[dir] Croazia: a dieci anni dall'operazione tempesta, giustizia ancora assente
"Sara @Chiodofisso" <[email protected]> Fri, 5 Aug 2005 19:17:59 +0200
| Newsgroups | gmane.politics.activism.altrinformazione |
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| Message-ID | <200508051909562.SM03456@sara> |
COMUNICATO STAMPA CS96-2005 CROAZIA, AMNESTY INTERNATIONAL: A DIECI ANNI DALLâOPERAZIONE TEMPESTA, GIUSTIZIA ANCORA ASSENTE Dieci anni fa, il 4 agosto 1995, lâesercito della Croazia lancioâ lâOperazione Tempesta con lâobiettivo di riconquistare territori controllati dai serbo croati. In occasione del decimo anniversario di quegli eventi, Amnesty International chiede alle autoritaâ di Zagabria di iniziare immediatamente a ottemperare ai propri obblighi di portare di fronte alla giustizia tutti i responsabili dei crimini di guerra e dei crimini contro lâumanitaâ commessi durante la guerra del 1991-95, senza tener conto dellâetnia degli autori o di quella delle loro vittime. Tra maggio e agosto del 1995, lâesercito e le forze di polizia della Croazia riconquistarono i territori della Slavonia occidentale e della Krajina. Durante e dopo queste offensive, circa 200.000 serbo croati â compreso lâintero esercito serbo croato â fuggirono nella Repubblica federale di Jugoslavia e nelle aree della Bosnia Erzegovina controllate dai serbo bosniaci. Militari e poliziotti croati si resero responsabili di torture, uccisioni ed espulsioni nei confronti dei civili serbo croati e delle forze armate serbo croate in ritirata. Le iniziative assunte dalle autoritaâ croate per indagare su questi crimini, sottoporre alla giustizia i responsabili e risarcire le vittime e le loro famiglie sono state largamente insufficienti. Il Tribunale penale internazionale per lâex Jugoslavia (Icty) ha incriminato lâex generale croato Ante Gotovina per crimini contro lâumanitaâ e crimini di guerra commessi durante lâOperazione Tempesta, tra cui lâuccisione di almeno 150 serbi della Krajina. Ad oggi le autoritaâ croate sono venute meno al loro dovere di localizzare, arrestare e trasferire Gotovina allâIcty. A giugno, intervenendo al Consiglio di sicurezza dellâOnu, la procuratrice dellâIcty Carla Del Ponte ha dichiarato che ânella prima parte di questâanno, gli sforzi delle autoritaâ [di arrestare Ante Gotovina] non sono stati neâ proattivi neâ mirati e si sono verificati diversi episodi in cui informazioni significative sono state manipolate per ostacolare le indagini contro Gotovina e la sua rete di protezioneâ. La procuratrice ha inoltre fatto notare che vi sono indicazioni secondo cui Gotovina puoâ ancora contare su un attivo supporto protettivo, che si estende fino alle istituzioni statali. Lâassenza di una piena cooperazione delle autoritaâ croate con lâIcty e il mancato arresto di Gotovina hanno spinto lâUnione europea a rinviare a tempo indeterminato lâavvio dei negoziati per lâingresso della Croazia, previsti il 17 marzo di questâanno. I procedimenti istruiti dai tribunali nazionali croati non hanno reso giustizia a tutte le vittime, e alle loro famiglie, dei crimini di guerra e contro lâumanitaâ. Se da un lato le inchieste e i processi nei confronti di serbo croati e di altri imputati accusati di crimini di guerra e contro lâumanitaâ ai danni di appartenenti allâetnia croata sono andate avanti spedite, dallâaltro eâ stato fatto assai poco per spezzare lâimpunitaâ di cui beneficiano lâesercito e la polizia croati. I crimini commessi contro i serbo croati durante le Operazioni Flash e Tempesta, cosiâ come quelli perpetrati in periodi precedenti del conflitto, non vengono spesso riconosciuti e ai loro autori eâ garantita unâampia impunitaâ. In un rapporto pubblicato lo scorso dicembre, Amnesty International aveva giaâ documentato un sistema di diffusa impunitaâ, riguardante anche una serie di omicidi e sparizioni di serbo croati verificatisi a Sisak nel 1991-92. Secondo lâorganizzazione per i diritti umani, non eâ stato fatto alcun passo avanti nelle indagini su questi crimini. Lâultimo rapporto dellâOrganizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) sui progressi della Croazia nellâattuazione degli impegni internazionali, reso noto a luglio, rileva che i serbo croati continuano a costituire la maggioranza delle persone processate, spesso in contumacia, per crimini di guerra e crimini contro lâumanitaâ, mentre nel 2005 non eâ stato avviato alcun nuovo procedimento nei confronti di membri dellâesercito croato. Il fatto che il sistema giudiziario croato non garantisca un pari impegno su tutte le violazioni, a prescindere cioeâ dallâetnia dei responsabili o delle vittime, costituisce una violazione degli obblighi internazionali della Croazia e una grave minaccia allo Stato di diritto. Dei circa 300.000 serbo croati espulsi durante la guerra del 1991-95, solo 117.000 sono ufficialmente censiti tra coloro che hanno fatto rientro nelle proprie zone di origine. Secondo lâAlto commissariato dellâOnu per i rifugiati, circa 200.000 croati, per lo piuâ serbo croati, risultano tuttora sfollati nei paesi vicini o altrove. Molti serbo croati, specialmente coloro che vivevano nei centri urbani, non possono piuâ tornare percheâ hanno perso il diritto a un appartamento di proprietaâ sociale. I serbo croati continuano a subire discriminazione nellâaccesso al lavoro e ad altri diritti economici e sociali. Amnesty International ha ricevuto notizie di alcuni casi di violenza e minacce. Lâorganizzazione per i diritti umani rinnova la propria richiesta alle autoritaâ croate di porre fine allâimpunitaâ per i crimini di guerra e i crimini contro lâumanitaâ e di cooperare pienamente e senza condizioni con lâIcty, con lâobiettivo di assicurare che Ante Gotovina sia arrestato e trasferito allâAja. Amnesty International ha notato con interesse che le autoritaâ di Zagabria sembrano recentemente aver mosso i primi passi per indagare sulle uccisioni e le sparizioni di serbo croati avvenute a Osijek nel 1991-92. Lâorganizzazione seguiraâ strettamente gli sviluppi e sollecita il governo ad avviare simili indagini su tutti gli altri casi in cui membri dellâesercito e della polizia della Croazia sono sospettati di aver commesso crimini di guerra e crimini contro lâumanitaâ. Occorre porre fine allâimpunitaâ per i crimini commessi durante le Operazioni Flash e Tempesta, cosiâ come per le uccisioni, le sparizioni e le torture perpetrate contro i serbo croati nella prima fase del conflitto. Infine, Amnesty International chiede alle autoritaâ di Zagabria di garantire che vengano rimossi tutti gli ostacoli al rientro sostenibile dei rifugiati serbo croati, anche garantendo lâaccesso allâabitazione e ponendo fine alla discriminazione. FINE DEL COMUNICATO Roma, 4 agosto 2005 Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste: Amnesty International Italia â Ufficio stampa Tel. 06 4490224 - cell. 348-6974361, e-mail: press-Ncz83odm/[email protected] ____________________________________________________ Quipo Free Internet - 2 email, 150 Mb di spazio web e molto di più. ADSL, Hardware&Software Online Store: http://www.quipo.it This E-mail was scanned for viruses by Declude Virus.