|[pck] Centro Ghelawe

[email protected] Thu, 15 Sep 2005 19:34:49 +0200
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*** COMMERCIOETICO.IT ***

 <http://www.commercioetico.it/indice/abbigliamento.htm> Magliette del
Centro Ghelawe
	
Magliette per la solidarietà

Queste t-shirt, disegnate da Stefano Benni e Jacopo Fo, finanzieranno la
costruzione di un Centro di Formazione per l'agricoltura e l'allevamento in
Burkina Faso, il Centro Ghelawe.
Per maggiori informazioni sul progetto http://www.centroghelawe.org


Per acquistare le magliette 
http://www.commercioetico.it/indice/abbigliamento.htm

*** COMMERCIOETICO.IT ***



Terapie alternative
di Simone Canova 

Il nostro di progetto, la costruzione di un centro di formazione (Centro
Ghelawe) per agricoltori e allevatori in Burkina Faso procede a spron
battuto. 
Ecco le novita':

Nel week-end 8/9/10 luglio ci siamo riuniti ai piedi dell'Etna (o meglio nel
Parco nazionale dell'Etna, visto che siamo una specie in via di estinzione)
per fare il punto della situazione, dei soldi raccolti (abbiamo pubblicato
il bilancio sul sito http://www.centroghelawe.org), studiare le prossime
iniziative e soprattutto prendere il progetto grafico del Centro, realizzato
dal bio-architetto Giuseppe Palanga. Trovate il disegno sempre sul sito
http://www.centroghelawe.org
La struttura occupera' un'area di piu' di un ettaro (ne abbiamo a
disposizione 26), compresi i pascoli, le stalle e gli orti e sara' dotata di
granai (ben 30), magazzini, laboratori di trasformazione dei prodotti, una
biblioteca e aula studio per gli apprendisti, stanze da letto (16 posti),
una sala polifunzionale per riunioni e concerti (la cultura sara' parte
integrante del progetto e i burkinabe sono straordinari musicisti), un
cabaret (una sorta di bar-ristorante locale) per mangiare e incontrasi,
bagni a secco e uffici per la gestione amministrativa. 
I bagni a secco, ad esempio, saranno delle vere e proprie opere di
ingegneria eco-compatibile. In Burkina Faso non esistono fognature e i bagni
non sono altro che grossi buchi nel terreno.
Quelli che vogliamo costruire noi avranno invece un sistema di raccolta che
potra' essere svuotato e pulito nonche' un sistema per eliminare fumi e
cattivi odori. In questo modo miglioreranno le condizioni igieniche e
diminuira' il rischio di malattie. 
Abbiamo inoltre studiato la possibilita' di costruire pannelli solari per la
produzione di acqua calda e pannelli fotovoltaici per l'energia elettrica,
ma quest'ultimi sono piu' difficili da fare artigianalmente. 
Il progetto pubblicato sul sito e' una prima bozza (non so come si dica in
termini tecnici-architettonici) ne stiamo preparando una versione in 3D piu'
"spettacolare".
Nell'aprile/marzo del 2006 contiamo di poter iniziare i lavori di
costruzione della struttura!

Il 27 luglio partira' una nuova spedizione del Centro Ghelawe verso il
Burkina Faso. Si tratta di una tappa fondamentale del progetto in quanto,
finalmente, Paolo Ferrarsi, l'agronomo, potra' vedere con i suoi occhi
cos'e' il Burkina Faso. Dopo potremmo impostare in modo piu' chiaro i lavori
del centro, preparando finalmente una vera tabella di marcia, con un
preventivo dei costi dettagliato.
Verra' inoltre preparata una prima piccola coltivazione sperimentale e
segnato il perimetro della struttura.
Questo viaggio servira' anche ad acquistare alcuni batik burkinabe che
rivenderemo tramite Commercioetico.it, devolvendo l'incasso al Centro.

Altra buona notizia: e' praticamente ufficiale, ma non ditelo ancora a
nessuno: da ottobre il circuito del Commercio Equo e Solidale importera' e
vendera' in Italia il burro di karite' (una pasta vegetale emolliente, che
potrebbe essere la base di tutte le creme cosmetiche e non solo, fai una
ricerca e vedrai che il burro di karite' serve anche a un sacco di altre
cose) del villaggio di Dolo', lo stesso in cui sorgera' il Centro Ghelawe,
che ne controllera' e gestira' l'approvvigionamento.

Tutto questo non e' eccitante?
Costruire un sistema che sia commerciale e sociale, che dia cioe' un
prodotto di qualita' ai consumatori, nel rispetto dei diritti di chi lo
produce e di dove lo si produce, e' la base per un mondo migliore.
Collaborare con i burkinabe per coltivare al meglio la terra, gestire il
bestiame, ma anche lavorare i prodotti, cucinarli, conservarli e
commercializzarli e' la strada giusta. 
Sankara sarebbe fiero di noi, spero...

Per contribuire
E' antipatico da scrivere lo so, ma ci servono soldi, soprattutto in questa
fase iniziale del progetto (per stampare le magliette, forse per fine anno
un calendario, volantini). Una volta costruito e avviato il Centro Ghelawe
dovrebbe riuscire a mantenersi da solo vendendo i propri prodotti (stiamo
pensando di commercializzare oltre al burro di karite' anche i manghi, altro
frutto tipico che c'e' in abbondanza)
Per contribuire al progetto ci sono diversi modi: acquistando i batik
(disponibili da settembre) o una o piu' magliette della giraffa o
dell'elefante (disegnate da Stefano Benni e Jacopo Fo per il Centro),
associandosi  (http://www.centroghelawe.org/associati) o semplicemente
facendo conoscere a parenti e amici il progetto. Sul sito trovate un
volantino in formato pdf che potete scaricare, stampare e distribuire.

Ringraziamo, col cuore in mano e tutti i polsini insanguinati (la battuta e'
rubata ad Alessandro Bergonzoni!) tutti quelli che hanno gia' contribuito. 
Lo so sto diventando un po' monomaniaco ma mi piace tenervi al corrente
passo a passo sul progetto cosi' da cercare di trasmettervi un po' del mio
entusiasmo. Di questo progetti so che ce ne sono molti e ora che sto
toccando con mano tutto il lavoro che c'e' da fare e soprattutto quello che
si puo' fare e capisco il legittimo orgoglio che traspariva da un tizio che,
durante una puntata di Report, mostrava la pompa per l'acqua che era
riuscito a costruire in un villaggio con i soldi guadagnati dal commercio
equo. 
In fondo, pensavo, e' solo una pompa d'acqua, quello che si potrebbe
chiamare, e a ragione, una goccia nel deserto... ma lui pensava che quella
pompa era li' e prima non c'era... E che usciva l'acqua che prima bisognava
andare a prendere a chilometri di distanza. 
In Burkina l'acqua non manca ma e' anche l'unica cosa che c'e'. 
Piccoli passi, direte voi, contro i colossi delle multinazionali che
vorrebbero mettere il copyright anche sulla vita (e lo stanno facendo). 
Certo, piccoli passi ma con tanti piccoli passi si arriva lontano e con
tanti piccoli sassolini si puo' costruire una montagna. Io ci metto i
miei... insieme ai vostri, cosi' quando ci verrete a trovare, laggiu' in
Africa, potrete dire che quelle pietre e quei campi sono anche un po'
vostri. Alla faccia del WTO...

Avviare un progetto di solidarieta' e' una vera e propria terapia
alternativa, non farmacologica e assolutamente legale, per migliorare
esponenzialmente la qualita' della propria vita.
Si fa del bene per gli altri e per se stessi. Incontrarsi per pianificare un
progetto, fare ricerche per realizzarlo, studiarne la comunicazione
(chiamatela pure pubblicita') raccontarlo agli amici, migliora l'umore,
permette di allargare i propri orizzonti, magari confrontandosi con una
cultura e con problemi completamente estranei al nostro modo di vivere e
pensare, stimola la creativita', l'inventiva, l'impegno sociale e tira un
casino con le ragazze... 
Inoltre, particolare non di poca rilevanza, fa diventare piu' buoni. 

Prima di concludere vi racconto un altro aneddoto: la seconda volta che mio
nonno Gino, padre di Gabriella (che mi ha raccontato questa storia) e' stato
in India, per lavoro, e' arrivato di giovedi'. Quando vide che non c'era una
gru per tirare su il cilindro della caldaia disse che serviva una rampa
lunga almeno 100 metri, larga 10 e alta 5 per poter far scorrere il cilindro
e metterlo in piedi. Disse anche al suo referente: "Ok, io parto e torno tra
due mesi quando la rampa sara' pronta". Il tizio lo guardo' e chiese:
"Quando voleva cominciare i lavori?" "Pensavo lunedi'..." rispose mio nonno.
"E per lunedi' lei avra' la sua rampa".
Ininterrottamente, per tre giorni, una fila continua di indiani andava a
prendere la terra in una collinetta li' vicino, utilizzando come contenitore
la ciotola per il riso e la portava dove doveva sorgere la rampa.
Continuamente, per tre giorni di fila, giorno e notte. Man mano che la rampa
procedeva gli indiani la compattavano con i piedi intanto che portavano
altra terra. Lunedi' mattina la rampa fu pronta. Tanta gente, con pochi
sassolini... 


La Redazione: Simone Canova, Jacopo Fo, Gabriella Canova, Maria Cristina
Dalbosco 


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