BMCR 2009.07.26: Lazzarin on Gritti, Proclo: dialettica, amima, esegesi. Il filarete / Universita\ degli studi di Milano, Facolta\ di lettere e filosofia; 257
Bryn Mawr Classical Review <[email protected]> Fri, 10 Jul 2009 08:23:12 -0400 (EDT)
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Elena Gritti, Proclo: dialettica, amima, esegesi. Il filarete / Universita\ degli studi di Milano, Facolta\ di lettere e filosofia; 257. Milano: LED, 2008. Pp. 419. ISBN 9788879163859. EUR 36.00 (pb). Reviewed by Francesca Lazzarin, University of Verona ([email protected]; [email protected]) ------------------------------- To read a print-formatted version of this review, see http://bmcr.brynmawr.edu/2009/2009-07-26.html To comment on this review, see http://www.bmcreview.org/2009/07/20090726.html ------------------------------- Testo ricco e gustoso, condotto con l'acribia tipica dell'interprete neoplatonico, il libro di Elena Gritti e\ condensato, in maniera nascosta (<greek>krufi/ws</greek>), gia\ nel suo titolo: dialettica, anima ed esegesi sono i termini del processo dialettico attraverso il quale il lettore e\ portato a sviscerare il significato del sistema filosofico procliano, la sua originalita\ all'interno della storia del pensiero, il suo ruolo nell'ambito della tradizione neoplatonica. In questa prospettiva, la dialettica si manifesta, infatti, quale struttura fondante dell'attivita\ esegetica: come la causa pre-comprende in se/ l'effetto (Elem. Theol. 35 e 65), cosi\ la dialettica e\ la forma del reale e cio\ che sta alla base di qualsiasi interpretazione del medesimo; ma il reale puo\ dispiegarsi solo per mezzo dell'anima, natura mediatrice per eccellenza. Gritti usa l'espressione dialettica esegetica (p. 47) per indicare che la dinamica intero-parti, tanto cara a Proclo (Elem. Theol. 66-69), viene riprodotta dai movimenti dialettici di <greek>diai/resis</greek> e <greek>sunai/resis</greek>: essi corrispondono, a livello esegetico, al moto discendente dei teologi, che descrivono l'ordine della natura e del divino, e a quello ascendente degli esegeti, che si fanno interpreti dei testi teologici per ritornare all'origine della verita\ (pp. 48-49). Intento dichiarato dell'Autrice e\ affrontare la filosofia di Proclo, per quanto e\ possibile, da una prospettiva che non sia unilaterale, anche per cercare di integrare i contributi di studiosi dello spessore di Andre/-Jean Festugie\re e Pierre Hadot, che hanno insistito sul legame fra pensiero neoplatonico e tradizioni religiose. Contributi, senz'altro, imprescindibili, ma che necessitano di una revisione finalizzata ad inserirli nell'orizzonte dell'intero sistema procliano, tenendo conto della varieta\ della produzione del filosofo e dei rimandi che collegano un'opera all'altra. Da un lato, quindi, uno sguardo 'totale' che permetta di interpretare Proclo alla luce di 'tutto Proclo'; dall'altro il tentativo (ben riuscito) di rintracciare un'istanza epistemologica sottesa all'incedere procliano, che viene orientato da essa e che costituisce, nel contempo, il filo conduttore dei vari approcci esegetici sperimentati dall'autore. Nel I capitolo si parte dall'analisi dell'espressione <greek>fw=s a)na/ptein</greek> e dei molteplici usi che ne fa Proclo, per spiegare lo statuto della conoscenza umana: "un processo bidirezionale che si realizza nel momento della convergenza" (p. 28) fra l'illuminazione che proviene dall'alto, dalle cause superiori o per intercessione di un dio, e lo sforzo umano, consistente in un'attivita\ originatasi in basso allo scopo di comprendere le realta\ piu\ elevate. Anche qui vi e\ un doppio movimento (dall'alto verso il basso e dal basso verso l'alto), il cui punto di incontro e\ l'anima umana: e se il significato misterico non e\ sufficiente a rilevare la portata semantica del <greek>fw=s a)na/ptein</greek> (pp. 26-28), d'altra parte il richiamo alla Lettera VII (341c7-d2), che Gritti giustamente segnala, non ci deve ricordare soltanto la metafora della conoscenza, che si accende all'improvviso come una scintilla (p. 26, nota 3), ma anche il lungo percorso esperienziale ("<greek>e)k pollh=s sunousi/as gignome/nhs peri\ to\ pra=gma au)to\ kai\ tou= suzh=n</greek>": Lettera VII 341c5-d1), indispensabile per accedere alla luce della verita\. La fatica dell'esercizio dialettico e\ infatti preliminare all'illuminazione stessa; e la dialettica e\ necessaria, sebbene non sufficiente, al coglimento delle realta\ divine: un concetto, questo, ribadito nello stesso Parmenide (135d2-6; 136d1-e3), che avra\ tanta importanza per la teologia neoplatonica. Un altro aspetto considerato nel capitolo I e\ quello del ruolo assegnato da Proclo al Parmenide all'interno del corpus platonico: e\ noto che Giamblico aveva ripartito il canone scolastico in dodici dialoghi, a loro volta suddivisi in due branche (dialoghi fisici e dialoghi teologici), e che Timeo e Parmenide costituivano l'uno la summa delle dottrine fisiche, l'altro delle dottrine teologiche. Ma andava sottolineato che Proclo, non accontentandosi di riprendere in maniera pedissequa il dettato giamblicheo, avrebbe avvalorato la posizione del Parmenide, quasi monade che concentra in se/ quello che, negli altri dialoghi, e\ esposto soltanto in maniera parziale: il Demiurgo del Timeo, causa particolare in rapporto alla causa assoluta che e\ l'Uno del Parmenide, porrebbe il primo dialogo in subordine rispetto al secondo, che lo comprenderebbe come la causa il causato (pp. 38-40). L'esigenza di ricondurre il molteplice all'unita\, le parti alla totalita\ si riscontra ad ogni livello: anche sul piano semantico, nel rapporto dinamico fra etimologia dei termini impiegati da Proclo e polisemia dei medesimi (pp. 43-44). La stessa osservazione si puo\ fare prendendo in esame i modi del discorso teologico (i cosiddetti <greek>lo/goi didaskalikoi/</greek>): se valutati alla luce del sistema complessivo procliano, essi non rivelano tanto un bisogno classificatorio, ma un metodo filosofico, e il fatto che la verita\ puo\ essere espressa in forme diverse, dialetticamente intersecate tra loro (pp. 50-51 e 60-61). Merito dell'Autrice e\ l'aver superato l'approccio piuttosto unilaterale degli studi precedenti (citati alle pp. 50-51), facendo risaltare la trama di connessioni che impediscono di interpretare i <greek>tro/poi didaskalikoi\</greek> come il tentativo di offrire un criterio alla 'storiografia teologica'. Il capitolo II, incentrato sulla natura dell'anima e, piu\ specificamente, sul modo in cui Proclo ha cercato di risolvere la questione plotiniana dell'anima non discesa, muove dalle critiche formulate al riguardo da Giamblico e riproposte da Proclo (pp. 70-72) per arrivare a dimostrare come, in realta\, la teoria procliana risulti influenzata dall'insegnamento di Plotino piu\ di quanto possa sembrare ad uno sguardo superficiale. Proclo vuole trovare il mezzo per garantire all'anima umana la conoscenza degli intelligibili, senza dover ricorrere, alla maniera di Plotino, all'identificazione tra anima e Intelletto primo, ma neppure, alla maniera di Giamblico, alla teurgia come unico rimedio per ovviare alla caduta dell'anima nella dimensione corporea. Per non rinunciare ad un'epistemologia 'forte', Proclo si fonda sulla presenza innata, nell'anima umana, di ragioni essenziali (<greek>lo/goi ou)siw/deis</greek>), che appartengono alla catena degli intelligibili in virtu\ della loro natura iconica (p. 74), in quanto realta\ che partecipano dell'Intelletto e, prima che dell'Intelletto, degli intelligibili stessi. La differenza fra le idee psichiche e le idee intelligibili non e\, allora, relativa all'essenza, ma al grado; come viene spiegato successivamente (a p. 98), vi sono due generi di causalita\, uno per abbassamento o subordinazione di grado (<greek>kaq' u(po/basin</greek>) e uno per modificazione d'essenza (<greek>kaq' ou)si/as e)callagh/n</greek>): il primo si manifesta nella processione interna ad ogni ipostasi, il secondo determina il passaggio da un'ipostasi all'altra, in base al rapporto modello-immagine (p. 98). L'anima umana, che non ha la sua sede nell'Intelletto (come voleva Plotino), non puo\ essere costantemente in contatto con gli intelligibili, anche perche/ partecipa dell'Intelletto in maniera mediata, essendo stata generata con il concorso di cause diverse (pp. 81-82). Da un lato, quindi, non ha la stessa essenza delle realta\ divine; dall'altro, avendo in se/ delle "immagini essenziali delle realta\ universali" (cfr. In Parm. IV, 948.26-27), ha la facolta\ di attingere a queste ultime in conformita\ con la propria dignita\ ontologica, cioe\ psichicamente, <greek>yuxikw=s</greek> (pp. 84-85). Ma "la gerarchia ontologica nega la possibilita\ di spiegare la conoscenza attraverso la presenza degli intelligibili in noi" (p. 85). Cio\ che la puo\ spiegare, invece, e\ il ruolo accordato alla filosofia che, promuovendo lo sforzo del soggetto nell'elevazione alle realta\ divine e disponendo l'anima ad accogliere l'illuminazione dall'alto, diviene un complemento necessario per 'salvare' l'epistemologia, pur mantenendo l'anima distinta ipostaticamente dall'Intelletto. Nell'ultimo paragrafo del II capitolo viene analizzato il rapporto fra <greek>lo/gos</greek> e <greek>no/hsis</greek>, allo scopo di comprendere come possa avvenire l'illuminazione dall'alto e in che modo l'intelletto possa influire sulla ragione psichica. Partendo dal parallelismo 'processione ontologica / processione noetica', l'Autrice passa in rassegna le differenze fondamentali tra l'Intelletto plotiniano e l'Intelletto procliano e le conseguenze che, nei due casi, derivano a livello gnoseologico. E\ nel Timeo che Proclo ravvisa gli elementi utili a provare lo stretto legame che unisce ragione e intelletto, "per cui il <greek>lo/gos</greek> si perfeziona divenendo <greek>noero/s</greek>, agisce in maniera intellettiva, (...) grazie alla sua parte piu\ alta l'anima e\ insieme all'Intelletto" (p. 115). Per evitare di ricadere nella dottrina plotiniana dell'anima non discesa, Proclo parla dell'affinita\ fra intelletto psichico e Intelletto divino nei termini di un'attivita\ della stessa natura, non di una medesima <greek>ou)si/a</greek>; ma poiche/, nella sua concezione, l'attivita\ dell'intelletto, sia umano che divino, dipende dalla propria potenza che, a sua volta, deriva dall'essenza (pp. 110-111 e 117), egli finisce per fare dell'attivita\ intellettiva una manifestazione dell'essenza (che, a livello umano, e\ rappresentata dai <greek>lo/goi ou)siw/deis</greek>) e per mettere l'anima nella condizione di conoscere le realta\ divine avendo gia\ in se stessa le potenzialita\ per farlo. L'originalita\ dell'interpretazione della Gritti sta nell'aver riportato, sulla base di importanti riscontri testuali, la teoria procliana alle sue origini plotiniane, senza trascurare le differenze che, comunque, caratterizzano ciascun tipo di approccio filosofico. Nel III capitolo viene ripresa, da un altro punto di vista, la questione del rapporto fra ragione discorsiva e intelletto: se il capitolo precedente si concludeva affermando l'impossibilita\, per l'anima individuale, di una <greek>no/hsis</greek> non dianoetica, il III capitolo affronta l'argomento sul piano metodologico, tenendo presente che, per Proclo, il metodo filosofico-dialettico e\ correlato all'essenza dell'anima. In tale contesto, la dialettica come "gioco impegnativo", ovvero "reale" (<greek>pragmateiw/dhs paidia/</greek>, secondo l'espressione usata in Parm. 137b2), si identifica con la "scienza teologica" (<greek>e)pisth/mh qeologikh/</greek>), la cui massima rappresentazione e\ offerta dal Parmenide. L'autrice rivede ed amplia un suo contributo di qualche anno fa[[1]] per insistere sulle peculiarita\ del procedimento dialettico, che non puo\ limitarsi ad un esercizio puramente logico, ma e\ sostanziato dalla corrispondenza con la realta\ (p. 125): di qui la "fusione di realta\ e metodo" (p.135) e la valenza <greek>pragmateiw/dhs</greek> del Parmenide, che si riscontra sia a livello contenutistico, sia a livello strutturale (p. 156). In questo consiste, per Proclo, lo <greek>skopo/s</greek> del dialogo. Non manca, nella parte centrale del capitolo, un'esposizione riassuntiva delle interpretazioni del Parmenide nell'Antichita\ e, nello specifico, della seconda sezione del dialogo, relativa alle varie ipotesi (pp. 154-165); il che permette all'Autrice di dedicare uno spazio anche alla teoria procliana della dialettica, come sviluppata nel Commento al Parmenide, e alle sue tre funzioni fondamentali (pp. 177-184): quella di esercitare la <greek>dia/noia</greek>, favorendo cosi\ il "risveglio dell'intelletto"; quella confutatoria, che ha lo scopo di purificare l'anima dall'errore e dalle falsita\; infine, la funzione piu\ elevata, grazie alla quale e\ possibile l'indagine delle realta\ divine. La <greek>dia/noia</greek> risultera\ cosi\, almeno a livello psichico, sussunta ed inverata dalla <greek>no/hsis</greek> (p. 183), come la logica e\ sussunta e inverata dalla dialettica e gli effetti lo sono dalle cause. Dopo aver discusso della natura e delle funzioni del metodo dialettico, nel capitolo IV ci si occupa di indagarne la struttura interna: una struttura logica, che ha lo scopo di dispiegare la gerarchia ontologica, caratterizzata da connessione e continuita\ (<greek>sune/xeia</greek>). Rielaborazione feconda di motivi noti in seno al neoplatonismo (come viene dimostrato considerando alcuni luoghi del Didascalicus di Alcinoo, alle pp. 192-197), il metodo dialettico di Proclo rappresenta l' "accordo tra leggi causali dell'essere e meccanismi del pensiero psichico, che di quelle rappresentano un analogo gnoseologico" (p. 198). L'esame comparato di passi tratti da diverse opere di Proclo (la Teologia platonica, il commentario al Cratilo e, successivamente, il commento al Parmenide) e\ finalizzata a chiarire, da un lato, che il filosofo neoplatonico fonda la validita\ epistemologica del metodo sull'imitazione della realta\ e dei processi metafisici (caso esemplare quello di divisione e analisi, che riflettono, in ambito causale, la <greek>pro/odos</greek> e l'<greek>e)pistrofh/</greek>), al punto che la dialettica viene ad assumere un ruolo anche nella costituzione dell'essenza dell'anima (pp. 199-202); dall'altro che la sua teoria del metodo non va interpretata secondo uno schema rigido, cercando ad ogni costo di scoprire l'ordine assiologico dei quattro procedimenti dialettici nei quali si sviluppa il metodo stesso (divisione, definizione, dimostrazione e analisi), ma va intesa in maniera dinamica, visto che la dialettica e\ la legge, il <greek>lo/gos</greek> di una realta\ dinamicamente concepita e che i quattro procedimenti succitati "offrono differenti punti di vista sulla medesima realta\" (p. 203), che si integrano e interagiscono a vicenda. Del metodo procliano bisogna poi cogliere, oltre agli elementi riconducibili ai dialoghi platonici, gli aspetti che dipendono dalla logica aristotelica e, inoltre, dal pitagorismo (come viene evidenziato alle pp. 207-210), fermo restando che e\ l'autorita\ platonica a fungere da modello essenziale. La dialettica di Proclo risente, in particolare, dell'influenza dell'epistemologia plotiniana, pur senza negare validita\ alla gnoseologia aristotelica, che va tenuta comunque ben distinta dal metodo che coniuga logica e ontologia: i <greek>lo/goi ou)siw/deis</greek>, che costituiscono, per Proclo, l'essenza dell'anima, hanno un valore causativo e non soltanto conoscitivo, in virtu\ del fatto che sono immagini (<greek>ei)ko/nes</greek>) delle idee intellettive (<greek>ei)/dh noera/</greek>) (pp. 224-225 e 242-243). Per questo sono <greek>pro/teron th=| fu/sei</greek> sia rispetto agli universali immanenti alle realta\ sensibili (<greek>e)/nula ei)/dh</greek>), sia rispetto ai concetti ricavati, alla maniera aristotelica, per astrazione (<greek>u(sterogenh=</greek>), che esistono esclusivamente sul piano mentale e non sono sostanziali (pp. 225 e 236-237), sia per la dialettica stessa (pp. 244-250). Proclo introduce, grazie alle ragioni essenziali, un ulteriore livello gnoseologico e ontologico, che va a costituire il fondamento della scientificita\ del metodo dialettico (pp. 237-239) e, allo stesso tempo, gli permette di prendere le distanze dalla logica formale aristotelica, dominio della facolta\ opinativa, e dalla plotiniana concezione dell'anima non discesa. Il capitolo V affronta, di nuovo, l'argomento della dialettica procliana, ma ricercandone il fondamento metafisico: un fondamento testimoniato dall'esattezza e dall'inconfutabilita\ della conoscenza scientifica, la cui certezza viene garantita "dall'alto" (<greek>a)/nwqen</greek>), cioe\ dalla visione intellettiva. "(...) l'inconfutabilita\ denota i legami necessari stabiliti tramite dimostrazione" (p. 260): il procedimento dimostrativo, infatti, si rivela il piu\ adatto a sviluppare in maniera concatenata e consequenziale l'unita\ concentrata dei principi intelligibili. Questi ultimi, oggetto della scienza, assicurano stabilita\ e verita\ ai discorsi che li concernono e, oltre che ad essi, alla facolta\ preposta a conoscerli: tant'e\ che i tre fattori in questione (oggetti intelligibili, scienza e soggetto conoscente) costituiscono i 'momenti' di un processo circolare nel quale la causa e\ rappresentata dagli intelligibili e il causato dalle ragioni essenziali presenti nell'anima; ad esse la dialettica, come attivita\ psichica piu\ elevata, deve volgersi, se vuole ritornare ai principi medesimi (pp. 261-264). Ne viene (e l'osservazione e\ acuta) che non soltanto i <greek>lo/goi</greek> sono suscettibili di confutabilita\, ma le stesse facolta\ psichiche, che scivolano nell'errore ogniqualvolta pretendano di operare indipendentemente dalle altre o qualora il percorso conoscitivo si interrompa prima di essersi concluso (pp. 264-267). L'unica facolta\ assolutamente inconfutabile risulta l'intelletto, che coglie in maniera simultanea il suo oggetto e, nel contempo, dirige la ragione psichica alla conoscenza dell'essere, imprimendole, tramite l'illuminazione (<greek>e)/llamyis</greek>), la sua proprieta\ caratteristica: di essere, cioe\, tutte le cose, avendo in se/ la totalita\ delle idee. L'anima umana diventa allora "intelletto che dispiega se stesso", pur rimanendo un <greek>nou=s logiko/s</greek>, ovvero un'ipostasi distinta dalla superiore, dalla quale dipende la sua stessa esistenza (p. 270). Degni di nota i raffronti finali fra la terminologia utilizzata da Proclo per descrivere la scienza dialettica (in particolare, in relazione al vocabolo <greek>suna/rthsis</greek>, che corrisponderebbe, da un punto di vista logico, alla <greek>ta/cis tw=n o)/ntwn</greek> a livello ontologico) e il lessico presente in certi passi di Sesto Empirico, Alessandro di Afrodisia e Plutarco (pp. 295-302). Nel VI ed ultimo capitolo Gritti riprende il filo dell'introduzione, dichiarando che, nella presente monografia, si e\ privilegiata, nello studio del pensiero procliano, la ricerca dell'istanza razionalistica a 'scapito' degli argomenti legati al misticismo. Questa scelta non e\ stata compiuta per trascurarli o per metterli in secondo piano, ma per ripensarli alla luce di una prospettiva piu\ ampia, che non si limiti ad evidenziare il contrasto fra i due aspetti, ma ne faccia risaltare l'armonia: infatti, "razionalismo e misticismo non costituiscono vie alternative ai fini della conoscenza" (p. 338). Tenendo come punto di riferimento il concetto di <greek>e)nqousiasmo/s</greek> e i modi in cui compare nella letteratura greca (l'ispirato puo\ essere una sorta di messaggero della divinita\ e/o un poeta, che funge da strumento del dio per comunicare la verita\; ma vi e\ anche il caso in cui non perde la propria individualita\ e vive l'esperienza mistica esercitando attivamente le sue capacita\ razionali), Gritti passa a tracciare le differenze tra il significato dell'ispirazione divina nel percorso conoscitivo descritto da Plotino, Giamblico e Proclo (pp. 311-325). Ne risulta che quest'ultimo, pur essendo notoriamente influenzato dalla teurgia di Giamblico, propone una mistica "ancora razionale" (p. 337), che si puo\ accostare, per vari motivi, a quella di Plotino, benche/ il fondamento dell'anima umana non sia piu\ l'Intelletto primo (che, anzi, perde il ruolo di mediatore nel cammino di ritorno all'Uno), ma il fiore dell'anima, centro unificatore di tutte le potenze psichiche e non soltanto della facolta\ intellettiva (cfr., in particolare, p. 323). In tal senso, l'<greek>e)nqousiasmo/s</greek> diviene la massima esperienza conoscitiva dell'anima, che ad esso si dirige in maniera consapevole e non spossessata delle sue facolta\ a causa dell'intervento divino, come era per Giamblico (p. 324). Nel contesto del rapporto fra razionalita\ e misticismo, l'Autrice si interroga anche sul posto da assegnare agli Oracoli caldaici all'interno della scienza teologica di Proclo. Senza voler pretendere di dare una risposta definitiva, la via che si suggerisce di seguire e\ quella di considerarli come "l'analogo intellettivo della scienza dianoetica del Parmenide, almeno nella misura in cui esporrebbero il medesimo contenuto, ma senza svolgimento dimostrativo" (p. 328). Gli Oracoli, il cui insegnamento sarebbe immediatamente evidente in quanto frutto di rivelazione, a confronto con il contenuto del Parmenide, assai piu\ complesso e suscettibile di fraintendimenti, esigerebbero allora, nella concezione di Proclo, di essere passati al vaglio della dialettica, allo scopo di comprenderne la valenza dimostrativa (pp. 329-331). D'altra parte, se gli Oracoli erano impiegati dai neoplatonici alla stregua di una 'Bibbia pagana', Gritti sottolinea che, per Proclo, a questo ruolo poteva assurgere piuttosto il Parmenide (pp. 333-334): esso infatti esprime, meglio di qualunque altro dialogo di Platone, l'equilibrio fra componente razionalistica e componente misterica (p. 337). E\ difficile rendere, in maniera sintetica e precisa, un lavoro dettagliato ed esaustivo come quello offertoci dal presente studio. Fine conoscitrice dei testi platonici e neoplatonici, Elena Gritti riesce nell'intento di mostrarci le molteplici facce dell'universo filosofico procliano e fornisce numerosi spunti per ulteriori approfondimenti. ------------------ Notes: 1. Contributo uscito in Platone e la tradizione platonica. Studi di filosofia antica, a cura di M. Bonazzi e F. Trabattoni, Milano, Cisalpino, 2003, pp. 265-299.