*[inf] Le avventure di Nemo, giornalista d'assalto

"Sara @Chiodofisso" <[email protected]> Sun, 27 Mar 2005 15:35:15 +0200
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Le Inchieste di Michele Straboni detto Nemo
Giornalista indipendente per pochi abbonati.

Il web mi ha salvato. Quando tutti i giornali hanno smesso di pubblicare i
miei servizi mi sono rintanato nel mio sito, ho costruito un'area riservata
e, grazie al Cielo, ho trovato millecinquecento pazzi disposti a darmi 27
euro perche' continuassi a scrivere.
E cosi' mi trovo alle due di mattina a seguire una ballerina di una
televisione locale, lungo un tunnel sotterraneo che parte da un'enoteca in
Trastevere di proprieta' di un ex militante di Lotta Continua passato come
tanti alla ristorazione.
Maledetti tutti i giornalisti che non si devono fare queste scarpinate
notturne tra catacombe e fognature e se ne stanno seduti alla scrivania ad
aspettare che le agenzie di stampa gli dicano cosa devono scrivere.
Intanto che camminiamo cerco di scambiare qualche parola con la ragazza.
"Ti ho vista in tv, balli molto bene..."
"Sei un'esteta che non guarda solo le gambe?" Ribatte lei ironica. 
"No, sei brava, lo penso veramente..."
"Lo so che non faccio un gran che. 
Ma anche io sono restata fregata come Di Stefano. Ero convinta che ce
l'avrebbe fatta ad avere la sua tv e io ero gia' in parola per condurre un
mio programma. Quando Mediaset mi ha proposto di mollarlo ho detto di no.
Cosi' adesso sono sulla lista nera. Ma non mi importa. Ho il mio programma
anche se e' solo su qualche tv locale. Meglio un ruolo pulito dentro Europa7
che diventare una star sulle televisioni dei pirati."
E' chiaro che e' diventata una militante infervorata della resistenza di
Europa7. 
Cerco di capire meglio: "Ma perche' Di Stefano non ha fatto la sua tv
nazionale?"
"Ma sei proprio disinformato! Europa7 aveva vinto la gara d'appalto indetta
dal governo D'Alema per le reti televisive nazionali. Di Stefano si era
presentato a sorpresa con tutte le carte in regola e aveva vinto le
frequenze. Invece Rete 4 era stata bocciata. Questo diceva la legge. Nel
giro di pochi mesi ci saremmo trovati a trasmettere sulle frequenze di Rete
4. E addirittura avremmo avuto due canali televisivi nazionali perche'
Europa7 aveva vinto la gara per DUE frequenze televisive. Cosi' ci siamo
preparati al grande balzo. Studi televisivi, troupe, programmi, assunzioni. 
Ma le frequenze non sono mai state date. Ci sono stati ricorsi al Tar, alla
Corte Costituzionale e a tutti i tribunali che il buon Dio ha mandato in
terra. Tutti i tribunali hanno dato ragione a Di Stefano ma ogni sentenza
non e' stata applicata.   
E alla fine il Presidente del Consiglio ha fatto approvare una legge che
chiude la partita e salva Rete 4."
"Beh, Di Stefano ha perso..." Osservai io. Lei mi schiocco' uno sguardo
furente. Era evidente che aveva fatto di quella storia una questione di vita
o di morte.
"Si', Di Stefano ha perso la partita. Ma resiste."
Non disse piu' niente, forse disprezzandomi per la mia frase. Ero entrato in
un mondo dove i punteggi vengono calcolati in un'altra maniera. Non importa
vincere, importa resistere.
Questo aveva fatto di Di Stefano, un mito della citta' sotterranea dove si
erano rifugiati tutti i reietti del Mondo di Sopra, come lo chiamavano loro.
Non era facile avere rapporti con quella gente. 
Apparentemente avevano scelto una sorta di esilio mediatico. Pochi sapevano
dell'esistenza di Di Stefano fuori dai sotterranei della Societa' dei
Consumi.
Non era un guerriero di carta che navigava nei talk show. Di Stefano e' un
uomo che odia combattere. E lo fa in silenzio. Forse proprio per questo e'
diventato un mito.
Quando quella mattina un accattone mi aveva fermato di fronte all'edicola
dove compro sempre i giornali, ci avevo messo un po' a capire cosa volesse
da me. Non ti aspetti che un mucchio di stracci ti sussurri: "Di Stefano ti
vuole parlare."
Poi ho guardato quell'uomo negli occhi, e ho visto quella luce che hanno
quelli ci sono veramente. E ho ascoltato quello che mi stava dicendo con la
sua voce bruciata dall'alcool: "Di Stefano vuole parlarti. Trovati stasera
all'una e mezza alla metropolitana Ostiense. All'ingresso dalla stazione dei
treni."
"Di Stefano chi?" Chiesi.
"Ce n'e' uno solo sottoterra. E' quello di Europa7."
Avevo sentito qualche cosa su tutta la storia. E avevo sentito dire che
c'era un uomo che stava seguendo un suo sogno privato di giustizia. E
fiutavo una grande storia per i miei millecinquecento lettori.
Per questo mi ero trovato all'appuntamento.

Stavamo camminando da mezz'ora lungo i cunicoli dell'ex capitale del mondo,
alla luce delle nostre torce elettriche, quando arrivammo di fronte a una
porta di ferro chiusa. La ragazza tiro' fuori una piccola chiave e l'apri'.
Salimmo una serie di scale, fino ai tetti e poi di nuovo giu' sotto terra.
Un'altra porta, questa volte di acciaio. Entrammo in un locale illuminato,
lasciammo le nostre scarpe all'ingresso e ci inoltrammo per un lungo
corridoio coperto da uno spessore di quindici centimetri di moquette
amaranto.

Di Stefano mi aspettava seduto su una grande poltrona ricoperta di tessuto
color crema. Magro, elegante nella sua semplice tuta da jogging blu, si
alzo' per stringermi la mano: "Mi scusi per il percorso rocambolesco che ha
dovuto seguire. Ma le condizioni attuali mi costringono a vivere un po'
ritirato..."
"Non c'e' problema..." Risposi io sorridendo. "Per una buona storia ho fatto
di peggio..."
"Beh, allora l'accontento subito. Ha letto sui giornali della multa a
Mediaset e Rai?"
"Si', ogni tanto anche a loro qualche cosa va storto..."
"Ma forse non sapra' COME e' successo che li hanno condannati."
"Non era previsto dalla legge?"
"Certo. Ma dove vive lei? In Italia le leggi sono dei soprammobili. Li si
tocca solo quando lo decide il padrone di casa.
La legge Maccanico prevedeva che ogni anno una commissione di controllo
verificasse se le tv avevano rispettato i tetti di pubblicita' stabilita.
D'Alema nomino' a capo della commissione Cheli. Bertinotti invece designo'
Monaco.
Entrambi hanno fatto di tutto per procrastinare. Monaco ha addirittura
votato le mozioni a favore di Mediaset.
Il risultato e' che NON sono state istituite le istruttorie di controllo dal
1997 al 2003. Dovevano essere fatte tutti gli anni. Ma niente. Un fatto da
prima pagina! Da cortei nelle piazze, scioperi della fame. La legge
Maccanico non e' stata mai applicata. Ma io non potevo accettare che oltre
alla beffa di fregarmi due reti televisive questi facessero a pezzi la legge
che avevano fatto loro stessi di comune accordo. Capisce: fanno le leggi su
misura per i loro interessi e poi non le rispettano neanche!
E allora io ho iniziato a denunciare, a fare esposti, ad appellarmi a tutti
i giudici. Ho messo Cheli sotto torchio. Si', perche' lui compiva un chiaro
e limpido reato di omissione di atti di ufficio. Doveva istruire la
commissione e verificare quello che era sotto gli occhi di tutti. La legge
stabiliva un tetto del 30% di pubblicita' per ogni editore televisivo. E
Mediaset lo superava ogni anno abbondantemente!
Pensi che Cheli avrebbe potuto, seguendo la legge, addirittura chiudere una
rete Mediaset. Invece solo dopo anni di denunce, un attimo prima di
dimettersi, Cheli da' una multa, per un solo anno, il 2003, applicando il
minimo della sanzione, a Rai e Mediaset. Son sempre decine di milioni di
euro comunque, e loro soffrono immensamente quando devono pagare qualche
cosa. Ma e' niente rispetto a quello che realmente avrebbero dovuto
sborsare.
Ma io non li mollo. Hanno avuto la multa per il 2003, perche' non dovrebbero
pagare anche per il 97, il 98, il 99, il 2000, il 2001, il 2002 e il 2004?
Se i tribunali funzionassero ci sarebbe una multa spaventosa. 
Non succedera'. Ma che importa. Comunque, a furia di insistere con
tonnellate di carta bollata siamo riusciti a fare applicare una legge, dopo
che abbiamo collezionato decine di sentenze che ci davano ragione e che non
sono state rese operative.  
Sa cosa ha detto Cheli dopo che nel 2001 usci' la prima sentenza che ci dava
ragione? Ha detto che le reti Mediaset superano i limiti ma lo fanno 'per
sviluppo spontaneo dell'azienda'.
Si puo' immaginare che un'azienda violi la legge per 'sviluppo spontaneo' e
che questa sia un'attenuante legale?"

Mentre me ne tornavo lungo i cunicoli sotterranei, sempre guidato dalla
ballerina passata alla resistenza mediatica, mi chiedevo come potesse un
sodale di Bertinotti votare a favore di Mediaset e come potesse un sodale di
D'Alema salvare il culo al Presidente del Consiglio.
E mi chiedevo perche' nessuno ha fatto qualche cosa di concreto per far
rispettare la legge. E perche' queste storie i giornali per bene non le
sbattono in prima pagina.
Poi mi ricordai che tutti i giornali per bene mi avevano cacciato.
Fottuti bastardi!
Avrei scritto il mio pezzo, lo avrei condito con rabbia e disprezzo e lo
avrei spedito a un po' di pazzi in giro per la rete.
Finche' qualcuno mi mandava a chiamare per dirmi quello che nessuno voleva
raccontare questo lavoro aveva un senso.

P.S.: Di Stefano esiste veramente e mi ha veramente chiamato perche' voleva
che vi raccontassi questa storia. C'e' veramente qualcuno che ogni tanto
manda una pallina in buca. Quando vai a letto che ti sembra tutto una merda
ricordatelo. Anche a Mediaset piangono. E dormono male. Hanno qualcuno alle
costole. Qualcuno che non e' in vendita come Bonolis.
Per chi volesse saperne di piu', su tutta la storia di Europa7 e lo scippo
delle televisioni e' raccontata in due articoli di
Cacao:...................................

Jacopo Fo

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