[war] Johan Galtung: per la pace, dall'iraq alla palestina
gabri.cris-nc/[email protected] Wed, 23 Feb 2005 13:25:48 +0100
| Newsgroups | gmane.politics.activism.altrinformazione |
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PER LA PACE, DALL'IRAQ ALLA PALESTINA: 'ESCLUSIVA' DI JOHAN GALTUNG PER LA MISNA "Le guerre, purtroppo, non sono un fenomeno in diminuzione; le vedo anzi in continua crescita. La causa? Assenza della pratica della mediazione, del dialogo e di ricerca di una soluzione costruttiva". Johan Galtung, 73 anni, norvegese, da mezzo secolo studia metodi di risoluzione dei conflitti. "La guerra sta cambiando" dice alla MISNA in un'intervista esclusiva dalla Spagna, prima di un viaggio nella Repubblica Popolare Cinese. E aggiunge: "Non è vero, come sostiene qualcuno, che in molti Paesi siamo ormai di fronte a conflitti interni; assistiamo invece a interventi massicci dall?esterno con finanziamenti, appoggio politico, addestramento di soldati e fornitura di armi". L?Iraq ne è il caso più clamoroso, sottolinea Galtung, esprimendo un severo giudizio sul voto del 30 gennaio, che ha dato la vittoria agli sciiti: "È stato una farsa: gli osservatori elettorali stavano in Giordania e non conosciamo nemmeno il metodo di conteggio delle schede. Un voto artificiale in un Paese che qualcuno vuole artificiale". Il riferimento, nemmeno tanto velato, è alle forze di occupazione guidate dagli Stati Uniti. "Quando manca la capacità di dialogo, si utilizza un metodo che ormai è ben conosciuto, con richiami a coraggio, dedizione, partecipazione. Sfortunatamente lo abbiamo visto in Iraq da parte degli americani". Gli Usa ? incalza Galtung, professore di studi sulla pace presso l?università delle Hawaii, di Witten/Herdecke (Germania), di Tromsoe (Norvegia) e la ?European Peace University? ? "si oppongono ai tentativi di mediazione, perché si sentono chiamati da Dio. Non pretendono solo di avere il diritto ma anche il dovere di muovere guerra contro i loro nemici". Addirittura in nome di Dio? "Su questo punto occorre una distinzione tra le tre religioni monoteiste e le altre, come l?induismo in India o il confucianesimo in Cina, che nell?ultimo secolo non hanno prodotto conflitti come in Europa o in Medio Oriente. Invece tra cristiani, musulmani ed ebrei è prevalsa spesso la visione più dura della religione, che in molti casi ha provocato danni. Perché non prestare ascolto invece alle voci più moderate di queste tre grandi religioni?" dice ancora alla MISNA Galtung. Che prosegue con una provocazione: "Penso per esempio alla magnifica storia del lupo di Gubbio: San Francesco lo chiama ?fratello lupo?. Proviamo noi a dire: ?Fratello terrorista?. La conclusione geniale di San Francesco è spostare l?attenzione dall?assalto al villaggio, al lupo che ha fame. Penso anche al sufismo, la corrente dell?Islam che ha un approccio decisamente pacifista e molto saggio". Lo studioso norvegese ? premiato nel 1987 con il ?Nobel alternativo? Right Livelihood Award per il suo impegno nell'educazione alla pace ? condanna il metodo di "esportazione della democrazia" tanto caro al presidente Bush ma che, secondo un sondaggio compiuto in 9 Paesi e diffuso ieri, è rifiutato anche da molti cittadini statunitensi: "Se è vero che si può sempre imparare qualcosa dagli altri, non possiamo certo accettare l?impostazione scelta dagli americani. Prima del voto di gennaio, in Iraq sono state uccise almeno 125.000 persone dall?inizio dell?occupazione: gli Usa avevano sempre detto che per esportare il capitalismo non avrebbero usato gli stessi metodi della rivoluzione bolscevica del 1917 in Russia: in realta' si sono comportati peggio". Per Galtung esiste "una relazione organica tra mezzo e fine: quando si utilizza la violenza come strumento, essa diventa parte del fine". In altre parole ? spiega alla MISNA, che lo ha raggiunto telefonicamente in Spagna, prima di partire per una serie di conferenze in Cina e Messico ? "gli Usa si stanno scavando la propria tomba in Medio Oriente: promuovono falsa ?non-violenza? e presunte elezioni democratiche senza cogliere il movimento della società civile, che in questi Paesi, come l?Iraq, esiste. Anche se in forme diverse dalla nostra: in Occidente si esprime soprattutto attraverso le organizzazioni non governative (ong), là invece nei clan e nelle tribù, formazioni che noi abbiamo superato ma che in passato avevano importanza anche in altri contesti". "Invece di dare appoggio alle forze vive della società ? argomenta Galtung ? gli Usa hanno usato la forza. Per due motivi: il controllo delle risorse, cioè il petrolio iracheno, e la costruzione di basi militari". Sullo scenario mediorientale le previsioni del padre dei moderni studi di ?peace research? non sono ottimistiche: "In tutto il pianeta, oggi è questa l?area in cui si soffre di più la mancanza di pace. Guardando la mappa, ci si accorge che con prepotenza Washington vuole colmare un vuoto nella costruzione del suo impero. Tra Iraq e Israele c?è la Siria. Temo che gli Usa si preparino a una sorta di invasione, per creare continuità in Medio Oriente, usando anche il Libano. Sembra che l?attentato dei giorni scorsi in cui è morto l?ex-premier Rafik Hariri non abbia nulla a che fare con il governo di Damasco". Eppure il presidente George W. Bush anche ieri ha detto ? al vertice di Bruxelles con i Paesi dell?Alleanza Atlantica (Nato) ? che la pace in Medio Oriente è a portata di mano. "Non credo: gli Usa hanno semplicemente cambiato il mandato di Israele, che venne usato anni fa contro l?Iraq di Saddam Hussein. Ora non mi stupirei se si servissero di Tel Aviv contro l?Iran" dice ancora Galtung, che nel 1993 fondò l'organizzazione ?Transcend?, un network globale di studiosi e attivisti impegnati nell'analisi sul campo e nella ricerca di soluzioni di pace in vari punti caldi del pianeta. "Anche in America Latina percepisco una crescente forma di violenza diretta contro gli Stati Uniti, che potrebbero mandare un segnale forte cercando di assassinare il presidente venezuelano Hugo Chávez". Il quale al recente Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre è stato invece acclamato come possibile nuovo leader latino-americano. "È impossibile non avere un certo entusiasmo nei suoi confronti. Malgrado un po? di populismo e retorica, Chávez ha fatto gesti forti, come l?assunzione di ventimila medici cubani in Venezuela". Da una latitudine all?altra, lo studioso norvegese torna però al Medio Oriente. Al temine della conversazione con la MISNA, l?ultimo sguardo di Galtung sul mappamondo ?insanguinato? si posa sulla Terra Santa: "Tra Israele e Palestina per ora vedo solo una forma di armistizio. Per la pace mancano ancora tre requisiti: uno Stato palestinese secondo confini simili a quelli precedenti l?invasione israeliana del 1967, Gerusalemme Est capitale e il ritorno dei profughi palestinesi". Washington, invece, "sta aspettando che la gente si stanchi della violenza". Fonte: Misna