[dir] ALLARME UNIVERSITA'

"Sara @Chiodofisso" <[email protected]> Sun, 6 Feb 2005 19:34:01 +0100
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UNIVERSITA': LA SCENEGGIATA DEL MINISTRO E LA MORTE (ANNUNCIATA)
DELL'AUTONOMIA di Prof. Paolo Rossi (Direttore Dipartimento di Fisica
"E.Fermi" - Universita' di Pisa)

Dobbiamo confessarlo apertamente: per un po' ci avevamo creduto anche noi.

Avevamo creduto alla favola bella del Ministro dell'Istruzione (non piu'
Pubblica, ormai da tempo) che, folgorato sulla via di Damasco, capisce che
nella formazione e nella ricerca risiede il futuro del Paese e in Consiglio
dei Ministri si straccia le vesti (firmate), si mette di traverso, minaccia
di dimettersi e di ritirarsi a San Patrignano se l'Universita' non verra'
finanziata, se il blocco delle assunzioni dei giovani ricercatori non verra'
annullato, se insomma non verra'
ripristinata quell'autonomia così importante per tutti da essere perfino
oggetto di un articolo della Costituzione.

E in questo slancio di ritrovato entusiasmo ci eravamo anche detti che in
fondo il modesto vincolo della Finanziaria, la richiesta che gli Atenei
presentassero piani triennali di sviluppo, era una cosa sensata.. Per anni
ci eravamo riempiti la bocca con appelli alla programmazione, e ora che ci
chiedevano di farla per davvero non potevamo certo lamentarci.

E non sono mancati pranzi e cene per festeggiare i neo-assunti, che
accettavano con gioia di svolgere compiti piu' onerosi in cambio del solito
stipendio, perche' questa e' la natura del docente universitario:
vale piu' un titolo su un pezzo di carta che una cifra maggiore in
busta-paga.

Ma ai poveretti era gia' toccato aspettare per un paio di anni, dopo che
avevano vinto i rispettivi concorsi, prima che il Governo vedesse la luce e
capisse che il taglio di una spesa (irrisoria) non iscritta nel bilancio
dello Stato non aiuta a sanarlo ne' ad abbassare le tasse (ammesso che
questo sia davvero il primo problema del Paese).

Forti della nostra illusione, riuscivamo persino a scandalizzarci solo
moderatamente del fatto che le nostre rappresentanze piu' o meno legittime e
piu' o meno istituzionali, come la Conferenza dei Rettori e il CUN, per
dirne due, stessero concludendo a tarallucci e vino una terrificante
vertenza sullo stato giuridico dei docenti, e che, ben sazi del classico
piatto di lenticchie, aiutassero il Ministro a imbellettare, con una mano di
vernice trasparente, un provvedimento il cui iter naturale sarebbe stato
invece nella direzione del cestino. In fondo ci era andata comunque meglio
che ai magistrati! Potevamo inaugurare gli Anni Accademici senza sfilare con
la Costituzione sotto il braccio, e dire ai nostri studenti, ai nostri
dottorandi, alle nostre migliaia di precari di ogni genere, specie e
varieta' che, in fondo, lassu' qualcuno li amava.

Non sono passati quindici giorni, e ci siamo svegliati con la notizia che le
elezioni per le commissioni dei nuovi concorsi, quasi tutti destinati ai
piu' giovani, e attesi da piu' di un anno, erano state rinviate dal
Ministero, come minimo per sei mesi, e piu' probabilmente a tempo
indeterminato. E' stata dura, ma li' per li' siamo rimasti sopraffatti dalle
profonde motivazioni tecniche: non c'era stato il tempo di ricontrollare le
liste elettorali. Poi qualcuno si e' preso la briga di fare una verifica on
line (siamo nell'era di Internet, per fortuna), e ha scoperto che le liste
erano gia' perfettamente in ordine, con ritardi massimi di due giorni,
grazie alla solerzia di migliaia di vituperati e malpagati funzionari
amministrativi locali che hanno passato le vacanze di Capodanno a fare gli
straordinari (non sempre retribuiti) per sistemare le pratiche pendenti.

Ma non c'e' stato il tempo di metabolizzare il lutto: dopo una settimana si
riunisce il Consiglio dei Ministri, e decide che abbiamo due mesi per
predisporre una programmazione che nessuno e' stato capace di fare in
vent'anni. Il tutto stabilito per Decreto-Legge, lo strumento-principe della
governabilita' craxiana (a volte ritornano!) e col rischio che poi la
maggioranza non lo converta in legge in parlamento entro i sessanta giorni
di rito (sto scherzando, ovviamente: "questa" maggioranza approverebbe a
scatola chiusa e con voto di fiducia anche la Legge del Menga).

Non importa, ce la siamo voluta, e la faremo, anche a costo di rinunciare
per l'occasione al nostro sport preferito, la bega accademica.

Ma il Decreto in questione ci offre un altro regalo (timeo Danaos et dona
ferentes, ammoniva Laocoonte davanti al cavallo di Troia): un "formidabile"
aumento di stipendio ai giovani ricercatori mediante la riduzione a un anno,
rispetto ai tre attuali, del periodo di prova. Ma un
momento: e chi paga, visto che ovviamente l'operazione costa ma nel Decreto
non pare si parli di vile denaro? Ma un altro momento: non è questo stesso
Ministro quello che sta proponendo al Parlamento l'abolizione del ruolo dei
ricercatori? E allora per chi è lo sconto di pena, per i pochissimi che sono
appena entrati e che comunque si guarderebbero bene dall'andarsene, ormai,
dopo averne passate tante? Ma ancora un momento: accorciamo il periodo di
prova a persone cui stiamo dando un posto fisso per tutta la vita, e che
hanno appena vinto il loro primo concorso, e continuiamo a lasciare in prova
per tre anni il neo-professore associato (con un minimo di dieci anni di
dimostrata professionalità alle spalle) , e per altri tre anni il
neo-ordinario, che intanto si era gia' fatto i tre anni di cui sopra, e che
di anni di professionalita' alle spalle ne ha almeno venti? Ma un attimo
ancora: se davvero la preoccupazione era quella di sanare le discrepanze, e
non soltanto quella di gettare fumo negli occhi, perche' non restituire
semplicemente il maltolto e pagare ai giovani ricercatori l'indennita' di
tempo pieno (40% del salario base) che viene loro indebitamente e
iniquamente sottratta da tempo immemorabile in virtu' della solita legge
stupida e raffazzonata? Il beneficio economico sarebbe stato all'incirca lo
stesso, la perequazione normativa infinitamente maggiore, e il sospetto di
truffa un po' più lontano. Quanto alla durata del periodo di prova,
riduciamola a scalare verso l'alto, non verso il basso, se non vogliamo che
Aristotele e Cartesio si rivoltino nella tomba.

E fosse finita qui! Passa un altra settimana, l'ultima, e arriva a tutti i
Rettori, al CUN, alla CRUI, al CNVSU e, immagino, al Cappellano Militare
d'Italia, l'ukase del Ministro:

"bla bla in relazione a quanto sopra bla bla entro il termine ivi previsto
bla bla SOSPENDERE L'AVVIO DI NUOVE PROCEDURE CONCORSUALI. (bla bla) SIA A
TEMPO INDETERMINATO CHE DETERMINATO, bla bla fino alle previste verifiche di
compatibilità da parte di questo Dicastero, bla bla bla".

Ma se ci vogliono sei mesi per controllare un elenco di nomi, quanto tempo
ci vorrà per controllare i piani triennali per tutti i tipi di personale di
tutte le settantotto Università italiane? Sei anni? Sei lustri? Sei secoli?

L'autonomia e' morta, viva l'autonomia. Il blocco annuale del reclutamento
e' abolito, ora si passa al BLOCCO SECOLARE. Il Ministro ha salvato la
ricerca: da chi? Da se stessa? Perche' d'ora in poi, state pur tranquilli,
la ricerca in Italia non la fara' piu' nessuno: i fondi non ci sono, quelli
che ci sono vanno all'IIT, che anche a sentire il parere di chi lo aveva
proposto e' il bidone del secolo; l'Italia ha deciso di non partecipare al
Consiglio Europeo delle Ricerche; siamo fuori da tutti i programmi congiunti
europei di ricerca industriale degni di nota; l'INFM e' definitivamente
assassinato, l'INAF ha zero fondi sul bilancio di previsione 2005, l'INFN
non potrebbe reclutare neanche Enrico Fermi se si presentasse redivivo, il
CNR e l'ENEA sono navi senza nocchiero ( e senza quattrini).

Ci avviamo a essere la settima potenza industriale a partire dal basso,
anziche' dall'alto, e la nostra ricerca industriale e' esattamente un quarto
di quel che dovrebbe essere.

Nel frattempo abbiamo la meta' dei ricercatori per abitante e dei docenti
per studente rispetto alla media dei Pesi industrializzati e, forse non per
caso, abbiamo gli studenti piu' asini di tutti i Paesi OCSE, vedi il
rapporto P.I.S.A. 2003 sulle conoscenze dei quindicenni scolarizzati. E
sapete perchè fanno la statistica sui quindicenni? Perchè in Italia, e ormai
solo in Italia, a 15 anni finisce la scuola dell'obbligo, e quindi se si
prendessero ragazzi piu' maturi il campione non sarebbe omogeneo.

Godi Fiorenza, godi patria!