[eco] MASADA 247. Il fuoco cova sotto la cenere

"Sara @Chiodofisso" <[email protected]> Sun, 26 Mar 2006 14:57:25 +0200
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Message-ID <200603261450421.SM00680@sara>
=20
Il  fuoco cova sotto la cenere

MASADA n=B0 247, 16-2-2006

Oh sentina di rifiuti, feroce tana di naufraghi!
In te si accumularono le guerre e i voli.
Da te innalzarono le ali gli uccelli del canto.
Tutto hai inghiottito, come la lontananza.
Come il mare, come il tempo. Tutto in te fu naufragio!
Neruda
=2E

Calvino. Le citta' invisibili

"La citta' di Leonia rifa' se stessa tutti i giorni: ogni mattina la
popolazione si risveglia tra lenzuola fresche, si lava con saponette appe=
na
sgusciate dall'involucro, indossa vestaglie nuove fiammanti, estrae dal p=
iu'

perfezionato frigorifero barattoli di latta ancora intonsi, ascoltando le
ultime filastrocche dall'ultimo modello d'apparecchio.
Sui marciapiedi, avviluppati in tersi sacchi di plastica, i resti della
Leonia d'ieri aspettano il carro dello spazzaturaio. Non solo tubi di
dentifricio schiacciati, lampadine fulminate, giornali, contenitori,
materiali d'imballaggio, ma anche scaldabagni, enciclopedie, pianoforti,
servizi di porcellana: piu' che dalle cose che ogni giorno vengono
fabbricate vendute comprate, l'opulenza di Leonia si misura dalle cose ch=
e
ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove. Tanto che ci si
chiede se la vera passione di Leonia sia davvero, come dicono, il godere
delle cose nuove e diverse, o non piuttosto l'espellere, l'allontanare da
se', il mondarsi d'una ricorrente impurita'.
Certo e' che gli spazzaturai sono accolti come angeli, e il loro compito =
di
rimuovere i resti dell'esistenza di ieri e' circondato d'un rispetto
silenzioso, come un rito che ispira devozione, o forse solo perche' una
volta buttata via la roba nessuno vuole piu' averci da pensare.
Dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzatura nessuno se lo chie=
de:

fuori della citta', certo; ma ogni anno la citta' s'espande, e gli
immondezzai devono arretrare piu' lontano; l'imponenza del gettito aument=
a e
le cataste s'innalzano, si stratificano, si dispiegano su un perimetro pi=
u'=20
vasto.
Aggiungi che piu' Leonia eccelle nel fabbricare nuovi materiali, piu' la
spazzatura migliora la sua sostanza, resiste al tempo, alle intemperie, a
fermentazioni e combustioni. E` una fortezza di rimasugli indistruttibili
che circonda Leonia, la sovrasta da ogni lato come un acrocoro di montagn=
e.
Il risultato e' questo: che piu' Leonia espelle roba piu' ne accumula; le
squame del suo passato si saldano in una corazza che non si puo' togliere=
;
rinnovandosi ogni giorno la citta' conserva tutta se stessa nella sola fo=
rma
definitiva: quella delle spazzature d'ieri che s'ammucchiano sulle
spazzature dell'altroieri e di tutti i suoi giorni e anni e lustri.
.......................................................................
=2E

Da Beppe Grillo
I TERMOVALORIZZATORI
"Ieri sera ero a Trento per parlare dell'inceneritore insieme a degli
esperti come Bettini, Masullo, Montanari, Zecca, Nervi e Pallante.
Dico subito che gli inceneritori, chiamati TERMOVALORIZZATORI solo in
Italia, l'ennesimo incantesimo delle parole, non servono; sono un'invenzi=
one
di 40 anni fa; per ogni kg di materiale bruciato, un terzo dello smaltito
diventa cenere, rifiuto tossico nocivo; non fanno risparmiare energia, ma=
 il
contrario e quindi non convengono.
L'Italia e' l'unico Paese a finanziare gli inceneritori con i soldi
pubblici.
Piu' alto e' il calore generato, piu' le polveri diventano sottili e noci=
ve
e tumorali; la raccolta differenziata li rende inutili; il riuso dei
contenitori come le bottiglie di vetro e di plastica li rende inutili; va
inserita una tassa ecologica sui contenitori usa e getta alla fonte, quin=
di
al produttore;  bisogna ridurre i consumi e incrementare la produzione di
energia da fonti rinnovabili; le prime nazioni, come la Germania, che han=
no
costruito gli inceneritori li stanno dismettendo; la produzione di energi=
a
va delocalizzata.
Gli inceneritori non starebbero neppure in piedi economicamente, non
esisterebbero, se non li finanziasse lo Stato, che gli passa 180 lire per
ogni kwh prodotto in quanto li assimila alle energie rinnovabili.
Chi dice no agli inceneritori, chi non li associa all'idea di progresso e=
'=20
arruolato dai media nel popolo dei no. E, subito dopo, alla schiera dei n=
o
global, dei contestatori, degli anarco-insurrezionalisti (termine usato 1=
00
volte al giorno dal dipendente Pisanu). E hanno ragione. Infatti oggi i
cittadini, se correttamente informati, diventano
noglobalcontestatorianrcoinsurrezionalisti e sono fieri di esserlo.
E non vogliono inceneritori tra i co..ni."

Un dossier interessante sull'argomento e' questo:
http://www.saveriani.bs.it/missioneoggi/arretrati/2005_05/DOSSIER.htm
Ne traggo:

"Si stima che oggi "in Italia la massa dei rifiuti solidi (urbani, minera=
ri,
industriali, agricoli e zootecnici) si aggiri attorno alle 200 milioni di
tonnellate/anno". Di questi poco meno di 30 milioni di tonnellate/anno
rappresentano i rifiuti urbani. Un quantitativo enorme e ingombrante che
tradizionalmente e' stato collocato in grandi buche, senza controlli, con
grave pericolo per l'ambiente e con uno spreco di risorse."

Alex Zanotelli ci racconta la difficile, ma anche straordinaria esperienz=
a
della gente della discarica di Nairobi: "migliaia di bambini, donne, uomi=
ni,
che raccoglievano di tutto. Qui tutto e' riciclabile, e' riusato, rivendu=
to.

Dopo aver raccolto i rifiuti, li rivendevano a mediatori che ci guadagnav=
ano
molto, mentre a loro rimaneva ben poco. Abbiamo detto: "Possibile che non
possiate mettervi insieme per formare una cooperativa che acquisti e
rivenda?" =C8 stato difficile, ma alla fine ci siamo riusciti.  Oggi la
cooperativa Mukuru Recycling Centre comprende tre realta'. C'=E8 il Mukur=
u B,
una quindicina di famiglie che recuperano i rifiuti direttamente alla fon=
te.

C'e' poi un terzo gruppo (Borea), quello dei rifiuti organici. Nella
discarica di fronte a Korogocho ne arrivano tanti ed e' nata l'idea di fa=
rne
concime".

Il bisogno e la penuria obbligano, quindi, a cambiare lo sguardo: cio' ch=
e i
signori vedono come oggetto "consumato", i poveri considerano ancora
"da-consumare" e lo re-inventano.

Georgescu-Roegen:
"Se si vuole consegnare alle generazioni future un pianeta ancora vivibil=
e,
e' necessario innanzitutto ridurre l'entropia dell'attuale sistema
economico"

I cosiddetti "rifiuti" sono materia da far rivivere e non gettare.

Se e' un insulto alla miseria dei "dannati della terra" la bulimia
consumistica del Nord opulento, ancor piu' sfacciato e' lo spreco dei
"rifiuti".

Occorre il programma delle '6R', come dice Serge Latouche:
Rivalutare, Ristrutturare, Ridistribuire, Ridurre, Riutilizzare, Riciclar=
e.

La Terra potra' tornare il giardino che era, se ciascuno si sentira'=20
chiamato alla "conversione ambientale".

Il problema non puo' essere affidato semplicemente ai meccanismi del libe=
ro
mercato.
Poiche' e' proprio il mercato con la sua logica consumistica a produrre
"rifiuti", solo una logica "altra", espressa dalla partecipazione
consapevole dei cittadini, puo' essere capace di contrastare il mercato
sprecone e di far fronte efficacemente al problema agendo nell'ambito
territoriale in cui i "rifiuti" si producono e nel quale quindi devono
essere "biodegradati".

Il cassonetto non realizza una raccolta differenziata, solo il porta a po=
rta
puo' farlo, responsabilizza il singolo, lo induce ad evitare merci
inutilmente ricche di scarti, lo educa al valore del "rifiuto" in vista d=
el
riciclaggio.

Se, per es., si raccolgono insieme tutti gli scarti di verdura o di carne=
,
le foglie e gli sfalci di potatura, questo materiale organico puo' essere
trattato con adatti batteri e pu=F2 trasformarsi per via microbiologica i=
n un
compost di qualita',buono come ammendante o concime. Si ottengono cosi' d=
ue
risultati virtuosi sul piano ambientale e su quello economico: un
abbattimento di circa il 30% dei rifiuti urbani da trattare e un risparmi=
o
di concimi chimici, per il nostro Paese, in buona parte di importazione.

Per il vetro la campana non va bene, perche' vetri di colori e tipi diver=
si
si mescolano, meglio il vuoto a rendere: in Germania si fatica a comprare
una cassetta di bottiglie di birra se non si restituiscono altrettanti
vuoti;  in Brasile o in Croazia, all'ingresso dei supermercati c'e' il bo=
x
per la consegna dei vuoti e il ritiro del buono per i nuovi acquisti.

Per la carta si puo' obbligare l'editoria scolastica a riciclare carta
usata.

Nelle zone del Veneto dove nuovi sistemi sono stati praticati, si e'=20
arrivati nel 2004 a un  70% di raccolta differenziata.

La riduzione dei rifiuti sarebbe maggiore, se la strategia idonea fosse
sostenuta da politiche coerenti su scala nazionale e internazionale: fort=
i
tassazioni sugli "usa e getta" per spingere alla loro eliminazione,
ecoincentivi al "vuoto a rendere" e alla vendita dei prodotti "sfusi",
sostituzione delle plastiche, laddove e' possibile, con materiali
biodegradabili, e comunque semplificazione dei vari tipi di plastica in m=
odo
da favorirne il riciclaggio.
Un es. e' la tassa di 15 centesimi di euro per ogni sacchetto di plastica=
,
introdotta nel 2002 dal ministro dell'Ambiente irlandese Martin Cullen ch=
e
avrebbe ridotto del 90% il consumo di questi sacchetti in favore di borse
riutilizzabili.

Ma il sistema migliore per produrre meno rifiuti e' consumare meno."Produ=
rre
meno rifiuti" e' uno slogan oggi eversivo, l'esatto opposto dello slogan
"l'economia gira con me".
Inceneritori e risparmio sono uno opposto all'altro.
Chi negli inceneritori ha una grossa fonte di guadagno non favorira' mai
politiche diverse. 'Riciclare' o 'tutto in discarica' sono nemici.

L'incenerimento dei rifiuti e' un esempio chiaro di paleotecnologia ad al=
ta
entropia perche' spreca e distrugge grandi quantita' di materia ed energi=
a
"ordinata" e ancora utilizzabile, trasformandola in ceneri e polveri
irreversibilmente inutilizzabili e contaminate e in emissioni gassose
anch'esse inquinanti.

Da un lato abbiamo la grande impresa tecnologicamente avanzata, ma anche =
con
pochi addetti , con una forte intensita' di capitale e la conseguente
capacit=E0 lobbystica, interessata solo a "colonizzare" il territorio per
trarvi profitti; dall'altro un'economia partecipata, diffusa, ad alta
intensita' di lavoro (si stimano pi=F9 di 20mila occupati), capace di att=
ivare
iniziative diversificate e innovative, che premia insomma le comunita'=20
locali sul piano della qualita' dello sviluppo.
Se la pressione della lobby dell'incenerimento e' forte, non mancano le
proteste, le mobilitazioni dei cittadini che ad essa si oppongono. Al lor=
o
fianco sono schierate le piu' importanti organizzazioni ecologiste
internazionali, Greenpeace e Wwf, e diverse associazioni a livello
nazionale, da Medicina democratica, all'Ecoistituto del Veneto "Alex
Langer", dal Forum ambientalista alla Rete nazionale per la lotta contro =
gli
inceneritori (ReNaI).
Con questo vasto movimento, costituito anche da tanti comitati spontanei
locali, come Nimby trentino, sono impegnati alcuni dei padri illustri
dell'ambientalismo scientifico, come il professor Giorgio Nebbia.
Lo stesso Alex Zanotelli, reso esperto dalla "scuola dei poveri", ha
partecipato direttamente allo sciopero della fame collettivo contro
l'inceneritore di  Trento.

Gli inceneritori producono soprattutto sprechi e danni per l'ambiente, se
sono inefficienti per l'entita' ridotta di energia ricavabile rispetto ag=
li
alti costi impiantistici.

In Italia i rifiuti destinati all'incenerimento sono considerati "energia
rinnovabile", cosa che contrasta con le direttive europee e con il buon
senso.
Su questa base il provvedimento 6/92 del Comitato interministeriale prezz=
i
(il cosiddetto Cip6, trasformato ora nei "certificati verdi") prevede che
l'energia elettrica prodotta dai rifiuti venga pagata, attraverso un
sovrapprezzo a carico dei cittadini, tre volte il valore di mercato.
Un inceneritore da 800mila t di rifiuti l'anno riceve cosi'  40 milioni d=
i
euro l'anno dallo Stato (ovvero da noi cittadini), una cifra enorme che d=
a'=20
l'idea di quale affare sia, affare a cui spesso  partecipano gli stessi
amministratori pubblici.. si realizza cosi' il paradosso, che chi gestisc=
e
l'impianto ha costi zero e in piu' ci guadagna, con soldi estorti ai
cittadini che devono pagare una "tassa" di rifiuti maggiorata della tassa
per l'inceneritore.
Si capisce che con 80 milioni di euro di entrate garantite l'anno, senza
alcun rischio di concorrenza, tutti siano invogliati a costruire
inceneritori e di grandi dimensioni e li difendano anche a spada tratta.
Se potessimo togliere all'inceneritore i vantaggi protezionistici pubblic=
i
(Cip6 e parte della tassa rifiuti "ingiustificata"), il suo bilancio
economico andrebbe ampiamente in rosso, e nessuno si sognerebbe di costru=
ire
inceneritori.

Ma, se l'Italia intendera' rimanere in Europa, prima o poi dovra' dare
risposte sensate anche ai bisogni di un ambiente sano

L'Unione Europea ha definito una gerarchia nelle politiche di gestione de=
i
rifiuti, ponendo la incenerazione tra il 4=B0 e il 5=B0 posto; ecco invec=
e le
priorita':

1)ridurre alla sorgente la produzione di rifiuti 2)riutilizzo dei prodott=
i
3)riciclaggio 4)smaltimento con recupero energetico (termovalorizzazione)
5)smaltimento senza recupero energetico ......

Pasolini

Ma nei rifiuti del mondo, nasce
un nuovo mondo: nascono leggi nuove
dove non c'e' pi=F9 legge; nasce un nuovo
onore dove onore e' il disonore...

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