma (Sch. v. 70; 192; 208; 224; ed anche, ma meno
probabilmente, al v. 293). Di questi casi l'A. offre, poi, una
dettagliata analisi, giungendo ad una conclusione articolata in 10
punti, tra i quali segnalo:

1) verisimilmente derivano recta via dal corpus scoliastico anche le
voci il cui lemma e\ una parola attestata da Esiodo, ma la cui
successiva spiegazione non cita ne/ Esiodo ne/ lo Scutum;

2) il compilatore dei lessici interviene poco e, quando lo fa, ricorre
di solito ad un <greek>SHMAI/NEI</greek>, limitandosi a varianti
sinonimiche o di tipo glossa;

3) il commento utilizzato dagli Etymologica doveva gia\ essere di tipo
marginale, evidentemente della prima meta\ del IX sec., e fornito oltre
che di scoli anche di glosse;

4) questo commento, pero\, non si puo\ avvicinare a nessuno di quelli
che leggiamo oggi nei codici, tranne per il dato generico che esso pare
simile ai commenti che ce lo conservano nella forma piu\ antica, ragion
per cui occorre pensare piuttosto alla presenza di un archetipo comune,
probabilmente coevo alla redazione degli Etymologica medesimi;

5) quanto alla constitutio textus dello Scutum il commento utilizzato
dal Genuinum "va (...) tenuto in considerazione pari ai codici
R2WFVBLZ<greek>*L</greek> e X, nonche/, laddove necessari, anche a Q e
R3" (p. 117).

Grazie all'esperienza ecdotica maturata con la nuova edizione degli
Scholia Graeca in Platonem (Roma 2007), D. Cufalo ("Platone e i suoi
commentatori", pp. 121-137) a proposito degli scoli di contenuto
filosofico-interpretativo 'in margine' a Platone evidenzia: "e\ palese,
per i corrispondenti dialoghi, la derivazione dai commenti di Proclo a
Parmenide ed Alcibiade I, di Hermias a Fedro, di Olimpiodoro a Fedone,
Alcibiade I e Gorgia, ma reperiamo una manciata di scoli filosofici,
pur di ignote origini, anche in margine a Sofista(nrr. 2, 5, 7),
Eutidemo (nr. 40 e forse anche 1), Protagora(nrr. 8, 9, 23, 31, 36 e
parte del 35), Menone (nr. 12, 14-23, 25-28, 32-34), Ippia Maggiore
(nrr. 16, 20-23), e, in una misura ben piu\ significativa, a Teeteto e,
di nuovo, Gorgia" (p.123). Per questi ultimi scoli di ignote origini
Mettauer[[5]] penso\ a Proclo come fonte, visto che proprio Proclo era
citato in Theaet. 38, ma si potrebbe fare anche il nome di Olimpiodoro,
visto che sono presenti frequenti citazioni di Omero e che Olimpiodoro
amo\ molto citare questo autore e pare possa aver commentato anche il
Teeteto ed il Sofista.

Che i commentari platonici tardo-antichi fossero, pero\, a disposizione
a Bisanzio all'inizio del IX--come suggeriva gia\ Westerink--[[6]] e\
evidente per via dei legami che si possono individuare tra i commentari
di Hermias o di Proclo ed i manoscritti della celebre 'Collezione
Filosofica'. Il cod. Marc. gr. 196 di Olimpiodoro, che appartiene a
questa collezione, inizia infatti a commentare il testo platonico
proprio dallo stesso punto in cui cominciano gli scoli. Evidentemente
utilizzano lo stesso commentario. Questo non significa che lo
utilizzino nello stesso manoscritto testimone di esso, giacche/--per
quanto valga un argumentum ex silentio--gli scoli non utilizzano mai i
commentari di Damascio, che invece nel ms. marciano in questione sono
presenti.
Per quanto riguarda, poi, gli scoli filologico-grammaticali, l'A.
ritiene "che furono trascritti in un momento successivo a quelli
filosofici e solo in una parte della tradizione" (p. 125). Pero\, anche
per questi scoli--di nuovo sulla base del Marc. gr. 196--si deve
ammettere una stretta connessione con la 'collezione filosofica'. Nel
detto ms., infatti, compare un gran numero di glosse dello stesso tipo
di questi scoli, glosse che, quindi, hanno poco a che fare con gli
interessi dei commentari di un Olimpiodoro o di Damascio, ma sono
piuttosto frutto della consultazione di lessici, raccolte, glossari,
enciclopedie. E in una ventina di casi queste glosse del Marc. gr. 196
coincidono con quelle degli scholia vetera a Platone. In un caso (Sch.
Ol. in Plat. Gorg. 158.25-26 nel ms. Marc. gr. 196 = Sch. vet. in Plat.
Gorg. 314) tra i due corpora compare un passo identico ed anche
corrotto allo stesso modo. Non si puo\, pero\, pensare alla derivazione
l'uno dall'altro. Numerosi sono, infatti, anche i casi in cui, invece,
il redattore degli scoli filologico-grammaticali presenti nel ms. di
Olimpiodoro redige i suoi scoli in modo differente da quanto fa il
redattore degli stessi scoli in margine a Platone (Sch. Ol. in  Plat.
Gorg. 88.27-32 vs. Sch. vet. in Plat. Phaedr. 22 circa l'etimologia di
Areopago; Sch. Ol. in  Plat. Alc. 43.11 vs. Sch. vet. in Plat. Alc. I 6
circa l'efebia in Atene; Sch. Ol. in Plat. Phaed. 11.12.2 vs. Sch. vet.
in Plat. Resp. 10.606c circa la <greek>BWMOLOXI\A</greek>).

G. Merro ("L'esegesi antica al Reso", pp. 139-150), richiamando
l'attenzione su scoli come quelli ai vv. 5, 540 e 528, avanza l'ipotesi
che in epoca antica sia esistito un commentario specifico al Reso di
Euripide. Questi scoli, infatti, presentano una prassi espositiva
particolare: ad una pars destruens a danno delle opinioni di Cratete di
Mallo segue una pars construens a favore delle opinioni di Aristarco o
del suo allievo Parmenisco. Evidentemente, allora, qualcuno - un
commentatore appunto - deve essersi preoccupato di raccogliere questo
materiale e organizzarne l'esposizione. E si puo\ anzi ipotizzare che
questo commentatore sia proprio il citato Parmenisco. La conferma di
cio\ viene da ulteriori scoli quali in specifico--dopo quelli gia\
segnalati da Breithaupt--[[7]] lo scolio al v. 523 che riporta
l'esegesi di Parmenisco alla forma avverbiale <greek>PROTAINI/</greek>
che e\ attestata solo nel Reso, e lo scolio al v. 342, in cui si
riportano in modo anonimo le notizie genealogiche su Adrastea, notizie
che, come sappiamo da Igino, provenivano da Parmenisco.

Questo primo commentario al Reso, pero\, deve aver subi/to, a sua
volta, un'opera di consultazione e citazione. Lo indica chiaramente lo
stato redazionale dello scolio al v. 528, in cui e\ una voce anonima a
riportare, condividendola, la tesi di Parmenisco. Il commentario di
Parmenisco, quindi, deve essere stato ampiamente utilizzato da parte di
un secondo commentatore. E per quest'ultimo diversi elementi farebbero
pensare--contra Wilamowitz e piu\ di recente A. Burlando--[[8]]
proprio a Didimo Calcentero.

V. Turra ("Sul valore di alcune categorie critiche negli Scholia vetera
al Filottete", pp. 151-171) innanzitutto redige un'ampia
classificazione sia delle tipologie di commento (dalla critica
letteraria alle notizie erudite, dalle segnalazioni di metafore alle
notazioni di psicologia dei personaggi, dalla correptio in iato ai casi
di <greek>A)FAI/RESIS</greek> intesa pero\ come caduta del
<greek>S</greek> all'interno di parola) sia delle formule od
espressioni tecniche (da <greek>GRA/FE</greek> o
<greek>GRA/FETAI</greek> a <greek>LE/GEI</greek> o <greek>BOU/LETAI
LE/GEIN</greek> e/o <greek>EI)PEI=N</greek>, da <greek>O( DE\
NOU=S</greek> a <greek>KEXI/ASTAI</greek>) presenti nel corpus
esegetico al Filottete di Sofocle (ved. anche la raccolta
nell'Appendice, pp. 164-167). Dopo di che, si sofferma sul caso dello
scolio a Aesch. Phil. 1116, che spiega il verso <greek>PO/TMOS SE
DAIMO/NWN</greek>. Si tratterebbe di un conglomerato di piu\ sezioni di
esegesi o--che e\ lo stesso--di piu\ scoli, in particolare tre:

a) il primo spiega solo il v. 1116 e con un <greek>LEI/PEI</greek>
ipotizza l'omissione di un <greek>E)K</greek> prima di
<greek>DAIMO/NWN</greek>, mentre con un <greek>GA/R</greek> introduce
la spiegazione in chiaro;

b) il secondo coinvolge anche i versi successivi e pensa alla
costruzione <greek>A)PO\ KOINOU=</greek> del verbo
<greek>E)/SXEN</greek> presente al v. 1118, facendo, quindi, subito
seguire la costruzione semplificata del testo sofocleo tramite la
formula <greek>TO\ DE\ E(CH=S</greek> qui usata non per legare--come
piu\ comune--due scoli o due parti di scolio, ma per introdurre la
parafrasi successiva;

c) il terzo infine con un <greek>O( DE\ NOU=S</greek> introduce una
parafrasi dell'intero brano a restituire piu\ il 'senso' che non la
'lettera' del testo.

L'attenzione di R. Tosi ("Note ad alcuni scoli ad Aristofane (Eur. fr.
588a K.)", pp. 173-180) si sofferma sul fr. 588a Kannicht del Palamede
di Euripide quale tradito dallo Sch. vet. in Aristoph. Thesmoph. 771,
scolio conservato solo nel noto cod. Ravennate 429 (in sigla R), codex
unicus per le Tesmoforiazuse. Lo scolio, in base al suo dettato
testuale completo (e non quello parziale adottato da Kannicht!), si
articola in due parti distinte: nella prima dice che Palamede fa
scrivere al fratello Eace la notizia della propria morte sulle navi
(<greek>EI)S TA\S NAU=S</greek>), nella speranza che esse prima o poi
giungano al padre Nauplio (<greek>E)/LQWSIN EI)S TO\N NAU/PLION TO/N
PATE/RA AU)TOU=</greek>) come portate da sole (<greek>FERO/MENAI
E(AUTAI=S</greek>); la seconda, invece, riferisce che Eace scrive la
notizia su numerose pale di remo (<greek>POLLAI=S PLA/TAIS</greek>),
per poi lasciarle andare per mare (<greek>A)FI/HSIN EI)S
QA/LASSAN</greek>), di modo che almeno una capiti nelle mani di Nauplio
(<greek>PROPESEI=N</greek>). Di queste due notizie, e\ da preferire la
prima, perche\ e\ logicamente piu\ sensata e perche\ e\ piu\ coerente
con il contesto aristofaneo in cui il Parente, catturato dalle donne,
pensa di chiamare in soccorso Euripide, lasciandosi dietro qua e la\
delle tavolette (<greek>A)GA/LMATA</greek>) come un novello Palamede.
Constata questa duplice articolazione dello scolio, se ne puo\, pero\,
anche intravedere la genesi. "La prima parte non puo\ che essere vista
come il frutto di un processo di questo genere: una tendenza
banalizzante porto\ a sostituire <greek>POLLAI=S PLA/TAIS</greek> con
un generico <greek>EI)S TA\S NAU=S</greek> [e siccome <greek>EI)S TA\S
NAU=S</greek> sono parole del testo aristofaneo, la loro sostituzione
costituisce un'eccezione al principio secondo cui il 'nucleo' della
citazione testuale di partenza e\ al riparo da cambiamenti nel corso di
ulteriore tradizione!], il fatto che Nauplio si imbattesse in almeno
una di esse in un vago <greek>E)/LQWSIN EI)S TO\ NAU/PLION</greek> (lo
scoliasta precisa che questo personaggio era il padre di Palamede,
perche/, forse, si rivolgeva a studenti); il testo che ne risulto\, in
cui si aveva anche un sibillino <greek>FERO/MENAI E(AUTAI=S</greek>,
dovette ad un certo punto indurre un fruitore nell'insana tentazione di
intepretare i 'remi' come sineddoche delle navi, e riscrivere quindi
l'episodio in modo del tutto diverso. Un ultimo scoliasta (quello di R
o un suo predecessore), volendo dar vita a un commento ad Aristofane
che sussumesse tutte le precedenti interpretazioni, riprese entrambe e
le accosto\, reputando che fossero radicalmente differenti, e non
sapendo ovviamente piu\ quale delle due fosse l'esatta"  (pp. 175-176).


M. Taufer ("Marginalia eschilei di Jean  Dorat. Otto emendamenti
all'Orestea, pp. 181-199) si occupa di alcuni passi dell'Orestea
eschilea, sui quali potrebbe essere intervenuto Jean Dorat, latinamente
noto come Ioannes Auratus. L'A. non se ne era occupato nella sua
precedente monografia,[[9]] perche/ esse compaiono anonime sui margini
di 10 copie dell'Eschilo edito da Vettori ed Estienne nel 1557, ovvero:

1-3) Universiteitsbibl. di Leida = 756 D 21 annotata dallo Scaligero;
756 D 22 annotata da Portus; 756 D 23, annotata da Bourdelot;

4-5) Cambridge Univ. Library = Adv. B 3. 3 annotata da Casaubon; Adv.
C. 25. 5 con emendamenti anonimi ma ascritti a Dorat stesso, Portus o
Casaubon;

6-7) British Library = 832.k.26 apografo dei marginalia di Emeric
Bigot; 11705.d.2 con note di varia provenienza;

8-9) Bodleian Library = Auct. S. 6.16 con note di varia provenienza;
MS. Rawl. G 190 con note di varia provenienza;

10) National Art Library di Londra = Dyce coll. M 4to 113 annotata da
tre mani diverse.

Oggi, pero\, l'A. ritiene che esse possano attribuirsi a Dorat con una
buona dose di attendibilita\, sulla base di attribuzioni gia\ fatte da
Hermann (edizione del 1852) o West (1998) oppure di attribuzioni che
qui vengon fatte per la prima volta. I casi in questione sono:

1) Aesch. Ag. 134 <greek>OI)/KW *S *W</greek> <greek>-W|</greek> T:
<greek>OI)/KTW|</greek> Aur[atus], Scal[iger];

2) Aesch. Ag. 963 <greek>DEIMA/ TWN</greek> codd.:
<greek>D'EI)MA/TWN</greek> Aur[atus], Cant[erus];

3) Aesch. Ag. 1165 <greek>DUSAGGEI=</greek> codd.:
<greek>DUSALGEI=</greek> Aur[atus], Cant[erus];

4) Aesch. Ag. 1362 <greek>KTEI/NONTES</greek> codd.:
<greek>TEI/NONTES</greek> Aur[atus], Cant[erus];

5) Aesch. Ag. 1511<greek>PARE/CEI</greek> edd.:
<greek>PROSBAI/NWN</greek> codd., <greek>PROBAI/NWN</greek> Aur[atus],
Cant[erus];

6) Aesch. Ag. 1511 <greek>E)N PUROI=S</greek> codd.:
<greek>E)MPU/ROISI</greek> Aur[atus], Cant[erus];

7) Aesch. Ag. 1018-1020 versus non Oresti (sicut M), sed Coro trib.
Aur[atus], Cant[erus];

8) Aesch. Ag. 311 <greek>A(/MA</greek> codd.: <greek>A(MA/</greek>
Aur[atus], Cant[erus].

F. M. Pontani ("Gli scoli omerici e il senso del mondo. Storie e
progetti da Faesch a Valckenaer, da Villoison e Tychsen a oggi", pp.
201--233), infine, ripercorre le tappe che hanno condotto alle edizioni
del corpus degli scholia all'Iliade e all'Odissea e che rendono urgente
sostituire quella degli scoli odissiaci di Dindorf, a dimostrare la cui
insufficienza l'A., in chiusa ed in un'Appendice, discute il testo
degli scoli ad <greek>A</greek> 346-352.

In questa storia, prima di Villoison, si possono individuare almeno due
fasi distinte: la prima giunge fino a quasi tutto il XVII sec., la
seconda dal secondo quarto del XVII sec. arriva fino al Villoison.
Nella prima fase, si registrano quasi esclusivamente editori del testo
omerico, i quali per altro si vantano sempre di aver usato manoscritti
assai preziosi (Antonio Franchini, Henri Estienne, Hubert von Giffen).
Solo Konrad Hornei scelse di dedicare le sue cure a scoli omerici,
stampando gli Scholia Townleyana (scholia T) del solo libro IX
dell'Iliade. Pero\, si registrarono anche alcune notevoli ricerche
erudite: il De vita et scriptis Porphyrii  di Lucas Holste, la
Dissertatio inauguralis de fato scriptorum Homeri per omnia saecula di
Johann Rudoplh Wettstein, che da\ notizia degli odierni Amstelod. 338 e
Paris. Gr. 2682 e di un terzo codice, che gli venne segnalato da
Sebastian Faesch (forse nell'ottobre del 1678), codice particolarmente
prezioso e che e\ da identificare o con il celebre Venetus A o con il
Venetus B, scoperti quindi ben prima del Villoison; la Historia critica
Homeri di Ludolf Kuester (Francofurti ad Viadrum 1696), prima
importante summa delle conoscenze su Omero, anche se, per i
manoscritti, riprende le notizie gia\ in Wettstein.

Nella seconda fase si da\ finalmente attenzione anche ai corpora
scoliastici, ma questo viene fatto in maniera disordinata ed episodica.
Dopo la pubblicazione a cura di Barnes nel 1711 degli Scholia D
all'Iliade e degli Scholia V all'Odissea si registrano: l'edizione
degli scoli al primo libro dell'Iliade dal Venetus B ad opera di
Bongiovanni; l'edizione a cura di L. C. Valckernaer degli scoli al
canto X dell'Iliade dal Leid. Voss. Gr. 64, nella quale per altro
compare anche un'importante introduzione metodologica su natura e
limiti di glosse interlineari, parafrasi e scholia, con attenzione al
ruolo degli excerpta di Porfirio e alla dinamica di stratificazione;
l'edizione a cura di C. F. Matthei degli scoli al libro XXIII
dell'Iliade dal Mosq. Synod. 75. Nello stesso tempo viene sperimentato
un layout tipografico del tutto nuovo da E. Wassenbergh, allievo di
Valckenaer: il testo greco (secondo l'editio princeps di Calcondila del
1488) e\ posto sulla pagina a sinistra in alto; a fronte sull'altra
pagina, sempre in alto, compare la parafrasi greca tratta dal cod.
Amstedol. 3888, in calce, su entrambe le pagine, e\ posta la fitta
serie degli scoli tratti da sei fonti differenti (Scholia D dell'editio
romana del 1517, scoli del Venetus B editi dal Bongiovanni, i
commentari di Eustazio; il cod. Leid. Voss. Gr. 64; il codice citato
Amstelod. 388; il cod. Lips. Gr. 32).

Rispetto a questo pur lungo passato, pero\, e\ solo con Villoison che
inizia "l'eta\ d'oro degli studi omerici in Europa" (p. 213). Egli,
infatti, scopre il Venetus A attorno al luglio del 1779, subito ne
pianifica un'edizione che si realizza--come noto--nel 1788 in cui da\
alle stampe gli scoli del Venetus A, del Venetus B e del Lips. Gr. 32.
Tuttavia l'edizione presentava, da una parte, una lunga quasi
sovraccarica introduzione in cui la storia del testo e dell'erudizione
omerica antica affogava in un eccesso di dettagli e di erudizione, e,
dall'altra, l'omissione della questione dei rapporti tra le collezioni
di scoli. A queste due lacune diedero risposta poco dopo,
rispettivamente, F. August Wolf (Prolegomena ad Homerum) e T. C.
Tychsen (rec. all'edizione di Villoison del 1788 in Bibliothek der
alten Litteratur und Kunst 5, 1789, pp. 26-55, recensione
importantissima, ma presto caduta in oblio) che gia\ divide i corpora
scoliastici in due classi, l'una facente capo al Venetus A, e l'altra
al Venetus B, battezzando lui per primo gli scoli della seconda classe
come "scoli esegetici".

In questa lunga storia degli studi omerici del tutto minima
l'attenzione per l'Odissea. Si ebbero, si\, ben tre edizioni di scoli,
ma furono solo edizioni 'locali', cioe\ da singoli codici: l'edizione
viennese a cura di Alter (a. 1794); quella londinese di Porson (a.
1800); quella ambrosiana di Angelo Mai (a. 1819). La svolta editoriale
fu segnata solo dall'edizione "sinottica internazionale" curata da
Philipp Buttman nel 1821, poi soppiantata da quella di Dindorf nel
1855, ancora oggi corrente. Questa edizione mise a frutto l'edizione di
Buttman e l'aumento\ con gli scoli editi da codici di Amburgo a cura di
Preller (a. 1839) e con gli scoli in codici Harleiani editi da Cramer
(a. 1841).  Una possibile spiegazione di questo ritardo nei confronti
dell'Odissea e\ molto probabilmente in un senso di limitazione e di
mancanza di entusiasmo che si dovette sentire per la mancanza di un
codice di pari importanza quale il Venetus A, come gia\ lamentava
Villoison alla fine dei suoi Prolegomena.

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------------------
Notes:


1.   Il volume raccoglie anche il contributo di A. Martano, il suo
intervento, pero\, non fu possibile inserirlo nel programma del
Convegno. Tra i contributi successivi, ved. ad es.: Scholia graeca in
Platonem, edidit D. Cufalo, vol. I. scholia ad dialogos tetralogiarum
I-VII continens, Roma 2007; Scholia graeca in Odysseam, edidit F.
Pontani, vol. I. Scholia ad libros <greek>A</greek>-<greek>B</greek>,
Roma 2007.

2.   K. A. Worp, "P. Genova II 52: a link with Hesychius?", ZPE 156,
2006, pp. 185-193.

3.   K. McNamee, Marginalia and Commentaries in Greek Literary Papyri,
Durham 1977.

4.   Hesiodi Scutum, testo critico e commento con traduzione e indici a
cura di C. F. Russo, Firenze 1965.

5.   T. Mettauer, De Platonis scholiorum fontibus, Turici 1880.

6.   L. G. Westerink, Das Raetsel des untergruendigen Neuplatonismus,
in <greek>*F*I*L*O*F*R*O*N*H*M*A</greek>. Von Textktitik bis
Humanismusforschung. Festschrift fuer Martin Sicherl zum 75.
Geburtstag, Padeborn-Muenchen-Wien-Zuerich 1990, pp. 105-123.

7.   M. Breithaupt, De Parmenisco grammatico, Berlin 1915.

8.   U. v. Wilamowitz, De Rhesi scholiis disputatiuncula Griphiswaldiae
1877 (=Kleine Schriften, I, Berlin 1935); A. Burlando, Reso: i
problemi, la scena, Genova 1997.

9.   M. Taufer, Jean Dorat editore e interprete di Eschilo, Amsterdam
2005.
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