[war] Iraq, abusi fratricidi

Gabriele Cristoforetti <gabri.cris-nc/[email protected]> Thu, 27 Jan 2005 00:41:54 +0100
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Abusi fratricidi

Per Hrw, dopo Abu Ghraib, gli abusi non sono terminati. Adesso li
compiono gli stessi iracheni


“Il governo iracheno ad interim non ha mantenuto la promessa di
rispettare i diritti umani fondamentali del proprio popolo”. Sarah
Leah Whitson, direttore esecutivo di Human Rights Watch,
l’organizzazione che si batte per la tutela dei diritti umani, ha
introdotto così un rapporto presentato lunedì 24 gennaio 2005 a New
York che accusa direttamente il governo Allawi di gravi abusi contro i
suoi stessi cittadini.

Il rapporto. Il documento di Hrw sottolinea in particolare, nelle sue
94 pagine, le responsabilità delle forze di sicurezza irachene.
Secondo l’associazione gli agenti abusano sistematicamente dei
prigionieri. Le accuse che Hrw muove al governo sono tante e gravi:
arresti illegittimi, torture, isolamento prolungato oltre misura e
detenzioni infinite per i prigionieri. Molti dei quali minorenni. A
tutti è comunque negato per giorni l’accesso al cibo e all’acqua e i
detenuti vengono ammassati in celle piccole e sovraffollate. Molto
comune l’utilizzo di elettrodi applicati ai genitali e ai lobi dei
prigionieri durante gli interrogatori. L’aspetto più inquietante è che
Hrw sottolinea come, secondo loro, questi non rappresenterebbero dei
casi limite, ma la assoluta normalità. La Whitson ha definito queste
pratiche “routine”. L’organizzazione ha intervistato, a partire dal
2003, 90 detenuti iracheni e ha accertato abusi su 72 di loro. “Ci
rendiamo conto che le forze dell’ordine irachene sono sottoposte a una
grande pressione, essendo obiettivo privilegiato dei ribelli”, dice la
Whitson, “ma nulla può giustificare un simile comportamento da parte
di un corpo di polizia ufficiale”.

Le responsabilità. Alle domande dei giornalisti presenti alla
conferenza stampa che chiedevano se gli iracheni sono da considerarsi
gli unici responsabili degli abusi sui prigionieri, la Whitson ha
risposto che “in nome della necessità di stabilizzare l’Iraq a tutti i
costi, le autorità e gli osservatori stranieri presenti nel Paese si
astengono dal controllare come dovrebbero il rispetto dei diritti
umani nelle carceri irachene. Al popolo iracheno è stato promesso un
futuro migliore dopo la caduta di Saddam, ma si continuano a
perpetrare gli stessi abusi del periodo precedente. Noi condanniamo
apertamente le violenze della guerriglia in Iraq, ma nessuno e per
nessuno motivo è autorizzato a calpestare i diritti umani degli
altri”. Molti detenuti hanno subito danni permanenti dalle torture
subite e Hrw chiede al governo iracheno di assumersi la responsabilità
del futuro di queste persone e chiede che sia garantita il più presto
possibile l’assistenza legale ai detenuti.
Conto alla rovescia. I fautori delle elezioni a tutti i costi
avrebbero volentieri fatto a meno di questa tegola, ma le operazioni
per la preparazione del regolare svolgimento delle elezioni previste
per domenica 30 gennaio 2005 continuano a ritmi serrati. “E’ un voto
prematuro, perché non darà a tutti gli iracheni la possibilità di
scegliere”, commentava ieri Ayad al-Samaray, il responsabile
dell’ufficio politico del Partito Islamico, “i sunniti boicotteranno
il voto e non ci saranno ripensamenti in questo senso”. La diplomazia
non è riuscita nell’intento d’isolare la guerriglia coinvolgendo nelle
elezioni i sunniti. Nei giorni scorsi il terrorista giordano
prometteva 4 autobombe per seggio e cecchini contro gli elettori per
il giorno del voto e la polizia irachena è sempre più sotto pressione
perché sa di essere il bersaglio più facile, visto e considerato che
in pattuglia per strada ci vanno loro mentre i militari stranieri
centellinano le uscite per ridurre al minimo le perdite. Di tutta
questa frustrazione, secondo Hrw, i poliziotti iracheni fanno pagare
il conto ai loro stessi fratelli.
Anche se sono solo dei bambini.

Fonte: PeaceReporter