Re: Re: Crittografia con chiavi "di gruppo"
Riccardo Serafin <[email protected]> Sun, 18 Sep 2005 14:12:19 +0200
| Newsgroups | gmane.comp.security.italian.crypto |
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| Message-ID | <[email protected]> |
> Claudio Telmon wrote: > Veramente non mi è ancora chiaro, dai tuoi commenti, quale sia > esattamente il problema. Il metodo "tipo PGP" risolve un problema > organizzativo, ovvero evitare di produrre tante copie dello stesso > file cifrate con chiavi diverse; tuttavia, ognuno può accedere al > file autonomamente, utilizzando la copia della chiave decifrata > mediante la propria chiave privata. > I metdodi di secret sharing servono invece a gestire un problema di > diritti di accesso, cioè a garantire che il singolo utente non possa > accedere autonomamente al dato, ma sia necessario il contributo > contemporaneo di "n su m" membri del gruppo. Questo secondo metodo > avrebbe senso ad esempio se tu volessi che il "team virtuale" > potesse consultare i dati solo quando è riunito, ma non credo che > sia quello che vuoi. Concordo pienamente con la tua analisi, ed infatti quello di cui avrei bisogno è proprio una soluzione alla PGP. Il problema è che non posso ragionare in termini di file o cmq di intera cartella clinica, ovvero di una quantità tale di dati da poter trascurare lo spazio richiesto per il salvataggio delle n chiavi abilitate alla sua lettura. Per la natura dei dati e le modalità di accesso, devo garantire un controllo a granularità molto fine dove l'overhead creato dalle chiavi non è trascurabile. > Altro problema: pensi di gestire le variazioni di diritto di > accesso? Ovvero: un medico ha accesso ad un file, e quindi dispone > delle chiavi necessarie (quale che sia il metodo), e poi perde il > diritto di accedere a quel file. Beh, si, in teoria si. Suppongo che in tal caso chi revoca il diritto debba procedere alla sostituzione della chiave/i. Operazione sicuramente onerosa. E di sicuro l'impatto dovuto ai dati di gestione dei diritti di accesso non è trascurabile. Sono tanti i problemi da affrontare, volevo però iniziare a capire se percaso esistono già soluzioni "standard" per gestire questo tipo di scenario o quali possano essere le vie da percorrere. Grazie ancora, Riccardo Serafin. -- It's hard to say exactly what constitutes research in the computer world, but as a first approximation, it's software that doesn't have users. Paul Graham. ________________________________________________________ http://www.sikurezza.org - Italian Security Mailing List