*[sud] Testimonianza dalla Colombia

"Sara @Chiodofisso" <[email protected]> Sat, 16 Apr 2005 15:50:08 +0200
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Cari amici,
diffondiamo questa testimonianza, giunta a noi da Lucia Benuzzi, volontaria
dell'associazione Peace Brigades Intarnational in Colombia, presso la
comunità di S. Josè. 
 
La redazione di
Latinoamerica
 
LA COMUNITA’ DI PACE DI SAN JOSE’ DI APARTADO’ 



Da sette mesi mi trovo in Colombia collaborando con una organizzazione
internazionale che si chiama Peace Brigades International (PBI) e che da
anni sta accompagnando, attraverso presenza fisica e osservazione
internazionale, alcune comunitá di pace e difensori di diritti umani. La
comunitá di pace di San José di Apartadó é una delle comunitá che
accompagnamo. Si trova nella regione di Urabá e la sua ubicazione geografica
é molto importante dal punto di vista strategico. 

La comunitá di pace fu fondata nel 1997 e fin dal principio i suoi membri si
organizzarono e determinarono alcune regole fondamentali. I cinque principi
fondamentli della comunitá sono: 1) partecipare nei lavori comunitari; 2)
lottare contro l’ingiustizia e l’impunitá; 3) non partecipare direttamente o
indirettamente nel conflitto, non portare armi; 4) non manipolare o
apportare informazioni a nessuna delle parti in conflitto; 5) non bere
alcolici. La posizione della comunità di San Josè è di neutralità attiva
rispetto alle parti in conflitto. La comunità esige che le formazioni armate
non entrino nel suo territorio e che rispettino la vita e la integrità dei
suoi membri, così come sancito dal Diritto Umanitario Internazionale.

Negli anni la comunitá ha sofferto numerosi attacchi da parte degli attori
armati (guerriglia, paramilitari, esercito) che si trovano nella zona. I
forti interessi economici e geopolitici rendono questa zona luogo di scontri
e di lotte per controllare l’area. 

Il 23 marzo si sono festeggiati gli otto anni di esistenza della comunitá.
Purtroppo si sono dovuti ricordare i piú di 160 morti che sono stati sepolti
a causa del conflitto.

Negli ultimi mesi la situazione nel villaggio di San José era
drammaticamente peggiorata, ma nessuno immaginava che il 21 febbraio 2005 ci
sarebbe stato un ennesimo massacro.

Durante gli ultimi giorni di febbraio si sparse la voce che nella zona
attorno a San José erano state barbaramente uccise una decina di persone,
fra cui un leader comunitario. Vista la gravitá della notizia fu organizzata
uan Comissione per verificare quello che era successo. Partecipanti alla
Comissione furono: Concern America, Fellowship of Reconciliation, Peace
Brigades International e Corporación Juridica Libertad (organizzazione
colombiana che appoggia dal punto di vista legale la comunitá di pace) e un
centianio di persone della comunità.

La zona, dove si trovarono i corpi delle otto persone assasinate, non é di
facile accesso e servono parecchie ore di cammino per poterci arrivare. 

Tra il 25 e il 26 di febbraio si incotrarono i corpi senza vita di: Luis
Edoardo Guerra (leader comunitario) di 35 anni, la sua compagna Bellanira
Areiza Guzman di 17, il figlio Deiner Andres Guerra di 11 anni, Alfonso
Bolivar Tuberquia Graciano di 30, la sua compagna Sandra Milena Muñoz Pozo
di 24 e i due figli Natalia Andrea Tuberquia Muñoz di 6 anni e Santiago
Tuberquia Muñoz di solo 2 anni. I corpi furono trovati in fosse comuni e
mutilati in una zona che si chiama La Resbalosa.

Successivamente la comunitá e molte organizzazioni colombiane e
internazionali diramarono numerosi comunicati per diffondere e far conoscere
ció che era avvenuto.

Fin dall’inizio la comunitá di pace di San José ha accusato l’esercito
colombiano di essere l’autore del massacro. “Dal giovedí 17 di febbraio
l’esercito aveva dispiegato un operativo in tutta la zona. Da questo giorno,
l’esercito mantiene presenza di truppe in tutte le frazioni di San José
(...) ... menzionamo la strategia esercito-paramilitare per disabitare le
frazioni e prendere il controllo delle terre (...) I militari, che
mantengono una forte presenza in tutte le frazioni, hanno detto a varie
famiglie della zona che era un peccato che la cosa si era diffusa
rapidamente, perché se no, i morti sarebbero stati di piú (...) Comunicato
della Comunitá di Pace di San José 27 febbraio 2005.

La comunitá si é sempre opposta alla presenza di qualsiasi attore armato
all’interno del villaggio, riferendosi anche alla forza armata colombiana.
Il presidente Uribe, peró, con una dichiarazione pubblica ha espressato
l’esigenza e la necessitá di organizzare un posto di polizia all’interno del
casco urabano di San José di Apartadó. “Le comunitá di pace hanno il diritto
di instalarsi in Colombia grazie al nostro regime di libertá. Peró non
possono, come lo pratica quella di San José di Apartadó, ostruire la
giustizia, rifiutare la forza pubblica, proibire il commercio di articoli
leciti né limitare la libertá dei cittadini che vivono lí (...)
Dichiarazione pubblica di Alvaro Uribe Velez 20 marzo 2005

Dopo il dolore e la tristezza per aver perso altre otto persone del processo
di pace della comunitá, i membri della comunitá hanno deciso di iniziare la
costruzione di un nuovo villaggio, in un terreno di proprietá privata della
comunitá che si chiama La Holandita. 

Hanno iniziato a costruire delle case di legno dove poter soggiornare nel
caso in cui la Policia Nazionale entrasse a San José e con l’apporto dei
membri della comunitá e delle frazioni vicine sono riusciti rapidamente a
costruire sei grandi case.

L’epilogo al quale stiamo assistendo in questi giorni é caratterizzato dalla
militarizzazione del villaggio di San José, dalla presenza di numerose
famiglie costrette ad abbandonare le proprie case rifugiandosi nella
Holandita e dall’incertezza rispetto a quello che potrebbe succedere nei
prossimi mesi. 

Al momento le condizioni igienico-sanitarie sono precarie, le famiglie
profughe vivono ammassate e la situazione climatica é pessima. Siamo quasi
in inverno e le forti piogge rendono tutto molto piú complicato.

La gente della comunitá, peró, continua a lavorare, a costruire nuove case,
ad opporsi ad una presenza militare “abusiva”, a lottare per il
riconoscimento dei propri diritti. 

Con coraggio e forza di volontá hanno deciso di seguire il cammino della
resistenza nonviolenta e della rottura con uno Stato “usurpatore” che sta
limitando la loro libertá.

La comunitá di pace di San José é un esempio di fermezza e di integritá che
suscita in chi l’accompagna rispetto e ammirazione.



Lucia Benuzzi

Volontaria di PBI Colombia





Per ulteriori informazioni consultare i siti web:

www.cdpsanjose.org

www.peacebrigades.org/colombia

www.dhcolombia.info

http://colombia.indymedia.org/

www.redcolombia.org

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 Il sito internet  di LATINOAMERICA e tutti i sud del mondo:
 http://www.giannimina-latinoamerica.it
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