BMCR 2009.08.26: Pirovano on Ferna/ndez Delgado, Escuela y Literatura en la Grecia Antigua. Actas del Simposio Internacional Universidad de Salamanca 17-19 Noviembre de 2004. Collana Scientifica, 17. Studi Archeologici, Artistici, Filologici, Filosofici, Letterari e Storici

Bryn Mawr Classical Review <[email protected]> Tue, 11 Aug 2009 14:05:49 -0400 (EDT)
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Jose/ Ferna/ndez Delgado, Francisca Pordomingo, Antonio Stramaglia
(ed.), Escuela y Literatura en la Grecia Antigua. Actas del Simposio
Internacional Universidad de Salamanca 17-19 Noviembre de 2004. Collana
Scientifica, 17. Studi Archeologici, Artistici, Filologici, Filosofici,
Letterari e Storici.  Cassino:  Universita\ degli Studi di Cassino,
2007.  Pp. 750.  ISBN 978-88-8317-042-3.  EUR 58.00 (pb).

Reviewed by Luigi Pirovano, Universita\ degli Studi di Milano
([email protected])
Word count:  3780 words
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Table of Contents
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Il volume oggetto di questa recensione rappresenta il frutto delle
ricerche coordinate di un gruppo di studiosi di tre universita\
spagnole ed italiane (Salamanca, Extremadura e Cassino) e raccoglie gli
atti del Simposio Internazionale "Escuela y literatura en Grecia
Antigua", tenutosi a Salamanca tra il 17 e il 19 novembre del 2004.

Il volume si apre con due introduzioni: nell'avant-propos (pp. 7-9), P.
Odorico presenta le finalita\ e le attivita\ del "Laboratorium", un
consorzio di ricerca formato da professori e ricercatori di diverse
universita\ europee (Budapest, Cassino, Jannina, Paris-EHESS,
Salamanca), mentre J. A. Ferna/ndez Delgado (pp. 11-18) illustra la
storia e le finalita\ del progetto di ricerca, che ha trovato una prima
espressione negli interventi del Simposio. La consistenza del volume
(oltre 700 pagine) non consente di rendere conto in modo dettagliato di
ogni singolo contributo: per questa ragione ho scelto di procedere per
gruppi tematici, secondo una suddivisione che per forza di cose potra\
apparire schematica e arbitraria, riservando alla sezione conclusiva un
bilancio relativo agli elementi di novita\ e alle domande aperte che
emergono dalla lettura dei vari interventi.

Un primo gruppo di articoli ha come oggetto privilegiato di indagine i
cosiddetti progymnasmata (o esercizi preliminari), che vengono studiati
da differenti prospettive. Il contributo di J. A. Ferna/ndez Delgado
(pp. 273-306), dedicato all'influenza letteraria degli esercizi
preliminari, si configura come una sorta di introduzione complessiva a
questo specifico filone di ricerca: lo studioso si sofferma infatti ad
analizzare l'influenza dei progymnasmata nella letteratura profana (e
non solo scolastica) e, dopo aver ricostruito la funzione e le
caratteristiche di questi esercizi nel curriculum scolare antico,
descrive l'impiego letterario di alcuni di essi (synkrisis, ekphrasis,
ethopoiia e encomio). Proseguendo idealmente questo percorso, M. A.
Bellu (pp. 363-372) si propone di analizzare l'impiego letterario di un
singolo esercizio preliminare (la chreia) in una singola opera (i
Coniugalia praecepta di Plutarco), mettendo in luce come esso venga
spesso utilizzato dall'autore per introdurre o illustrare, in modo
grazioso o anche comico, i consigli ed i precetti indirizzati ai
giovani sposi. Alla fabula e\ invece dedicato il contributo di T.
Morgan (pp. 373-404), che si sforza di ricostruire il messaggio etico
che veniva veicolato attraverso l'insegnamento di questo specifico
esercizio. Dopo aver messo a confronto le tematiche e gli schemi
ricorrenti nelle raccolte attribuite a Babrio e Fedro, la studiosa
sottolinea la complessita\ connaturata a questo genere letterario:
complessita\ che, pur mettendo in crisi il concetto tradizionale di
paternita\ letteraria e rendendo di fatto la favola inadeguata ad
essere uno strumento educativo univoco e funzionale, non ha impedito
che essa divenisse un elemento di base del pensiero etico popolare.
All'encomio e\ dedicato l'articolo di F. Pordomingo (pp. 405-453), che
offre una presentazione sistematica delle fonti papiracee (fino al IV
sec. d.C.) che conservano testimonianze di questo esercizio. Il
materiale raccolto e descritto, quasi interamente adespoto, e\ assai
vario, in quanto comprende testi scritti da maestri e da alunni, in
poesia o in prosa, con riferimento a pressoche/ tutti i soggetti di
elogio previsti dai manuali (uomini, dei, citta\, animali, piante);
particolarmente interessanti mi sembrano i casi di P. Berol. 9772-3 e
P. Mil.Vogl. I 20, che sembrerebbero contenere del materiale "grezzo",
perlopiu\ letterario, raccolto per la realizzazione di esercizi
preliminari (tra cui l'autrice propone di individuare anche l'encomio).
L'intervento di M. Kraus (pp. 455-468) prende invece in considerazione
l'esercizio dell'etopea, soffermandosi ad analizzare uno strano
paradosso: per quale ragione sono cosi\ frequenti i casi di etopee
"femminili", laddove gli studenti di retorica erano quasi
esclusivamente maschi? Secondo l'autore, lo scopo degli antichi maestri
era quello di far esercitare i loro allievi nel trattamento di una
gamma di emozioni piu\ ampia rispetto a quella consentita dalle sole
etopee di personaggi maschili, evitando al contempo che essi
incorressero nel rischio dell'effeminatezza. Dell'etopea si occupa
anche A. Vicente Sa/nchez (pp. 469-483), che studia l'influsso della
precettistica retorica relativa a questo esercizio su due Epistole di
Claudio Eliano (5 e 9), con particolare riferimento alla presenza di
ethos e pathos. L. Migue/lez Cavero ha invece dedicato il proprio
intervento (pp. 497-509) alla Nyktomachia di Trifiodoro, che
rappresenta un caso di ekphrasis inserita in un poema dedicato alla
caduta di Troia (vv. 506-691). L'autrice cerca di mettere in mostra
come Trifiodoro, da un lato, segua fedelmente le indicazioni fornite
dai manuali progimnasmatici per l'esercizio dell'ekphrasis "mista",
mentre dall'altro utilizzi come punto di partenza il testo omerico, che
viene variato e modificato per la realizzazione di un nuovo testo
letterario, indipendente rispetto all'originale. In questo gruppo di
interventi possiamo far rientrare anche il contributo di M. Patillon
(pp. 511-521), che pure non limita il proprio campo di indagine ai soli
progymnasmata. L'autore si propone di ricostruire il rapporto tra
l'insegnamento retorico ed i modelli letterari: attraverso la lettura
parallela di tre opere di eta\ imperiale (i Progymnasmata di Elio
Teone, il De imitatione di Dionigi di Alicarnasso, il trattato sulle
"idee" di Ermogene di Tarso), egli sottolinea come il retore fosse
aperto alla lettura e alla conoscenza di tutte le opere letterarie,
anche quelle in versi, tanto da rendere priva di senso la distinzione
tra professore di retorica e insegnante di lettere. Il contributo di F.
Mestre (pp. 523-559) e\ diretto ad analizzare la presenza dei
progymnasmata nell'opera di Filostrato, attraverso tre differenti
prospettive di ricerca: (a) individuazione di possibili relazioni tra
il Gymnastikos di Filostrato ed il manuale progimnasmatico di Teone,
sulla base di alcuni (invero piuttosto generici) riscontri testuali;
(b) studio degli esempi di ekphrasis presenti nelle opere dell'autore
(Gymnastikos, Eikones, Heroikos), relativi soprattutto a quadri e
statue; (c) lettura del Gymnastikos come opera in qualche modo
scolastica, strettamente collegata alla prassi progimnasmatica.
All'analisi di una thesis di Basilio di Cesarea e\ dedicato quindi
l'articolo di M. A. Valde/s Garci/a (pp. 701-709): la studiosa offre
una lettura retorica della Homilia in Iulittam martyrem (PG 31,
237a-262a), mettendo in evidenza come Basilio, pur trattando un
argomento del tutto estraneo rispetto a quelli in voga nelle scuole, si
serva sapientemente delle prescrizioni previste nei manuali
progimnasmatici a proposito di questo esercizio. Ho lasciato per ultimo
l'articolo di J. Uren~a Bracero (pp. 645-689), in quanto qui non
vengono analizzati nello specifico dei singoli esercizi preliminari, ma
viene discussa l'autenticita\ dei 144 Progymnasmata attribuiti a
Libanio (28 dei quali sono pubblicati nel vol. VIII dell'edizione di
Foerster come genuini). Lo studioso nega decisamente la paternita\
libaniana di questi componimenti, sulla base di numerosi argomenti: (a)
gli esercizi sono stilisticamente lontani dalle caratteristiche
espressive del retore di Antiochia; (b) non sono mai menzionati da
Libanio e non sono presenti nei manoscritti piu\ antichi; (c) non
vengono mai citati esplicitamente nei riferimenti di Eunapio, Fozio e
della Suda alla sua produzione letteraria; (d) alcuni di questi
esercizi (6 dei 28 accettati da Foerster) rispettano la "legge di
Meyer", cosa che non succede mai nelle altre opere di Libanio. Sulla
base di queste premesse, Uren~a Bracero ritiene che i progymnasmata
attribuiti a Libanio (tutti, o almeno in buona parte) siano stati
composti in epoca bizantina e che, con il tempo, siano entrati a far
parte del corpus delle opere del retore di Antiochia, utilizzato come
vero e proprio "libro retorico". Si tratta di un'ipotesi plausibile,
ancorche/ non dimostrata con certezza: lo stesso Uren~a Bracero
conclude affermando la necessita\ di verificare questa possibilita\
alla luce di nuove analisi stilometriche e retoriche.

Un secondo gruppo di interventi ha come denominatore comune il ricorso
a testimonianze non "letterarie", soprattutto epigrafiche e papiracee,
ma anche archeologiche, per lo studio della storia dell'educazione nel
mondo greco. D. J. Thompson (pp. 121-140) si serve di alcuni papiri per
tentare di ricostruire, nei limiti del possibile, il programma
educativo e culturale dei Tolomei nell'Egitto ellenistico, mettendo in
particolare evidenza lo stretto rapporto che univa istruzione,
ellenizzazione e controllo del territorio egiziano. L. Del Corso (pp.
141-190) si sforza invece di ricostruire, attraverso un'analisi
puntuale delle iscrizioni relative alle pratiche educative, il nuovo
modo di intendere la scuola che differenzia l'eta\ ellenistica rispetto
alla Grecia delle poleis: mentre prima l'educazione era concepita come
un fatto esclusivamente privato, con il tempo si afferma l'idea che la
paideia debba essere in qualche modo riconnessa alla sfera pubblica,
dapprima nelle teorizzazioni dei filosofi (Platone, Aristotele), quindi
in una serie di interventi disomogenei e spesso precari, ma ben diffusi
(Mileto, Teo, Delfi, Pergamo, Egitto) e sempre piu\ elaborati, che
testimoniano un mutamento profondo all'interno del quadro culturale
greco. Il lavoro della Del Corso e\ idealmente continuato dall'articolo
di M. P. de Hoz (pp. 307-332), che si propone di ricostruire, sulle
base delle iscrizioni epigrafiche, il sistema scolastico di epoca
imperiale: qui le informazioni sull'istruzione elementare si fanno
assai rare, tanto da mettere in dubbio un interesse dello stato, mentre
abbondano le notizie a proposito dell'insegnamento retorico. Una
novita\ importante e\ costituita dall'istituzione delle cattedre
imperiali di retorica ad Atene e Roma, mentre l'interesse dello stato
nell'educazione superiore e\ testimoniato anche dai privilegi economici
concessi ai professori. Nel loro articolo, P. Swiggers e A. Wouters
(pp. 191-206) si sforzano invece di ricostruire, sulla scorta di
numerose testimonianze papiracee, le modalita\ concrete di insegnamento
del grammatiko/s all'interno della classe. Gli autori prendono le mosse
da una lettura di P.Berol. inv. 9917 (un papiro inedito del 300 d.C.
circa, che comprende, tra l'altro, una trattazione delle congiunzioni)
e, sulla base di un confronto con il manuale attribuito a Dionisio il
Trace, cercano di precisare le dinamiche concrete della didattica nelle
scuole grammaticali dell'antichita\. Alla presenza di Omero presso la
scuola greca e\ dedicato invece il lavoro di J. M. Di/az Lavado (pp.
207-224), che analizzando 153 esercizi con tematica omerica, suddivisi
in differenti tipologie (narrazioni, "catechismi", lessici e scholia
minora, parafrasi, hypotheseis, varia Homerica, etopee), mostra come
gli sforzi degli studenti antichi fossero concentrati su "una porcio/n
infima del texto home/rico" (soprattutto sull'Iliade e poco
sull'Odissea, prevalentemente sulla prima meta\ dei due poemi e di ogni
singolo canto, su temi e situazioni ben determinati). L. A. Guichard
(pp. 225-236) si sofferma sull'impiego didattico degli indovinelli,
analizzando alcuni esempi conservati in papiri e ostraka (P. Rein. II
84; O. Narm. I 128 [inv. 956]; P. Lond. Lit. 63; O.Edfou II 305; P.
Vindob. G 25733), dove essi vengono utilizzati come esercizi di
copiatura, dettato o pronuncia, ma servono anche a trasmettere una
conoscenza concreta. Ai Gymnasia ateniesi nel I secolo d.C. e\ dedicato
infine il lavoro di F. E. Brenk (pp. 333-347), che indaga -- anche
sulla base di testimonianze archeologiche -- sull'eventuale presenza di
biblioteche in queste strutture e sul ruolo da esse ricoperto nella
vita della citta\.

Un terzo gruppo di interventi ha come campo di indagine privilegiato
l'immagine della scuola e dell'educazione che si puo\ ricavare dalla
lettura di singoli autori o di singole opere. A. Blanchard (pp. 19-34)
si propone di ricostruire il ruolo dei valori di liberta\ ed
eguaglianza nelle pie\ces di Menandro e, sulla base di questa indagine,
offre l'immagine di un "poe\te de l'aristocratie, o du moins [...] peu
de/mocrate". Il contributo di A/. F. Ortola/ Guixot (pp. 67-81) e\
invece finalizzato ha ricostruire il ruolo dell'educazione dei giovani
nei frammenti del sofista Antifonte, completando le informazioni
fornite dalle testimonianze letterarie (Suda, Ermogene, Senofonte). Nel
suo contributo, A. Casanova (pp. 83-95) offre un'interessante
interpretazione a proposito del celebre agone delle Nuvole di
Aristofane: secondo la lettura proposta, Discorso Migliore e Discorso
peggiore sarebbero "due maschere prototipiche portate sulla scena dagli
abitanti del Pensatoio", che si propongono di convincere Fidippide
offrendo un'immagine caricaturale -- ma apparentemente veritiera -- del
modello educativo tradizionale. Un tentativo di ricostruzione delle
strategie comunicative ed argomentative di Protagora e dei sofisti e\
operata invece da L. Senzasono (pp. 97-106), che, sulla base di una
lettura del Protagora di Platone, cerca di dimostrare come, presso i
Sofisti, l'impiego del mito fosse funzionale alla comunicazione e
all'esposizione del logos. Al trattato De liberis educandis, di incerta
paternita\, e\ dedicato l'intervento di J. Pinheiro (pp. 349-362):
l'autore mette in evidenza il carattere eclettico di questo
trattatello, finalizzato alla creazione di un cittadino onesto e ben
integrato nella societa\, sottolineando come in esso l'etica, la
filosofia e la politica ricoprano un ruolo privilegiato, anche a
scapito della retorica. Alla concezione della scuola e dell'educazione
di Luciano e\ invece dedicato il lavoro di P. Go/mez (pp. 485-496):
analizzando l'idea di originalita\ e quella, complementare, di mimesis
espressa da Luciano, l'autrice mette in evidenza nello scrittore di
Samosata una forte tendenza a rivendicare il ruolo ed i valori
dell'istruzione tradizionale, contro le tendenze "deformanti" dei
sofisti a lui contemporanei. Della figura di Temistio si occupa infine
P. Volpe Cacciatore (pp. 691-700): attraverso una lettura delle
orazioni 21, 23, 24 e 34 e\ possibile ricavare la figura di un uomo in
cui "teoria e prassi, parola e pensiero, retorica e filosofia trovano
il loro equilibrio" (p. 698) e che rivendica la necessita\ di applicare
alla vita politica i valori e gli insegnamenti della paideia
tradizionale.

Il quarto e ultimo gruppo di articoli ha come interesse principale il
ruolo rivestito dall'insegnamento delle varie discipline (letterarie e
tecniche) nel curriculum scolastico antico. Nel suo contributo, R.
Nicolai (pp. 39-66) ricostruisce l'impiego delle opere storiografiche
nel sistema scolastico greco, dove la storia non assurse mai al ruolo
di vera e propria materia di insegnamento, ma rimase per cosi\ dire
"emarginata" e considerata alla stregua di un genere letterario come
gli altri. Cio\ e\ evidente soprattutto presso le scuole di retorica,
dove le opere storiche erano utilizzate per ricavare exempla da
utilizzare nelle orazioni. J. C. Iglesia Zoido (pp. 107-120) si propone
invece di giustificare la scarsa presenza dell'arringa militare, che
costituisce il discorso storico per eccellenza, nelle opere retoriche:
lo studioso delinea l'importanza di Tucidide nella creazione di un
modello di riferimento, fondato sulla commistione di piu\ generi
(epidittico, deliberativo) e dunque non del tutto adatto alle
teorizzazioni dei retori. Nel suo articolo, A/. L. Gallego Real (pp.
237-250) mette a fuoco il ruolo esercitato dai Phaenomena di Arato di
Soli nell'ambito delle scuole antiche, mettendo in evidenza il
"contagio retorico" che caratterizzo\ l'insegnamento scientifico
dell'astronomia. All'astronomia (unitamente alla geografia) e\ dedicato
anche l'intervento di J. L. Garci/a Alonso (pp. 711-726), che --
partendo da una lettura di Strabone -- ricostruisce tre livelli di
insegnamento per questa disciplina scientifica e propone di trovare nei
manuali tramandatici una conferma di questa tripartizione (elementare:
Arato; secondario: Gemino; superiore: Tolomeo). Alla figura
dell'architetto si e\ dedicata infine J. C. Capriglione (pp. 251-272).
Dopo aver evidenziato l'importanza (anche e soprattutto "politica") di
questa professione nel mondo antico, la studiosa si sforza di
ricostruire il percorso scolastico che consentiva di raggiungere lo
status di architetto: la conclusione (basata soprattutto su Vitruvio)
e\ che non esisteva una "scuola specifica", ma si arrivava ad essere
architetti attraverso una paideia onnicomprensiva.

Restano infine due contributi che, in virtu\ del loro carattere
particolare, non rientrano in nessuno dei gruppi fin qui analizzati. G.
Cavallo (pp. 557-576) si propone di delineare un'immagine del "lettore
comune" nel mondo greco-romano, vale a dire di quelle persone che si
accostavano alla letteratura solo per piacere personale, al di fuori di
ogni obbligo o impegno di carattere sociale. A tal fine, l'autore segue
percorsi diversi ma convergenti, delineando l'estrazione sociale (media
plebs, scuola del grammatico), le letture affrontate (libri di testo +
scritti di consumo che attraggono il lector gulosus) e la maniera di
leggere i testi (narrativa, testi paradossografici, difficolta\ con la
letteratura elevata) di questa particolare tipologia di lettori che,
pur priva di una "mentalita\ di conservazione", e\ stata comunque in
grado di imporre i suoi gusti alla produzione e alla circolazione di
testi. In un lungo contributo, infine, A. Stramaglia (pp. 577-643) si
occupa di delineare una sorta di "storia del fumetto" nel mondo
greco-latino, intendendo per "fumetto" tutti i documenti costruiti
sulla base di una "associazione diretta di un enunciato alla
rappresentazione grafica del personaggio (o al limite, dell'oggetto)
che s'immagina pronunciarlo" (p. 579): dopo aver proposto una rassegna
della documentazione a noi nota, a partire dalla ceramica greca del VI
secolo a.C. fino alle testimonianze del IV sec. d.C., l'autore si
sofferma sulla delicata questione relativa alla presenza di "libri a
fumetti" nel mondo antico. La conclusione pone in evidenza la piena
consapevolezza degli antichi a proposito delle potenzialita\ mediatiche
del fumetto, ipotizzando un suo possibile impiego scolastico.

Il volume si conclude con due indici: l'Indice dei materiali (pp.
729-746), dove troviamo un elenco complessivo delle fonti utilizzate
dai vari autori (suddivise in "iscrizioni"; "papiri ostraka e
tavolette"; "codici medievali") e l'Indice generale (pp. 747-750).
Considerando le dimensioni del volume e l'ampiezza degli argomenti
trattati, credo che la predisposizione di un indice degli autori
(antichi e moderni) avrebbe potuto essere di grande aiuto al lettore,
agevolando il confronto tra contributi e passi in qualche modo
paralleli. Si avverte anche la mancanza di un indice delle figure (che
rappresentano un complemento fondamentale degli articoli di Pordomingo
e Stramaglia). In linea generale, il volume appare comunque ben
curato[[1]] e pregevole dal punto di vista dell'impaginazione.

Nel complesso, il volume presenta la mescolanza e la varieta\ tipica di
tutti i libri miscellanei (e di tutti i convegni): brevi comunicazioni
accanto ad articoli di dimensioni piu\ consistenti, saggi di maestri
affermati e contributi di giovani ricercatori, analisi d'insieme e
proposte relative a problemi particolari, lavori pienamente
condivisibili ed altri piu\ discutibili. Mi sembra di poter dire che il
lavoro di e/quipe portato avanti da questo consorzio di ricerca, che
negli atti del Simposio ha trovato una prima concretizzazione, abbia
consentito di apportare importanti progressi alle nostre conoscenze
relative alla storia dell'educazione nel mondo greco, focalizzando al
contempo l'attenzione su alcune questioni che, per il momento, sono
destinate a rimanere aperte e che costituiscono il campo d'indagine per
future ricerche. Qui di seguito mi limito a segnalare solo alcuni
interrogativi o problemi che ritornano a vario titolo in numerosi
contributi:

- un primo punto di discussione riguarda la titolarita\
dell'insegnamento dei progymnasmata nella scuola greca. Mentre
Ferna/ndez Delgado (pp. 278-279), pur ammettendo possibili
differenziazioni nel tempo e nello spazio, sembrerebbe approvare la
validita\ della distinzione tradizionale, secondo cui questi esercizi
rientravano, in Grecia, nel campo di competenze dei retori, e nella
parte latina dell'Impero erano appannaggio dei grammatici, altri autori
(Bellu, p. 364 n. 8; Pordomingo, pp. 410-413 e 445; Uren~a Bracero, p.
655) mostrano di privilegiare l'ipotesi che, anche nel mondo greco, gli
esercizi preliminari piu\ semplici potessero essere affidati
all'insegnamento del grammatico;

- alcuni dubbi, anche sostanziali, avvolgono poi delle opere che
rivestono un ruolo importante nella tradizione retorica. Com'e\ noto,
M. Heath[[2]] ha recentemente proposto di collocare il manuale
progimnasmatico di Teone nel V secolo d.C., ma questa ipotesi non
sembra aver convinto Ferna/ndez Delgado (p. 277 n. 16), Pordomingo (p.
408) e Patillon (p. 512), che per contro ripropongono la datazione
tradizionale.[[3]] Si e\ anche visto come Uren~a Bracero metta in
discussione, nel suo contributo, l'autenticita\ dei Progymnasmata
attribuiti ad un altro autore importante come Libanio. E l'elenco
potrebbe continuare.

- Un altro interessante problema, anch'esso meritevole di ulteriori
approfondimenti, e\ quello relativo al rapporto che lega i
progymnasmata (e quindi, tutti gli esercizi retorici codificati) ai
loro modelli letterari. Numerosi esercizi preliminari derivano
chiaramente da forme letterarie di antica tradizione nella storia della
letteratura greca e quindi latina (Pordomingo p. 409); spesso pero\ si
tende a dimenticare che, soprattutto nel periodo tardoantico, si
assiste a volte ad un fenomeno che potremmo definire "inverso", ossia
alla letterarizzazione degli esercizi preliminari: non solo
progymnasmata che costituiscono i "building blocks" di opere letterarie
piu\ ampie, ma anche progymnasmata che divengono essi stessi
letteratura, assumendo spesso una veste poetica (Ferna/ndez Delgado, p.
286; Pordomingo, pp. 419-421).

L'interrogativo principale che scaturisce dalla lettura dei numerosi
contributi di questo volume consiste pero\ nel comprendere se e quanto
i risultati raggiunti siano in qualche modo applicabili anche al mondo
latino. Dobbiamo parlare di un'istruzione latina accanto a
un'istruzione greca, tenendo i due ambiti tendenzialmente separati,
oppure si puo\ pensare ad un sistema educativo greco-latino, fondato su
basi almeno in buona parte comuni?[[4]] L'impressione -- che emerge
anche da alcuni contributi presenti in questo volume -- e\ che, almeno
per quanto riguarda l'eta\ imperiale e gli insegnamenti di grammatica e
di retorica, esistesse una certa uniformita\ tra il sistema educativo
della parte greca e di quella latina, tanto che spesso ha piu\ senso
parlare di differenze da zona a zona, da citta\ a citta\, da scuola a
scuola (De Hoz p. 327; Brenk p. 336; Cavallo, pp. 561-562) che non di
una contrapposizione tra realta\ greca e realta\ latina. Per questa
ragione, l'utilizzo delle conoscenze acquisite sul versante greco, dove
il materiale e\ senza dubbio piu\ abbondante (grazie ai papiri, ma non
solo), puo\ rivelarsi di grande aiuto per leggere e interpretare i
testi latini; ma, ribaltando la prospettiva, anche i testi latini
possono a volte essere utili per comprendere piu\ in profondita\ le
fonti greche. Ad esempio Kraus (pp. 457-459), nella sua trattazione
relativa alle etopee con soggetto femminile, istituisce utili confronti
con Emporio, Isidoro, Agostino, Pseudo-Quintiliano ed Ennodio. Allo
stesso modo, Ferna/ndez Delgado (pp. 286-287) cita, a proposito dei
progymnasmata in versi, il caso di Quinto Sulpicio Massimo, e
probabilmente avrebbe potuto trarre giovamento anche da un confronto
con alcuni componimenti della Anthologia Latina o con alcune dictiones
di Ennodio. Credo che, in linea generale, si possa concordare con la
conclusione di Pordomingo (p. 445):


Nuestro fin ha sido constatar [...] la pra/ctica de los ejercicios de
composicio/n literaria y reto/rica en el Egipto greco-romano,
ejemplificando especialmente a partir del encomio; un tipo de
ensen~anza que en gran medida puede hacerse sin duda extensible, a
otras a/reas -- menos afortunadas en cuanto a conservacio/n de
testimonios -- del mundo griego para la e/poca heleni/stica o del mundo
griego-romano para la e/poca imperial.


Il volume qui recensito ha dunque l'indubbio merito di rispondere a
molte domande e, al contempo, di aprire nuovi e interessanti
interrogativi, mostrando come i tempi siano ormai maturi per procedere
ad un lavoro di sintesi e rendendo nuovamente attuali le parole con cui
si apriva la Histoire de l'e/ducation dans l'antiquite/ di H. I. Marrou
(1948), un punto di riferimento per quanto concerne lo studio
dell'educazione nel mondo antico, che inevitabilmente, a distanza di
sessant'anni, necessita di essere rivisto ed integrato alla luce delle
nuove -- e numerosissime -- acquisizioni:


M'excuserai-je, aupre\s du public savant, de consacrer une e/tude
d'ensemble a\ un sujet qui n'est plus neuf, sur lequel il existe une
bonne se/rie de livres solides, polis par un long usage? Mais ils
commencent a\ vieillir et disparaissent peu a\ peu sous la poussie\re
des travaux de de/tail et des trouvailles qui s'accumulent: il devient
ne/cessaire de proce/der a\ une revue ge/ne/rale et a\ une mise au
point qui inte\gre dans sa synthe\se l'apport re/el de ces
acquisitions.


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Notes:


1.   Segnalo alcuni errori di stampa, del tutto "fisiologici" in un
volume di queste dimensioni: p. 88: esal ta > esalta; p. 176: 98 > 98.;
p. 384: prater > praeter; (IV 12, 3.5). > (IV 12, 3.5), ; p. 446:
Salerno, 2005, pp. 34-60. >  Salerno, 2005. ; p. 475: compasifo/n >
compasio/n.; p. 708: Nicolis > Nicolai.

2.   M. Heath, Theon and the History of the Progymnasmata, "GRBS" 43
(2002-2003), pp. 129-160.

3.   Contro la datazione proposta da Heath, cfr. anche M. T. Luzzatto,
L'impiego della "chreia" filosofica nell'educazione antica, in M. S.
Funghi (a cura di), Aspetti di letteratura gnomica nel mondo antico II,
Firenze 2004, pp. 157-187.

4.   Naturalmente, non voglio qui mettere in discussione la scelta di
fondo del Convegno salmantino, dedicato a Escuela y literatura en
Grecia antigua: si tratta di un campo di indagine gia\ di per se/
talmente esteso da giustificare questa e ben piu\ rigide limitazioni.