BMCR 2009.05.02: Primo on Trachsel, La Troade: un paysage et son heritage litteraire. Les commentaires antiques sur la Troade, leur genese et leur influence, Bibliotheca Helvetica Romana 28

Bryn Mawr Classical Review <[email protected]> Fri, 1 May 2009 16:31:09 -0400 (EDT)
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Alexandra Trachsel, La Troade: un paysage et son he/ritage litte/raire.
Les commentaires antiques sur la Troade, leur gene\se et leur
influence, Bibliotheca Helvetica Romana 28.  Basel:  Schwabe, 2007.
Pp. xx, 501.  ISBN 9783796522543.  EUR 40.50.

Reviewed by Andrea Primo, Universita\ di Pisa ([email protected])
Word count:  1882 words
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Il libro di Alexandra Trachsel si propone di studiare l'immagine del
paesaggio della Troade quale appare nell'Iliade e in seguito, nel corso
dei secoli, in quegli autori greci e latini che si trovarono ad
affrontare tale he/ritage litte/raire. Trachsel intende in particolare
affrontare il tema della sopravvivenza di una Troade letteraria e
iliadica nella riflessione antica sulla Troade storica: l'Autrice si
sofferma soprattutto sul rapporto che si venne a instaurare tra le
descrizoni omeriche della Troade e piu\ precisamente della citta\ di
Troia/Ilio e dei suoi immediati dintorni (compreso elementi come
l'accampamento degli Achei o le loro navi) e dall'altra parte i
riferimenti che a tale bagaglio di nozioni e di tradizioni letterarie
fanno numerosi autori di lingua greca e latina. Tali riferimenti
riferimenti letterari alla Troade omerica abbracciano un arco di tempo
assai ampio, dal IV sec. a. C. circa alla cosiddetta Seconda Sofistica
nella piena eta\ imperiale (circa II-III sec. d. C.).

Accanto a questa tematica un aspetto assai interessante del libro di
Trachsel risiede nel tentativo di mettere in relazione le conoscenze
sulla Troade letteraria con la Troade reale, storica: si tratta di un
aspetto che si impone alla riflessione degli Antichi (e a quella dei
Moderni) a partire dallo sfruttamento romano della leggenda sulle
origini troiane di Roma. A tale proposito e\ importante quel che
afferma Trachsel nell'Introduction in merito allo statuto speciale che
in effetti ha la Troade nella cultura letteraria del mondo antico: "la
Troade est un endroit soulevant davantage de questions et controverses
que n'importe quel autre endroit privile/gie/ par les ge/ographes";
cio\--commenta  Trachsel--da\ alla Troade un ruolo del tutto
particolare nella tradizione letteraria greca (e latina), una posizione
perfino piu\ suggestiva rispetto a luoghi carichi di significato come
Atene o l'Egitto (p. xx).

Proviamo ora a vedere per sommi capi il contenuto del volume di
Trachsel. Prima di passare in rassegna i luoghi letterari in cui si fa
riferimento al materiale iliadico relativo alla Troade, Trachsel prende
in esame opportunamente--nel corso del capitolo 1 che compone la prima
parte (La Troade e/voque/e dans l'Iliade, pp. 3-127)--lo spazio fisico
presupposto nella narrazione dell'Iliade, il suo e/space litte/raire ou
imaginaire. Si tratta di una descrizione che Trachsel conduce in
maniera minuta e dettagliata, enumerando i vari elementi che compongono
l'immagine della Troade nell'Iliade: la vera e propria citta\ di Troia
vista nelle sue diverse suddivisioni; il campo in cui si sono stanziati
gli Achei; i punti di osservazione degli de/i; gli altri luoghi
geografici della Troade.

Dopo questo capitolo che nelle intenzioni di Trachsel e\ una sorta di
introduzione ai temi piu\ generali che il libro affronta, l'Autrice
nella seconda parte (composta dei capp. 2-4) tratta delle molteplici
maniere in cui la Troade e il suo paesaggio letterario carico di
memorie venne descritto da alcuni autori greci a partire dall'eta\
ellenistica, anche se giustamente Trachsel fa riferimento anche agli
antecendenti di pieno IV sec. come Ellanico di Lesbo e Palefato. Nel
cap. 2--il piu\ lungo e articolato dei quattro capitoli che compongono
il libro (Les discussions depuis Hellanicos jusqu'a\ la fin de
l'e/poque helle/nistique: pp. 131-283)--Trachsel prende in esame
anzitutto quegli aspetti dell'eta\ ellenistica che possono aver
favorito, o quantomeno influenzato, l'interesse degli autori di
trattati antiquari per la Troade, vista sempre in rapporto alle
descrizioni dell'Iliade e in rapporto alle nozioni mitografiche fornite
dal cosiddetto ciclo troiano: i fattori messi in luce da Trachsel sono
l'allargamento delle prospettive geografiche favorito dalle conquiste
di Alessandro il Grande; la "perte d'inde/pendance des cite/s grecques"
(p. 138: e\ un punto su cui ritornero\ piu\ sotto); la creazione di
grandi centri bibliotecari di ricerca come Alessandria e Pergamo.

Nell'affrontare la discussione greca sulla Troade in eta\ ellenistica,
Trachsel decide di suddividere tale tematica in tre parti: quella
dedicata ai trattati intitolati Troika\; quella dedicata ai trattati
"scientifici" (anche se in verita\ si potrebbe piuttosto parlare di
trattati eruditi di topografia e di Antiquitates) in cui larga parte ha
l'esame dei frammenti di Demetrio di Scepsi (insieme con Egesianatte di
Alessandria Troade; Dioniso Skytobrachion; Polemone di Ilio); infine la
parte dedicata alle allusioni alla Troade iliadica rintracciabili nella
poesia ellenistica (Apollonio Rodio; Callimaco; Teocrito; Licofrone;
Nicandro di Colofone).

Da tale attenta e accurata disamina emerge che nel complesso gli autori
ellenistici sono attenti alla Troade iliadica e--se non ricavano
dall'Iliade stessa le nozioni topografiche su tale regione--e\ comunque
sempre da altre fonti letterarie incentrate sul ciclo troiano che essi
ricavano i propri riferimenti alla Troade e al suo spazio fisico. La
Troade reale appare poco: gli unici casi riguardano Palefato (la cui
dichiarazione di far riferimento alla Troade reale e\ secondo Trachsel
solo un argomento retorico)[[1]] e Demetrio di Scepsi, ai cui frammenti
(tramandati in larga parte da Strabone nel libro XIII) Trachsel dedica
molte pagine soffermandosi sul suo intento politico di rimarcare il
ruolo di Scepsi a danno della contemporanea citta\ di Ilio; nel
contempo Trachsel si mostra perplessa a proposito dell'eventuale
funzione anti-romana della svalutazione, operata da Demetrio, della
leggenda sulla migrazione di Enea in Italia.

Secondo la ricostruzione di Trachsel e\ a partire dagli autori greci e
latini d'eta\ augustea (Diodoro Siculo; Dionigi di Alicarnasso;
Strabone; le Quaestiones homericae di Eraclito; Virgilio; Lucano;
Ovidio; Pomponio Mela)--presi in esame nel corso del cap. 3 (Rome et la
Troade: pp. 285-383)--che inizia a emergere la concreta esistenza di
una Troade storica nei riferimenti letterari alla topografia di tale
regione, proprio in ragione dell'importanza di trovare un legame tra la
Troade visitata da importanti esponenti politici di Roma e la Troade
descritta da Omero e/o dalla letteratura sul ciclo troiano: si trattava
cioe\ in alcuni casi di trovare nel presente, nella Troade reale, i
segni del passato, i segni della leggenda sulla migrazione di Enea in
Italia e sulle origini troiane dei Romani.

Trachsel da una parte sottolinea a ragione il ruolo fondamentale che
ebbe Augusto nella definizione e stabilizzazione della leggenda su Enea
(anche se forse troppo poco spazio viene dato ai precedenti
pre-augustei), dall'altra parte rimarca con forza che il racconto
omerico (o comunque il racconto del ciclo troiano) resta pur sempre il
riferimento--anche polemico--per gli autori che trattano di Troade, dal
momento che e\ spesso proprio in rapporto alla Troade omerica e
iliadica che gli autori presi in considerazione in questo capitolo
descrivono la Troade storica e trattano della leggenda troiana relativa
a Roma: e\ quindi sempre il testo omerico il punto di partenza, e non
il paesaggio reale. Fa bene quindi Trachsel a sottolineare quanto in
effetti sia significativo il caso di Virgilio nelle cui descrizioni
poetiche il paesaggio reale e storico non gioca ancora alcun ruolo: e\
noto infatti che il poeta intendeva creare "un pendant romain a\
l'e/pope/e home/rique" (p. 461).

E\ con la piena eta\ imperiale, al tempo della cosiddetta Seconda
Sofistica, che secondo Trachsel si ha una vera e propria
sovrapposizione tra spazio omerico e paesaggio reale della Troade.
Trachsel ne parla nel corso del cap. 4 (La Troade au temps de la
Seconde Sophistique: pp. 385-458) in cui tratta di autori che, in modi
tra loro molto diversi, si interessarono della Troade mitica in
rapporto alla Troade a loro contemporanea: Ditti di Creta; Darete
Frigio; Dione di Prusa; Filostrato; Tolemeo Chennos; Pausania e Dioniso
Periegeta; il cosiddetto Mitografo Omerico.

Secondo Trachsel, che si rifa\ ai classici studi di S. Swain, L. Casson
e E. L. Bowie,[[2]] l'epoca della Seconda Sofistica sarebbe
caratterizzata da tre fattori: l'interesse per il passato greco; una
tendenza a riaffermare l'identita\ greca; e infine il fenomeno del
turismo culturale. In ragione di tutto cio\ gli autori esaminati in
questo cap. 4, piu\ che soffermarsi sui viaggi di Enea e sulle
relazioni (ormai considerate come dato acquisito e pacifico) tra la
casata giulio-claudia e Troia, incentrano la loro attenzione sulla
discussione e, in molti casi, sulla rettificazione del racconto
iliadico: il paesaggio della Troade storica pare ormai legato al
racconto omerico e alla sua eredita\ letteraria poiche/ esso e\
divenuto una meta di viaggi culturali ed e\ stato interpretato come
espressione concreta, fisica e geografica, dell'identita\ greca.

Tutto cio\ riguarda il contenuto del libro di Trachsel. E\ evidente che
la materia trattata e\ assai vasta e richiede di padroneggiare
molteplici aspetti relativi alla fortuna e alle influenze culturali di
un testo capitale per la civilta\ greca (e non solo) come l'Iliade.
Pertanto e\ forse inevitabile che alcuni punti siano criticabili o
semplicemente richiedano delle precisazioni. Proviamo dunque a vedere
qui di seguito questi aspetti del libro di Trachsel che comunque, sia
ben chiaro, non compromettono affatto un giudizio complessivamente
positivo sull'opera:

1) Si puo\ notare una certa tendenza da parte di Trachsel a trascurare
le implicazioni politiche contingenti nei riferimenti di alcuni autori
ellenistici al rapporto tra la Troade omerica e la Troade a loro
contemporanea: si veda ad esempio la nettezza con cui si esclude nei
passi sulla Troade di Demetrio di Scepsi e Polemone di Ilio qualsiasi
elemento di polemica politica in merito all'ascesa di Roma (p. 229);
oppure si vedano le pagine su Egesianatte (pp. 186-198) in cui il fatto
che l'erudito di Alessandria Troade fosse al servizio di Antioco III il
Grande non viene discusso in rapporto all'accettazione da parte dello
stesso Egesianatte della leggenda sulle origini troiane di Roma, fino
al punto che Egesianatte viene semplicemente considerato filo-romano.

2) Ho gia\ accennato sopra al fatto che secondo Trachsel (p. 138) uno
degli aspetti caratteristici dell'eta\ ellenistica consisterebbe nella
perdita di indipendenza da parte delle poleis greche. Qui vale la pena
sottolineare che da almeno 40 anni la  ricerca moderna ha mostrato che,
per utilizzare le celeberrime e citatissime parole di L. Robert, "la
cite/ grecque n'est pas morte a\ Cherone/e, ni sous Alexandre, ni dans
le cours de toute l'e/poque helle/nistique".[[3]]

3) Benche/ Trachsel si mostri del tutto consapevole del fatto che
l'evoluzione del modo in cui gli antichi percepirono il paesaggio della
Traode storica in rapporto all'eredita\ omerica e\ un fenomeno
progressivo e dunque difficile da suddividere cronologicamente secondo
criteri esterni (p. 462), tuttavia sembra che alcune di queste
suddivisioni e periodizzazioni siano troppo nette. Cio\ e\ evidente nel
caso del punto terminale dell'opera che viene fatto coincidere con la
fine della cosiddetta Seconda Sofistica, senza prendere in
considerazione--come riconosce la stessa Trachsel (p. xix)--ne/ Quinto
di Smirne ne/ Giuliano: si viene pertanto a creare una vera e propria
spaccatura, sotto molti punti di vista ingiustificata, tra Seconda
Sofistica e tardo-antico.

In conclusione. Il libro di Trachsel e\ molto ricco di dettagli e ben
strutturato. In particolare l'Autrice pare ben consapevole della
complessita\ dell'eredita\ culturale dell'Iliade. Trachsel si mostra
altresi\ consapevole delle difficolta\ che comporta un lavoro che, come
il suo, intenda esaminare "une partie--c'est-a\-dire l'espace dans
lequel le re/cit se de/roule--d'un texte aussi fondamental que l'est
l'Iliade, que ce soit pour l'Antiquite/ ou pour la philologie moderne"
(pp. 462-463): proprio per questo va particolarmente elogiato il
tentativo, costante, di raccordare tra loro le varie parti del libro
fornendo all'enorme quantita\ di dati e di luoghi letterari citati una
cornice forte, chiara ma nel contempo flessibile.

Una nota di merito particolare va infine spesa per l'impressionante
quantita\ di passi antichi riportati nel testo e tradotti in lingua
francese con molta competenza e cura: si tratta di un aspetto che in
effetti facilita il lettore nel seguire le intricate e affascinanti
vicende relative al rapporto tra Troade omerica, Troade letteraria e
Troade reale.


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Notes:


1.   Palaeph., De incredibilibus, pr. 20-24 ed. Festa.

2.   E. L. Bowie, Greeks and Their Past in the Second Sophistic, in M.
I. Finley (ed.), Studies in Ancient Society, London 1974; L. Casson,
Travel in the Ancient World, London 1974; S. Simon, Hellenism and
Empire, Oxford 1996.

3.   L. Robert, The/ophane de Mytile\ne a\ Constantinople, CRAI 1969,
pp. 42-64 (=OMS V, pp. 561-583). La citazione e\ tratta dall'incipit
dell'articolo: p. 42 = p. 561.