BMCR 2009.08.04: Squillace on Heckel, Alexander the Great: A New History

Bryn Mawr Classical Review <[email protected]> Tue, 4 Aug 2009 07:29:15 -0400 (EDT)
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Waldemar Heckel, Lawrence A. Tritle (ed.), Alexander the Great: A New
History.  Chichester/Malden, MA:  Wiley-Blackwell, 2009.  Pp. xix, 366;
2 p. of plates.  ISBN 9781405130820.  $45.00 (pb).

Reviewed by Giuseppe Squillace, Universita\ degli Studi della Calabria,
Rende, Italia ([email protected];
[email protected])
Word count:  2652 words
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Potrebbe sembrare una contraddizione di fondo se non addirittura una
provocazione un libro su Alessandro Magno accompagnato dal titolo: "A
New History", in considerazione, se non altro, della messe di studi sul
re macedone, che richiedono ormai apposite banche dati. Su Alessandro e
la Macedonia, sulla sua impresa, i rapporti con l'entourage, i
successori tutto parrebbe essere stato detto in studi monografici e / o
in articoli che, specialmente negli ultimi sessant'anni, hanno
esplorato in diverso modo tutti gli aspetti della vita e dell'impresa
del re macedone. Ne sono consci gli editori Waldemar Heckel e Lawrence
A. Tritle che, proprio in considerazione di questo rischio, hanno
ritenuto opportuno chiarire il significato del titolo nell'introduzione
al volume. La novita\, spiega Heckel (p. 1), e\ data soprattutto dalla
combinazione delle problematiche affrontate, che abbracciano le vicende
politiche, leggono l'impresa del re macedone dal punto di vista delle
fonti orientali, sondano i rapporti interpersonali tra Alessandro, la
madre e gli hetairoi, indagano la vita privata del sovrano. Dal canto
suo Tritle indica nel "New" la novita\ dell'approccio a problematiche
gia\ sondate, nonche/ la varieta\ delle tematiche affrontate nei
singoli contributi, che non mancano di indagare aspetti fino a qualche
decennio fa ritenuti marginali (pp. 2-6).

Nato sull'onda dell'impatto emotivo avuto dal film di Oliver Stone ma
anche dalla necessita\ di chiarire le tante inesattezze contenute nel
Kolossal, il volume raccoglie sedici contributi di studiosi da tutto il
mondo completati da una tabella cronologica, da una ricca bibliografia
complessiva, dagli indici.

Apre lo studio l'articolo di Michael Zahrnt con una indagine sulla
Macedonia prima di Filippo vista da una prospettiva nuova che capovolge
l'ottica tradizionale. Poteva dirsi in decadenza lo stato macedone
prima di Filippo? Questa la domanda alla quale lo studioso cerca di
rispondere, portando una serie di argomentazioni gia\ sviluppate in sue
precedenti ricerche. Anche se, come e\ ormai acclarato, l'impresa di
Alessandro non sarebbe stata possibile senza l'azione del padre,
tuttavia, spiega Zahrnt, Filippo non parti\ dal nulla. In altri
termini, lo stato che eredito\, pur in difficolta\, non era tuttavia in
decadenza. Peraltro, chiarisce lo studioso, sebbene minata da discordie
interne, la Macedonia, alla morte di Archelao nel 393, era stata ben
retta da Aminta III che, nel 370/369, aveva lasciato in eredita\ un
regno assai solido. Solo errori strategici e politici dei successori
determinarono per la Macedonia rovesci e umiliazioni, come la sconfitta
patita da Alessandro II nel 369 ad opera dei Tebani. Su questa
solidita\, rileva Zahrnt, Filippo avrebbe costruito il suo stato,
arrivando a progettare una spedizione contro i Persiani gia\ prima del
350, ipotesi questa che lo studioso sostiene con forza (pp. 23-25), ma
che comunque non trova unanime consenso nel mondo accademico, come egli
stesso evidenzia.

La spedizione antipersiana di Alessandro e\ indagata da Waldemar Heckel
nel primo due suoi lavori presenti nel volume. L'A. ne sottolinea non
solo le tappe salienti, ma anche il graduale cambiamento della politica
del sovrano macedone fin dal 334, allorche/, ottenuta la prima vittoria
contro i Persiani, fu costretto ad abbinare ai temi propagandistici
della vendetta e della democrazia (impiegati gia\ efficacemente nella
distruzione di Tebe), motivi che in qualche modo gli conciliassero
anche i vinti: da qui, sottolinea lo studioso, la crescente
orientalizzazione, fin dal 334, dei costumi di Alessandro capace di
evidenziare (ad esempio attraverso profezie) la legittimita\ del suo
potere in Asia e di accettare (gia\ in Licia nel 334) atti di
proskynesis.

Il tema della successione ad Alessandro e delle numerose lotte tra i
suoi generali e\ al centro del contributo di Patrick Wheatley. Lo
studioso suddivide in tre fasi le guerre: la prima (321-320 a.C.)
segnata dalla morte di Cratero e Perdicca e dal convegno di
Triparadiso; la seconda (317-315 a.C.) caratterizzata dalla morte di
Eumene e Olimpiade; la terza (312-311 a.C.) scandita dalla battaglia di
Gaza e dal ritorno di Seleuco a Babilonia. Ad esse si agganciano gli
eventi del 306-305 che, a seguito del pesante successo militare
ottenuto da Demetrio Poliorcete sulla flotta di Tolomeo a Salamina di
Cipro, portarono Antigono Monophthalmos e lo stesso Demetrio a
proclamarsi "basileis" di fatto evidenziando la legittimita\ del loro
potere come successori di Alessandro. Una scelta, fondata sul diritto
di lancia, che ebbe un effetto domino: a distanza di poco tempo gli
altri diadochi (ma anche il tiranno Agatocle in Sicilia) assunsero il
titolo di "basileis" di fatto portando alla formazione delle monarchie
ellenistiche.

Ancora Heckel, nel suo secondo lavoro presente nel volume, indaga i
rapporti tra Alessandro e le truppe. Partendo da un passo di Curzio
Rufo (III 6,18-20), nel quale si ricorda l'estremo rispetto dei soldati
verso il loro re, lo studioso prende in considerazione soprattutto gli
episodi nei quali il rapporto tra il sovrano e i suoi uomini sembro\
incrinarsi. In essi evidenzia non tanto veri e propri atti di
insubordinazione finalizzati ad eliminare Alessandro, quanto
avvenimenti sporadici determinati da motivi precisi: un atto di
negligenza costo\ la vita a Filota e Parmenione; una lite privata
porto\ alla morte di Clito; la colpa di complicita\ determino\ la
condanna di Callistene; un disagio delle truppe causato rispettivamente
dalla lunghezza della spedizione e dalle tendenze orientalizzanti del
re determinarono le insubordinazioni dell'Ifasi e di Opi.

Gregor Weber si sofferma sui rapporti tra Alessadro e la sua corte nel
corso della spedizione in Asia. Una corte, avverte lo studioso, non
solo itinerante per via dei continui spostamenti dei contingenti
militari, ma anche in evoluzione. Costituita all'inizio da nobili
macedoni (come Antipatro e Parmenione), essa si allargo\ inglobando via
via anche personaggi della nobilta\ persiana, alla quale Alessandro si
lego\ attraverso i matrimoni con Barsine, Rossane, Statira, Parysatis.
Cosi\, dal 335 al 323, la corte assunse sempre piu\ un aspetto
eterogeneo comprendendo al suo interno Macedoni e Orientali.

Elisabetta Poddighe affronta il tema relativo al rapporto tra
Alessandro e i Greci attraverso lo strumento istituzionale della Lega
di Corinto. Lo fa tenendo conto sia delle dinamiche politiche e
militari sia dei temi ideologici impiegati a scopo propagandistico da
Filippo prima, da Alessandro poi. La studiosa, evidenziando come la
Lega di Corinto avesse costituito per i due sovrani uno strumento di
controllo sul mondo greco, rileva l'uso continuativo a scopo
propagandistico dei temi della vendetta e della liberta\ che tanto
Filippo quanto Alessandro impiegarono in relazione alla spedizione
asiatica. Ne riscontra l'uso nella fine di Tebe nel 335, distrutta per
il suo passato filopersiano; nella liberazione dalle tirannidi
filopersiane delle poleis greche di Asia Minore dopo il successo del
Granico; nella lettera a Dario del 332; nel proclama di liberazione dei
Greci emesso all'indomani del successo definitivo sui Persiani a
Gaugamela nel 331; nella distruzione di Persepoli nel 330; nel decreto
sul rientro degli esuli emanato nel 324.

Ancora sul rapporto tra Alessandro e i Greci si sofferma Lawrence A.
Tritle, ma in relazione ad artisti, poeti, medici, ingegneri,
intellettuali in genere, che accompagnarono il re macedone in Asia. Di
essi l'A. non solo fornisce un elenco dettagliato (pp. 126; 130-136),
ma ne indica anche le funzioni. Ad esempio, artisti e atleti,
evidenzia, parteciparono all'impresa nella doppia veste di soldati e
professionisti rendendosi utili al re nelle campagne militari,
nell'allestimento di competizioni musicali ed agonistiche, in attivita\
politiche e diplomatiche. Una variegata tipologia di personaggi
gravitava cosi\ intorno ad Alessandro: dagli immancabili adulatori
(come Gorgo di Iaso), agli attori (come Aristocrito e Tessalo), agli
atleti (come Diossippo), ai medici (come Critobulo e Dracone).

Pierre Briant, nel primo dei suoi contributi presenti nel volume,
sposta l'attenzione sulla documentazione orientale relativa alla
spedizione di Alessandro, non tanto per destituire di credibilita\ la
documentazione greco-romana (comunque caratterizzata da una forte
connotazione ideologica che a volte distorce i dati), quanto per
integrarla, per una piu\ completa visione di insieme. A questo
proposito l'indagine dello studioso si sposta sull'organizzazione delle
province. L'Economico dello Pseudo Aristotele, ad esempio, integrato e
supportato da notizie provenienti da fonti orientali, evidenzia come
Alessandro avesse lasciato inalterata l'organizzazione delle province
persiane appoggiandosi su strutture organizzative preesistenti. Tutto
cio\ a conferma, rileva lo studioso, di come l'impero persiano,
contrariamente alla communis opinio, non fosse affatto in decadenza
all'epoca della spedizione di Alessandro e di come Dario III, lontano
dall'essere un re codardo e senza valore, avesse saputo reggerlo con
competenza.

Una storia della storiografia moderna e contemporanea relativa ad
Alessandro e all'impero persiano puo\ essere definito il secondo
contributo di Briant. Nel ripercorrerla lo studioso parte da Rollin
(1791) per arrivare a Droysen e Wilcken. Rilevando l'impostazione di
questi studi, evidenzia la dicotomia tra quanti considerarono l'impero
persiano ormai in decadenza nel IV secolo (Rollin), quanti, invece ne
misero in evidenza la solidita\ (Heeren), quanti, come Droysen, seguito
dal Wilcken, videro in Alessandro non solo un conquistatore ma anche un
"civilizzatore" capace di "modernizzare" l'impero persiano e di provare
ad unificare nel suo progetto tutto il mondo conosciuto. Una tesi,
quest'ultima, che, partendo dalla pregiudiziale decadenza dell'impero
achemenide, ha finito per imporsi largamente. Solo faticosamente,
rileva Briant, oggi e\ stata definitivamente accantonata a vantaggio di
uno studio piu\ equilibrato dell'azione di Alessandro fondato su una
documentazione tanto occidentale quanto orientale.

Fu Olimpiade una "madre terribile" e quale peso ebbe su Alessadro e le
sue scelte? Questo l'interrogativo che si pone Elizabeth Carney.
Sicuramente tra le mogli di Filippo Olimpiade fu quella piu\ potente.
Sebbene il matrimonio, come del resto gli altri sei contratti dal re
macedone nel corso del suo regno, fosse stato dettato da motivazioni di
ordine politico, tuttavia, rileva la Carney, tra Olimpiade e Filippo ci
furono sempre buone relazioni almeno fino al 336, anno nel quale il re
sposo\ la nobile macedone Cleopatra. Lo lasciano intendere lo scambio
di lettere, i regali che Filippo le faceva comprare ad Atene, ma anche
l'elevazione di una statua della principessa epirota all'interno del
Philippeion all'indomani della battaglia di Cheronea. Olimpiade,
conclude la Carney, appoggio\ e favori\ Alessandro nell'arco di tutta
la sua vita prima sostenendone la divinizzazione, poi, all'indomani
della morte, diventandone custode della memoria senza esitare a porsi
contro Antipatro e la sua famiglia. Una donna forte e lealmente legata
al figlio, "the only woman Alexander could trust".

Entra nelle dinamiche della vita privata di Alessandro Daniel Ogden
che, con questo e altri lavori, smantella i veli della censura che lo
studio di Tarn, ormai sessant'anni fa, aveva steso su una parte di
essa. Lo studioso ne ricompone criticamente l'intricata matassa di
relazioni, caratterizzate, come del resto gia\ per Filippo, da legami
di tipo eterosessuale con le donne persiane Barsine, Rossane, Statira,
Parysatis, e legami di tipo omosessuale con Efestione ma anche con
l'eunuco Bagoa, quest'ultimi non dettati da depravazione e vizio ma
liberamente consentiti dal contesto culturale dell'epoca.

Boris Dreyer indaga gli episodi della strateia nei quali e\ possibile
rintracciare la presenza di un culto di Alessandro. Oltre al notissimo
episodio di Siwah, oracolo presso il quale il re macedone fu indicato
come figlio di Zeus, l'A. si sofferma sugli onori che diverse citta\ di
Asia Minore tributarono al re macedone all'indomani della loro
liberazione dai Persiani nel 334. La Sibilla di Eritre, ad esempio,
gia\ nel 332 riconobbe in Alessandro il figlio di Zeus; gli abitanti di
Efeso indicarono in Alessandro un dio nel 334 all'indomani della loro
liberazione; Ilio denomino\ come Alexandris una delle sue tribu\.
Questi ed altri elementi (ad esempio l'onore di tredicesimo dio
concesso a Filippo ad Atene dopo Cheronea, cui si agganciano gli onori
da dio concessi ad Alessandro ed Efestione ad Atene nel 324), portano
lo studioso a concludere che non gia\ dopo il responso di Siwah e la
vittoria di Gaugamela, ma fin dall'avvio della spedizione e soprattutto
all'indomani del successo sul Granico Alessandro aspiro\ ad essere
equiparato ad un dio: anche in questo poteva giovarsi dell'esempio
paterno.

La persistenza del ricordo di Alessandro presso i suoi successori dopo
la sua morte e\ al centro del contributo di Alexander Meeus. A ragione
l'A. rileva come la memoria del sovrano diventi, anche nell'intricata
matassa delle guerre tra i Diadochi, un potente strumento di
legittimazione del potere. Non a caso ad essere conteso fu soprattutto
il corpo del sovrano che, alla fine, trovo\ la sua sede definitiva in
Egitto presso Tolomeo, "master of propaganda". Il ricordo di
Alessandro, rileva Meeus, continuo\ anche dopo il 306 e la nascita dei
regni ellenistici con i nuovi basileis pronti a perpetuare la memoria
del re macedone attraverso la moneta.

Diana Spencer analizza l'utilizzo della figura di Alessandro a Roma dal
periodo tardo repubblicano al periodo imperiale. L'autrice trova nella
tradizione diversi personaggi che, direttamente o attraverso gli
intellettuali che li sostenevano, trovarono nel re macedone un modello
di riferimento: da Crasso, a Cesare, a Pompeo, ma anche ad Antonio con
il quale, per via delle sue marcate tendenze orientalizzanti, della sua
equiparazione al dio Sole, del suo legame con Cleopatra, il paragone
con Alessandro assunse una connotazione negativa diventando emblema di
vizio e lascivia. Il paragone torno\ ad avere un valore positivo con
Augusto e Germanico, mentre assunse nuovamente colori foschi sotto
Caligola, Nerone e Domiziano che, nel richiamarsi ad Alessandro, fecero
assumere al re macedone i tratti del despota.

Oltre ad una immagine letteraria costruita dalle fonti, di Alessandro
rimane anche l'immagine iconografica. La recupera Catie Mihalopoulos
attraverso i tanti ritratti che diversi artisti crearono in epoche
differenti ispirandosi al re macedone: da quello di Lisippo, che del
giovane sovrano intese evidenziare soprattutto l'arete, l'ethos e il
pathos, a quello di Apelle che ritrasse Alessandro con i tratti dello
Zeus Keraunos.

Aperto, nell'introduzione, da un preciso riferimento al film
"Alexander" di Oliver Stone, il volume si chiude con il contributo di
Elizabeth Baynham che, richiamandosi ancora al Kolossal, pone in
parallelo le opere pittoriche di Charles Le Brun, realizzate in Francia
sotto il regno di Luigi XIV, al film girato di Stone. Se in entrambi i
lavori l'autrice nota inaccuratezze e imprecisioni storiche (nella
fattispecie nei vestiti, nelle location delle battaglie, nella
rappresentazione della vita sessuale del re macedone addirittura
censurata nel film di Stone) tuttavia, rileva, nell'opera di Le Brun
quste possono in qualche modo essere giustificate dalla necessita\
dell'artista di fare di Alessandro e della sua impresa uno strumento
per magnificare il Re Sole. Nonostante inesattezze e anacronismi
percio\ le opere di Brun sono ancora ricordate, a differenze del film
di Stone accompagnato dall'insuccesso e subito accantonato.

Tanti, dunque, i temi affrontati nel volume, tutti suscettibili di
ulteriori discussioni e gia\ oggetto di numerosi studi[[1]]: dal
problema del culto del sovrano, alle dinamiche della propaganda
macedone, all'importanza delle fonti orientali, alla vita privata di
Alessandro, al rapporto tra i il re, i Greci, il suo entourage, all'uso
strumentale del suo nome da parte dei diadochi, al ruolo di Olimpiade.
La contemporanea presenza di tante problematiche, costituisce il pregio
piu\ grande del volume, che certamente rida\ vigore agli studi e
riaccende il dibattito. Un merito, in questo senso, va riconosciuto
anche al film di Oliver Stone che, proprio attraverso le sue tante
imprecisioni e le sue censure, ha involontariamente stimolato il mondo
scientifico e dato nuova linfa agli studi su Alessandro Magno e la
Macedonia.

Indice del volume

Introduction (1-6)

M. Zahrt, The Macedonian Background (7-25)

W. Heckel, Alexander's Conquest of Asia (26-52)

P. Wheatley, The Diadochi or Successor of Alexander (53-68)

W. Heckel, A King and His Army (69-82)

G. Weber, The Court of Alexander the Great as Social System (83-98)

E. Poddighe, Alexander and the Greeks (99-120)

L.A. Trittle, Artists and Soldiers, Friends and Enemies (121-140)

P. Briant, The Empire of Darius III in Perspective (141-170)

P. Briant, Alexander and the Persian Empire, between "Decline" and
"Renovation" (171-188)

E.D. Carney, Alexander and his "Terrible Mother" (189-202)

D. Ogden, Alexander's Sex Life (203-217)

B. Dreyer, Heroes, Cults, and Divinity (218-234)

A. Meuss, Alexander's Image in the Age of Successors (235-250)

D. Spencer, Roman Alexanders. Epistemology and Identity (251-274)

C. Mikalopoulos, The Construction of a New Ideal. The Official
Portraiture of Alexander the Great (275-293)

E.J. Baynham, Power, Passion, and Patrons. Alexander, Charles Le Brun,
and Oliver Stone (294-310)

Bibliography (311-348)

Index (349-366)


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Notes:


1.   Per indicazioni si rimanda alle seguenti bibliografie online:
http://hum.ucalgary.ca/wheckel/alexande.htm
(http://hum.ucalgary.ca/wheckel/alexande.htm);
http://www.csun.edu/~hcfll004/alexbibl.html
(http://www.csun.edu/~hcfll004/alexbibl.html);
http://1stmuse.com/alex3/bibliography.html
(http://1stmuse.com/alex3/bibliography.html).