BMCR 2009.07.40: La Barbera on Chatfield, Cristoforo Landino: Poems. The I Tatti Renaissance library 35

Bryn Mawr Classical Review <[email protected]> Wed, 15 Jul 2009 10:00:06 -0400 (EDT)
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Mary P. Chatfield (trans.), Cristoforo Landino: Poems. The I Tatti
Renaissance library 35.  Cambridge, Mass./London:  Harvard University
Press, 2008.  Pp. xxv, 398.  ISBN 9780674031487.  $29.95.

Reviewed by Sandro La Barbera, Scuola Normale Superiore di Pisa
([email protected])
Word count:  6993 words
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Da molti anni la poesia latina di Cristoforo Landino (1424ca - 1498)
giaceva ormai nell'oblio di un'edizione non troppo fortunata, se anche
accorta e ricca come quella di Perosa; gli studi su Landino hanno
perlopiu\ riguardato il versante filosofico o erudito della sua
produzione, mentre su quello lirico si sono avventurati solo alcuni
illustri campioni. La pubblicazione di questo volume segna invece
l'inizio di una nuova stagione, che si spera piu\ florida, negli studi
sulla giovanile Xandra, raccolta di carmi latini (soprattutto elegiaci)
riuniti sotto il nome dell'amata compagna di una vicenda frastagliata
tra alti e bassi -- molto 'properziana', in questo senso --,
nell'appassionata ricerca di un mezzo letterario, di un latino che
potesse esprimere appieno la percezione 'umanistica' della passione
d'amore e della sua stessa storia come genere letterario. In verita\,
non sono solo i carmi Ad Xandram a penetrare nella silloge ma, con un
andamento talora simile a quello del Liber catulliano, anche battute
salaci, attacchi personali, lettere agli amici, professioni di spirito,
puntate di erudizione mitologica, preghiere e insomma ogni gesto
letterario che, pur nella ristrettezza del campionario metrico, si
trova comodamente arrangiato nel distico elegiaco (piu\ raramente il
nostro si cimenta con la strofe saffica, il falecio e l'esametro).

La lettura dell'opera e\ necessaria anzitutto per gli studiosi di
Landino, che vi ritrovano senz'altro la cultura molteplice e il brio
analitico cui poi e\ informata tutta la sua produzione; per gli
studiosi di letteratura umanistica -- tanto latina, quanto volgare --;
per gli studiosi di letteratura in genere, sia nell'ambito della storia
letteraria nazionale italiana, sia per l'interesse teorico offerto
dall'ampliamento del genere elegiaco verso il nuovo confine della
modernita\. L'opera di Landino e\ infine di grande interesse per gli
storici della tradizione manoscritta umanistica, dal momento che il
caso filologico offerto dai Carmina e\ da tempo tema di dibattito sui
metodi della disciplina, nonche/ un repertorio di vexatae quaestiones,
peraltro ancora in parte da affrontarsi. In quest'ultimo ambito, sara\
utile ricordare che ci e\ pervenuta la piu\ antica redazione del primo
libro della Xandra, e che le modifiche occorse nell'ultimazione del
nuovo libro (e della raccolta) sono molto indicative sulla maturazione,
da un lato, dello stile e del lessico poetico di Landino, e dall'altro
lato illustrano le dinamiche della diffusione delle opere e dei loro
aggiornamenti.

L'edizione di Perosa e\ appunto alla base del testo di Mary P.
Chatfield (d'ora in poi C.), che lo adotta e lo traduce nel consueto
sistema dei volumi della Renaissance Library dei Tatti, edizioni con
testo a fronte e traduzione, preceduti da un'introduzione generale e
seguiti da un commento essenziale, qui entrambi a cura della stessa
traduttrice. Tengo subito a ricordare che lo scopo della collana e\
'semplicemente' quello di salvare i piu\ importanti o interessanti
testi dell'Umanesimo latino e renderli facilmente accessibili al
pubblico contemporaneo, spesso impedito dal difficile riperimento di
edizioni antiche o dall'assenza di commenti integrali ("un'Atlantide
sprofondata tra i classici e le letterature nazionali in volgare",
secondo la definizione di James Hankins, direttore della serie). Di
conseguenza, in molti casi, si e\ scelto di adottare senza troppe
riserve le edizioni difficilmente reperibili di cui si parlava,
trasportandone pero\ mende e difetti. Se da un lato questo e\
comprensibile, mi convinco tuttavia che, trattandosi in larga parte di
testi di fattura elaborata e facendosi dei volumi dei Tatti l'unico
mezzo per accedervi, una revisione testuale accurata e fondata su un
riesame della tradizione debba diventare uno standard di questa collana
peraltro infinitamente meritoria. Meritoria e\ gia\ quindi di per se/
questa 'riedizione' tradotta e annotata del Landino, ma soffre del
generale vizio editoriale di cui abbiamo appena detto: nel pieno
rispetto del lavoro svolto, di se/guito indico delle mende che in
un'auspicabile seconda edizione potrebbero volersi eliminare.

Oltre i rilievi di natura testuale, naturalmente si vorranno anche e
soprattutto esaminare l'introduzione, la traduzione e il commento: ogni
parte e\ affrontata in una sezione separata.

SISTEMA CITAZIONI

Prima di passare ad altro, e\ bene avvertire sul modo in cui i carmi
vengono citati. Nell'edizione di Perosa (e negli studi che ne mutuano
il sistema) il sistema delle citazioni interne ai vari carmi risultava
appesantito, nel caso della Xandra, dalla doppia cifra romana maiuscola
per il numero del libro e del carme; la formula "forma antiquior" o
"prima redazione" per l'originario primo libro della Xandra non aveva
un'abbreviazione fissa; per i testi al di fuori della Xandra, il comodo
"Var." per le poesie miscellanee e il molto meno agevole numero di
pagina e rigo per gli altri testi.

Il criterio della C. e\ leggermente diverso. Una legenda in calce
all'introduzione (n. 3, p. xxiii) spiega il sistema dei riferimenti
alle varie sezioni del corpus: i soli numeri arabi fanno riferimento
alla Xandra (numero del libro, della poesia ed eventualmente del verso
o dei versi); i numeri arabi preceduti da "er" (cioe\ "earlier
redaction", in tondo e senza spaziatura prima del numero) per la prima
redazione; il perosiano "Var" (senza punto abbreviativo e spaziatura
prima del numero) per i Miscellaneous poems (dove forse "misc." sarebbe
stato piu\ comprensibile ai lettori della traduzione). Pur
conformandomi qui all'uso della C., trovo che, per future edizioni
delle opere, sia bene pensare a una diversa e piu\ leggibile maniera
per segnalare la prima redazione (qualcosa come '1a' o simili). Quanto
ai testi non poetici, l'unico qui riportato, ossia la Lettera di
Presentazione a Bernardo Bembo, e\ segnalato come Appendix.

INTRODUZIONE

La Introduction della C. (xiii-xxv) sintetizza la posizione generale di
Landino nel contesto fiorentino in cui opero\ come insegnante di
letteratura e come letterato, riassumendo i principali fatti della sua
vita e della sua carriera, gli appoggi e le alleanze, le amicizie dotte
e la produzione letteraria. In quest'ultimo ambito, si nota l'assenza
di riferimenti al De anima e al De vera nobilitate. Passando piu\
specificamente alla Xandra (pp. xvii ss.), dopo un generale
avvertimento sull'edizione di Perosa e il suo ordinamento, viene dato
un quadro comprensibile della cronologia delle redazioni, delle
datazioni possibili e dello sviluppo della materia poetica nei tre
libri (piu\ uno) della Xandra, nonche/ sul gruppo dei varia su Bernardo
Bembo e la sua passione per Ginevra de' Benci.

Avremmo gradito trovare un giudizio piu\ articolato sullo stile e
l'evoluzione del latino poetico di Landino, cosi\ come una noterella
metrica avrebbe senz'altro arricchito la percezione della progressiva
maturazione e del generale usus di uno tra i piu\ abili poeti
neolatini, per non parlare poi di un breve riepilogo della tradizione
manoscritta; tuttavia non rientrano questi tra gli interessi precipui
della collana, meno specialistica di quanto simili considerazioni la
renderebbero.

TESTO

La questione del testo e\ a mio parere la piu\ importante, pur
riconoscendo che abbiamo di fronte una 'traduzione annotata' e non una
vera e propria edizione critica. Discuto prima le innovazioni
dichiarate dalla C. nella Note on the Text. Di se/guito, poi, alcuni
casi dove l'intervento era necessario e doveroso in una nuova edizione
'di fatto' (se non 'intenzionale') quanto pure vicina la si volesse a
Perosa. Escludo invece alcuni casi (soprattutto tra i Varia) tali da
richiedere interventi piu\ specifici e discussioni piu\ lunghe in altra
sede: mi limito qui a proporre i meno estesi o discutibili. Ometto
anche di evidenziare tutti gli errori nella punteggiatura, gia\
segnalati (anche se in minima parte) da Terzaghi, ammessi da Perosa e
ben riconoscibili ad ogni lettore. D'ora in poi, salvo dove
diversamente segnalato, ci si riferira\ sempre con "Terzaghi" a
Terzaghi 1939 e con "Perosa" a Perosa ed.

Delle 17 emendazioni della C., 6 sono sicuramente da accettare e,
alcune gia\ avanzate da Terzaghi, perlopiu\ di carattere formale: 1.8.6
Spirituamque (contro Sprituamque di Perosa), 2.5.51 immitis (immits),
2.25.28 paenula (penula), 3.4.59 subibo (subido), er1.41.6 nunc (munc),
Var8.49 decoris (decori); una settima che senz'altro si puo\ accettare
e\ quella a 3.4.113 nostrae, frater, persolvimus (nostrae frater
persolvimus), che pero\ cambia soltanto la punteggiatura di Perosa,
gia\ in piu\ punti emendata da Terzaghi, e soprattutto ancora tutta da
cambiarsi nell'estensione dell'intero corpus: valeva la pena di
rinnovarla tutta o piuttosto lasciarla immutata e riservarne il
miglioramento al prossimo editore.

Le altre 11 emendazioni sono a mio parere da respingersi tutte;
parimenti, se valgono le critiche, saranno da respingersi le relative
traduzioni, che non elenco quindi nella successiva sezione, laddove
segnalo appunto gli errori nella traduzione. Questi i punti: 1.5.11
fatere contro fabere di Perosa: e\ contra metrum, e il testo di Perosa
-- con il futuro ben comprensibile, se anche non altrove attestato, di
for -- torna benissimo. 2.3.14 proveniet, semper ... velim? contro
proveniet? Semper ... velim? gia\ difeso da altri attacchi da Perosa
1940. 2.7.38 irrisos contro irrisae, stravolge il senso del distico:
Novi ego: poscentes semper lusistis amantes, | irrisae cupitis sponte
subire viros, da tradurre "Vi conosco bene io (o donne): raggirate
sempre gli innamorati che vi desiderano, ma vi sottomettete da voi agli
uomini quando siete disprezzate", in coerenza con il contesto. 2.23.29
= 3.5.45 Regias contro reginas: l'errore di Perosa sta nello stampare
con minuscola l'aggettivo Reginas, cioe\ "di Reggio", il senso che la
C. vorrebbe introdurre con la sua doppia emendazione, tuttavia non
richiesta ne/ migliorativa. 2.25.73 timidas (capras) contro tumidas,
dove il nesso con tumidas, che non e\ altrove attestato, e\ pure
comprensibilissimo: "le capre gonfie (di latte)" (cf. Calp. Sic. 5.33
tumidis papillis, detto di capellae). 3.1.3 nunc elegi tempus graviori
insurgere plectro contro nunc elegi tempus: graviori insurgite plectro:
la C. sostiene di seguire "some mss." dove e\ solo un ms. tra i piu\
recenti (R4 di Perosa) ad avere insurgere, evidentemente facilior (da\
maggiore continuita\ sintattica a un'espressione volutamente piu\
franta). 3.5.42 legibus; insultet contro legibus insultet, dove il
distico deve suonare Audendum propriis manibus patriaeque vetustis |
legibus insultet per sua castra Leo (mia la maiuscola, analogamente al
successivo Lupam): l'intervento non sembra sostanziale dove invece, se
legibus puo\ forse essere legato a insultet, rischia d'essere erroneo.
3.17.70 ipsa contro ipse, basata sulla lezione di due mss., stavolta
nominati, cioe\ V1 e V2; ma il primo errore e\ nei sigla (infatti
l'apparato di Perosa ha ipsa per V1 e V3), il secondo e\ nel fatto che
i due mss. sono in realta\ fratelli e valgono quindi per il singolo
comune subarchetipo, il terzo e\ nel senso. Il distico suona infatti:
At te nobilitas generoso pectore veris | laudibus a vulgo iam procul
ipse canit, dove la C. prende nobilitas come soggetto di canit, dovendo
quindi 'correggere' ipse in ipsa, con te riferito a Poggio, delle cui
opere si stanno qui tessendo le lodi; ma nobilitas e\ un vocativo,
mentre il soggetto di canit e\ ipse, cioe\ Poggio stesso: piu\
ampiamente s'intenda "ma te, o Nobilta\, egli canta con giusta lode in
quanto proveniente dalla grandezza dell'animo individuale (non
dall'antichita\ del lignaggio), distante dall'opinione comune", e il
riferimento e\ alla discussione del De vera nobilitate di Poggio (come
pure la nota di commento rileva). D'altronde l'editore e\, in casi come
questo, meno esposto del traduttore, la cui interpretazione e\ piu\
chiara e criticabile: l'editore puo\ invocare un'innocua svista
tipografica, ma edizioni future dovranno avere At te, Nobilitas,
generoso etc. Var11.3 celebrati scriba leonis contro celeber + leonis:
dall'apparato di Perosa ("v. lacuna corruptus") sembrerebbe di capire
che sull'unico testimone manoscritto (siglato M4) ci sia una lacuna tra
celeber e leonis, cioe\ Perosa avrebbe mal segnalato (a quanto sembra
di poter dire senza controllare il codice) una lacuna, e non disperato
di emendare il tra\dito celeber avvertito cosi\ come erroneo. Di
conseguenza la congettura potrebbe essere non petita e in ogni caso non
rende piu\ leggibile il verso, che anzi s'appesantisce.

Questo per quanto riguarda le innovazioni segnalate dalla Note on the
Text. Per passare all'altra classe di errori, cioe\ quelli gia\
discussi in passato (da Terzaghi e Perosa in particolare), si vedano i
casi seguenti (selezione). 1.1.9 Qui per Quid (gia\ segnalata da
Terzaghi). 1.4.5 pectore per pectora. 1.24.57: questo e\ il caso
sintomatico di una troppo scarsa attenzione al testo: il verso suona
(presso la C. come del resto gia\ presso Perosa) Protinus tumuit dea
saeva suisque, ed e\ evidentemente monco, oltre a presentare un cretico
all'inizio del verso: pareva evidente cercare un coriambo dopo
Protinus; ma gia\ Terzaghi aveva segnalato la difficolta\, risolta da
Perosa 1940: per una svista tipografica, nell'edizione non compariva
l'invidia (tra Protinus e tumuit) tra\dito da tutti i codici. Anche in
assenza dell'ormai antico aggiustamento, in presenza di una Note to the
text disposta ad accogliere congetture, era almeno il caso di
congetturare (tanto piu\ se poi la traduzione suona "The savage goddess
swelled with rage"). 1.26.2 nigri per nigris (come nel caso precedente,
l'errore e\ gia\ in Perosa ma non sembra essere stato segnalato).
2.4.41 Quando gravis cuiquam, quando non cuncta modeste ... visa est?
va forse corretto con modesta (la traduzione sottintende questa
emendazione); il successivo v. 46 va concluso, come gia\ Terzaghi
suggeriva, con un punto esclamativo e non interrogativo. 2.12.34s.
vale! | Atque vale va mutato per riavere il catulliano vale atque vale
(gia\ Terzaghi). 2.15.3 Philippo va quasi sicuramente emendato in
Philippus. 2.18.1 Nescio quid maius nostro, crudelis, amori | ...
poscere ... queas va senza dubbio emendato, con amore di Terzaghi: il
punto e\ stato tra i piu\ dibattuti, ma non si puo\ difendere il testo
tra\dito dicendo con Perosa che e\ un "costrutto all'italiana", dove al
limite e\ l'italiano del copista a giocare uno scherzo all'ottimo
latino di Landino (in ogni caso la traduzione della C. e\ errata:
"greater than my love" presuppone comunque un ablativo, rompendo pero\
il costrutto di posco). 2.26.71 manca una sillaba lunga dopo nimis, che
propongo di correggere con l'inserzione di ah: His ego, Xandra, tuos,
nimis ah crudelis, amores con stilema altrove presente in Landino.
3.3.121 pedibus illa suis haeret tamen usque, nec ima e\ contra metrum
(ne/ Landino e\ tacciabile di simili erroracci): probabilmente bastera\
trasporre pedibus dopo haeret. 3.4.59 forti e\ errato, come gia\
segnalava Terzaghi 1930, e difeso da Perosa 1940 fu giustamente
ricondannato da Terzaghi 1940, cui Perosa 1941 pote/ opporre solo
flebili obiezioni; non saprei pero\ quale congettura adottare; a 62
mollitiae per mollitia (anche in Perosa); a 83 miseroque patri non da\
senso, e Terzaghi proponeva l'accettabile miserere patris (la difesa di
Perosa stava nell'asserire che abbiamo a che fare con "poesia di
secondo ordine"!). A 3.7.66 mi pare vada scritto Castaliae e non
Castalii. 3.16.25 ad Sanum per ad sanum: "(riportare) alla giusta
misura" (Terzaghi), non "Siena's" etc. 3.17.3 Thetis per Tethys (gia\
Terzaghi); a 12s. ricorre "onore", ma nel latino si ha prima honos e
poi honor: sara\ il caso di uniformarli (probabilmente su honor); a 52
Bellorophontei per Bellerophontei. 3.18.78 tollerare per tolerare:
potrebbe riguardarsi come semplice refuso, ma questa grafia altera la
metrica, divenendo quindi un errore testuale (gia\ in Perosa). Var4.32
ambrosios per ambrosias (gia\ Terzaghi). Var7.28 dissolvisse per
dissoluisse. Ometto i molti interventi necessari sugli spuri Carmina
super quaedam aenigmata che concludono (tra i Dubia) la raccolta;
rimando a Grant 1955 per alcuni interventi gia\ realizzati, e ad
un'altra occasione per alcuni nuovi; si vedano qui pero\ le annotazioni
nelle sezioni TRADUZIONE e COMMENTO. Quanto all'Appendix con la Lettera
di Presentazione a Bernardo Bembo (edita da Perosa, pp. 190s.), penso
si possa proporre perstringator per perstrigator a r. 11
(nell'edizione; qui invece manca la numerazione, che sarebbe stata
invece utile).

PRIMA REDAZIONE

Per rappresentare la situazione di Lu., cioe\ del codice lucchese che
da solo trasmette la forma piu\ antica del primo libro della Xandra, la
C. segue Perosa, isola cioe\ in una sezione B, dopo la A che contiene i
tre libri della versione 'definitiva' della Xandra, tutta la libri
primi forma antiquior. In molti casi, Landino ha mantenuto
integralmente dei carmi piu\ antichi nella nuova redazione, e in questi
casi basta il rinvio all'identica elegia contenuta nello stadio piu\
recente del primo libro; tuttavia ci sono dei casi in cui, se il grosso
dell'elegia e\ preservato, nella versione originaria esistono delle
differenze, non solo in termini di varianti (pure importantissime) che
qua e la\ mutano una paroletta in un'altra isometrica, ma anche nel
senso che versi presenti nella forma piu\ antica non sono stati
inseriti nella nuova redazione, cosicche/ il carme piu\ antico risulta
piu\ lungo di quello piu\ recente. Per tutti questi casi si sarebbe
forse gradita -- in mancanza di altre possibilita\ che per esempio un
apparato critico avrebbe concesso -- una tabella che, oltre
eventualmente a segnalare le varianti testuali piu\ 'piccole' (ma
sempre notevolissime e indicative dello sviluppo del lessico poetico di
Landino), segnalasse soprattutto l'antica presenza di questi gruppi di
versi poi rifiutati. Inoltre, nei non pochi casi di rititolatura (e in
particolare in quelli dove veniva cambiato il destinatario, per es. la
er5, inizialmente destinata Ad Bernardum e poi, nella nuova redazione,
Ad Bartholomaeum Opiscum Scalam), sarebbe stato utile confermare al
lettore che i punti sensibili dell'elegia -- per esempio i vocativi
nelle allocuzioni al destinatario originario (nel nostro esempio,
Bernarde) -- vengono mutati (nel nostro esempio, mi Scala).

Bisogna pero\ ammettere che, data la natura della collana, era
difficile rendere perfettamente i connotati di questa difficolta\
precisamente testuale, e che la difficolta\ si avverte pure
nell'edizione di Perosa, dove l'apparato secondario (un apparato piu\
alto, incluso tra il testo e l'apparato vero e proprio, ovviamente solo
nel primo libro) non basta a soddisfare l'esigenza di un rapido accesso
alle varianti tra la prima e la seconda redazione, che pure restano
argomento a se/ trattabile e ancora non completamente sviluppato. La
'tabella' che invocavo sopra poteva essere una soluzione; ma la
soluzione migliore sarebbe che la collana ampliasse la propria portata
e si vestisse di maggiore precisione specialistica, includendo
strumenti tipografici atti a illustrare i 'casi filologici' quasi
sempre inauditi e intricati che proprio la letteratura di cui la
collana si occupa non manca quasi mai di offrire.

I casi di cui si parla sono, in breve, i seguenti (indico il numero
dell'elegia omettendo la notazione er): 5 (gia\ esaminato sopra), 6
(quattro versi in piu\ nella prima redazione), 18 (due versi in piu\),
37 (Ad Iohannem Antonium reintitolata Ad Bartholomaeum Opiscum Scalam,
con le conseguenti varianti), 46 (Ad Leandram diventa Ad Ginevram, con
le solite varianti), 49 (qui e\ la prima redazione a essere piu\ breve
-- e\ lunga due soli versi -- rispetto alla nuova), 51 (i vv. 31-44
sono interamente modificati), 52 (quattro versi in piu\ dopo il v. 14 e
vv. 18-22 interamente diversi nella prima redazione), 53 (la prima
redazione non ha i vv. 2-10 della seconda, e il v. 11 e\ molto
diverso). In un caso c'e\ anche un errore: la 17 non e\ "untitled in
the earlier redaction" ma il ms. ha una lacuna dopo Ad (come lo stesso
testo latino lascia intuire).

Ad ogni modo, nella forma antiquior sono presenti interi carmi poi non
trasportati nella nuova redazione. Questi vanno quindi qui riguardati,
come gia\ gli altri, sia da un punto di vista testuale che da quello
della traduzione, oltre che dell'ortografia e del commento: eventuali
commenti si troveranno percio\ nelle singole sezioni di questa
recensione.

TRADUZIONE

La resa e\ quasi sempre consona all'ispirazione del singolo carme, di
cui vengono ora imitati i guizzi salaci, ora il pianto elegiaco, ora
l'afflato civile, con movenze che, nel piacevole inglese della C.,
consentono anche al lettore inesperto del latino di intuire il tono
dell'originale. Parlando del rispetto dell'originale, pero\, e\ talora
fastidiosa la tendenza a 'tradurre' le perifrasi o gli aggettivi e
sostantivi dotti (geografici, patronimici etc.) con il nome
'comprensibile' di quell'eroe o quella divinita\: diventa piu\ una
parafrasi che una traduzione, e toglie molto del sapore che invece
informa una poesia volutamente dotta. Inoltre non si puo\ evitare di
constatare una moltitudine di fraintendimenti. Alcuni errori dipendono
dalla punteggiatura o altre caratteristiche del testo latino; ma sembra
il caso di segnalarli piuttosto qui che nella sezione relativa al
testo, per la maggiore portata che hanno nella traduzione. I corsivi
all'interno delle traduzioni sono miei.

1.1.3 "for, being shy and wisely insecure, it did not wish | its
awkward trifles to come out into the light" traduce namque pudens,
gnarusque sui sapienter ineptas | in lucem nugas noluit ire suas, dove
invece bisogna intendere gnarusque sui come a se/ stante, cosicche/
sapienter ("wisely") va piuttosto con noluit. 1.3.37 in libertas prima
refugit, prima significa "originaria" (non "my liberty first flee").
1.4 (titolo) omissione di "Opiscus" (anche a 1.23, 1.24). 1.6.18 ut
redeam lacrimis insidiosa tuis e\ da intendere come "insidiosa per via
delle tue lacrime" e non "how often ask, through your tears, you
scheming girl, that I return". 1.7.3s. sit satis ... ni cupiam non va
tradotto "it might be satisfactory ... if I wished to", ma nel modo
opposto "se solo non desiderassi"; 27ss. sanctumque furorem | inspira
ut vanos valeam enarrare labores, | ut nostris edocta malis ventura
iuventa | te ... Cupido ... fugiat, va inteso in questo senso:
"ispirami perche/ riesca a raccontare la vanita\ del mio travaglio,
perche/ i giovani che verranno, la posterita\, sappia sfuggirti, o
Cupido" non va assolutamente tradotto "inspire holy passion, that I may
say farewell to my tale of empty suffering, that, having learned my
lesson of woe, my remaining youth will flee from you". 1.9.5s. va
scritto hunc... vitate virum, licet ore rotundo | Chrysippi ritu
tristia verba cadant, senza i due punti dopo virum, che portano la C. a
tradurre "avoid this man: for, though smooth of tongue, words as gloomy
as Chrisippus' pour out of him", mentre licet congiunge cadant, e non
ore rotundo che ne e\ il complemento. 1.10.5s. nell'espressione tota
nullus in urbe | Bardorum quam tu bardior esse potest, credo che
Bardorum sia da prendere meglio come partitivo di nullus che come
specificazione di urbe, come invece la C. intende ("in this city of
fools"). 1.12 Esse tuum dicis quem dant unguenta colorem, | Alda. Quod
emisti, quis neget esse tuum? viene tradotto "You say your color is the
product of an ointment, Alda. Since you've bought it, who'll deny that
that color is yours?", ma il senso e\ invece l'esatto contrario: "Tu
dici che e\ il tuo colore naturale quello che invece ti rendono i
trucchi, Alda"; inoltre il Quod e\ pronome ("chi puo\ negare che sia
tuo cio\ che hai comprato?"). 1.18, l'epitaffio per il Bruni, comincia
con Hic cui frondenti nectuntur tempora lauro | ... Leonardus erat dove
la C. traduce "Here lies Leonardo...", ma credo che l'epigramma sia
concepito per essere collocato su un'effigie (vera o presunta), e che
quindi si debba tradurre "Questo era Leonardo...". 1.21.1s. va stampato
con questa punteggiatura: Ecce dies partus: properat Lucina. Puellae, |
casta, fave: partus advenit ecce dies! e tradotto di conseguenza.
1.22.25 e 28 mitigas e receptas sono indicativi e vanno tradotti come
tali, mentre la C. li rende all'imperativo ("soothe ... take"). 1.24.45
noscite e\ tradotto come indicativo, ma l'imperativo ha un suo senso
nel contesto. 1.26.21-25: e\ un lungo periodo che va tradotto "credi
che debba bastarmi se per una volta mi e\ riuscito con sforzo enorme di
sfiorarti" etc., mentre la C. divide il periodo in piu\ frasi
sconnesse. 1.29.7 properas e\ tradotto come un imperativo, ma
l'indicativo va mantenuto. 1.29.13s. nos procul a nostra ... puella |
cogimur insani discere iura fori significa "io sono costretto a
studiare diritto, lontano dalla mia ragazza" e non "my girl compels me
from afar ... to learn the laws" etc. 2.3.8 saepe e\ compreso
nell'ablativo assoluto navi labante, e "often" della traduzione non va
quindi legato a substineat. 2.4.23 tremendos sembra reggere Latio
Romaeque nel senso di "ostili a" con il dativo (forse non "leaders of
Rome and Latium"); poi a 25ss. Nam neque tam moveor ocellis ... quam
quod nec mores desunt in cuncta venusti, libera nec quicquid nosse
puella velit: va tradotto "non mi commuovo tanto per gli occhi, quanto
per il fatto che non e\ priva di maniere amabili in ogni movimento, e
non le manca niente che una fanciulla libera possa voler conoscere"; la
C. sembra fraintendere; anche subito dopo, 31s. sive iocos (sc. illam
videas tractantem) ... credas tunc Iulos illius ore loqui e\ tradotto
"you'd think that then the Iulii were speaking through her mouth" non
sembra avere senso (ne/ se ne fornisce spiegazione in commento): forse
pero\ bisogna prendere Iulos per Iulo (ed eventualmente anche
correggere la lezione) ed intendere "Demetra" per come e\ invocata nei
canti delle filatrici, forse presi per licenziosi (sed quos laudet
censura priorum), visto che nel distico prima era sempre una dea a
venire paragonata a Sandra (in quel caso Pallade, per i seria). 2.23.31
ludo (grandia proelia gracili versu) significa "canto, metto in versi"
non "I mock". 2.30.9s. Quid Mario Caesar deiecta trophaea reponis, | si
quod Sylla fuit, hoc sibi tempus erit? va meglio punteggiato con una
virgola dopo si, cosi\ da intendere "A che restituire, o Cesare, i
trofei di Mario gia\ abbattuti (= probabilmente le statue di Mario,
ripristinate nel 69 dopo l'abbattimento in eta\ sillana; la C. non
precisa nel commento), se poi quello che per loro era stato Silla (=
cioe\ un motivo di distruzione, di oblio) lo sara\ in ogni caso il
tempo (= che le mandera\ in oblio come Silla)"; la C. traduce invece
"If Sulla was something, will there come a time for him?". 3.1.10
crudeli proelia gesta manu potrebbe intendersi come "battaglie
combattute da un esercito crudele" piuttosto che "con mano crudele".
3.3.105s. va tradotto "a mala pena li (= gli edifici costruiti da
Cosimo) conterrebbero i confini una volta sacri a Giove Tarpeo con le
mura della rocca capitolina" e non "they (cioe\ gli edifici di Cosimo)
would circle the precincts sacred to Tarpeian Jove by the walls" etc.;
a 114 Marte e\ ablativo di mezzo (quindi non "the hard yoke of Mars").
3.4.131s. Aspicite, o cives, quicquid micat urbe decorum, | quae multis
annis aedificata nitet viene tradotto "Look, O citizens, at the glory
beaming on our city, | look at the buildings that shine now for many
years!" dove pero\ nitet e\ al singolare, e quae e\ dunque la urbs,
peraltro "costruita in molti anni". 3.5.9s. sed mea mens ... qui
caneret va inteso con mens vocativo. 3.6.39 vos aeterni mortali e
semine divi va tradotto "voi, deita\ immortali, da mortale semine
nati", il gioco e\ su aeterni/mortali, e si perde in "you, divine
beings, sprung from mortal seed". 3.6.61s. presenta un enorme
fraintendimento: il testo latino, nell'edizione fornita, ha Omnibus
imperii certatum viribus hic est, | cum populus nollet arcas habere
pares, e la C. traduce "Here there was a struggle with an empire's full
strength, though the People would not wish to equal it in wealth"; ma
questa traduzione presuppone arcas = acc. plur. di arca, generando un
monstrum sintattico e metrico (forse anche logico), dove invece bisogna
scrivere Arcas e intendere Arcas populus = Pisani (come a v.60
Parrhasiae urbis = Pisa, come giustamente il commento rileva); la nota
di commento e\ viziata a monte dall'interpretazione. A 74 il soggetto
di esse caput non e\ "she" ma il popolo di cui si e\ parlato nei vv.
precedenti. A 83 Florentine non e\ "Florence's" ma "o Fiorentino".
3.7.77s. virtutis amorem | quem sequitur vera nobilitate decus: non
"love of ... virtue, and the honor that comes from true nobility" ma
"l'amore della virtu\ cui tiene dietro la gloria per una nobilta\
vera". 3.7a.2 non est humanae noscere mentis opus e\ "non e\ proprio di
una mente umana comprendere etc.", e non "It is not needful for the
human mind to know" che presuppone invece il costrutto di opus est con
il dativo. 3.15.19s. egere ... cedere ha forse (come sostiene Perosa
1941) il secondo verbo come apposizione del primo, e in ogni caso il
costrutto non e\ quello presupposto da "forced to yield"; a 45
libertatis unica cura e\ "soltanto l'interesse della liberta\" e non "a
special care for liberty". 3.17.38 nec docto promptius ore loqui "ne/
parlare piu\ prontamente con voce dotta" e non "readier or more
learned". 3.18 il titolo latino e\ Eulogium in Cosmum puerum Magni
Cosmi nepotem, tradotto "Eulogy for the Boy Cosimo, Grandson of the
Great Cosimo", ma forse andava rispettato il nome storico del
personaggio elogiato, cioe\ Cosimino, reso con la perifrasi puer
Cosmus, antitetica a magnus Cosmus. 3.19.4 Xandram cuius tantum uror ab
igne, | quantum Sicaniis non furit Aetna iugis, cioe\ "Sandra dal cui
fuoco vengo riarso tanto, quanto neanche l'Etna sfavilla in Sicilia" e
non "as much as does raging Aetna" etc.; subito dopo a 5, gracili qui
canit alta pede e\ "che canta temi alti con metro esile (= elegia)" e
non "who writes in a high and slender meter". er9.4 spurcide, oltre a
essere ben poco classico, e\ anche un vocativo ("tu, zozzo") e non
avverbio ("obscenely"). er27.10 docte e\ vocativo e non avverbio
("learnedly"). er40.2 egregio polluit ingenio non e\ "polluted his
splendid talent" (dove peraltro avremmo avuto un accusativo) ma un raro
perfetto di polleo (cioe\ il contrario: "fu eccellente per altezza
d'ingegno". er42.3 ploret e\ congiuntivo ("dovrebbe compiangere" o
simili). Var1.68 iura umbris numquam (nun- cod.) diffugienda piis
significa "giudizi che le anime pie non devono rifuggire" e non
"judgments which even pious shades never may escape". Var2.34 vix inopi
e\ legato a milite, quindi "con l'esercito appena in grado di" e non
"him ... scarce able to ... his soldiers destitute". Var6.21 vincitur
tradotto con "is won" fa pensare a un equivoco (in realta\ e\ da
vincio); 27s. animo, non corpore formam | optandam e\ forse "bellezza
da cercare con l'animo, cioe\ con i mezzi dell'animo, e non con il
corpo" piuttosto che "beauty of soul, not body". Var8.65 Semeleius non
e\ affatto "Semele", ma "il figlio di Semele", cioe\ Bacco (come in
Hor. carm. 1.17.22).

Ultimo e\ il caso dei non landiniani Carmina super quaedam aenigmata
che si trovano alla fine del corpus, gia\ stampati da Perosa come
Dubia, qui raccolti (insieme alla Ad Ugolinum Verinum) come Doubtfully
Ascribed Poems, ma sicuramente da rigettare. Rinviando ad altra sede,
anche in questo caso (come nella sezione TESTO), ogni discussione piu\
approfondita, vorrei pero\ segnalare che le traduzioni sono fuorvianti,
nella misura in cui, una volta nota la risposta agli indovinelli
(alcuni dei quali furono gia\ risolti da Grant 1955), e\ evidente che
il testo latino ha un senso diverso da quello che la traduzione invece
presuppone: per es. al v. 2 dell'aenigma A, sidus in aere fragro e\
tradotto "I stink in air", ma bisognava correggere in flagro (gia\
Grant) e tradurre "in quanto stella brillo nel cielo"; oppure al v.1
dell'aen. B, Quinque placent ori presuppone la soluzione "dapes",
quindi "Cinque (= parola di cinque lettere) piacciono alla bocca", e
non "Five are pleasing in appearance" (l'indovinello continua per
sottrazione di lettere: apes, pes, es = aes: v. Grant).

COMMENTO

Il commento e\ cosi\ strutturato: tutti i carmi sono segnalati e d'essi
si precisa sempre il metro; se il testo o la sua interpretazione lo
richiedono, solo allora una nota viene inserita con il numero di verso
a cui si riferisce; per alcuni carmi, un cappello introduttivo da\
informazioni generali sui personaggi, i luoghi, gli eventi o il
contesto culturale a cui bisogna guardare per comprendere l'intero
carme. Per quanto riguarda l'ampiezza dei commenti, si puo\ dire in
generale che le note sono sufficienti per una comprensione immediata
dei problemi e del contesto, dove chiaramente un volume come questo non
mira ad esaurire l'analisi di una poesia complessa come quella di
Landino, spessissima nell'accumulo di suggestioni classiche e
tardoantiche (quando non anche medievali o coeve) e concepita in un
momento storico-culturale pregno di idee ed eventi epocali. Ogni tanto
le piu\ evidenti riprese dai classici vengono segnalate; vengono anche
offerti (cosi\ come da parte della letteratura critica) alcuni
paralleli con Dante, Petrarca e Boccaccio; per alcuni personaggi citati
nei carmi, essi stessi autori neolatini o volgari, sarebbe stato utile
indicare le edizioni e gli studi di riferimento piu\ moderni; i
contributi originali sono comprensibilmente limitati ad alcune
notazioni erudite, che sarebbero pero\ parse talora piu\ forti quando
fossero state indicate le fonti; altrove, pero\, le fonti sono ben
segnalate. Comunque il giudizio puo\ essere perlopiu\ positivo, salvo
che per alcune negligenze o inesattezze che segnalo qui di se/guito
(secondo il numero di carme e verso a cui si riferiscono le note
discusse).

1.8: nessuna notizia sull'Alfonso cui e\ dedicata l'elegia. 1.19.14:
non viene spiegato il senso di lactea gemma. 2.2.5s.: non credo che rex
Peliacus possa in alcun modo riferirsi a Chirone. 2.5.39s.: Quid
Venerem matrem, quid te Neptune, quid illum | nunc referam, falsi quem
iuba texit equi?: secondo la C. la trasformazione in cavallo e\ quella
di Nettuno che rapisce Cerere; ma la transizione quid te Neptune, quid
illum fa pensare a un altra divinita\, probabilmente da identificarsi
in Crono, ai tempi in cui si muto\ in cavallo per unirsi a Filira,
procreando Chirone. 2.6.8: qui denas vix cecinisset oves, mentre si
parla di Virgilio, allude con evidente ironia alle dieci ecloghe: era
senz'altro il caso di rilevarlo. 2.13: e\ un epigramma De Bindo lusco,
e nel commento la C. si chiede come mai, a v. 2, ci sia il vocativo
Marce, e non Binde, considerando anche che 2.19 e 2.24 invece compare
questo vocativo in epigrammi similmente intitolati: ma probabilmente si
puo\ rispondere che il personaggio dovesse essere un Marco di Bindo o
Marco Bindi, e che non ci sia quindi un errore di tradizione. 3.4:
avrebbe potuto dare piu\ informazioni sul fratello (scarse notizie a p.
xxi). 3.4.99: Averno non e\ "the three-headed dog that guarded the
entrance to Hades": le fauces sono semplicemente l'ingresso e l'intero
emistichio e\ tolto da Verg. Aen. 6.201 dove e\ indubbio che non si
tratti di Cerbero. 3.5: nessuna notizia storica sulla "Aragonese War"
che e\ l'argomento dell'elegia; qualche riferimento invece nel cappello
a 3.6. 3.7.9: il mons Aonius non e\ l'Olimpo, ma l'Elicona! 3.12: a
proposito delle Bis quinas Sibyllas avrebbe forse dovuto spiegare il
numero e l'identita\ delle Sibille, possibilmente ignoti al lettore
meno esperto. Nella traduzione del titolo, tra l'altro, inserisce
Cumaean, ma il latino ha De Sibylla e un solo ms. (che innova senza
dubbio) aggiunge Cumana: invece sta al lettore stabilire di quale
Sibilla si tratti; al limite, come si diceva, lo si puo\ guidare nella
nota di commento. er13: non sono sicuro che Gnognia, ipocorismo di
Antonia, abbia a che fare con "vergogna". er16: non si dice niente sul
significato di questo epigramma, forse legato alla Gnognia cui e\
dedicato er15. er24.4: non spiega perche/ Philomena sia invocato come
nome per l'amante (la spiegazione e\ naturalmente etimologica e
costituisce la pointe dell'epigramma). Var8: ci si sarebbe aspettati un
riferimento al De vera nobilitate dello stesso Landino (dove invece
l'ed. Lentzen, p. 46, fa riferimento al nostro carme).

BIBLIOGRAFIA

La poesia latina del Landino non ha destato che poche ricerche, di cui
C. da\ conto nella Bibliography alla fine del volume (pp. 383s.). Vi si
ritrovano, tra i contributi specificamente landiniani che ci si aspetta
ragionevolmente di vedere citati, i lavori di Cardini, Charlet,
Kallendorf, La Penna, Lentzen, Tonelli.

Tra le edizioni ("Text") e\ citato il solo Perosa, mentre il Bandini
comincia la lista (alfabetica) degli "Studies"; la scelta puo\ essere
discutibile, per quanto Perosa sia in effetti la sola base editoriale
del volume. Sarebbe stato anche opportuno, credo, indicare le
principali edizioni delle altre opere di Landino, tanto piu\ se in
presenza di frequenti riferimenti ad altri testi di carattere generale,
citati magari in un solo caso all'interno delle note.

Tra le omissioni vorro\ solo additare quella degli 'scambi' tra Perosa
e Terzaghi cui gia\ si e\ fatto riferimento (sez. TESTO), e che si
conta oggi tra le pietre miliari degli studi di metodo nella
trattazione di testi umanistici (e di Landino in particolare, verrebbe
da aggiungere!). L'esito di questa omissione e\ tanto piu\ nefasto se
provoca la messa in circolazione di un testo che gia\ lo stesso Perosa,
anche se solo in parte e soltanto quasi per i compiti editoriali meno
pregnanti, aveva comunque rivisto sulla via di Terzaghi. Sarebbe
sembrato opportuno anche un riferimento ai contributi di Cardini (nel
Dizionario Critico della Letteratura Italiana) e Dionisotti
(nell'Enciclopedia Dantesca), cui spesso ci si rifa\ per cose
landiniane; tra la bibliografia piu\ recente, segnalo solo i
recentissimi contributi di Bausi (2001 e 2005).

ORTOGRAFIA

L'edizione di Perosa si conforma sostanzialmente alla norma ortografica
delle moderne edizioni di classici latini, attenendosi alle forme
aberranti tra\dite solo dove queste siano concordemente stabili nei
vari manoscritti. Non entrero\ nel merito di una questione irtissima di
dibattito nell'ambito delle edizioni umanistiche, ne/ mi addentro in
teorie che mirino a risolverla; semplicemente, segnalo i casi dove ogni
evidenza induce, per generico buon senso o per fiuto editoriale, a
mutare la grafia adottata da Perosa e trasferita qui per intero. In
questa scelta c'e\ anche dell'integralismo, perosiano questo, dove
monottongazione grafica dei dittonghi e simili 'errori medievali' --
onorati anche se in sede di edizione di mss. non autografi e non di
trascrizione di autografi -- vanno assolutamente corretti. Quando e\
possibile e vale la pena, indico anche altri luoghi nel corpus
landiniano dove i mss. hanno invece la grafia che un editore moderno
adotterebbe per un classico, cosicche/ si configura la possibilita\ di
'correggere Landino con Landino' (anche se, per l'appunto, parliamo pur
sempre di manoscritti non autografi e di copisti adusi a una grafia
medievale). Si vedano i seguenti casi (alcuni certamente contestabili a
seconda delle preferenze dell'editore, che pure deve esprimerle):
1.3.18 preire per praeire; 1.4 (titolo) Bartolomeum (Perosa
Bartholomeum) per Bartholomaeum (anche a 1.23, 1.24); 1.6.13 coeli per
caeli (questo il primo degli infiniti casi nel testo); 1.7.7 dii per
di; 1.20.4 relligiosa per religiosa (anche a 2.8.10); 1.23.12 adiicit
per adicit (con l'obiezione di Perosa 1941 che rileva la diffusione
della forma "fino all'Ottocento": tuttavia molte forme che giustamente
non sono state conservate nell'edizione, e che si trovano invece nei
mss., sono perdurate anch'esse fino a tempi recenti); 1.24.29 conjux
per coniunx (anche a 2.23.66); 1.24.7 Faesulis per Fesulis (che
peraltro va scandito come anapesto: la grafia deve correggersi;
l'errore e\ ripetuto a 1.24.55 e 114, 1.25.11; ma v. i casi di 2.6.23,
3.3.4, 3.7.95 etc., dove invece si ha Fesul-, che confortano
ulteriormente la correzione in quanto tra\diti); 2.5.29 caetera per
cetera (anche 2.9.13, 3.7.189); 2.7.12 exuperare per il preferibile
exsuperare (anche 3.3.60, 3.4.32 e 34, Var1.4, Var8.8), 30 jugo per
iugo; 2.18.8 nunquam per numquam (anche questo esteso su tutto il
testo); 2.30.26 relliquias per reliquias; 3.1.2 iocunda per iucunda
(anche a er.11.5; ma la lezione giusta e\ a 3.6.91); 3.3.128 ocia per
otia (la lezione giusta a 3.6.94); 3.4.10 sydere per sidere, 102
Echidnei per Echidnaei, 133 Pyerides per Pierides; 3.6.42 tolo per
tholo (difeso da Perosa 1941); 3.6.84 exolves per exsolves; 3.7.39 e 41
assunt per adsunt, a 102 humor per umor, a 110 Moeonia per Maeonia, a
133 moesta per maesta, a 160 Carule contro il Carole gia\ piu\ volte
incontrato (lo stesso vale per il titolo di 3.7a dove Caruli va
certamente emendato in Caroli); 3.9.1 Virgilium per Vergilium; 3.15.6
buccina per bucina; 3.16.57 conditionibus per condicionibus; 3.17.57
precipiti per praecipiti (la giusta grafia a 3.18.17), 125 commercia
per commertia; 3.18.66 Letheo per Lethaeo, 102 exurgat per exsurgat;
er12.2 licterulis per litterulis (anche a v. 6 lictera e v. 10
licterulas, er19.8 lictera; ma la giusta grafia nella lettera a Bembo
riportata qui in Appendice, e in Perosa a p. 191, r. 6); er14.8 ilico
per illico; er20.1 girum per gyrum; er25.4 assit per adsit; er26.6
Callimaco per Callimacho; er40.11 e 23 pellex per paelex; er48.19
Meduseo per Medusaeo; Var1.14 relligione per religione; Var.2.78
quatuor per quattuor; Var5.3 tetrum per taetrum (anche Var9.69), 25
assimilem per adsimilem; Var7.43 aspirate per adspirate; Var9.76
squallida per squalida; Var13.1 Haebreus per Hebraeus.

REFUSI

I refusi nel testo non landiniano sono pochi e perlopiu\ veniali: p.
xxiv (cit. da Cardini 1993) humanistico per umanistica, e humanismo per
umanesimo; 1.24.61 Castilian per Castalian; 1.24.83 he per He; 2.23.52
god's per gods'; 3.3.58 it per its; 3.8.7 Muses per Muse; 3.18.93 women
per woman.

L'unico refuso nel testo latino che si possa prendere come tale e non
come errore testuale (eventualmente mutuato dal testo gia\ erroneo di
Perosa) sembra essere a 2.17 (titolo latino) Ad Francia per Ad
Franciam.

Nel commento, sono curiosamente frequenti i refusi nell'indicazione
iniziale del metro dei carmi (al cui numero si fa qui riferimento):
1.13 hendcasyllabics per hendecasyllabics; dal commento al carme 2.1 in
poi si trova elegiac in luogo di elegiac distich, usato invece per
tutto il libro primo; ogni tanto il refuso elegaic (Var10, Var11,
Dub1.); 3.5 ha elegiacs; dal commento a er1 elegiac diventa elegiac
couplet, er9 ha elegiac couplets, er11 elegiac couples; da er12 si
ricomincia ad avere il solo elegiac.

Altri refusi nel commento: p. xxii elegaic per elegiac; 3.7.13 masculo
per mascula; 3.16.3 elegaics per elegiacs; er42 fiorention per
fiorentino.

Lavori citati:

Bausi 2001 = F. Bausi, Modi e forme della poesia umanistica (tra latino
e volgare), in Atti del Convegno dell'ADI, Lecce-Otranto, settembre
1999, 2 voll., Galatina, 2001, vol. 1, pp. 89-96.

Bausi 2005 = F. Bausi, Due note petrarchesche, in P. Viti (cur.),
Letteratura, verita\ e vita. Studi in ricordo di Gorizio Viti, 2 voll.,
Roma, 2005, vol. 1, 85-95.

Grant 1955 = W. L. Grant, Cristoforo Landino and Richard of Segbrok,
"Phil. Quart." 34, 1955, 74-76.

Perosa ed. = Christophori Landini carmina omnia ex codicibus
manuscriptis primum edidit A. Perosa, Firenze, 1939.

Perosa 1940 = A. Perosa, Critica congetturale e testi umanistici,
"ASNP" 9 (ser. 2), 1940, 120-134 (rist. in Perosa 2000, 9-27).

Perosa 1941= A. Perosa, Miscellanea di filologia umanistica, IV, "La
rinascita" 4, 1941, 303-310 (rist. in Perosa 2000 29-35).

Perosa 2000 = A. Perosa, Scritti di filologia umanistica, 3 voll., cur.
P. Viti, Roma, 2000, vol. II: Quattrocento fiorentino.

Terzaghi 1939 = rec. a Perosa, "Leonardo" X, 7-8, 1939, 234-239.

Terzaghi 1940 = N. Terzaghi, Critica congetturale, anche se i testi
sieno umanistici, "ASNP" 9 (ser. 2), 1940, 210-216.