[war] Sudan: il silenzio è complice
Gabriele Cristoforetti <gabri.cris-nc/[email protected]> Sat, 13 Nov 2004 00:56:17 +0100
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Sudan: il silenzio è complice Una crisi dei diritti umani Gruppo di ragazzi rifugiati nei dintorni di Adrè (©AI) Le milizie Janjawid e i soldati sono arrivati ad Abu Jihad nel giorno del mercato. Hanno circondato il mercato e poi i Janjawid hanno preso tutto il denaro e il bestiame. Hanno ucciso diverse persone, ho visto i loro corpi, alcuni finiti con i fucili altri con le baionette. (Ercouri Mahamai, studente del villaggio di Abu Gamra, nei pressi di Kornoy, nel Darfur settentrionale) I Janjawid sono arrivati e ci hanno chiesto di allontanarci. Hanno picchiato le donne e i bambini. Poi hanno ucciso Sara Bishara, di due anni, con una coltellata alla schiena. (Aisha Ali, del villaggio di Sasa, nei pressi di Kornoy, nel Darfur settentrionale) Ero a casa, quando sono arrivati i soldati insieme ai Janjawid coi cavalli e i cammelli. Hanno circondato il villaggio, hanno dato fuoco ad alcune case e aperto il fuoco contro la gente: mio fratello è morto proprio di fronte a me. (testimonianza raccolta dalla missione di Amnesty International in Sudan, maggio 2004) Il Darfur si trova nel Sudan occidentale e il suo territorio è grande quanto la Francia. Per molti anni è stato al centro di sporadici scontri tra gli agricoltori sedentari appartenenti ai gruppi etnici Fur, Masalit e Zaghawa e le popolazioni nomadi, scontri che hanno provocato molte uccisioni nonché distruzioni e saccheggi. Secondo il governo, la causa di questa violenza era da ricercare nella scarsità di risorse a disposizione. Nel febbraio 2003 un nuovo gruppo armato, lEsercito di liberazione del Sudan (Els) ha iniziato a scontrarsi con le forze governative, rivendicando le proprie azioni come forme di protesta per la scarsa protezione offerta dal governo alla popolazione locale, lemarginazione e il sottosviluppo della regione. La base dellEls era costituita soprattutto dagli agricoltori. Di lì a poco è salito alla ribalta un altro gruppo armato, il Movimento per la giustizia e luguaglianza (Mgu). Il governo ha reagito consentendo piena libertà dazione alle milizie arabe conosciute come Janjawid (fucilieri a cavallo), che hanno iniziato ad attaccare i villaggi, uccidendo, stuprando e sequestrando persone, distruggendo le abitazioni ed altre proprietà comprese le fonti idriche e saccheggiando il bestiame. Il tutto con lattivo sostegno dellesercito sudanese, i cui bombardamenti aerei hanno spesso preceduto di poche ore larrivo dei Janjawid, lasciando supporre che si trattasse di azioni coordinate. I legami tra il governo sudanese e i Janjawid sono evidenti, a tal punto che ultimamente i miliziani indossano uniformi fornite dallesercito. Centinaia di migliaia di persone sono state costrette a lasciare le loro abitazioni a seguito degli attacchi dei Janjawid e dellesercito sudanese, col risultato che ampie aree del Darfur oggi sono spopolate. Secondo le Nazioni Unite i profughi interni (cioè gli abitanti del Darfur che hanno cercato riparo in altre zone della regione) sono quasi un milione e sopravvivono in condizioni drammatiche. Oltre 120.000 profughi hanno attraversato il confine col Ciad. Secondo un rapporto dellUfficio dellAlto commissario per i diritti umani, reso noto nel maggio di questanno, la [nostra] missione ha verificato lesistenza di un sistema di violazioni dei diritti umani nel Darfur, perpetrate dal governo del Sudan e dalle milizie alleate: molte di queste violazioni possono definirsi crimini di guerra o crimini contro lumanità. Sulla base delle informazioni raccolte, è chiaro che nel Darfur si è instaurato un regno del terrore. A partire dalle fine del 2003 centinaia di persone sono state arrestate perché sospettate di legami con i gruppi armati di opposizione attivi nella regione. Gli arresti sono basati sullart. 31 dellAtto sulla sicurezza nazionale, che consente la detenzione fino a nove mesi senza possibilità di revisione giudiziaria. Molti degli arrestati hanno denunciato di aver subito torture. L8 aprile il governo sudanese, lEls e il Mgu hanno sottoscritto un accordo per il cessate-il-fuoco. In base allart. 5, le parti hanno deciso di liberare tutti i prigionieri di guerra e ogni altra persona arrestata a causa del conflitto armato nel Darfur. Amnesty international chiede a tutte le parti coinvolte nel conflitto del Darfur di porre immediatamente fine alle violazioni dei diritti umani, tra cui le uccisioni illegali e gli abusi nei confronti della popolazione civile. Lorganizzazione chiede inoltre alla comunità internazionale di favorire il dispiegamento in Sudan di osservatori internazionali sui diritti umani. Fonte: Amnesty International