BMCR 2009.02.26, Andrew Faulkner, The Homeric Hymn to Aphrodite
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Andrew Faulkner (ed.), The Homeric Hymn to Aphrodite: Introduction, Text, and Commentary. Oxford Classical Monographs. Oxford/New York: Oxford University Press, 2008. Pp. xv, 342. ISBN 9780199238040. $130.00. Reviewed by Laura Carrara, Universita\ Ca' Foscari Venezia ([email protected]) Word count: 2073 words ------------------------------- To read a print-formatted version of this review, see http://ccat.sas.upenn.edu/bmcr/2009/2009-02-26.html To comment on this review, see http://www.bmcreview.org/2009/02/20090226.html ------------------------------- La monografia dedicata da A. Faulkner all'Inno omerico ad Afrodite (da qui in avanti Aphr.) e\ opera senz'altro benvenuta nel panorama degli studi di epica arcaica e di letteratura greca in generale. Il libro -- una versione profondamente rielaborata ed ampliata della tesi D.Phil. dell'Autore-- ha il merito di colmare una grave lacuna nella storia degli studi relativi a questo inno omerico, che non era mai stato oggetto di un commento continuo e completo. Faulkner e\ consapevole della novita\ e della rilevanza del compito intrapreso e lo dichiara nel "Preface" (p. vii); nello stesso luogo vengono anche espresse valutazioni tanto concise quanto pertinenti sui precedenti commenti di Allen-Halliday-Sikes e Ca\ssola (a tutti gli inni) e di van Eck (al solo Aphr.).[[1]] Scopo dichiarato del volume di Faulkner e\ fornire una trattazione dell'inno che sia comprensiva di vari aspetti (linguistico, letterario, storico ed archeologico), di modo che ogni lettore si trovi nella condizione di prendere decisioni informate sulle singole questioni. L'Autore non ha deluso le aspettative. Il corpo principale del libro e\ composto, come informa il sottotitolo, da Introduzione, Testo e Commento all'inno. Lo stile di scrittura del volume e\ piano e scorrevole, perfettamente accessibile a lettori specialisti e non, secondo gli auspici della collana che lo ospita (Oxford Classical Monographs). Faulkner sa anche qua e la\ divertire il lettore con qualche piacevole venatura ironica (cf. nn. a vv. 40, 64-91, 81, 107-42, 185-6).[[2]] L'introduzione, di 56 pagine, e\ divisa in sette capitoli che differiscono notevolmente in estensione. L'opzione per la brevita\ operata in quattro dei sette capitoli non e\ sinonimo di carenze nella trattazione del materiale. Nel cap. I, "Summary of the Poem", le macro- e microsequenze in cui e\ diviso il poema sono ben individuate; una notevole attenzione agli accorgimenti formali ed alle tecniche di composizione dell'inno e\ del resto percepibile nell'arco di tutto il Commento (cf. vv. 7-33, 11, 36 etc.). Per quanto riguarda il cap. V, "Date and Place of Composition", l'Autore saggiamente non si diffonde troppo a lungo sulle intricate ed irrisolvibili questioni di cronologia assoluta e relativa delle varie opere che costituiscono il corpus della poesia epica arcaica. Le evidenze concrete relative ad Aphr. sono presentate nel dettaglio nei capp. II e IV, mentre nel cap. V e\ soltanto formulata la piu\ che verisimile conclusione finale (l'inno e\ stato composto in Asia minore nella seconda meta\ del VII a.C.). Il cap. VI, "Impact on Later Literature", parte dall'importante constatazione che la communis opinio sulla scarsa fortuna goduta da Aphr. nella letteratura successiva vada profondamente rivista. Qui Faulkner offre una lista di passi (da Callimaco, Apollonio Rodio, Mosco ed autori piu\ tardi) che sono a suo parere influenzati da Aphr., con qualche commento. Molto materiale prezioso per chi voglia cimentarsi con la storia, ancora tutta da scrivere, del Nachleben di Aphr. e\ disseminato anche nelle singole note. L'indice dei passi citati puo\ essere una prima, utile guida per misurare la presenza di Aphr. in autori anche tardi (ad es. Eudocia) o bizantini (ad es. Teodoro Prodromo). Il cap. VII, "Manuscripts and Text", dichiara il proprio debito nei confronti dello studio sulle relazioni tra i manoscritti offerto nell'edizione di Ca\ssola, di cui si accettano le sigle e si riproduce lo stemma codicum. Faulkner dichiara espressamente di non aver intrapreso alcun tentativo di tracciare un nuovo stemma, perche/ "the data from Aphr. are clearly insufficient to inform a reappraisal" (p. 54). Nella stessa sede si prende posizione sul problema delle lezioni particolari offerte in parecchi casi dai due differenti rami della tradizione; il metodo di Faulkner non differisce da quello seguito dai piu\ validi studiosi dell'inno (cf. p. 55) in assenza di criteri generali che permettano di dichiarare il codice M migliore dell'iparchetipo ricostruito <greek>*Y</greek>, ogni caso va giudicato singolarmente. Nel cap. II, "The Aineidai and Interpretation of the Hymn" (pp. 3-18), Faulkner fa rivivere la teoria, caduta in relativa disgrazia tra gli studiosi piu\ recenti dell'inno, secondo cui Aphr. fu composto per onorare una famiglia di Eneadi che un tempo deteneva il potere nella Troade (cf. p. 4). Chi e\ scettico sulla possibilita\ che questi Eneadi abbiano davvero svolto il ruolo di committenti del brano o addirittura sull'esistenza stessa di questa famiglia regnante non verra\ convinto ne/ dalla discussione di Faulkner ne/ dalle trattazioni precedenti specificamente dedicate a questo problema, che vengono comunque opportunamente richiamate all'attenzione del lettore. Faulkner stesso sa bene che Aphr. non puo\ essere ridotto a pura espressione di poesia cortigiana e si mostra sensibile anche ai motivi letterari presenti in esso. Accanto a quelli da lui toccati, non avrebbe stonato un accenno al tema dei rapporti interni al cosmo divino ed al tema della distribuzione / delimitazione delle prerogative tra le singole divinita\, altro grande nodo concettuale sotteso all'inno ma nominato da Faulkner soltanto in qualita\ di costituente della narrazione degli altri tre inni maggiori, come se esso fosse estraneo (e non lo e\) ad Aphr.[[3]] Il cap. III, "Near Eastern Motifs" (pp. 18-22), elenca i motivi dell'avventura di Afrodite ed Anchise sull' Ida che hanno un parallelo nella letteratura del Vicino Oriente (la toilette della dea, le bestie feroci di cui ella si circonda, la minaccia finale all'amante, etc.) e conclude sensatamente che la comparsa di questi motivi nel nostro inno non obbliga a supporre alcun debito diretto col Vicino Oriente, ma dimostra quanto la trasmissione di materiale culturale da Est verso Ovest abbia influito sulla formazione della figura di Afrodite nella letteratura greca arcaica. Il cap. IV, "Overview of Language and Relationship to Early Poetry" (pp. 23-47), affronta due problemi complementari seppur distinti: la natura formulare ed orale della lingua di Aphr. e la possibilita\ che Aphr. abbia operato e / o subito imitatio (termine di Faulkner, p. 31) nei confronti di altri brani epici. Faulkner passa in rassegna gli episodi omerici che paiono essere stati modelli per Aphr, i luoghi esiodei, i molto discussi contatti tra Aphr. e l'inno omerico a Demetra con la cautela necessaria allo scivoloso argomento, traendone conclusioni corrette (il poeta dell'inno conosce e imita sia Omero che Esiodo) o quantomeno possibili (e\ l'inno omerico a Demetra ad imitare Aphr., e non viceversa). A Faulkner va il merito di aver osservato con occhio acuto una mole di dati studiata da gran tempo e di aver notato un nuovo contatto tra Aphr. e l'inno omerico a Demetra (<greek>te/tuktai</greek>, cf. n. a vv. 31-2), rafforzando cosi\ l'impressione che i due inni non siano stati composti l'uno indipendentemente dall'altro. L'Introduzione e\ seguita dal testo critico, stabilito da Faulkner attraverso collazione e controllo autoptico (cosi\ si dichiara a p. 55) dei 22 manoscritti che contengono l'inno. La situazione testuale di Aphr. non e\ tormentata e dunque il testo proposto da Faulkner non si discosta da quello di Ca\ssola se non in un esiguo numero di casi, talvolta con buone ragioni (v. 52 Faulkner stampa correttamente <greek>a)ne/mice</greek>, v. 244 Faulkner stampa correttamente <greek>ta/xa</greek>, v. 284 <greek>fa/si</greek> tra/dito e\ realmente da correggere in <greek>fa/sqai</greek>, come fa Faulkner), talaltra lasciando qualche dubbio (ad es. sull'espunzione del v. 98, sulla preferenza accordata a <greek>yau/ein</greek> invece che a <greek>yau/sein</greek> al v. 125, sull'espunzione dei vv. 276-277 invece del distico "alternativo" 274-275). In due punti il testo divenuto receptus gia\ ben prima di Ca\ssola continua a sembrarmi poco soddisfacente, e sarebbe stato positivo se questa nuova edizione fosse stata l'occasione per fare giustizia dell'intruso <greek>e(danw=|</greek> a favore di <greek>e(anw=|</greek> al v. 63 (cf. n. ad loc., dove Faulkner si lascia almeno tentare da <greek>e(anw=|</greek>) e per stampare tra cruces l'incomprensibile <greek>stonaxh/setai</greek> offerto dai codd. al v. 252, che lascia invece ancora il posto ad una congettura non interamente persuasiva (<greek>sto/ma tlh/setai</greek>, Matthiae). L'apparato critico non introduce particolari novita\ ed e\ attento a segnalare varianti minime, anche se non sempre utili alla constitutio textus.[[4]] Nei tre casi in cui compare con proprie proposte in apparato (vv. 51, 207, 267), Faulkner ha voluto restaurare la forma o la grafia propriamente omerica di un termine dato dai codici in una facies piu\ "moderna"; questi lievi interventi di correzione sono possibili e legittimi: gli atticismi eliminati da Faulkner sono effettivamente ben spiegabili come errori intervenuti nella fase di trasmissione del testo; non si tratta pero\ di interventi certi: bisogna tener conto del fatto che l'inno presenta anche altrove particolarita\ linguistiche ignote all'epica maggiore (ad es. v. 135, v. 197). Piu\ che di una nuova edizione critica, Aphr. necessitava di un commento perpetuo, e proprio in questo campo era legittimo attendersi dall'Autore i maggiori risultati. In effetti, le 229 pagine occupate dal Commento costituiscono la parte del volume che da\ un contributo decisivo alla comprensione dell'inno. Si deve dare atto a Faulkner di aver svolto (e di avere svolto bene) gran parte del lavoro che il suo predecessore van Eck aveva lasciato incompiuto (cf. p. vii). L'impianto delle singole discussioni e\ quello classico: riassunto dello stato degli studi, analisi linguistica e / o dei loci paralleli, conclusione personale oppure opzione di preferenza per una delle soluzioni prospettate dagli altri studiosi. Com'e\ inevitabile, ogni conoscitore dell'inno avra\ da lamentare qualche sporadica omissione nella discussione delle tesi altrui, oppure vedra\ passati sotto silenzio nessi che egli avrebbe ritenuto meritevoli di trattazione. E\ sufficiente pero\ passare in rassegna le note apposte alle parole tradizionalmente "difficili" dell'inno e su cui piu\ ricco e\ stato il dibattito critico (tra le altre ad es. v. 4 <greek>dieipete/as</greek>, v. 31 <greek>tima/oxos</greek>, v. 62 <greek>e)penh/noqen</greek> o ancora v. 188 <greek>a)menhno/n</greek>) per rendersi conto che Faulkner e\ sempre guida affidabile e sicura. Degne di essere lette con attenzione ci paiono in particolare le brevi introduzioni alle singole sezioni: in esse si trovano molte fini osservazioni rivelatrici di una notevole sensibilita\ letteraria che ben coglie come la dialettica tra mortalita\ ed immortalita\ stia al cuore del messaggio di Aphr. Non e\ questa la sede per entrare nel dettaglio delle singole interpretazioni e discussioni critiche, nell'insieme molto ricche e apprezzabili. Meritano di essere segnalati alcuni passi in cui Faulkner e\ il primo a trovare la corretta chiave di lettura di un verso: v. 1 (p. 74). Afrodite e\ <greek>polu/xrusos</greek> nello stesso senso in cui e\ <greek>polu/xrusos</greek> Apollo in Call. II 34 (ricco d'oro lui, adorna d'oro lei). vv. 93-9 (p. 175). Leto e Artemide appaiono affiancate nel verso come paradigmi di bellezza poiche/ sono "a natural pair" composta da madre e figlia. vv. 202-17 (p. 263). E\ assolutamente vero che "the erotic implication of the abduction [di Ganimede da parte di Zeus] are even stronger in Aphr." rispetto al possibile modello Il. 20. vv. 181-2 (p. 245). Faulkner si accorge che sia in Aphr. 181-2 che in Il. 3.396-8 che in Verg. Aen. 1.402 sgg. la rivelazione della vera identita\ di Afrodite avviene a partire dal particolare della bellezza del collo della dea. Mi trovo invece in dissenso su alcuni passi specifici: v. 44 (p. 129). Faulkner afferma che in Od. 1.428 e 19.346 la qualifica di <greek>ke/dn' ei)dui=an</greek> e\ attribuita a "madri"; si tratta invece di Euriclea e di una anonima ancella. Aphr. 134 resta l'unico passo di epica arcaica in cui l'epiteto in oggetto e\ attribuito ad una madre. v. 114 (p. 192). Non e\ vero che gli studiosi moderni tacciono sul problema posto dall'accezione temporale di <greek>dia/pro</greek>. Sia van Eck che Ca/ssola hanno una nota apposita, e cosi\ anche Cantilena nel suo studio sulla dizione epica (mai citato da Faulkner).[[5]] v. 127 (p. 201). E\ ovvio che Afrodite "finta sposa" di Anchise sara\ una moglie giovane, ma <greek>kouridi/hn a)/loxon</greek> non significa letteralmente "giovane moglie" bensi\ "moglie legittima". vv. 173-5 (p. 239). L'uso di <greek>me/laqron</greek> nel senso di "architrave" ("lintel") presente in Inno a Demetra 188 non e\ senza paralleli: la stessa accezione di <greek>me/laqron</greek> e\ in Sapph. fr. 111 LP. A chiusura del volume sono posti due Indici, tematico e locorum e una lista delle "opere citate". A questa bibliografia, pur gia\ ingente e generalmente aggiornata, avremmo volentieri aggiunto qualche titolo, primi fra tutti i contributi di Rudhardt e di Cantilena (vd. sopra). Infine, ad un Autore cosi\ sensibile al tema della fortuna dell'inno segnaliamo volentieri il breve articolo di Flores sulla presenza di Aphr. nel poema di Lucrezio.[[6]] Questo volume e\ una preziosa acquisizione nel panorama degli studi. L'edizione e\ ben condotta e d'ora innanzi si potra\ far riferimento ad essa per ogni discussione dell'inno; il Commento e\ non solo un buon "reference work" per chi voglia accostarsi per la prima volta allo studio del poema, ma anche un interlocutore stimolante per chi intenda confrontarsi ancora con questioni gia\ a lungo meditate. ------------------ Notes: 1. Allen, T.W - Sikes, E.E., The Homeric Hymns, London, 1904; Allen, T.W - Halliday, W.R - Sikes, E.E, The Homeric Hymns, Oxford 1936; Ca\ssola, F., Inni Omerici, Fondazione Valla, Milano 1975; van Eck, J., The Homeric Hymn to Aphrodite. Introduction, commentary and appendices, Utrecht 1978. 2. Per quanto riguarda gli errori di stampa, oltre ad un'inconsistenza nella abbreviazione del nome di Gregorio di Nazianzio (Gr. Naz. a p. 179 n. al v. 97, p. 213 n. al v. 141, p. 275 n. al v. 233 ma Greg. Nanz. a p. 272, n. al v. 224 e Gr. Nanz. a p. 296 n. al v. 286), ho notato a p. 273 <greek>polu/ratos</greek> invece di <greek>polu/hratos</greek>, a p. 275 'wiih' per 'with', a p. 275 <greek>faieina/s</greek> invece di <greek>faeina/s</greek>, a p. 291 <greek>perifqunu/qei</greek> al posto di <greek>perifqinu/qei</greek> (due volte; a p. 297 e\ invece corretto), a pag. 302 Cianni invece che Ciani, a p. 308 Peppmoeller invece di Peppmueller (la grafia corretta a p. 172). 3. Si veda in proposito J. Rudhardt, "A propos de l'hymne home/rique a\ De/me/ter", MH XXXV (1978) pp. 1-17; Id., "L'hymne home/rique a\ Aphrodite", MH XLVIII (1991) pp. 8-20. 4. Si allude a casi come v. 30 <greek>pi=ar</greek> <greek>*Y</greek> <greek>pei=ar</greek> M, v. 52 <greek>te/kon</greek> M, <greek>te/ken</greek> <greek>*Y</greek>, v. 120 <greek>e)stefa/nwto</greek>] <greek>e)stefa/nwnto</greek> E etc. 5. M. Cantilena, Ricerche sulla dizione epica, Roma 1982. 6. E. Flores, "La composizione dell'inno a Venere di Lucrezio e gli inni omerici ad Afrodite", Vichiana VIII (1979) pp. 237-251.