*[eco] Tutti pazzi per l'olio di Colza

gabri.cris-nc/[email protected] Wed, 16 Mar 2005 17:10:46 +0100
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Tutti pazzi per l'olio di Colza
A nord ormai è introvabile

di VALERIO GUALERZI

Se l'olio di ricino è stato il simbolo di un regime, un altro olio, quello
di colza, si candida ad essere l'emblema di una rivolta popolare. Non contro
un monopolio politico, ma contro un monopolio economico: quello delle grandi
compagnie petrolifere che impediscono la diffusione di carburanti alternativi,
più economici e più ecologici, come il biodiesel. 

Oggi sulle strade italiane fare un pieno di biodiesel, il carburante ricavato
dal trattamento degli scarti delle lavorazioni agricole di diverse colture
(la colza appunto, ma anche girasoli e barbabietole) è praticamente impossibile,
ma sempre più automobilisti hanno scoperto che per far funzionare le loro
macchine diesel va benissimo anche il comunissimo olio di colza, e persino
quello di semi vari. Il rifornimento non si fa più quindi al distributore,
ma al supermercato, dove basta comprare del banalissimo olio da frittura
a un prezzo che si aggira solitamente sui 65 centesimi al litro. Il tam
tam di quella che può sembrare l'ennesima leggenda metropolitana, ma non
lo è affatto, è partito dal nordest, dove sono più diffusi i discount della
Lidl, uno dei pochi supermercati che ha sui suoi scaffali l'olio di colza,
un prodotto che in cucina viene decisamente snobbato dagli esigenti consumatori
italiani. 

Non siamo ancora al boom, come ha sostenuto qualcuno, visto che dall'ufficio
acquisti della direzione generale della Lidl fanno sapere di non avere riscontrato
nessuna impennata particolare nelle vendite di olio di colza, ma anche parlare
di nicchia rischia di essere riduttivo. Per rendersi conto di quanto questa
alternativa stia appassionando gli italiani, stretti nella morsa dello smog
e del caro petrolio, basta digitare su Google le parole "olio di colza".
Il motore di ricerca vi svelerà un mondo di decine e decine di forum dove
gli automobilisti si scambiano consigli su come passare all'olio, dove trovarlo
e quanto pagarlo. Sul solo forum dell'autorevole "Quattroruote" i messaggi
arrivati sul tema dallo scorso settembre sono più di dodicimila. 

Le testimonianze sul fatto che il "trucco" funziona davvero sono tantissime
e del resto non c'è da meravigliarsi più di tanto visto che il primo motore
messo a punto da Rudolph Diesel nel 1893 andava proprio a olio di canapa
e cereali. Sulle accortezze da usare per fare il grande salto con le automobili
di oggi, i pareri però divergono ed è difficile capire chi ha ragione. C'è
chi lo consiglia in piccole o medie percentuali da aggiungere al diesel
normale, chi lo usa assoluto, ma solo con auto vecchie, chi sostiene che
assoluto va bene ma con i motori nuovi, chi suggerisce di cambiare la pompa
e prenderne una più resistente. E non manca chi si lamenta per il puzzo
di fritto e chi giura di camminare grazie all'olio esausto comprato a prezzi
stracciati da una rosticceria cinese che altrimenti dovrebbe pagare per
smaltirlo correttamente. 

Un dato però è certo: usare olio di colza acquistato al supermercato, in
qualsiasi quantità, è illegale perché chi lo fa froda il fisco. Il Testo
Unico del 1995 in materia di accise stabilisce infatti che qualsiasi prodotto
venga usato come carburante o come additivo deve essere soggetto a tassazione.


C'è da augurarsi quindi che gli italiani non diventino in massa evasori
fiscali, ma l'aver scoperto anche grazie all'informazione "dal basso" di
internet che i carburanti vegetali sono una realtà a portata di mano potrebbe
dare una scossa alla diffusione del biodiesel ufficiale, che rispetto all'olio
di colza oltre a essere in regola con la legge dà maggiori garanzie per
i motori grazie al processo di esterificazione che priva il carburante della
glicerina. I vantaggi per la collettività sarebbero enormi. 

Innanzitutto per l'ambiente e il portafoglio. Il biodiesel, una volta prodotto
su larga scala, avrebbe prezzi molto competitivi e riduce drasticamente
molte emissioni nocive: l'anidride carbonica responsabile dell'effetto serra
e le polveri sottili, gli idrocarburi policiclici aromatici e lo zolfo,
i nemici più temibili dell'aria delle nostre città. Inoltre, a differenza
del petrolio, l'Italia, per quanto in ritardo rispetto ad altri paesi europei,
potrebbe soddisfare in proprio buona parte delle sue necessità di biodiesel.
Un obiettivo auspicato dalla stessa Unione Europea che nella direttiva 30/2003
fissa per il 2010 in Italia un consumo di 800.000 tonnellate annue di biodiesel
in grado di garantire una sostituzione compresa tra il 2% e il 5,75% del
totale consumo di carburante con biocarburanti. 

Fonte: Repubblica