BMCR 2009.02.21, Marco Traverso, Esercito romano e societa

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Marco Traverso, Esercito romano e societa\ italica in eta\ imperiale.
Serta antiqua et mediaevalia; 10.  Roma:  Giorgio Bretschneider, 2006.
Pp. viii, 325.  ISBN 8876892125.  EUR 100.00 (pb).

Reviewed by Maurizio Buora, Museo archeologico - Civici Musei, Udine
(Italia) ([email protected])
Word count:  1444 words
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Il volume si inserisce in un ricco filone di studi sul mondo militare
romano sviluppato dall'Universita\ di Genova. E\ singolare recensire
l'unico volume pubblicato, di una serie prevista di due: esso presenta
una scelta commentata ("mirata" secondo l'A. a p. VIII, ma non si dice
con quali criteri) di testi epigrafici. Risulta percio\ privo di una
adeguata discussione e di quell'approfondimento che in genere
giustifica l'esistenza di raccolte del genere. Il breve testo
introduttivo (pp. 1-17) e quello conclusivo (pp. 255-267) certo non
rendono ragione del lavoro di analisi che deve essere stato fatto
dall'autore e che presumibilmente dovrebbe essere compreso nel secondo
volume.

Dal titolo pare che l'A. si proponga di esaminare i rapporti tra due
realta\ separate ovvero esercito romano e societa\ italica. Di fatto e\
piu\ corretta la dicitura della seconda parte del volume, che si
intitola "prosopografia dei militari". La rassegna presenta carriere di
persone che "durante i primi tre secoli dell'impero" (p. VII)
dall'esercito entrarono nell'amministrazione civile oppure da quella
passarono nei ranghi dell'esercito completato il cursus municipale,
quindi in genere dopo i trentacinque anni di eta\. Si osserva che da un
lato i notabili locali, "dopo aver partecipato attivamente alla vita
pubblica nella propria municipalita\, ottenevano il tribunato militare"
e dall'altro che i militari di carriera che raggiungevano il tribunato
e con esso l'ordine equestre potevano inserirsi nella realta\ cittadina
"dove si sarebbero integrati nell'aristocrazia municipale mediante
l'assunzione degli honores locali" (p. 8).

Dalle varie regiones sono considerati secondo l'ordine prosopografico
445 casi, di cui alcuni anonimi [per cui l'A. indica a p. 255 un totale
di 406 persone]: alcuni personaggi compaiono in piu\ epigrafi, che
ammontano a piu\ di 500 unita\. La scelta riguarda i testi, -
specialmente inclusi in precedenti raccolte anche se oggi perduti - e
non il loro supporto. Pero\ un testo succinto puo\ comparire in un
monumento imponente per dimensioni e qualita\, come la grande ara di
Publius Verginius Paetus di Sarsina (non considerata nell'opera), larga
12 piedi, con i simboli delle cariche civili e militari rivestite, per
ostentazione ma anche per esprimere l'uguale pertinenza alla virtus del
defunto del suo cursus civile e militare.

Le varie regiones hanno una serie di attestazioni di numero ben
differente: si va dai sei personaggi della terza ai 105 della prima.
Piu\ rappresentate sono la prima, la sesta, la decima e la quarta. Non
e\ considerata la citta\ di Roma per il suo carattere particolare (p.
16). Per ogni regio le iscrizioni provengono per lo piu\ da municipi --
ma anche da agri (Falernus, Mediolanensis) o da localita\ moderne, da
pagi etc. - elencati generalmente in ordine alfabetico (a p. 90 Venusia
precede Tarentum, posto a p. 91), per un totale di 184 citta\ e/o aree
di provenienza. Una buona parte delle localita\ sono rappresentate solo
con un'iscrizione, mentre Aquileia ne ha 15, Ostia 10, Verona 9,
Pompei, Beneventum e Interamna 8, Auximum 7.

La ricca documentazione riguarda specialmente gli ufficiali superiori e
gli strati alti della popolazione, per i quali il servizio militare
appare funzionale e intercambiabile con la carriera politica, a livello
municipale, ma sono presenti anche i cosi\ detti soldati di carriera, i
sottufficiali e i veterani.

Circa il 10 % dei testi qui presentati non hanno datazione o ne hanno
una troppo ampia per essere utilizzabile. Poco meno di 200, ovvero
circa il 36 % si datano nel periodo da Augusto a Claudio e appena 27,
ovvero poco piu\ del 5 % vanno dalla fine del II alla meta\ del III
sec. d. C. I criteri di datazione sono i consueti e non sempre del
tutto affidabili: mancata indicazione del cognomen, omissione del nome
delle legioni o delle coorti, salvo l'espressa menzione di imperatori,
vicende delle unita\ menzionate.

Piu\ che la presenza del "ceto" militare, come vorrebbe l'A. (p. VII),
si evidenzia l'articolazione delle carriere e la loro evoluzione nel
tempo. Numerosi i punti degni di interesse, come i soldati in servizio
attivo e contemporaneamente rivestiti di cariche municipali (il
pretoriano M. Vibius Tertius edile a Lucca in VII, 9 e il centurione C.
Oppius Bassus forse pretore ad Auximum in V, 7), la menzione di un
primumpilus (sic) ter in X, 44. A p. 10 si nota che militari in
servizio ricoprirono contemporaneamente cariche pubbliche civili in
provincia, il che non appare strano in una situazione di creazione o di
stabilizzazione di un nuovo ordinamento politico. Altri furono inclusi
durante il servizio militare nell'ordo decurionum, come C. Iulius
Alexander ad Antiochia e a Mallos (I, 51) durante il regno di Gordiano
III al tempo in cui si preparava la spedizione in Oriente [cfr. F.
Nasti, "Il prefetto del pretorio di CIL VI 1638 (= D. 1331) e la sua
carriera", ZPE 117, 1997, 281-90, part. 284].

Nella prima premessa si trattano piu\ temi interessanti, dalla diversa
modalita\ nelle diverse aree dell'impero di accesso all'ordine equestre
al rapporto tra Augusto e l'educazione giovanile (p. 5). L'A.
sottolinea l'appartenenza dei veterani a "una comunita\ nella
comunita\" (p. 11) talvolta anche in antitesi con la comunita\ civile.
L'argomento meriterebbe un'ampia trattazione a se/, ad es. con
riferimento ai collegia veteranorum oppure all'intento di stabilire un
rapporto con i concittadini che spesso sono coinvolti per disposizione
testamentaria in elargizioni: cosi\ vediamo un pretoriano distribuire a
Ercolano quattromila sesterzi ai municipes in occasione dell'erezione
di una statua a Claudio ( I, 41); a Lavinio Servilius Diodorus lascia
nel 227 ventimila sesterzi al collegio dei dendrofori per l'elargizione
annuale della sportula e l'apprestamento di un banchetto ai suoi
concittadini. Spicca il carattere "democratico" di tali elargizioni
rispetto alle rigide norme di distinzione per ordines espresse da altre
iscrizioni, come ad esempio quelle degli Augustali misenati.

Negli stretti limiti che l'A. si e\ riservato per i commenti si toccano
temi per i quali l'enorme letteratura e\ solo accennata. Valga per
tutti il riferimento agli ingenui et veterani corporati, analizzato da
moltissimi autori da Max Weber fino a John D'Arms ["Memory, Money, and
Status at Misenum: Three New Inscriptions from the Collegium of the
Augustales", JRS 90, 2000, 126-144].

Ovviamente ognuno potrebbe aggiungere qualche titolo alla bibliografia,
ma il panorama, con 345 titoli, e\ piu\ che adeguato. In qualche caso
il pc non ha rispettato l'ordine alfabetico degli autori (es. Grosso
1959, Ijsewin, Panciera 1960). Il Sartori del 1952 (iscrizioni romane
di Padova) non e\ Antonio bensi\ Franco, di una generazione anteriore.
Molti dei personaggi considerati sono molto noti, ma l'A. sembra
attenersi esclusivamente alla citazione dei maggiori repertori, salvo
articoli specifici. Dal saggio di J. Nolle/- M.Roxan, "Militaerdiplom
fuer einen in Britannien entlassenen 'Daker'", ZPE 117, 1997, 269-276
(non citato) apprendiamo che Caius Hedius Verus ( VI, 13), che
nell'estate del 127 era prefetto della II cohors Lingonum in Britannia
,  era originario di Pitinum Mergens; percio\ l'iscrizione onorifica
apposta alla base della sua statua andra\ datata al piu\ presto alla
fine del regno di Adriano o nei primi anni di Antonino Pio. Forse la
provenienza da un'area ristretta (Pitinum Mergens a una dozzina di
miglia da Forum Sempronii) di un altro personaggio che in quel tempo fu
prefetto della cohors III Lingonum in Britannia -- quel C. Sagurus
Priscus (VI, 41) che poi divenne senatore -- potrebbe indicare una
qualche forma di cooptazione?

Segnaliamo alcune integrazioni. Per M(arcus) Lucretius Decidianus
Rufus, citato in tre testi di Pompei, manca CIL X, 851 = ILS 6363d,
cosi\ per L(ucius) Betutius Furianus si citano le tre attestazioni
riportate nel CIL (perierunt), ma non l'epigrafe rinvenuta
nell'anfiteatro di Ariminum; per P(ublius) Palpellius Clodius
Quirinalis si sarebbe dovuto ricordare anche SI 474 = Inscr.It X, 4,
397 (da Iesolo). Forse sarebbe stato interessante accostare al Plancus
curator veteranorum della IV legione Macedonica un altro curator
veteranorum della medesima legione, decurione a Luceria [E.Todisco, I
veterani in Italia in eta\ imperiale, Bari 1999, 31, 54, 100].

Studi recenti modificano qualche datazione: ad es. l'iscrizione di
C(aius) Gavilius Gavianus non va posta nel II sec. d. C., come fa,
dubitativamente, l'A. a p. 215, ma alla prima meta\ del I sec. d. C.,
secondo Supplementum Italicum, 12, Industria, n. 6.

In un tema cosi\ complesso i (pochi) errori di stampa sono del tutto
veniali, ma a p. 146 nella trascrizione di CIL V 698 sono state omesse
tre righe. Importanti indici (dei nomi di persona, di luogo,
dell'organizzazione statale, delle fonti antiche, pp. 299-325)
completano il volume che ha una sua indubbia utilita\ come raccolta di
materiale e per un primo inquadramento.

Dall'ampia casistica presentata e\ lecito attendersi nuove indagini e
approfondimenti e in questo senso il valore dell'opera e\ positivo.
Attendiamo l'uscita del secondo volume per un giudizio definitivo e per
valutare il suo effettivo contributo al progresso degli studi in questo
campo.
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