BMCR 2009.07.64: Petraccia on Ferone, Questioni pompeiane ed altri scritti di Raffaele Garrucci. Collezione Archeologica; 7

Bryn Mawr Classical Review <[email protected]> Fri, 24 Jul 2009 14:26:13 -0400 (EDT)
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Claudio Ferone, Laurentino Garci/a y Garci/a, Questioni pompeiane ed
altri scritti di Raffaele Garrucci. Collezione Archeologica; 7.  Roma:
Bardi Eitore, 2008.  Pp. 216.  ISBN 9788888620558.  EUR 30.00.

Reviewed by M. F. Petraccia, Universita\ degli Studi di Genova
([email protected])
Word count:  1139 words
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La cultura antiquaria nell'Italia dell'Ottocento fa capo a numerose
figure di eruditi che si dedicarono alla storia del loro territorio,
continuando una tradizione di studi, gia\ forte nel secolo precedente e
rappresentata fra gli altri dal veronese Scipione Maffei.

In questo periodo, accanto a studiosi del livello di un Canina, di un
Fea, di un Cavedoni, di un De Rossi, di un Nibby e soprattutto di un
Borghesi, la personalita\ del gesuita napoletano Raffaele Garrucci
(1812-1885), seppure spesso accostata a studiosi ritenuti all'epoca
minori come Giovanni Labus, Giuseppe Furlanetto e Camillo Ramelli,
appare senza dubbio come una delle piu\ interessanti. La sua avventura
intellettuale puo\ essere ricostruita attraverso una rete di relazioni
che lo introdussero nel variegato mondo della cultura
storico-archeologica italiana ed europea, relazioni ben documentate dai
carteggi tuttora conservati.

Il presente volume, curato da Claudio Ferone e da Laurentino Garci/a y
Garci/a, ripropone alcuni articoli del Garrucci pubblicati nel
"Bullettino Archeologico Napolitano" dal 1852 al 1853 e di difficile
reperimento, oltre a quella che risulta essere la sua opera piu\
significativa: le Questioni pompeiane, pubblicate a Napoli  nel 1853.

Esso si apre con una breve biografia dell'autore, Brevi notizie
bio-bibliografiche su Raffaele Garrucci con documenti inediti (pp.
11-22), e si conclude con Gli studi pompeiani di Raffaele Garrucci (pp.
191-202) e la Bibliografia completa di Raffaele Garrucci sulle
antichita\ pompeiane (pp. 203-209).

Le Questioni pompeiane (pp. 31-170), nel quale il Garrucci riuni\ gli
articoli di argomento pompeiano pubblicati nel "Bullettino Archeologico
Pompeiano", ebbe, sin dal suo apparire indole ... litigiosa, come lo
stesso autore amo\ definirlo. "Sono pochi i pompeianisti che lo citano
eppure l'autore in queste poche pagine ebbe il merito di affrontare
diverse questioni di rilevante importanza fino allora non mai trattate
ne/ chiarite. Gli va inoltre riconosciuto il primato cronologico di
diverse identificazioni di strutture e monumenti pompeiani che
risultano valide ancora oggi" (Ferone, p. 7).

A corollario delle Questioni pompeiane, i curatori del volume
forniscono un aggiornamento delle fonti letterarie, bibliografiche ed
epigrafiche (pp. 171-181) utilizzate dal gesuita napoletano.

Gli articoli qui riproposti, a detta di Garci/a, non sono ne/ vogliono
essere una semplice ristampa degli scritti del Garrucci ma si pongono
come una nuova edizione commentata e corredata di note bibliografiche.
Tra di essi spiccano il raro opuscolo dedicato ad un'iscrizione
anforaria pompeiana (Intorno alla leggenda Vespasiano. III. et. filio.
C~S scritta sul collo di un'anfora recentemente scavata in Pompei,
Napoli 1851: cfr. pp. 23-30), di grande importanza storica per la
ricostruzione dei Fasti consolari del 71 d.C., la Giunta all'articolo:
"Il tribunale della basilica pompeiana quando, e da chi costruito"
(Napoli 1853: cfr. pp. 183-184) e il contributo Sull'epoca
dell'anfiteatro pompeiano lettera del Ch. Garrucci all'editore del
Bullettino (Napoli 1861: cfr. pp. 185-190).

Oltre alle Questioni pompeiane, il Garrucci pubblico\ altre tre
monografie pertinenti sempre alle aree flegrea, vesuviana e sannitica:
Antichita\ dei Liguri Bebiani raccolte e descritte da P. Raffaele
Garrucci della Compagnia di Gesu\ (1845); Storia di Isernia raccolta
dagli antichi monumenti (1848); Classis praetoriae misenatis piae
victrici Gordianae Philippianae monumenta quae extant, studio collecta
et commentariis illustrata a P. R. Garrucci (1852: la data di
pubblicazione di quest'ultimo lavoro e\ interessante in quanto coincide
con quella delle Inscriptiones Regni Neapolitani Latinae del Mommsen).

In questi scritti si evidenzia con chiarezza la peculiarita\ della
produzione scientifica del Garrucci: il dominio assoluto delle lingue
classiche, la conoscenza profonda dei dialetti italici e della storia
dell'Italia antica, soprattutto sulla base della documentazione
epigrafica e numismatica.

Con le Antichita\ dei Liguri Bebiani il gesuita napoletano forniva un
primo studio ed una trascrizione parziale di uno dei piu\ importanti
documenti epigrafici dell'Italia meridionale, attestante l'institutio
alimentaria traianea nel territorio dei Liguri Bebiani. La
pubblicazione di quest'opera segno\ l'inizio di quelle aspre polemiche
con i membri dell'Istituto di Corrispondenza archeologica in Roma, in
primis con il Mommsen, che ebbero un peso determinante nella vita e
nella fortuna scientifica del Garrucci. Erano infatti quelli gli anni
in cui l'Accademia delle Scienze di Berlino compiva il progetto del CIL
e il Mommsen attraversava le contrade e le citta\ del Regno di Napoli
per l'allestimento delle Inscriptiones Regni Neapolitani Latinae, opera
che doveva fungere da banco di prova generale per il futuro CIL.

Il Garrucci avrebbe tanto voluto partecipare all'impresa, come egli
stesso afferma nella prefazione al lavoro sulla flotta di Miseno, e il
senso della polemica contro la dittatoria alemanna e\ ben chiarito da
una sua lettera, senza data, al Minervini, in cui auspica una miglior
difesa contro l'invasione della ricerca tedesca e una minore
ammirazione per tutto cio\ che si chiama il risultato degli studi
d'oltremonte (Biblioteca Apostolica Vaticana, Autografi Ferrajoli, sez.
IV, nn. 1931-1932).

Vale infine la pena di ricordare le Inscriptions grave/es au trait sur
les murs de Pompe/i (Bruxelles 1854; II edizione col titolo Graffiti de
Pompe/i, Paris 1856), opera che, nonostante il giudizio negativo
espresso dallo Zangemeister (CIL IV, p. IX), a parere del Ferone
tendenzioso e malevolo (p. 201), dimostra la grande competenza
acquisita dal Garrucci nello studio della paleografia latina in ambito
epigrafico.

Gli interessi del gesuita napoletano per gli aspetti paleografici
dell'epigrafia latina, specialmente quella di eta\ repubblicana, sono
inoltre documentati da una serie di studi, tra i quali occorre
segnalare I segni delle lapidi latine volgarmente detti accenti (Roma
1857) -- lavoro premiato dall'Acade/mie des inscriptions et belles
lettres e salutato con grande favore anche dai suoi avversari (cfr. la
recensione di W. Henzen nel "Bullettino dell'Instituto di
corrispondenza archeologica", XXX 1858, p. 48), col quale il Garrucci
stabili\ la vera natura dell'apex e del sicilicus nelle iscrizioni
latine -- e il lungo saggio Dei canoni epigrafici di Federico Ritschl e
di alcune epigrafi arcaiche finora inedite (in "La Civilta\ Cattolica",
XXI 1870, 9, pp. 419-430, 649-663; 10, pp. 163-178), nel quale,
discutendo dell'opera del Ritschl, Priscae Latinitatis monumenta
epigraphica (Berolini 1862), ebbe modo di precisare importanti
questioni pertinenti agli aspetti paleografici di alcune iscrizioni
latine arcaiche.

I risultati di questi studi confluirono poi nell'ampia premessa teorica
alla Sylloge inscriptionum Latinarum aevi Romanae reipublicae usque ad
C. Iulium Caesarem plenissima, Augustae Taurinorum 1875, che in due
distinte sezioni, numismatica ed epigrafica, raccoglie tutte le
iscrizioni latine fino alla morte di Cesare.

Al di la\ dei risultati raggiunti, sempre al vaglio della storiografia
contemporanea e passibili di rettifiche e revisioni, l'esigenza
dell'autopsia dei monumenti costituisce l'aspetto piu\ importante del
metodo scientifico del Garrucci, che riteneva dovere di ogni
epigrafista di vedere da se/ medesimo gli originali e trascriverli (Le
antiche iscrizioni di Benevento, Roma 1875, p. V).

Da quanto detto, risultano evidenti i motivi per cui il lavoro di
Ferone e di Garci/a e\ utile, dato che si inserisce in quel filone di
rinnovato interesse per una storiografia generalmente considerata
minore, storiografia in cui la figura di Raffaele Garrucci spicca in
quanto personalita\ non locale ma internazionale, sicuramente piu\
complessa e poliedrica di quanto si sia finora ritenuto.