[inf] Storie che Hollywood non racconta mai

"Sara @Chiodofisso" <[email protected]> Mon, 13 Jun 2005 22:38:52 +0200
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Pubblichiamo questa settimana un estratto dal libro DISSENTO Storie di
artisti in tempo di guerra. Il libro è in vendita nella sezione Libri
(Informazione alternativa) del sito http://www.commercioetico.it. Buona
lettura.

Storie che Hollywood non racconta mai 

Da quando ho iniziato a leggere, a studiare, a insegnare e a scrivere di
storia, mi sono continuamente imbattuto in fatti, in avvenimenti e
personaggi che mi hanno fatto pensare: "accidenti, ci si potrebbe fare un
film". 
Per quanto odiosi possano essere talvolta alcuni film, ho sempre amato il
cinema. Quando leggo di certi eventi storici, vado sempre a vedere se ne è
stato fatto un film. Ma non è mai così. Ci ho messo un po' a capire che
Hollywood non farà mai i film che ho immaginato io. Hollywood non farà mai
dei film con lo scopo di suscitare nel pubblico una coscienza di classe, o
la repulsione per la guerra, o la consapevolezza sull'eguaglianza razziale e
la parità dei sessi. 
No, non faranno mai dei film del genere. 
Ho riflettuto spesso su questa faccenda, e mi sembra che non sia per caso
che le cose vanno in questo modo. Si potrebbe pensare che se non è stato mai
fatto un film sulla strage di Ludlow, in Colorado, sia solo una svista da
parte di Hollywood, un caso, come quelli di cui si sente parlare quando si
accende la TV - come mi è successo questa mattina. Stavano spiegando il
"caso" per cui le forze NATO avevano bombardato un gruppo di rifugiati del
Kosovo. Queste cose accadono sempre per caso. Ora mi si potrebbe dire: "di
sicuro, non sono cose che accadono deliberatamente. Non ne avevano certo
l'intenzione". Eppure, è raro che si tratti di un caso. 
Ovvero, non è che quelli di Hollywood si sono riuniti in una stanza e hanno
deciso: "faremo solo questo tipo di film e non faremo mai quell'altro tipo
di film". E neppure nessuno nei quartier generali della NATO o al governo
degli Stati Uniti si è riunito e ha detto: "bombarderemo dei civili". Non
c'è bisogno che lo facciano, benché non si tratti di un caso. 
Qualcuno ha usato un'espressione per descrivere dei fatti che non sono né
casuali, né pianificati deliberatamente, ma una via di mezzo. Li ha chiamati
"selezione naturale degli incidenti": situazioni strutturate in un certo
modo, per cui determinate cose, indipendentemente dal fatto che qualcuno le
abbia pianificate o meno, succederanno inevitabilmente. 
La guerra è strutturata in modo tale che persone innocenti verranno
inevitabilmente uccise. Ho sentito dire dal presidente Clinton: "non lo
abbiamo fatto intenzionalmente, ma le vittime civili sono inevitabili quando
si fa una guerra". Aveva assolutamente ragione, e questo ci porta a due
conclusioni: o si è disposti ad accettare il fatto che ci siano delle
vittime civili, oppure si deve abolire la guerra. Ovviamente, si sa, la
seconda conclusione è impensabile. 
Sembra che per quanto riguarda la guerra le cose stiano così, e che
Hollywood sia strutturata in modo tale da non produrre il tipo di film che
io ho immaginato quando ho letto e ho iniziato a scrivere storia. Tale
struttura si può semplicemente descrivere come "basata sulla necessità di
fare un mucchio di quattrini"; una struttura in cui il denaro e il profitto
hanno la precedenza assoluta sull'arte, sull'estetica e sui valori umani. 
Una volta venni invitato a un festival cinematografico e pensai: "bene, ecco
la mia occasione. Qui sono presenti i cineasti. Parlerò loro delle cose che
avrei voluto vedere nei film, così potranno tutti andare subito a farli". 
Ho in mente dei film che mostrino la guerra alla gente come una cosa
ripugnante. Se pensiamo ai film sulla guerra che sono prodotti da Hollywood
- e ce ne sono stati centinaia e centinaia, forse persino migliaia - sono
quasi sempre dei film che esaltano l'eroismo bellico. Esistono rare
eccezioni, ma in gran parte si tratta di eroi dell'esercito, di eroismo
militare e del tipo di film che non persuaderà certo il pubblico di giovani
a non precipitarsi a combattere e a non sostenere la guerra. Iniziai a
pensare a come raccontare la guerra da una prospettiva diversa; quando si
guarda da una prospettiva diversa, sono possibili numerosi scenari. 
Inizierò con una delle nostre guerre migliori: la Guerra d'Indipendenza.
Come si fa a parlare male della Guerra d'Indipendenza? Per raccontare la
storia di questa guerra, non dal punto di vista dei Padri Fondatori, ma da
quello della guerra come fenomeno complesso, fortemente connesso ad aspetti
morali e di valore, dobbiamo considerare che gli americani erano oppressi
dagli inglesi, e dobbiamo inoltre considerare che alcuni americani erano
anche oppressi da altri americani. 
La Guerra d'Indipendenza non fu semplice. Ad esempio, gli indiani d'America
non si affrettarono certo a esultare per festeggiare la vittoria dei coloni
sugli inglesi, perché per loro significava che la linea posta dagli inglesi
contro l'espansione a ovest nella Dichiarazione del 1763 sarebbe stata
annullata. I coloni sarebbero stati liberi di spostarsi a ovest nei
territori indiani. Gli indiani d'America non festeggiarono la Rivoluzione
Americana, e, come loro, non la celebrarono gli schiavi afroamericani. 
Si stimò che forse un terzo dei coloni sosteneva la Rivoluzione, un terzo si
opponeva e un terzo era neutrale. 
Questa era la valutazione di John Adams, uno dei Padri Fondatori e uno dei
leader rivoluzionari. Quando me ne occupai nelle mie ricerche, pensavo che
sarebbe stato interessante raccontare la storia della Rivoluzione Americana
dal punto di vista di un operaio che ascolta da una balconata di Boston la
lettura della Dichiarazione d'Indipendenza, in cui si promette libertà,
eguaglianza e così via, e in cui subito dopo si dice che i ricchi possono
essere esonerati dal servizio militare pagando diverse centinaia di dollari.
L'uomo entra nell'esercito, nonostante i suoi dubbi, nonostante il senso di
oppressione - non solo da parte degli inglesi, ma da parte degli strati
superiori del mondo coloniale, in cui egli sopravvive a stento - perché gli
è stata promessa della terra. 
Ma durante la guerra, in cui assiste a mutilazioni e uccisioni, inizia a
essere sempre più insofferente. Non vi è posto della società in cui le
divisioni di classe siano più pronunciate che nell'esercito, e vede che gli
ufficiali dell'esercito rivoluzionario vivono fra gli agi e gli onori mentre
i militari comuni non hanno vestiti né scarpe, non vengono pagati, vengono
nutriti a brodaglie. Allora si unisce agli ammutinati. Nella Guerra
d'Indipendenza ci furono degli ammutinamenti contro l'esercito di
Washington: l'ammutinamento della linea della Pennsylvania e quello della
linea del New Jersey. 
Pensavo che sarebbe stato interessante raccontare la storia di un uomo della
classe operaia che si unisce all'esercito rivoluzionario, combatte in
battaglia e viene ferito, e poi si unisce alla linea della Pennsylvania,
dove avviene un ammutinamento. Marciano sul Congresso continentale ma
vengono circondati dall'esercito di Washington, e molti dei loro commilitoni
sono costretti a sparare sugli ammutinati. Questo soldato, amareggiato per
ciò che ha visto, esce dall'esercito ed entra in possesso di un pezzo di
terra nel Massachusetts occidentale. Dopo la fine della guerra, partecipa
all'insurrezione che si verifica nel Massachusetts occidentale, chiamata la
rivolta di Shays, in cui i piccoli agricoltori si ribellano contro l'élite
di ricchi che controlla l'amministrazione di Boston, imponendo pesanti
imposte e confiscando le terre e le fattorie delle famiglie che lì vivono. 
La rivolta di Shays è un'insurrezione popolare di reduci della Guerra
d'Indipendenza e di piccoli agricoltori, i quali circondano i tribunali e
impediscono ai banditori di condurre le aste di vendita delle fattorie
confiscate. A sopprimere la rivolta viene chiamata la Guardia Nazionale, ma
la milizia si schiera dalla parte degli insorti, finché alla fine arriva un
esercito finanziato dai magnati di Boston che soffoca l'insurrezione. 
Non ho mai visto storie simili raccontate in un film di Hollywood. Parlai
con qualcuno molto esperto di cinema e gli dissi: "sai, probabilmente a un
certo punto dirò che mi aspetto che si realizzi un film del genere, e allora
qualcuno dirà 'ma l'hanno già fatto'". Però io non credo che il film che ho
descritto sia mai stato fatto. 
E se descrivo un film che credo si debba girare, se sapete che è stato già
fatto, vorrei che me lo faceste sapere, perché così potremmo festeggiare un
simile raro evento. 
Dunque: le guerre si possono descrivere in un modo più complesso del
semplice scenario del "bene contro il male" che ci viene presentato nei
libri di storia e nella nostra cultura. Le guerre non sono semplicemente
quelle tra un popolo e un altro; le guerre comportano sempre delle
differenze di classe da entrambe le parti, per cui la vittoria molto spesso
non viene spartita tra tutti, ma solo tra pochi. Le persone che combattono
le guerre non sono le stesse che ne traggono i vantaggi. 
Pensai che si dovesse fare un film anche sulla guerra messicana. Non ho mai
visto nulla che racconti come questa guerra sia iniziata o come il
presidente degli Stati Uniti abbia ingannato gli americani. So che sorprende
sentir dire che un presidente abbia deliberatamente ingannato il popolo
degli Stati Uniti, ma questo fu esattamente uno di quei casi. 
Quando il presidente James Polk disse agli americani che l'esercito
messicano ci aveva attaccati in territorio Usa si trattava, in realtà, di un
territorio conteso e rivendicato sia dai messicani che dagli americani.
Durante questo incidente vennero uccise delle persone e, oplà, eccoci in
guerra! Una guerra che era stata precedentemente pianificata, prima di
questo incidente, dall'Amministrazione Polk, che voleva entrare in possesso
di quel meraviglioso territorio del Sud-Ovest. Sarebbe interessante
raccontare da capo quella storia, dal punto di vista di un comune soldato
della guerra messicana, che assiste al caos e al bagno di sangue mentre
l'esercito entra in Messico distruggendo una città dopo l'altra. 

(CONTINUA su
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La Redazione: Simone Canova, Jacopo Fo, Gabriella Canova, Maria Cristina
Dalbosco 


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