BMCR 2009.01.42, Pepa Castillo, Congreso Internacional: Imagines

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Pepa Castillo, Silke Knippschild, Marta Garci/a Morcillo, Carmen
Herreros (ed.), Congreso Internacional: Imagines: La Antigueedad en las
Artes Esce/nicas y Visuales / International Conference: Imagines: The
reception of antiquity in performing and visual arts. Logron~o 22-24 de
Octobre de 2007.  Logron~o:  Universidad de La Rioja, 2008.  Pp. 800;
ill. 203.  ISBN 9788496487321.

Reviewed by Claudio Franzoni, Liceo-Ginnasio "Rinaldo Corso",
Correggio, Reggio Emilia (Italy) ([email protected])
Word count:  3501 words
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Un'ulteriore prova della grande fortuna che stanno avendo gli studi
sulla tradizione classica[[1]] e\ costitutita da questo volume, che
raccoglie un'ampia serie di interventi presentati in un convegno
tenutosi a Logron~o (Spagna) nel 2007, promosso dall'Universidad de la
Rioja, dall'Universita\ di Bristol e dalla Technische Universitaet
Dresden. Il volume si articola in diverse sezioni dedicate
rispettivamente alla ricezione dell'antico nel teatro (5 saggi),
nell'opera lirica (4 saggi), nel cinema (7 saggi), nell'architettura e
nella scultura (11 saggi), nella pittura e nella decorazione (9 saggi),
nella pubblicita\ e nei fumetti (6 saggi); chiude il libro una sezione
dedicata all'uso didattico dell'eredita\ classica (6 saggi).

Nella relazione iniziale Carlos Garci/a Gual ("Si se ausentan los
dioses") propone un vivace percorso tra la letteratura classica e
alcune riprese contemporanee (come Alessandro Baricco o Christa Wolf)
sul tema degli de\i e della loro presenza (o assenza) nelle vicende
narrate; l'obbiettiva difficolta\ dei moderni dinanzi al senso del
pantheon antico non deve impedire di cogliere l'importanza fondamentale
del ruolo degli de\i nel pensiero religioso, nella cultura e nell'arte
del mondo classico.

La prima sezione di apre con una relazione di Eleonora Cavallini
("Appunti per una performance multimediale di testi: i 'Dialoghi con
Leuco\' di Cesare Pavese"), che descrive una esperienza teatrale
presentata a Ravenna (2006) e incentrata sulla rappresentazione di
alcuni dei ventisette 'Dialoghi con Leuco\' (1947) di Cesare Pavese; il
resoconto diventa l'occasione per illustrare l'interpretazione dei miti
greci offerta dallo scrittore italiano e i rapporti da lui intrattenuti
con studiosi del mito come Mario Untersteiner.

Sofia Eiroa e Jorge A. Eiroa ("La Antigueedad Cla/sica en el teatro del
Siglo de Oro: Rojas Zorrilla") analizzano la "Numancia destruida" del
drammaturgo Francisco de Rojas Zorrilla (1607-1648) e inquadrano
l'opera nel contesto del teatro barocco, con un particolare riferimento
alla "Numancia" di Cervantes.

Ricardo del Molino ("La Antigueedad Cla/sica en la Nueva Granada:
teatro revolucionario e iconografia republicana") mostra come fossero
utilizzati temi, personaggi e riferimenti classici nella Nueva Granada
(Colombia) degli ultimi decenni del Settecento e della Prima Repubblica
(1810-1816): si tratta di spettacoli in occasione di feste, di dialoghi
satirici, o di opere come "El mono/logo o soliloquio de Eneas" di J. M.
Salazar; molto interessante il testo in cui si descrivono immagini e
iscrizioni delle medaglie emesse per commemorare una battaglia del
1811, con un parallelo tra Corinto e Popayan.

Filippo Carla\ ("Il modello di ogni caduta: il V sec. d. C. nelle sue
riduzioni teatrali tra XIX e XX secolo") sviluppa in modo molto
convincente il tema della caduta dell'impero romano come paradigma
della crisi epocale per eccellenza, della disgregazione e "della
dissoluzione dell'entita\ statuale" (p. 101); si analizzano con grande
attenzione alle relazioni con lo sfondo storico e con il corrispondente
pensiero filosofico e storiografico opere teatrali di F. L. Z. Werner,
A. Guimera\, F. Duerrenmatt e si studia con finezza il ruolo che in
questi testi giocano i protagonisti, Attila, Galla Placidia, Romolo
Augusto.

Irene Berti ("Mito e politica nell'Orestea di Pasolini") si sofferma
sulla traduzione dell'"Orestea" (1959) da parte del poeta e regista
italiano, ma soprattutto sul suo "Pilade" (1966) e sugli "Appunti per
un'Orestiade africana" (1968); il profondo interesse dello scrittore
per la cultura classica -- tema su cui ritorna anche A. M. Seden~o
(vedi infra) -- non deriva da interessi eruditi, ma dall'idea che il
mito antico possa rappresentare i conflitti che caratterizzano l'Italia
del "boom" economico degli anni '60, in particolare quello tra la
cultura del mondo contadino e la cultura consumistica introdotta dal
neocapitalismo.

La sezione sull'opera lirica viene aperta da un'interessante relazione
di Pepa Castillo ("La Antigueedad Cla/sica de los poetas cesa/reos
pre-metastasianos"); la studiosa prende in esame la tematica classica
presente nell'opera lirica italiana, lo spettacolo musicale per
eccellenza nella Vienna tra XVII e XVIII sec., prima dell'arrivo di
Pietro Metastasio; per questo affronta le piu\ importanti figure di
"poeti cesarei", i letterati incaricati di scrivere i testi dei "drammi
per musica"; con il ricorso a utilissime tabelle che di ogni opera a
soggetto classico riportano anche il compositore delle musiche,
l'occasione dei festeggiamenti e la data della rappresentazione, viene
cosi\ descritta l'attivita\ dei principali librettisti: Nicolo\ Minato
(tra 1669 e 1698), Renato Cupeda (1695-1704), Pietro Antonio Bernardoni
(1701-1710), Silvio Stampiglia (1706-1714), Pietro Pariati (1714-1733),
Apostolo Zeno (1718-1729); il bilancio della ricerca e\ notevole sia
per il numero delle opere individuate (75), sia per la varieta\ e, in
taluni casi, la rarita\ dei soggetti scelti.

Carmen Herreros Gonza/les ("El Sila de Gamerra") prende in esame il
libretto del 'Lucio Silla' scritto dal letterato livornese Giovanni de
Gamerra, con sostanziose modifiche di Metastasio; il testo viene
riassunto, si individuano le fonti classiche e se ne discute l'uso da
parte del librettista in funzione della rappresentazione nella Milano
austriaca (1772); vale la pena ricordare che lo stesso libretto,
musicato in quella occasione da Mozart (KV 135), venne utilizzato anche
da altri compositori nella seconda meta\ del XVIII secolo.[[2]]

Il titolo dell'articolo di Milena Melfi ("Excavating Opera: composers
and archaeologists in 19th century Italy") promette piu\ di quanto
effettivamente contenga: l'autrice approfondisce infatti un solo
episodio, peraltro di un certo interesse, quello di un'opera lirica di
Giovanni Pacini, "L'ultimo giorno di Pompei" rappresentata a Napoli nel
1825; Melfi dimostra come il 'plot' (del librettista A. L. Tottola) e
la scenografia fossero strettamente legati alle conoscenze
architettoniche e topografiche acquisite negli scavi di Pompei dei
recenti decenni.

Nel saggio di Ana Paula Fontao ("Lecturas roma/nticas de un mito
antiguo: Medea") si elencano i titoli di opere liriche che hanno come
argomento la religione e i riti degli antichi tra Sette e Ottocento (p.
170), si fa una rassegna delle opere dedicate alla figura di Medea nel
teatro, ma anche nelle arti figurative (p. 173), e soprattutto si
analizzano due melodrammi, la "Medea" di Luigi Cherubini (1797) e la
"Medea in Corinto" di Giovanni Simone Mayr (1813).

La sezione dedicata al cinema si apre con una relazione di Bernardo
Sa/nchez Salas "(Ars gratia artis"), che analizza il film di M. LeRoy
"Quo vadis?" (1951) in rapporto al precedente "Via col vento" ("Gone
with the wind") di V. Fleming (1939) e al successivo "La tunica" ("The
robe") di Henry Koster (1953); ma soprattutto l'autore cerca di
inquadrare il film nel suo contesto storico, come rilettura degli
avvenimenti della seconda Guerra Mondiale, ma anche come "spettacolo
autoreferenziale" nella implicita esaltazione dei nuovi mezzi
cinematografici (il "technicolor"): l'idea dell'"ars gratia artis"
("l'arte per l'arte") ricorre tanto in uno dei dialoghi del film,
quanto nel simbolo della MGM, la casa produttrice.

Nella prima delle comunicazioni, Jose/ Antonio Molina ("A trave/s del
espejo: preocupaciones contempora/neas por la paz mundial en el cine
histo/rico sobre la Antigueedad") si sofferma su due film, "Spartacus"
di Stanley Kubrick (1960) e "Gladiator" di Ridley Scott (2000),
osservando come in entrambi si proietti il punto di vista dei
rispettivi periodi storici sul tema della violenza e della guerra.

Gabriella Sciortino ("Clio e la 'decima Musa': il Mondo Antico
attraverso le immagini della settima arte") prende in considerazione i
film a soggetto classico in rapporto alla prospettiva accademica da una
parte e alla cultura popolare dall'altra, e si chiede in che misura la
visione del mondo antico proposta dal cinema possa incidere sulla
memoria sociale contemporanea.

Martin Lindner ("Small Gods -- (Halb-)Goetter als Figuren des
Antikfi\lms") esamina le modalita\ con cui nei film a soggetto antico,
dagli inizi del cinema fino a esempi recentissimi, vengono presentate
le figure degli de\i e dei semidei; l'autore, appoggiandosi a
un'aggiornata e utile bibliografia, segue la riproposizione degli
antichi miti, ma anche le loro trasformazioni o addirittura le nuove
avventure degli antichi eroi (ad es. "Ercole al centro della terra").

Oscar Luis Lapen~a ("La Ciudad Antigua en el Cine: mucho ma/s que un
decorado") prende in esame il ruolo simbolico del paesaggio urbano (la
casa, le terme, l'anfiteatro, il tempio . . .) nella rappresentazione
cinematografica del mondo classico (ma anche di quello orientale e
dell'Egitto); opportuni i raffronti, sul medesimo argomento, da una
parte con la pittura a tema antico del XIX secolo,[[3]] dall'altra con
i manifesti degli stessi film.

Ana Mari/a Seden~o ("La tragedia en Edipo rey de Pier Paolo Pasolini"),
dopo una rassegna dei film basati su una tragedia greca, osserva la
tecnica cinematografica di Pasolini in relazione alla sua poetica, alla
sua visione politica e alla sua idea di mito, per passare poi a una
rapida analisi dell'"Edipo re" (1967).

Alberto Prieto e Borja Antela e ("Alejandro Magno en el cine") si
soffermano su due film incentrati sulla figura di Alessandro Magno,
"Alexander the Great" (1956) di Robert Rossen e "Alexander" (2005) di
Oliver Stone, opere che vengono analizzate accuratamente in rapporto
alle fonti storiche sul sovrano macedone; la seconda pellicola viene
osservata anche sullo sfondo della politica estera statunitense degli
ultimi anni.

Le sezioni dedicate alle antichita\ nelle arti figurative sono aperte
da Silke Knippschild ("El prestigio del pasado: la representacio/n de
la Antigueedad como signo de poder en la Inglaterra del siglo XVII"),
che riflette sul rapporto tra uso dell'antico e vita politica
nell'Inghilterra del Seicento, soffermandosi in particolare sulle
collezioni di antichita\ di Carlo I e di Thomas Howard conte di
Arundel.

Carmen Gonza/lez Roma/n ("Modelos e ima/genes del teatro antiguo en los
palacios del Renacimiento") discute alcune rappresentazioni
rinascimentali dell'edificio teatrale antico e ne osserva il riflesso
nella progettazione architettonica civile della stessa epoca, ma con un
taglio piuttosto compilativo e, purtroppo, con un rado apparato
bibliografico.

Christiane Kunst ("Paestum imagery in European Architecture") traccia
la storia della scoperta dei templi di Paestum, della loro fortuna
(specialmente in Winckelmann e Goethe), e, piu\ in generale, della
ricezione del dorico.[[4]]

Maria Elena Gorrini ("L'Afrodite velata di Mantova: nuove
osservazioni") ripercorre le vicende collezionistiche della statua oggi
nel Palazzo Ducale di Mantova -- arrivata da Roma nella citta\ lombarda
gia\ nel XVI secolo -- e ne fornisce un'accurata disamina
storico-artistica.[[5]]

Brigitte Ruck ("Kolosse und ihre grossen Vorbilder aus der Antike"),
dopo una definizione del "colosso" in scultura, ne delinea una storia
fino al Novecento, approfondendo l'esame di due esempi precisi: il
primo e\ la statua equestre di Cosimo I in Piazza della Signoria a
Firenze (1595), letta soprattutto in rapporto al Marco Aurelio
capitolino; il secondo esempio e\ la copia dell'Ercole Farnese, alta
quasi tre volte l'originale, collocata sul padiglione a piramide del
parco di Wilhelmshoehe presso Kassel (1717).

Il titolo dell'intervento di Eduard Cairol ("Un jardi/n de estatuas sin
ojos. El legado de la Antigueedad en la Viena Fin-de-siglo") deriva da
una frase di Hugo von Hofmannsthal; Cairol analizza infatti con finezza
lo sguardo della Vienna tra '800 e '900 sul mondo classico partendo da
alcune opere di Klimt e, appunto, da alcuni testi di Hofmannsthal, in
particolare la "Chandos-Brief".

In "Museums and Literature: Marguerite Yourcenar's Me/moires d'Hadrien"
Rosario Rovira si interroga sul ruolo delle opere d'arte
nell'elaborazione del capolavoro della scrittrice; particolarmente
interessanti le notizie sui rapporti con gli archeologi (Raissa Calza
in particolare) e sulle recensioni (negative) al libro da parte di
Charles Picard e Ronald Syme.

Dolores Villaverde ("La Antigueedad como paradigma de la escultura
gallega contempora/nea") vuole dimostrare la presenza di elementi
neoclassici in alcune sculture della Galizia tra Sette e Ottocento,
tentativo ben poco convincente, a giudicare almeno dagli esempi
riportati in foto: una cosa infatti e\ il classicismo pur presente
nella cultura barocca, un'altra quello che si afferma nel secondo
Settecento dopo gli studi di Mengs e Winckelmann.

Jose/ Mayor ("El vinculo del arte griego con los tratados sobre
morfologia artistica") intende evidenziare il legame tra l'arte greca e
gli studi di anatomia e fisiologia umana dal Rinascimento al XX secolo;
si tratta pero\ di un percorso tanto lungo, quanto poco incisivo e
generico, come del resto conferma la scarsita\ dei riferimenti
bibliografici.

Jesu/s Martinez Oliva ("Miradas transversales de la fotografia de
desnudo masculino a la Antigueedad Cla/sica") studia il tema del nudo
maschile nella fotografia tra XIX e XX secolo, osservando come il
frequente richiamo ai modelli statuari classici serva a nobilitare tali
immagini, ma anche ad attenuarne la dimensione omoerotica; accanto a
figure ben note come quella di Wilhelm von Gloeden,[[6]] si affronta il
ruolo di riviste meno conosciute, come "Physical culture" o "Physique
pictorial".

Isaac Sastre ("Iconographic Influences of Roman Aras in Early Christian
Altars. Prevalence of Formal and Conceptual Elements in Hispania")
presenta un lavoro ben documentato sul ruolo degli altari nel passaggio
dal paganesimo al primo cristianesimo nell'area iberica; gli elementi
di continuita\ a livello rituale e simbolico favoriscono persistenze
tipologiche e iconografiche, consentendo anche il fenomeno del
reimpiego;[[7]] l'autore approfondisce alcuni casi di tali reimpieghi,
osservando le possibili modificazioni alle decorazioni e al testo
epigrafico originario.

Molto puntuale e ben documentato, il saggio di Carmen Heredia ("La
recepcio/n del Clasicismo en la Plateri/a espan~ola del siglo XVI")
traccia le lineea fondamentali della penetrazione del classicismo
rinascimentale -- italiano prima di tutto -- in Spagna, soffermandosi
sulla oreficeria e, in particolare, sulla lavorazione degli argenti.
James H. Lesher ("Feuerbach's 'Das Gastmahl des Platon' and Plato's
Symposium") legge accuratamente il "Banchetto di Platone" del pittore
tedesco in contrappunto al "Simposio" platonico; sostenere pero\ che
"what 'Das Gastmahl' offers us is less 'Plato's symposium' and more
'Feuerbach's symposium'" e\ quasi un'ovvieta\, se e\ vero che ogni
artista non puo\ che sottoporre a interpretazione le indicazioni che
gli arrivano da un testo, da un medium cioe\ totalmente differente;
lascia dunque perplessi l'attribuzione al pittore di propositi
filosofici -- come "to offer a visual contrast of reason with desire"
in una presunta anticipazione dell'opposizione apollineo-dionisiaco di
Nietzsche (p. 488) -- a partire dagli scarti tra dipinto e testo.
Inoltre, a fronte di un'analisi molto attenta del dipinto, ci sono
conclusioni piuttosto prevedibili, come quella che Feuerbach intenda
"to convey a sense of the nobility of the ancient Greeks"; sembra
altrettanto normale, in quella data, che si voglia arricchire la scena
di dettagli tratti dalla recenti scoperte archeologiche.

Francisca Feraudi-Grue/nais ("L. - A - T: - L(awrence) A(lma) T(adema)
und die Transformation antiker Inschriften oder: Wie funktioniert(e)
"Antike-Rezeption"?") affronta con molta originalita\ il tema della
presenza di epigrafi antiche nei dipinti di L. Alma-Tadema, tracciando
una tipologia di differenti situazioni; il tema viene inquadrato in una
piu\ ampia riflessione sui meccanismi della ricezione dell'antico, che
tocca anche, con vivacita\, aspetti della situazione contemporanea.

Isabel Valverde e Marina Picazo ("[iquest]La reina vencida? Cleopatra y
el poder en el arte y la literatura") delineano i contorni della figura
di Cleopatra nella letteratura europea dal Trecento in poi, in
particolare nelle biografie delle donne celebri dell'antichita\; quindi
affrontano la trattazione degli episodi della sua biografia (il
suicidio in primis) nella pittura dal XVI al XIX sec.[[8]]

Jose/ Maria Bla/zquez ("Mitos cla/sicos y naturaleza en la pintura y
dibujos de Carlos Franco") descrive i miti classici (e i loro possibili
riferimenti artistici) presenti nei dipinti di Carlos Franco, in
particolare in quelli per la Real Casa de la Panaderi/a (Madrid), ma
anche in altri quadri e opere di grafica datati tra 1989 e 2007.

Antonio Joaqui/n Santos ("Ornamentos y figuracio/n de origen cla/sico
en la obra de los Ballesteros") prende in esame la ricezione di forme
decorative classiche in opere dei Ballesteros, famiglia di argentieri
di Siviglia, tra gli anni '50 e gli anni '80 del XVI secolo; tale
ricezione e\ mediata dal confronto con modelli rinascimentali, in
particolare incisioni di artisti italiani degli inizi del secolo.

Claudia Wagner ("A Picture-Book of Antiquity: The Neoclassical Gem
Collection of Prince Poniatowski") descrive la collezione di glittica
formata dal principe Stanislas Poniatowski (1754-1833), ricca di pezzi
che illustravano il mito, passi omerici e virgiliani, personaggi del
mondo classico: la raccolta, oggi dispersa, conteneva gemme di ottima
qualita\, ma di eta\ neoclassica, spesso contrassegnate da pseudo-firme
di incisori antichi.

Thomas Mannack ("The Ancient World in Miniature: Flat German Tin
Figures of the 19th and 20th Centuries") illustra un gioco educativo
infantile particolarmente diffuso in area tedesca ("Zinnfiguren") a
partire dal tardo Settecento, le piccole figure piatte poggianti su una
base: tra i vari temi si trovano figure di divinita\ antiche, ma anche
episodi della storia greca e romana; dopo la I Guerra Mondiale le
"Zinnfiguren" diventano oggetto da collezione e aumentano e si
raffinano i soggetti legati all'antichita\ classica.

Javier Andreu ("La Antigueedad como argumento: su uso en la hera/ldica
municipal de Navarra") studia l'uso della tematica classica come mezzo
di nobilitazione civica negli stemmi municipali della Navarra dal XVII
in poi; tra gli esempi e\ particolarmente rilevante l'"escudo" di Valle
de Lana (pp. 585 ss.) in cui campeggiano il testo e le decorazione
della perduta stele di Minicia Aunia (CIL, II, 5828).

Molto ben documentato e con preziosi rimandi bibliografici e\ il saggio
di Marta Garci/a Morcillo ("La Antigueedad Cla/sica en el cartel
poli/tico contempora/neo: de la Europa decimono/nica a la Guerra Civil
espan~ola"), in cui si illustra l'uso di motivi e allegorie classiche
nella storia del manifesto politico, in particolare alla fine
dell'Ottocento, durante la prima Guerra Mondiale, al tempo della
Repubblica di Weimar, nell'Italia fascista e infine durante la guerra
civile in Spagna.

Audy Rodri/guez ("Les fe^lures du miroir ou les dieux vecteur de mise
en abi^me. Modalite/s, formes et enjeux de la transmission de la
re/fe/rence antique. Un exemple: les dieux grecs") descrive alcune
immagini di divinita\ greche in fumetti recentissimi, con un commento
che da un lato prescinde dalla storia delle immagini, dall'altro sembra
piuttosto generico; interessanti le riflessioni sugli de\i raffigurati
in forma di statue e il confronto con la "Venus d'Ille" (ma il "Prosper
M." della nota a p. 629 e\ Prosper Me/rime/e).

Adexe Herna/ndez Reyes ("Los mitos griegos en el manga japone/s")
esamina il fenomeno dell'uso dei miti greci nei fumetti e nei cartoni
animati giapponesi negli ultimi decenni; si tratta a volte di
adattamenti ("Ulysses 31", una storia dell'eroe greco ambientata nel
secolo XXXI), a volte di vere e proprie reinvenzioni ("Sailor Moon").

Pilar Igua/cel ("Tartessos. El mito en lenguaje de co/mic") illustra
una serie di fumetti incentrata sull'antica Tartessos individuandone le
fonti antiche e precisandone il linguaggio; interessante il caso di un
personaggio modellato sulla "Dama de Elche".

Miguel Angel Novillo ("'Aste/rix en Hispania': realidad histo/rica o
realidad caricaturizada") esamina minutamente alcune vignette
dell'episodio del ben noto fumetto ambientato in Spagna evidenziando
l'intreccio tra dati della storia antica e riletture in chiave comica.

Anna Pujadas ("Desplegando el peplo. Un ensayo sobre arte, moral, moda
y danza") descrive sommariamente l'uso del peplo nella Grecia antica,
per osservarne poi la rilettura moderna nella moda (Fortuny) e
soprattutto nella danza (Isadora Duncan).[[9]]

L'ultima sezione del volume e\ dedicata alle valenze didattiche
dell'eredita\ classica e si apre con una ricca relazione di Teresa
Garci/a Santa Mari/a e Joan Page\s Blanch ("La imagen de la Antigueedad
en la ensen~anza de la Historia") sull'insegnamento della storia
antica; gli autori partono con l'esaminare le riflessioni sul valore
educativo dell'insegnamento della storia antica svolte in area
francese, italiana e anglosassone, per poi affrontare con grande
attenzione il peso e il ruolo della materia nel curricolo scolastico
spagnolo e infine nella manualistica.

Fernando Lillo ("El cine de romanos y su aplicacio/n dida/ctica") passa
prima in rapida rassegna la cinematografia con soggetti greci o romani,
quindi propone una serie molto concreta e dettagliata di percorsi ed
esempi di possibili usi didattici di questi film.

Esther Lo/pez Ojeda ("Lorca y la tragedia griega. El caso concreto de
'Bodas de sangre'") offre un confronto tra le "Baccanti" di Euripide e
"Bodas de sangre" di F. Garci/a Lorca come possibile percorso didattico
capace anche di facilitare la comprensione della tragedia greca.

M. Carmen Santapau Pastor ("La recepcio/n de la Mitologia cla/sica en
la escultura del Barroco. Aplicaciones dida/cticas") presenta una
unita\ didattica fondata sulla ricezione della mitologia classica in
eta\ barocca, in particolare in Bernini, descrivendo due schede
analitiche per guidare il lavoro di apprendimento.

Daniel Becerra e Soraya Jorge ("El co/mic como elemento de atraccio/n
para la ensen~anza del Mundo Cla/sico. Entre la literatura y la
rigurosidad histo/rica") discutono il possibile uso didattico di alcune
serie di fumetti ("Alix", "Asterix", "Tartessos", "Age of Bronze",
"Murena") che hanno come sfondo l'antichita\ greca e romana.

M. Luz Husillos ("Publicidad y Mitologi/a: su uso en el aula") presenta
una veloce rassegna di adattamenti della mitologia e della cultura
classica nella pubblicita\ contemporanea, valutandone il possibile uso
didattico.[[10]]

Il volume, in conclusione, ospita interventi di livello piuttosto
differente: accanto a un buon numero di contributi notevoli per
approfondimento e originalita\, vi sono lavori compilativi e
scarsamente incisivi; non tutti i saggi sono illustrati come si poteva
sperare e, in generale, la qualita\ della documentazione iconografica
e\ piuttosto modesta. L'idea di riflettere sul tema della ricezione
della cultura classica come snodo essenziale per la civilta\ europea e\
comunque positiva, come e\ apprezzabile lo sforzo di osservarne le
varie ramificazioni sia a livello geografico, sia nelle piu\ diverse
esperienze culturali, anche in quelle solitamente meno considerate
sotto questo profilo. Del tutto condivisibile la scelta di riservare
uno spazio apposito alle problematiche educative e didattiche. Ci si
puo\ augurare che nei previsti prossimi incontri la storia della
tradizione classica venga affrontata con una piu\ netta delimitazione
cronologica e/o tematica, consentendo cosi\ un ulteriore raffinamento
della qualita\ dell'iniziativa.


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Notes:


1.   Si vedano, di uscita recente: Charles Martindale, Richard F.
Thomas (edd.), Classics and the Uses of Reception, Oxford 2006 (rec.
Sheila Murnaghan, BMCR 2007.07.19) e Lorna Hardwick, Christopher Stray
(edd.), A Companion to Classical Receptions, Oxford 2008 (rec. John
Henderson, BMCR 2008.08.38).

2.   Johann Christian Bach (Mannheim 1773), Pasquale Anfossi (Venezia
1774) e Michele Mortellari (Torino 1778).

3.   A p. 235 "Thomas Coutier" va corretto in "Thomas Couture". Per
quanto riguarda i registi, a p. 241 "Fracassi" e non "Fracasi"; a pp.
243 e 250: "Blasetti" e non "Blassetti".

4.   Anche per questo aspetto era opportuno citare il bel saggio di
Kurt W. Forster, "L'ordine dorico come diapason dell'architettura
moderna", in I Greci. Storia cultura arte societa\. I. Noi e i Greci, a
cura di S. Settis, Torino 1996, pp. 665-706.

5.   Lo stesso saggio viene pubblicato dall'autrice, con lievissime
varianti, col titolo "L'Afrodite-ninfa di Mantova", in La scultura
romana dell'Italia settentrionale. Quarant'anni dopo la mostra di
Bologna (Atti  del convegno internazionale, Pavia 2005), a cura di F.
Slavazzi e S. Maggi, Firenze 2008, pp. 195-206; cfr, anche L. Giordani,
M. Oddone, Studio archeometrico del marmo usato per la statua
dell'Afrodite velata conservata al Palazzo Ducale di Mantova, ivi, pp.
207-210. Alla bibliografia citata a p. 337, nota 31, va aggiunto:
Antiquarie prospettiche romane, a cura di Giovanni Agosti e Dante
Isella, Parma 2004.

6.   Sul personaggio cfr. ora Wilhelm von Gloeden, fotografie: nudi,
paesaggi, scene di genere, ed. Italo Zannier, Firenze 2008.

7.   Su questo tema si veda ora Cristina Maritano, "'In altaria
vertuntur arae'. Sul reimpiego dell'antico negli altari cristiani
dall'eta\ medievale al Cinquecento", in Prospettiva, 126-127 (2007),
pp. 46-55.

8.   Alla bibliografia citata va aggiunto Silvia Urbini, "Il mito di
Cleopatra. Motivi ed esiti della sua rinnovata fortuna fra Rinascimento
e Barocco", in Xenia antiqua, II (1993), pp. 181 e sgg.

9.   Poteva essere utile anche un rimando a Linda Selmin, "L'americana
scalza. Un inedito di Aby Warburg su Isadora Duncan
(http://www.engramma.it/engramma_v4/warburg/fittizia1/34/duncan.html)
", in Engramma, 34 (giugno-luglio 2004). Oltre alla bibliografia
indicata, sulle danze antiche va citata ora Maria Luisa Catoni, La
comunicazione non verbale nella Grecia antica, Torino 2008.

10.   Si puo\ senz'altro consigliare il ricorso alla sezione "Peitho e
Mnemosyne" (e al relativo archivio) della rivista online Engramma
(http://www.engramma.it) .
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