BMCR 2009.02.20, Steffen Diefenbach, Roemische Erinnerungsraeume
Bryn Mawr Reviews <[email protected]>
| Newsgroups | gmane.education.publications.bryn-mawr-classical-review |
|---|---|
| Message-ID | <[email protected]> |
Steffen Diefenbach, Roemische Erinnerungsraeume: Heiligenmemoria und kollektive Identitaeten im Rom des 3. bis 5. Jahrhunderts n. Chr., Millennium-Studien, Bd. 11. Berlin: Walter De Gruyter, 2007. Pp. xi, 635. ISBN 9783110191295. EUR 88.00. Reviewed by Stefano Magnani, Universita\ degli Studi di Udine ([email protected]) Word count: 2446 words ------------------------------- To read a print-formatted version of this review, see http://ccat.sas.upenn.edu/bmcr/2009/2009-02-20.html To comment on this review, see http://www.bmcreview.org/2009/02/20090220.html ------------------------------- Il concetto dei "luoghi della memoria" ("lieux de me\moire" o "Erinnerungsorte"), secondo una fortunata definizione sviluppata dallo storico Pierre Nora, che ha riscosso notevole successo soprattutto in Francia e in Germania, ha ricevuto particolare attenzione nell'ambito degli studi storici e sociali negli ultimi decenni. Si tratta di quei luoghi reali e simbolici attorno ai quali si organizza e costituisce culturalmente e storicamente il percorso della memoria e dell'identita\ collettiva. Originariamente intesa in riferimento all'ambito contemporaneo, l'indagine, con i relativi approcci concettuali, si e\ allargata a comprendere epoche e momenti differenti, contribuendo, tra l'altro, anche ad una migliore comprensione dei processi di formazione e cristallizzazione dell'identita\ etnica, culturale e religiosa nel mondo antico e tardoantico. In questa direzione si muove la ricerca condotta da Steffen Diefenbach, che affronta la questione della costruzione e della trasformazione dell'identita\ collettiva attorno alla memoria dei santi a Roma, tra III e V secolo d.C. Si tratta di un tema centrale, attraverso la cui disamina l'autore investiga il piu\ complesso problema del processo di trasformazione delle strutture sociali, politiche e religiose, nonche\ della topografia stessa della citta\ di Roma tra tarda antichita\ e alto medioevo. Il volume e\ organizzato in sette ampi capitoli, ognuno dei quali prende in esame un tema specifico, ed e\ suddiviso in sottocapitoli e fornito di una propria sezione conclusiva che al tempo stesso introduce il tema successivo. Il primo capitolo (pp. 1-37) e\ in realta\ costituito da un'ampia premessa nella quale l'autore chiarisce i principi e i contenuti della sua ricerca. Egli avverte, infatti, la necessita\ di confrontarsi con alcuni atteggiamenti scettici nei confronti di questo tipo di indagini e di rendere espliciti gli intenti del lavoro e le scelte metodiche adottate. In particolare, individuate tre principali direzioni metodologiche in relazione alle tematiche della memoria e dell'identita\ collettiva presa in esame, rappresentate dai differenti approcci prospettati da Jan e Aleida Assmann ("kulturellen Gedaechtnisses"), da Peter Burke ("social memory") e da Pierre Nora ("lieux de me\moire"), Diefenbach opta per il primo di questi, proponendosi inoltre di seguire parallelamente anche l'esempio delle recenti ricerche sulla tradizione commemorativa altomedioevale condotte da Otto Gerhard Oexle e Michael Borgolte. Lo scopo enunciato dall'autore e\ quello di muoversi nell'interfaccia tra queste due direzioni di ricerca, tra loro finora indipendenti nonostante la forte affinita\, tentando di unire e sviluppare ulteriormente la "Erinnerungsforschung" e la tematica del culto dei santi a Roma. Il lavoro si presenta, dunque, sotto una luce innovativa, prospettando al lettore un percorso assai complesso. In effetti, la scelta tematica e cronologica operata dall'autore coinvolge inevitabilmente altre importanti problematiche, come la continuita\ o discontinuita\ tra tarda antichita\ e alto medioevo, o la trasformazione delle citta\ in eta\ tardoantica, la cui centralita\ e\ in questo caso rafforzata, in quanto ad essere oggetto dell'indagine e\ la citta\ di Roma, sede prima del potere politico e poi di quello religioso. Si tratta di questioni che l'autore vuole proporre in forme originali, non limitandosi agli aspetti tradizionali (trasformazione urbanistica, funzioni politico-amministrative, ruolo economico delle citta\), ma chiedendosi come sia cambiata la cultura della memoria che aveva contribuito a dare forma alla vita cittadina e al quadro esteriore della citta\ antica, e come questo cambiamento abbia contribuito a creare uno spazio della memoria del tutto originale. Il secondo capitolo (pp. 38-80) e\ dedicato all'esempio piu\ antico di forma cultuale dei santi a Roma, la memoria apostolorum sottostante l'odierna basilica di San Sebastiano, lungo la via Appia. In particolare, l'attenzione dell'autore e\ posta sulla cosiddetta "triclia", un ambiente porticato coperto, realizzato su una precedente area cimiteriale, sulla cui parete di fondo sono stati rinvenuti circa 330 graffiti menzionanti i nomi degli apostoli Pietro e Paolo. Qui e nel cortile circostante si svolgevano i banchetti rituali (refrigeria) in onore dei due apostoli, i cui resti, secondo la tradizione, sarebbero stati traslati in questo luogo il 29 giugno del 258, per rimanervi custoditi nel corso della persecuzione voluta da Valeriano. Distribuiti nell'arco di tempo che va da questo episodio agli anni della Tetrarchia, i graffiti consentono di individuare nel refrigerium una occasione di comunicazione e interazione tra la comunita\ dei cristiani e i martiri, nella quale assumono straordinario valore e significato i concetti di caritas e di pax. Tale realta\ trova precisi riscontri nei resoconti dei martirii delle persecuzioni di quegli anni, come la Passione di Perpetua e Felicita o gli Atti di Montano e Lucio, nei quali il refrigerium lega i martiri ancora viventi ai membri della comunita\ cristiana. Questa comunione tra commilitoni cristiani e martiri non ancora tali, comprensibile negli anni della persecuzione, funge da elemento catalizzatore e rafforzatore del senso di identita\ della comunita\. Ma, nota Diefenbach, il rapporto e\ destinato a mutare allorche\ il martire e\ divenuto tale. Compaiono allora, tra i graffiti databili all'epoca di Gallieno, indicazioni di vota rivolti ai santi intercessori, espressione della trasformazione del rapporto di reciprocita\ tra essi e la comunita\. Il ricordo dei martiri perde parte del suo significato sociale e si assiste al passaggio da una funzione comunicativa della memoria ad una culturale. Il terzo capitolo, il piu\ ampio del volume (pp. 81-214), e\ dedicato ad un momento fondamentale nel processo di sviluppo del culto dei santi nella citta\ di Roma, ovvero l'eta\ costantiniana, nella quale i rapporti tra centro e periferia, tra gli ambiti comunicativi di pertinenza tradizionale del senato e la nuova topografia sacra cristiana, tra l'attivita\ edilizia pubblica e quella privata, giungono a nuove definizioni. Rispetto alla politica di monumentalizzazione dei luoghi centrali di Roma (Foro, Velia, Via sacra, Foro della Pace) adottata da Massenzio, ispirata al modello tetrarchico, l'attivita\ dell'imperatore si limita al completamento di quanto avviato dal predecessore, sostituendo al suo il proprio nome. Significativamente, cancellando la memoria del predecessore, Costantino mostra di volere conservare la funzione centrale che questi luoghi hanno nel rapporto tra imperatore, e\lite e popolo. Diverso e\ il caso delle basiliche cristiane realizzate in epoca costantiniana, a partire dalla basilica apostolorum sorta sul luogo della memoria apostolorum, lungo la via Appia, che vedono un coinvolgimento diretto dell'imperatore nelle regioni periferiche della citta\. La dicotomia tra centro e periferia, tra politica tradizionalista legata al mantenimento dei rapporti con il senato e l'e\lite cittadina, e politica costruttiva legata alla comunita\ cristiana e\ pero\ solo apparente e dipende dalla necessita\ avvertita da Costantino di comunicare con entrambe le realta\ e dalle scelte strategiche messe in atto in tal senso. Secondo Diefenbach, infatti, l'assenza di costruzioni cristiane dal centro della citta\ non dipende dalla necessita\ di delimitare gli ambiti eventuali di intervento, ma da opzioni di comunicazione, in quanto la comunita\ cristiana non svolge alcun ruolo nella simbolica raffigurzione della liberazione di Roma dalla tirannia di Massenzio che viene inscenata negli spazi centrali della citta\ da Costantino e nella celebrazione dell'adventus che sostituisce il trionfo. La funzione cimiteriale delle basiliche costantiniane, che ne spiega la posizione extramuranea, che sono al tempo stesso luogo di celebrazione del culto dei defunti e dei martiri, va inquadrata, secondo Diefenbach, anche nell'ottica del culto imperiale, come dimostrano le strette associazioni rilevabili tra l'edilizia privata (i mausolei dei familiari di Costantino) e le basiliche stesse. Si chiarisce cosi\ un importante aspetto della politica edilizia e di rappresentazione del potere, che unisce il palazzo e la basilica, il culto cristiano dei morti e quello dell'imperatore defunto. Le strategie comunicative di trasmissione del messaggio imperiale e i mezzi impiegati per realizzarle, nel caso individuati nelle attivita\ costruttive, evidenziano da un nuovo punto di vista la capacita\ di Costantino di cogliere la centralita\ del momento aggregativo cristiano attorno al culto dei defunti e alle memorie dei martiri, per agganciare ad esso il culto dell'imperatore e della sua famiglia, integrando e completando cosi\ il messaggio rivolto all'e\lite tradizionalista. L'azione dell'imperatore, operando in vista del mantenimento di un rapporto comunicativo e di integrazione tra lo spazio interno e quello periferico, impedisce che si costituisca una dicotomia tra i differenti elementi e contribuisce allo sviluppo dell'identita\ della citta\ di Roma. Le principali realta\ di riferimento del messaggio imperiale in epoca costantiniana e post-costantiniana, ovvero comunita\ cristiana ed e\lite romana, sono oggetto dei due capitoli che seguono (rispettivamente pp. 215-329 e 330-403), nei quali Diefenbach analizza le dinamiche e le modalita\ del rafforzamento dell'identita\ cristiana attorno alle memorie dei santi, nel corso delle complesse vicende e dei contrasti che attanagliarono la comunita\ cristiana tra IV e V secolo, dagli scismi dei Novaziani e dei Donatisti, alle divisioni che ebbero come protagonisti i vescovi di Roma, come Ursino e Damaso. Soprattutto quest'ultimo e\ una figura chiave per capire l'evoluzione del fenomeno di rafforzamento dell'identita\ collettiva cristiana attorno al culto dei martiri a Roma in eta\ post-costantiniana. A dispetto delle separazioni interne alla comunita\ cristiana, Damaso promuove un discorso di primarieta\ e universalita\ della Chiesa di Roma che verra\ sancito dal Concilio del 382, e che e\ veicolato attraverso i suoi noti epigrammi, collocati presso le tombe dei martiri romani, significativamente scelti come elementi identificativi della comunita\ cristiana nella sua totalita\. Egli inaugura un nuovo ruolo del vescovo romano, la cui figura appare quale erede di Pietro e a capo della comunita\ unitaria dei cives Romani. In quest'ottica, la topografia delle memorie martiriali, apparentemente frammentata e con collocazione suburbana, diviene la base ideale per un discorso storico che, identificando i santi con i cittadini e gli apostoli con i nuovi Dioscuri, supera le divisioni interne alla comunita\ e fa dell'intera plebs romana il gregge del vescovo-pastore. Paradossalmente, proiettando la tradizione politica della citta\ nel processo di sviluppo identitario cristiano, Damaso apre la strada opposta della cristianizzazione di Roma. A partire dall'epoca costantiniana cominciano ad essere fondati alcuni tituli, ma e\ soprattutto tra l'eta\ di Damaso (366-384) e quella di Celestino (422-432) che si diffonde il modello della chiesa titolare, in molti casi di origine privata e non patrocinata da vescovi romani. In questa fase si assiste alla fondazione di chiese titolari all'interno di domus appartenenti agli strati piu\ elevati della citta\, che perdono cosi\ il proprio carattere di luogo privato per divenire spazio comunicativo dell'e\lite e proprieta\ aperta alla comunita\. Muta dunque il rapporto pubblico-privato, cosi\ come si trasforma il rapporto centro-periferia attraverso il fenomeno della traslazione delle reliquie dei martiri e dei relativi culti, che sono portati dai luoghi suburbani di origine ai nuovi luoghi di venerazione con collocazione urbana centrale. Tra IV e V secolo le memorie dei santi cominciano infatti ad essere realizzate anche nelle chiese urbane. Nel V secolo, una meta\ circa delle chiese titolari dispone di reliquie dei santi; si tratta di santi di origine esterna, che trovano accoglienza nelle chiese cittadine in qualita\ di patroni. A differenza di quanto accade a Costantinopoli, non si organizza a Roma un elemento clientelare (monastico) interno alla citta\. Mancano anche tracce di oratori pubblici e vi e\ un solo esempio di oratorio privato, ma lo spazio sacro privato non e\ un riferimento per gruppi di amici e clienti, per cui la forma del patronato puo\ essere intesa solo limitatamente da un punto di vista sociale. Il VI capitolo e\ dedicato da Diefenbach allo sviluppo della topografia sacra nella Roma di V secolo (pp. 404-487) e al processo di formazione di nuclei spaziali di attrazione religiosa e cultuale, attraverso l'analisi degli sviluppi scismatici e delle loro conseguenze sui piani della concentrazione cultuale e dell'organizzazione cerimoniale liturgica. Tra la fine del IV e per tutto il V secolo, nel corso dei continui conflitti e scismi in atto all'interno della chiesa romana, i vescovi antagonisti privilegiano luoghi particolari dal rilevante potenziale memoriale, che uniscono la tradizione apostolica a quella episcopale, attorno ai quali legittimare le proprie ambizioni e fondare la propria successione. L'attenzione dei diversi protagonisti si focalizza cosi\ attorno a differenti spazi o luoghi pregnanti della memoria cristiana, dando vita ad una riorganizzazione policentrica dello spazio sacro che viene ulteriormente sviluppata nelle leggende martiriali e nella letteratura agiografica. Si tratta di una trasformazione dei rapporti spaziali che vede la dissoluzione della distanza tra centro e suburbio e che rispecchia lo stato di progressivo degrado del tessuto demografico e urbanistico in atto da tempo. Il VII capitolo consiste in una riflessione conclusiva dell'autore, seguita, da una apertura verso ulteriori prospettive di ricerca che orientano i suoi piu\ recenti interessi (pp. 488-538). Diefenbach sottolinea l'importanza dei luoghi attorno ai quali si coagula la memoria cristiana (ricordo dei martiri, venerazione dei santi, culto di patroni e intercessori) per lo sviluppo del processo identitario della comunita\ cristiana di Roma e per la trasformazione urbana della citta\ stessa. Diversamente da quanto presupposto dalle ricerche medioevistiche utilizzate come spunto metodologico di avvio della ricerca, egli evidenzia, pero\, anche la distanza che si viene a creare tra la prassi commemorativa pagana verso i defunti, ricordati per la funzione sociale (antenati o evergeti), e quella cristiana, per la quale i defunti continuano ad essere parte integrante della comunita\, e in cui il legame tra culto dei morti e culto dei santi si salda attraverso il culto dei martiri. In particolare, la sua attenzione si fissa sulla funzione della memoria nei rapporti di scambio evergetico e caritativo. Il passaggio dal processo evergetico, tipico del mondo antico, allo scambio caritativo cristiano, infatti, introduce a suo giudizio un elemento di radicale rottura tra antichita\ e medioevo. Il volume si chiude con un ricco repertorio delle fonti e della bibliografia (pp.539-619) e con un indice dei nomi e delle cose notevoli (pp. 621-635). Diefenbach riesce a muoversi con capacita\ dal piano generale della riflessione metodologica a quello specifico del singolo caso di studio. Dando prova di una notevole competenza e conoscenza della documentazione letteraria e archeologica, che gli consente di introdurre nella ricerca anche aspetti e documenti poco noti e studiati, egli dimostra, con questa indagine, le potenzialita\ offerte dall'applicazione allo studio della tarda antichita\ di concetti e metodologie sviluppatisi nell'ambito della riflessione contemporanea. Attraverso questo studio elegante e abilmente costruito, Diefenbach conduce il lettore lungo un percorso complesso e intricato, portandolo prima ad intuire l'approccio concettuale e teorico adottato, quindi a verificarne nei singoli casi e aspetti la validita\ applicativa, e infine, grazie all'analisi condotta, a rinnovare o perfezionare gli stessi modelli interpretativi, aprendo la via per ulteriori approfondimenti e indagini. La sua ricerca, infatti, va intesa non solo come un caso di studio in un ambito storico nel quale il tema dei "luoghi della memoria" finora ha trovato limitata applicazione, ma anche come un contributo costruttivo allo sviluppo ulteriore del concetto stesso di "memoria" e del suo utilizzo come paradigma della ricerca in ambito socio-culturale. L'assenza di semplici carte topografiche e di piante dei monumenti e degli edifici menzionati e studiati, che con la loro presenza avrebbero facilitato il compito del lettore [[1]], costituisce a mio avviso l'unica lacuna di questo libro, estremamente corretto ma anche complesso nel linguaggio utilizzato, ma non ne pregiudica certo l'elevata qualita\ scientifica. ------------------ Notes: 1. Si veda, ad esempio, l'utile apparato di figure fornito da J. Curren, Pagan City and Christian Capital. Rome in the Fourth Century, Oxford, Clarendon Press, 2000, pp. 325-357.