BMCR 2009.07.31: Lorusso on Bourbon, Hippocrate, Tome XII 1re partie: Nature de la femme. Collection des Universite/s de France

Bryn Mawr Classical Review <[email protected]> Sat, 11 Jul 2009 07:43:18 -0400 (EDT)
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Florence Bourbon (ed.), Hippocrate, Tome XII 1re partie: Nature de la
femme. Collection des Universite/s de France.  Paris:  Les Belles
Lettres, 2008.  Pp. cxli, 279.  ISBN 9782251005485.  EUR 45.00
(pb).

Reviewed by Vito Lorusso, Institut fuer Griechische und Lateinische
Philologie - Universitaet Hamburg ([email protected])
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Lo scritto ippocratico Natura della donna (d'ora in poi Nat. Mul.) ha
beneficiato, a partire dalla edizione di E. Littre/ (Paris 1851),[[1]]
di una lunga e intensa attivita\ sia editoriale-esegetica: i lavori di
Ermerins (Utrecht 1862),[[2]] Trapp (Hamburg 1967),[[3]] Ando\ (Milano
2000);[[4]] sia storico-critica: le ricerche di Jouanna (Paris
1974)[[5]] e di Grensemann (Berlin 1975; Stuttgart 1987).[[6]] E\ in
questo nutrito filone di studi che si pone la nuova edizione
greco-francese di F. Bourbon (d'ora in poi B.).

Nata da una tesi di dottorato sotto la guida di J. Jouanna, l'edizione
di B. si compone di Notice articolata in tre sezioni: Structure,
contenu et re/dactions paralle\les (pp. VIII-LXI), La gyne/cologie :
une spe/cialite/ me/dicale? (pp. LXI-LXXIX), La tradition du texte (pp.
LXXIX-CXXXVII); Conspectus siglorum (pp. CXXXVIII-CXLI); testo critico
greco con traduzione francese a fronte (pp. 1-96, doppie); Notes
comple/mentaires (pp. 97-218); Liste des ouvrages cite/s dans la notice
et le commentaire (pp. 219-233); Lexique des substances pharmaceutiques
(pp. 234-240); Index des noms franc,ais de substances botaniques (pp.
241-246); Index verborum (pp. 247-277).

Secondo la teoria prevalente, all'interno del Corpus ippocratico (= CH)
Nat. Mul. costituisce insieme al gruppo di trattati ginecologici
Malattie delle donne I (= Mul. I), Malattie delle donne II (= Mul. II),
Donne sterili (=Steril.), e ai trattati nosologici Malattie II,
Malattie III, Affezioni interne, un'opera della scuola di Cnido, o
almeno che utilizza materiale cnidio. Gli scritti ginecologici come
quelli nosologici, infatti, oltre a presentare redazioni parallele che
sembrano derivare in tutto o in parte da un modello comune, mostrano
alcune affinita\ con quello che le testimonianze dirette e indirette ci
dicono della medicina cnidia. La parentela tra tutti questi scritti e\
riconoscibile soprattutto nella struttura dell'esposizione che procede
secondo uno schema costante di notizie sulle diverse malattie o
varieta\ di malattie: descrizione dei sintomi, prognosi, terapia.[[7]]

In particolare, Nat. Mul. e\ composto di schede sulle malattie delle
donne. Ad esse un compilatore avrebbe successivamente aggiunto un
prologo in prima persona (cfr. 1. 1 <greek>peri\ de\ th=s gunaikei/hs
fu/sios kai\ noshma/twn ta/de le/gw</greek>; 1. 3 <greek>a)/rcomai de\
dida/skwn a)po\ tou= u(grou= kata\fu/sin</greek>),[[8]] adattando al
nuovo contesto un passo di Mul. II 111 nel quale pero\ non ricorre ne/
la prima persona ne/ quella considerazione sul divino che, in totale
disaccordo con l'autore di Male sacro 1. 7 (VI 358, 10 Littre/ = 6,
11-12 Jouanna), percorre il primo capitolo di Nat. Mul. (cfr. 1. 1; 2),
senza poi ritornare nel seguito del discorso. Il trattato consta di due
parti, comprendenti rispettivamente i cc. 2-34 e 35-109. Ciascuna di
queste due parti e\ formata da una serie di malattie che si conclude
con un lungo elenco di rimedi. La sequenza di tali unita\ testuali e\
del tutto asistematica, il che fa di Nat. Mul. una base di dati
piuttosto caotica. E\ comunque un dato di fatto ormai acquisito la
distinzione tra una natura femminile e una maschile. Del resto, gia\
l'autore di Mul. I, al capitolo 62 (VIII 126, 14-19 Littre/), denuncia
quei medici che commettono l'errore di non informarsi con esattezza
riguardo alla causa della malattia di una donna, ma di trattare questa
alla stregua di quella di un uomo provocando cosi\ la morte della donna
stessa. Come scrive B. a p. LXXVI, le donne vengono guarite da medici
uomini, verosimilmente assistiti da una seconda donna nel compiere
manipolazioni piuttosto delicate. Inoltre, una certa inesperienza del
medico di fronte alla specificita\ delle malattie femminili rende
necessaria la comunicazione fra il medico e la malata e fra il medico e
le altre donne alle quali per pudore la malata si sarebbe rivolta in
precedenza (cfr. Mul. I 62 [VIII 126, 12-14 Littre/]).

La quasi totalita\ delle malattie descritte in Nat. Mul. ha una
redazione parallela, talvolta anche due, negli altri trattati
ginecologici (Mul. I, Mul. II, Steril.). Questo dato di fatto pone il
problema del rapporto di questi scritti tra di loro o di una reciproca
dipendenza. Dopo Littre/ il quale ritenne Nat. Mul. un estratto diretto
dagli altri tre scritti ginecologici del CH [[9]], l'orientamento
prevalente nella critica (Ermerins, Jurk,[[10]] Ilberg,[[11]]
Trapp),[[12]] e\ stato quello di postulare una fonte comune piu\ antica
per tutto il gruppo degli scritti ginecologici.

Nonostante la fonte comune, divergenze di lessico, di stile e,
soprattutto, di dottrina scientifica in Mul. I e Mul. II hanno
consentito a Grensemann di individuare in questi due trattati tre
differenti strati, A (lo strato piu\ antico, in seguito ulteriormente
differenziato in A1 e A2), B e C.[[13]] In particolare, per quanto
riguarda Nat. Mul., le sue due parti (cc. 2-34 e 35-109), sono scritti
indipendenti di due autori diversi: la seconda parte, piu\ antica,
corrisponderebbe allo stadio A1 degli altri due scritti ginecologici;
la prima, invece, allo stadio A2. Ma l'assoluta indipendenza di Nat.
Mul. da Mul. I e Mul. II risulta provata dal fatto che il primo da solo
contiene, invero pochi, testi di A assenti negli altri due trattati (i
quali a loro volta ne contengono altri mancanti in Nat. Mul.), e a
volte piu\ dettagliati dei corrispondenti in Mul. I e Mul. II. Se,
dunque, e\ possibile riconoscere segmenti di testo paralleli negli
scritti ginecologici, essi nel complesso hanno subito nella loro
trasmissione mutamenti tali che redazioni antiche risultano ora
sovrapposte in parti piu\ recenti.

Rispetto ai precedenti contributi sulla storia del testo e la genesi di
Nat. Mul. la posizione di B. e\, preservando beninteso l'originalita\
di questo scritto, quella di ricorrere alle redazioni parallele con
spirito critico e nella consapevolezza di una aleatorieta\ dovuta e ai
diversi livelli di scrittura e alle particolari vicende di trasmissione
dei singoli trattati ginecologici. Ad ogni modo, delle acquisizioni di
Grensemann sulla stratigrafia di codesti scritti del CH B. tiene
debitamente conto nella costituzione del testo di Nat. Mul. e, ancor
prima, nella Notice l'apporto di tali scritti e\ discusso in apertura
(pp. CX-CXXIII) del secondo capitoletto, sulla tradizione indiretta,
che insieme agli altri tre, rispettivamente sulla tradizione diretta
sulla tradizione a stampa sui criteri editoriali, strutturano la terza
sezione della Notice dedicata, come gia\ detto, alla storia del testo.
Tuttavia, la mancanza di moderne edizioni, criticamente costituite, per
Mul. I, Mul. II, Steril. pone all'editore nel momento in cui se ne
serve, alcune difficolta\.[[14]] Ma e\ certo merito non piccolo di B.
aver proceduto, nell'esame di questa tradizione indiretta, a una nuova
collazione dei trattati ginecologici sui codici greci piu\ antichi.

La riesplorazione completa della tradizione manoscritta antica di Nat.
Mul. (i codici Marc. gr. 269 del sec. X [= M], Vindob. med. gr. 4 del
sec. XI [= <greek>q</greek>], Vat. gr. 276 del sec. XII [= V]), nonche/
degli apografi di M -- Paris. gr. 2140 (XIII sec.), Vat. gr. 277 (XIV
sec.), Paris. gr. 2142 (XIV sec.) --, usati per recuperare il testo del
c. 109. 12-27 caduto in lacuna nell'antigrafo, ha permesso a B. di
rettificare gravi inesattezze dello stemma proposto nella precedente
edizione di Trapp. Secondo la ricostruzione stemmatica di quest'ultima
studiosa, infatti, i tre manoscritti antichi di Nat. Mul., discendenti
di un medesimo archetipo, sarebbero mutuamente indipendenti. Questo,
come vide gia\ Klaus Alpers, e\ falso. Al contrario la tradizione
antica del testo pur presupponendo un unico archetipo, isola M e V
contro <greek>q</greek>.[[15]] La recensione dei manoscritti antichi
ha, inoltre, condotto B. a uno studio sistematico degli errori di
maiuscola determinanti sia nella ricostruzione dell'archetipo sia nella
descrizione dei reciproci legami di parentela tra i suoi derivati (pp.
LXXXIV-XCIX). Le scelte testuali di B. si fondano generalmente sullo
stemma tracciato a p. CXXI in base al quale da una fonte ginecologica
comune deriverebbero sia Nat. Mul. i cui portatori di tradizione M,
<greek>q</greek> e V stanno tra loro cosi\ come teste/ indicato, sia
Mul. I e Mul. II per i quali i medesimi codici stanno nello stesso
rapporto di parentela. Nonostante tutto, la possibilita\ di ricorrere
allo stemma non e\ sempre garantita a causa sia di grosse lacune che
sfigurano oltre M, come gia\ ricordato, anche <greek>q</greek> ai cc.
96-109 e V ai cc. 32. 100-35 (e, a differenza di M, non sono noti
apografi di <greek>q</greek> e V che possano sanare tali lacune),[[16]]
sia di comportamenti piuttosto problematici da parte di M e V
all'interno dello stemma. Si registrano, infatti, errori separativi
contro il resto della tradizione da parte di V (pp. LXXXIX-XCIII) e di
M (pp. XCIII-XCIX). Una spiegazione del comportamento problematico di M
l'aveva avanzata V. Schmidt confrontando la versione latina di Nat.
Mul. nel Paris. lat. 11219 del sec. IX (= P) con la tradizione greca
antica. Da tale confronto e\ emerso che P, pur assai affine a M cosi\
da far postulare un iparchetipo comune, risulta tuttavia indipendente
dall'archetipo dei codici greci. Schmidt interpreta questa circostanza
ammettendo l'esistenza di "zwei Archetypen" i quali risulterebbero
contaminati in M.[[17]]

In tutti questi casi B. procede con equilibrio e buon senso. In
effetti, all'interno di uno stemma che schiera i codici M e V contro
<greek>q</greek>, gli accordi in errore di <greek>q</greek> e M e di
<greek>q</greek> e V possono riflettere lo stato fluttuante
dell'archetipo. Segnalo qui, per es., il recupero, in base a nuovo
ragionamento stemmatico, a p. 3, 6 B. di un <greek>de/</greek>
apodotico, tra\dito unicamente da <greek>q</greek> e V, che i
precedenti editori avevano omesso in accordo con M.

Esaminero\ ora nei dettagli alcuni punti del testo greco per i quali
e\, a mio avviso, possibile muovere obiezioni alle scelte di B. Prima
di procedere va espressamente sottolineato il fatto che il testo greco
si segnala all'attenzione del lettore per la mancanza di refusi.[[18]]

A p. 7, 3-4 B. stampa: <greek>o(ko/tan o( xro/nos e)gge/nhtai, ou)
qe/lousin e)s xw/rhn i)e/nai</greek>, ricavando la lezione
<greek>xro/nos</greek> da Mul. II 144, laddove l'archetipo di Nat. Mul.
avrebbe <greek>po/nos</greek> concordemente tra\dito da
<greek>q</greek>, M e V. Mi chiedo allora se per coerenza con Mul. II
non si debba espungere l'articolo <greek>o(</greek> di cui la redazione
parallela e\ priva. Del resto, a 12, 10 B. si legge <greek>o(ko/tan
de\xro/nos e)gge/nhtai</greek>, attestato in tutti e tre i testimoni di
tradizione diretta.

A p. 9, 8-9 B. stampa: <greek>e)ph\n de\ h( o)du/nh pau/shtai a(/pac,
e)ou/shs e)pi\ to\ u(gie\s i)sxi/on</greek>. Crea problemi interpungere
dopo l'avverbio <greek>a(/pac</greek> e tradurre come fa B., une fois
que la malade n'e/prouve plus de douleur quand elle se tient sur. . ..
Il nesso <greek>e)ph\n. . . a(/pac</greek> ha, infatti, il significato
di una volta che solo quando questo avverbio segue la congiunzione
temporale, cfr. nel caso del CH i due esempi, registrati nell'Index
Hippocraticus,[[19]] di Loc. Hom. VI 292, 13 Littre/ (= 48, 4-5 Joly) e
Morb. IV VII 594, 20 Littre/ (= 114, 8 Joly). Proporrei pertanto di
interpungere dopo <greek>pau/shtai</greek> e legare cosi\ l'avverbio al
participio <greek>e)ou/shs</greek>, traducendolo una volta che sia. .
.. L'uso di <greek>a(/pac</greek> con il participio, anche in genitivo
assoluto, e\ ampiamente documentato dal lessico LSJ s.v. II; quest'uso
tuttavia rimane un hapax nel CH.

Sempre a p. 9, 12 B. dopo <greek>tau/ths</greek> si potrebbe prendere
in considerazione l'ipotesi di integrare <greek>th=s nou/sou</greek>
sulla base del parallelo di 10, 12-13 B.

A p. 17, 16 B. mutua, come si evince dall'apparato ad loc., la lezione
<greek>u(po\ bi/hs smikro/s</greek> unicamente dalla redazione
parallela di Mul. II 131. Mi chiedo se non sia meglio informare il
lettore gia\ prima nel testo, stampando il restauro tra parentesi
uncinate.

A p. 20, 13-14 B.: <greek>fa/rmakon xrh\ pipi/skein kai\ a)/nw te kai\
ka/tw</greek>, fa difficolta\ il primo <greek>kai/</greek>. In tutti
gli altri esempi del trattato al verbo <greek>pipi/skw</greek> seguono
immediatamente gli avverbi <greek>ka/tw</greek> e <greek>a)/nw</greek>,
cfr. 2. 3; 6. 3; 10. 3; 11. 3; 14. 2 e 3; 20. 2; 38. 2; 39. 2; 41. 2.
Ne/, credo, si possa qui invocare l'uso di <greek>kai\. . . te</greek>
nel significato di inoltre.[[20]] Espungerei pertanto il
<greek>kai\</greek>, prodottosi forse per diplografia dal precedente
<greek>pipi/skein</greek> in un esemplare in maiuscola anteriore
all'archetipo.

A p. 21, 13 B. stampa <greek>kai\ purih=n</greek> prendendo la
congiunzione dalla sola redazione parallela di Mul. I 58. Valga anche
in questo caso quanto osservato sopra a proposito di 17, 16.

Il testo critico e\ corredato di un apparato dei testimoni e
dell'apparato critico vero e proprio. Quest'ultimo registra con
abbondanza errori di ortografia, errori di iotacismo, presenza o
assenza di <greek>n</greek> efelcistico, nonche/ emendamenti e
congetture dei precedenti filologi ippocratici. Alcune sviste sono alle
pp. 9, 16 (l'apparato critico informa dell'omissione di
<greek>h(</greek> da parte dei codici <greek>q</greek> e V, ma in
realta\ ad omettere l'articolo sono <greek>q</greek> e M); 50, 13
(l'apparato segnala anche il codice V per la lezione
<greek>u(grai=si</greek>, ma nel testimone vaticano questa parte e\
caduta in lacuna); 51, 10 (l'apparato non informa dell'espunzione di
<greek>mh/</greek> da parte di Cornarius, espunzione accolta da B. a
testo; la notizia e\ riportata solo nella corrispondente nota 6, p.
178, del commentario).

La traduzione francese intende riprodurre il dettato dell'originale. Le
note di commento sono sia di tipo filologico sia storico-antiquario. In
particolare, le prime espongono, sempre con grande lucidita\, i termini
dei problemi che di volta in volta il testo greco pone agevolando cosi\
la lettura dell'apparato critico e la comprensione delle scelte operate
nel testo dall'editore.

In conclusione, la nuova edizione di B. e\ senz'altro un lavoro utile e
pregevole, che offre un contributo significativo alla filologia dei
testi ippocratici.


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Notes:


1.   Oeuvres comple\tes d'Hippocrate, par E/. Littre/, t. VII pp.
310-431, Paris 1851 (rist. anastat. Amsterdam 1962).

2.   Hippocratis et aliorum medicorum veterum reliquiae, ed. F.Z.
Ermerins, vol. 2 pp. 825-899, Traiecti ad Rhenum 1862.

3.   H. Trapp, Die hippokratische Schrift De natura muliebri. Ausgabe
und textkritischer Kommentar, Diss. phil., Hamburg 1967.

4.   V. Ando\, Ippocrate. Natura della donna, Milano 2000.

5.   J. Jouanna, Hippocrate. Pour une arche/ologie de l'e/cole de
Cnide, Paris 1974.

6.   H. Grensemann, Knidische Medizin. Teil I: Die Testimonien zur
aeltesten knidischen Lehre und Analysen knidischer Schriften im Corpus
Hippocraticum, Berlin - New York 1975; Id., Knidische Medizin. Teil II:
Versuch einer weiteren Analyse der Schicht A in den
pseudohippokratischen Schriften De natura muliebri und De muliebribus I
und II, Stuttgart 1987.

7.   Alcuni studiosi pero\ non credono che si possa stabilire, almeno
sulla base della documentazione pervenutaci, una sostanziale differenza
tra una scuola medica di Cos e una di Cnido. Cfr. J. Kollesch, "Knidos
als Zentrum der fruehen wissenschaftlichen Medizin im antiken
Griechenland", Gesnerus 46 (1989), pp. 11-28; V. Langholf, "Structure
and Genesis of Some Hippocratic Treatises", in: H.F.J. Horstmanshoff -
M. Stol - C.R. Van Tilburg (edd.), Magic and Rationality in Ancient
Near Eastern and Graeco-Roman Medicine, Leiden - Boston 2004, pp.
219-275. Precedentemente una posizione meno chiara, ma improntata
sostanzialmente a scetticismo, aveva assunto in merito W.D. Smith,
"Galen on Coans versus Cnidians", Bulletin of the History of Medicine,
47 (1973), pp. 569-585.

8.   L'irruzione della prima persona nel capitolo, seriore, di apertura
di Nat. Mul. mostra la volonta\ da parte del compilatore di evidenziare
esplicitamente i tagli e la selezione del materiale dalla fonte
ginecologica preesistente di cui si dira\ infra. Nella seconda parte
dell'opera, invece, il compilatore segnala gli snodi della trattazione
mediante il riferimento alla scrittura: a 34b. 12; 37. 3; 41. 2; 44. 3;
45. 3; 46. 2; 107. 2 ricorre, infatti, il perfetto
<greek>ge/graptai</greek>. Tale presenza autoriale ricorda quella, ben
piu\ pervasiva, nei trattati Malattie IV, Fratture e Articolazioni, per
cui cfr. A. Roselli, "Strategie espositive nei trattati ippocratici:
presenza autoriale e piano espositivo in Malattie IV e in Fratture e
Articolazioni", in M.M. Sassi (ed.), La costruzione del discorso
filosofico nell'eta\ dei Presocratici, Pisa 2006, pp. 259-283.

9.   Cfr. Littre/, vol. VII p. 310.

10.   J. Jurk, Ramenta hippocratea, Diss. phil., Berlin 1900.

11.   J. Ilberg, Die Aerzteschule von Knidos, Berichte ueber die
Verhandlungen der Saechsischen Akademie der Wissenschaften zu Leipzig,
phil.-hist. Klasse 76/3 (1924), Leipzig 1925.

12.   Trapp, tuttavia, considera fonte diretta di Nat. Mul. un
antecedente degli scritti Mul. I e Mul. II a motivo delle divergenze
tra le parti di testo comparabili tra i tre, cfr. Trapp, pp. 24-56.

13.   Cfr. Grensemann 1975, pp. 82-142.

14.   Degli scritti ginecologici si dispone tuttora solo parzialmente
di un'edizione critica nei lavori di Grensemann nonche/ in N.
Countouris, Hippokratische Gynaekologie. Die gynaekologischen Texte des
Autors B nach den pseudohippokratischen Schriften De muliebribus I und
II, Diss., Hamburg 1985.

15.   K. Alpers, "Apollonios von Kition und die
Hippokratesueberlieferung", Medizinhistorisches Journal 4/1 (1969), pp.
69-72: 71-72. Alla medesima conclusione e\ giunto, indipendentemente,
anche J. Jouanna (cfr. Arche/ologie, p. 168 n. 4), per il quale modello
comune di M e V fu un codice in maiuscola e la separazione dei due rami
tradizionali, M e V appunto, si e\ dovuta produrre anteriormente
all'epoca della translitterazione.

16.   Da <greek>q</greek> non pare discendere alcun manoscritto
superstite, mentre gli apografi di V, Paris. gr. 2146 del sec. XV, Vat.
Pal. gr. 192 del sec. XV e Bodl. Holkam. gr. 92 del sec. XVI,
riproducono la medesima lacuna del loro antigrafo.

17.   Cfr. l'edizione tedesca (nella traduzione di D. Irmer) di S.
Timpanaro, Die Entstehung der Lachmannschen Methode, Hamburg 1971, p.
59 n. 173.

18.   Va tuttavia notato che in due casi (p. 8, 18; 16, 4) B. adotta
per il verbo <greek>a)poqnh|/skw</greek> la medesima grafia delle
edizioni precedenti, senza cioe\ iota sottoscritto. Tale scelta
avrebbe, forse, meritato qualche parola di chiarimento nel commentario
per comodita\ del lettore.

19.   Cfr. J.-H. Kuehn - U. Fleischer - K. Alpers - A. Anastassiou - D.
Irmer - V. Schmidt, Index Hippocraticus, Goettingen 1989, s.v. II.

20.   Cfr. J.D. Denniston, The Greek Particles, Oxford 1954, s.v.
<greek>te</greek> III. 1, pp. 535-536.