BMCR 2009.03.49, John G. Zumbrunnen, Silence and Democracy: Athenian

Bryn Mawr Reviews <[email protected]> Wed, 25 Mar 2009 08:59:22 -0400 (EDT)
Newsgroups gmane.education.publications.bryn-mawr-classical-review
Message-ID <[email protected]>
John G. Zumbrunnen, Silence and Democracy: Athenian Politics in
Thucydides' History.  University Park, Pa.:  Pennsylvania State
University Press, 2008.  Pp. viii, 200.  ISBN 9780271033570.  $45.00.


Reviewed by Giuseppe Squillace, Universita\ degli Studi della Calabria,
Rende, Italia ([email protected])
Word count:  1253 words
-------------------------------
To read a print-formatted version of this review, see
http://ccat.sas.upenn.edu/bmcr/2009/2009-03-49.html
To comment on this review, see
http://www.bmcreview.org/2009/03/20090349.html
-------------------------------

Lo studio di John G. Zumbrunnen prende in considerazione l'opera di
Tucidide cercando di cogliervi alcuni tratti caratteriali della
democrazia ateniese negli anni della guerra del Peloponneso. In
particolare Zumbrunnen tenta di definire quanto peso avessero avuto
figure forti come Pericle, Cleone e Alcibiade sull'opinione pubblica e
quanto avessero influenzato le decisioni dell'assemblea popolare
ateniese.

Nelle pagine di Tucidide percio\ lo studioso va alla ricerca delle
situazioni nelle quali, meglio che in altre, gli oratori di turno
avrebbero potuto ridurre il popolo al silenzio accettando passivamente
le loro proposte. Il silenzio appunto, un tema alquanto spinoso specie
per il mondo antico per il quale le fonti di informazione sono nella
maggior parte dei casi lacunose e incomplete e inducono lo storico,
piu\ che per altri settori e altre epoche, a fare uso di tutti i
materiali e di tutte le informazioni disponibili (fonti letterarie,
fonti epigrafiche, archeologiche, numismatiche).

Che l'impostazione del lavoro non sia certamente di taglio
storico-filologico quanto di scienza della politica lo fa intendere con
chiarezza Zumbrunnen sia nell'introduzione, nella quale si richiama al
pensiero politico di Aristotele, prima, e della Arendt, poi, sia,
soprattutto, nella conclusione nella quale, invece, sulla scia di
storici, intellettuali e giornalisti di oggi, attualizza il racconto
tucidideo confrontando la spedizione in Sicilia con l'intervento
militare americano in Iraq.

Il volume si articola in sei capitoli aperti da una premessa e da
un'introduzione e seguiti da una sezione conclusiva, dalla
bibliografia, dall'indice di nomi, luoghi e cose notevoli. Non e\
affatto agevole riassumere i contenuti e le principali argomentazione
del volume di Zumbrunnen dal momento che l' autore non apre e chiude i
temi affrontati nei singoli capitoli ma li sviluppa in diverse parti di
ciascuno di essi richiamandoli costantemente nel corso dello studio.
Per sommi capi si puo\ dire che nel primo capitolo Zumbrunnen affronta
l'insurrezione verificatesi a Corcira alla vigilia del conflitto
peloponnesiaco; nel secondo il dibattito sviluppatosi ad Atene e
scandito dai discorsi di Cleone e Diodoto in relazione alla decisione
da prendere verso la citta\ di Mitilene; nel terzo riflette piu\ in
generale sui discorsi dei diversi oratori ad Atene nel corso della
guerra e sul loro peso nelle decisioni del popolo; nel quarto capitolo,
partendo dal ruolo di Pericle e dalla sua indubbia capacita\ di
influenzare il popolo, traccia un confronto tra lo stesso Pericle e
Alcibiade e tra Pericle e Cleone e Diodoto interrogandosi su quanto
questi ultimi avrebbero recuperato dall'insegnamento del loro
predecessore e sulla loro capacita\ di rendere in qualche modo silente
il popolo; nel quinto affronta il rapporto tra il popolo ateniese e la
giustizia, soffermandosi sul difficile nesso tra rispetto della
giustizia e consolidamento dell'impero; nel sesto e ultimo si interroga
sulla sorte della citta\ alleata Platea lasciata dal popolo ateniese al
saccheggio e alle atrocita\ degli Spartani.

Selezionando alcuni momenti della guerra del Peloponneso ricordati da
Tucidide l'autore cerca di rispondere ai seguenti quesiti che
costituiscono poi il filo conduttore della sua ricerca: in che
occasione il popolo ateniese rimase silente? E che peso ebbero nella
determinazione di questa presunta passivita\ le argomentazioni dei
politici?

Pur avendo operato una selezione dei temi, precisato in partenza il
taglio piu\ politico che storico della sua ricerca (si giustifica cosi\
anche la stringata bibliografia citata e l'assenza in essa di tante
opere di argomento piu\ strettamente storico e filologico esistenti su
Tucidide), rilevato nella sua introduzione (p. 18) i pericoli di un
tale approccio che potrebbero portare a dare ai silenzi di Tucidide un
significato assai piu\ pregnante di quanto in effetti non abbiano,
tuttavia Zumbrunnen non si sottrae del tutto alle insidie di un tema,
il silenzio, che risulta tanto piu\ spinoso quanto piu\ se analizzato
in riferimento al mondo antico. Pur limitandosi a Tucidide ed evitando
accuratamente di estendere la ricerca al di la\ di questo autore, vale
a dire a quelle fonti che insieme allo storico ateniese fanno luce
sulla guerra del Peloponneso, le conclusioni di Zumbrunnen sul silenzio
del popolo ateniese in qualche modo determinato e / o favorito dalle
argomentazioni degli oratori di turno, da Pericle a Cleone, a Diodoto,
ad Alcibiade, si scontrano con l'intensa attivita\ legislativa del
popolo ateniese su diverse e complesse questioni attestata dalla
parallela documentazione epigrafica. Alla luce di cio\ la mancanza di
dati in Tucidide sul popolo e sulla sua azione legislativa non va vista
come attestazione di effettivo silenzio e inattivita\, ma va legata
solamente al taglio che lo storico intese dare alla sua opera nella
quale, come ogni storico faceva, privilegio\ alcuni dati e ne
tralascio\ altri: oggettivamente sarebbe stato difficile anche per
Tucidide riportare tutto il dibattito, tutte le differenti affermazioni
che verosimilmente, come del resto avveniva in ogni assemblea,
dovettero levarsi in tante situazioni in relazione alla discussione sui
diversi problemi all'ordine del giorno.

C'e\ poi il problema relativo ai discorsi in Tucidide e, piu\ in
generale, in tutta la documentazione antica dopo Tucidide. E\ noto che
lo storico ateniese (ma anche, ad esempio, Arriano e Curzio Rufo per i
discorsi di Alessandro Magno) costruisce (come lui stesso precisa nei
primi capitoli della sua opera e come Zumbrunnen non manca di
sottolineare (p. 48)) i suoi logoi sulla base del verosimile servendosi
peraltro nella loro articolazione delle nuove tecniche dei discorsi
contrapposti o dissoi logoi che i sofisti avevano introdotto proprio
nel V secolo. Ad esempio, le argomentazioni contrapposte nei discorsi
di Cleone e Diodoto, pur rispecchiando verosimilmente quanto i due
oratori avevano effettivamente detto, tuttavia vanno considerati alla
luce di tale rielaborazione in chiave retorica operata dallo storico.
Coglie questa oggettiva difficolta\ lo stesso Zumbrunnen, in relazione
ai discorsi antitetici di Cleone e Diodoto pronunciati in relazione
all'atteggiamento ateniese verso Mitilene, ricordando (pp. 86-88) come
rimangano per alcuni versi oscure le argomentazioni retoriche usate dai
due oratori che riuscirono a persuadere il popolo nella sua decisione
finale.

Pur scritto in forma semplice e discorsiva e con un taglio editoriale
volto a favorire la lettura anche da parte di un pubblico di non
addetti ai lavori, lo studio di Zumbrunnen risulta non sempre facile da
seguire nelle sue diverse argomentazioni. Certamente la scelta di non
citare testi o termini greci se non in forma traslitterata, cosi\ come
di ridurre al minimo le note rispondono a questa finalita\ divulgativa
sempre piu\ diffusa anche nei lavori di argomento piu\ spiccatamente
classico. Tuttavia proprio la limitazione delle note finisce per
appesantire il testo nel quale Zumbrunnen e\ costretto sia a porre le
diverse argomentazioni degli studiosi citati, sia a richiamare
continuamente le parti del volume nelle quali gli argomenti sono stati
o saranno trattati in forma completa.

Le parti certamente piu\ originali dello studio sono legate
all'attualizzazione del testo di Tucidide. Nei capitoli introdottivi
della sua opera, Tucidide indica nella storia un possesso per
l'eternita\. A ragione Zumbrunnen riferisce questa lezione
all'attualita\ americana e mondiale richiamando le discussioni e i
discorsi pieni di retorica patriottica seguiti all'attentato dell'11
Settembre e rilevando come, anche in questo caso, la facolta\ di
critica del popolo americano fu tacitata dalle argomentazioni impiegate
nell'occasione che ebbero come immediata conseguenza l'intervento
militare prima in Afganistan, poi in Iraq. Come in Tucidide, dunque,
anche in vicende assai recenti la parola di pochi sarebbe riuscita a
influenzare il parere di molti. In questo caso al popolo ateniese si
sarebbe sostituito quello americano analogamente soggiogato dalle abili
argomentazioni degli oratori di turno: argomentazioni che portano a
ragione Zumbrunnen a recuperare dal passato e, piu\ in generale,
dall'opera di Tucidide un insegnamento per il presente tristemente
connotato, come nella meta\ del V secolo, da conflitti ricorrenti.