[pol] Il governo rimuove il Nobel Carlo Rubbia

"Chiodofisso :: Redazione" <[email protected]> Mon, 18 Jul 2005 11:13:32 +0200 (CEST)
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Pubblichiamo la lettera aperta inviata dal Nobel Carlo Rubbia
a Repubblica, che ha causato la sua rimozione
da parte del governo. Un altro scandaloso esempio di 
malgoverno. Un altro passo verso il baratro.

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La ricerca umiliata all'Enea

Un male oscuro di abbagliante chiarezza sta precipitando l'Enea in un profondo dramma gestionale e progettuale. La crisi è così grave che, come presidente, non posso più tacere, per il bene della ricerca e dell'Italia. Gli attuali organi istituzionali dell'Enea si sono insediati all'inizio del 2004, dopo un lungo periodo di commissariamento. 

Con la nuova legge si è voluto che il presidente dell'ente avesse un profilo di altissimo livello scientifico internazionale. È però accaduto che il consiglio di amministrazione non venisse individuato dal governo con analogo criterio, ossia privilegiando quello di eccellenza delle conoscenze e esperienze acquisite nel campo delle attività tecnico- scientifiche. Avrei, forse, dovuto cogliere subito questo handicap di partenza e riflettere su quanto era, a quel punto, lecito e possibile attendersi da me. Senonché è prevalso sulle perplessità il mio forte desiderio di dare ciò che potevo al mio Paese, sostenendo costruttivamente l'Enea. È stato un errore. Un errore al quale si sarebbe potuto porre rimedio con adeguata sensibilità politica. Sensibilità che non c'è stata. 

La verità è che presidente e consiglieri di amministrazione parlano due lingue totalmente diverse. La carenza di sapere scientifico dei consiglieri, ha provocato un ulteriore deleterio effetto: il loro testardo compattamento in stile branco (con tutto il rispetto per le persone, ma il termine rende meglio l'idea), espressione di una mediocre difesa. Si è spesso detto dell'esistenza di scontri tra me e il cda: in realtà non ci può essere "scontro" tra un gruppo compattato di sette consiglieri di esplicita nomina ministeriale da una parte e uno scienziato senza connotazione politica dall'altra. 

Uno scienziato-presidente messo continuamente e sistematicamente in minoranza. Tale surreale condizione è frustrante, deleteria. I consiglieri hanno addirittura preteso di sostituirsi al presidente nel proporre il direttore generale. Ossia, rivendicando non solo il diritto (sacrosanto) di nominare il direttore generale, ma anche quello di proporlo a se stessi. Si è giunti al punto di chiedermi, avendo io presentato una rosa di cinque nominativi, di proporne invece una rosa di sei, indicandomi ovviamente anche quale dovesse essere il sesto nome: quello che già avevano deciso dovesse occupare la carica di direttore generale. Essendomi rifiutato di scadere nella burla, il Consiglio si è appropriato della "rosa", con un solo e unico predestinato petalo. 

Mi sono allora rivolto al Tar e il tribunale mi ha dato ragione: la nomina era irregolare ed è stata annullata. Il paradosso è che la mia istanza al Tar avrebbe assunto connotati di un atto "sovversivo", agli occhi dei consiglieri soccombenti nel giudizio. E ancora più sovversiva è ora ritenuta la mia richiesta che venga rispettata quella sentenza. 

Mentre infuria questo tipo di "altissima gestione", l'istituto di ricerca è paralizzato. Il Consiglio ha infatti sistematicamente "ripulito" i maggiori programmi strategici innovativi di alto livello che erano la parte principale delle scelte strategiche mie e del precedente piano triennale. Mi riferisco soprattutto al progetto europeo per il bruciamento delle scorie radioattive, programma nel quale l'Italia aveva assunto una posizione di assoluta leadership mondiale: la bocciatura votata dal cda dell'Enea ci ha fatto perdere un finanziamento comunitario di 5 milioni e mezzo di euro, fondi che pochi giorni fa sono stati dirottati a un laboratorio di ricerca americano. 

Tutta una serie di altre iniziative "storiche" hanno subito una politica finalizzata a destabilizzare il corpus delle competenze (e in alcuni casi del primato) scientifiche dell'Ente. Mi limito a citare il progetto Antartide, per molti anni uno dei più prestigiosi progetti internazionali di esplorazione del Polo Sud, che è stato sottratto all'Enea e trasformato in un consorzio di svariati enti azionisti; le attività di ricerca nel campo della fenomenologia ambientale, che sono state tolte all'Enea con la costituzione di un consorzio chiamato "Centro Euro-Mediterraneo" sotto la direzione di un microscopico gruppo di persone. Entrambe le attività si trovano oggi in una situazione altamente critica, vicino al collasso le prime, apparentemente bloccate le seconde. 

Ho ormai ampiamente constatato tutto ciò, e cioè che una convivenza civile in seno al Consiglio è divenuta una impresa difficile, in quanto ogni mia azione concreta in favore dell'ente - direi ogni mio tentativo di lavorare - viene osteggiata a priori. Ho sempre avuto molto rispetto per i ruoli istituzionali, ho atteso e ancora attendo un significativo interesse per il futuro del più grande e prestigioso ente di ricerca applicata in Italia, per la sua vocazione, per il ruolo internazionale, per l'avvenire della ricerca, per gli oltre suoi tremila dipendenti che lavorano seriamente e il cui valore non viene difeso da nessuno. 

Il silenzio comincia però a pesarmi, perché nel vuoto del silenzio, trovano spazio le maldicenze, le critiche ingiuste, le censure infondate. Non ho mai sopportato questo stato di cose e mi avvilisce constatare che al primato della scienza si sostituisca lo spicciolo tornaconto quotidiano. Non posso quindi più stare in paziente silenzio. È una questione di dignità e di rispetto. Per me e per tutti. 

{Autore: Carlo Rubbia, presidente Enea e premio Nobel per la Fisica -
Fonte: Repubblica.it   15/07/05}


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Via Rubbia, l'Enea commissariato dopo la denuncia del Nobel

ROMA - Aveva chiesto una risposta, voleva sapere se all'Enea dovesse comandare il presidente-scienziato o il Consiglio d'amministrazione nominato dai partiti. E il governo lo ha accontentato. Da ieri sera Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica, non è più presidente dell'Enea, l'ente che dovrebbe essere il centro più importante per la ricerca applicata in Italia. Il Consiglio dei ministri, dopo la drammatica accelerazione imposta dallo stesso Rubbia con la lettera aperta pubblicata ieri da Repubblica, gli ha dato il benservito nominando commissario straordinario dell'Enea Luigi Paganetto, docente di Economia a Torvergata. 

Il commissariamento è l'epilogo di un lungo braccio di ferro che ha opposto per mesi il presidente al Cda, paralizzando di fatto l'Enea, bloccando le ricerche e facendo perdere all'Italia finanziamenti comunitari per milioni di euro. Un danno gravissimo, dovuto - spiegava Rubbia nella sua lettera - "a una condizione surreale, per cui uno scienziato-presidente è messo continuamente in minoranza" dal Cda. Un "dramma gestionale" le cui radici possono essere fatte risalire alla legge di riforma varata nel 2003, che ha creato le premesse per "uno scontro tra un gruppo compatto di sette consiglieri di esplicita nomina ministeriale da una parte e uno scienziato senza connotazione politica dall'altra". 

La guerra tra Rubbia e quelli che definiva "il branco" era deflagrata per la nomina del direttore generale, che per legge avrebbe dovuto essere indicato dal presidente e votato dai sette consiglieri. "Si è giunti al punto di chiedermi - spiegava Rubbia - , avendo io presentato una rosa di cinque nominativi, di proporne invece una di sei, indicandomi ovviamente anche quale dovesse essere il sesto nome: quello che già avevano deciso dovesse occupare la carica di direttore generale". La versione dei consiglieri (nominati dai ministri dell'Università, dell'Ambiente e delle Attività Produttive) è radicalmente diversa. "Rubbia - raccontano - dopo aver già licenziato due direttori generali, ci proponeva di scegliere fra quattro ragazzini e un pensionato. In questo modo avrebbe continuato a decidere tutto da solo. Invece noi gli proponevamo di confermare nell'incarico Giovanni Lelli, ossia il facente funzioni che proprio Rubbia aveva nominato. Uno che sta all'Enea da oltre trent'anni e la conosce come le sue tasche". 

In una situazione così incancrenita, con il presidente che si rivolge al Tar contro "il branco dei sette", gli strascichi anche personali sono pesanti. Claudio Regis, nominato nel Cda in quota Lega, non ha peli sulla lingua: "Nessuno mette in discussione le competenze di Rubbia sulle particelle, ma quando parla di ingegneria è un sonoro incompetente. Il suo progetto sul solare termodinamico, che ci è costato 48 milioni di euro, è un completo fallimento. Il centro prova di Casaccia si ferma 4 volte su 5". Corrado Clini, direttore generale del ministero dell'Ambiente e membro del Cda, è meno ruvido del leghista ma la sostanza è la stessa: "Le discussioni che abbiamo avuto con Rubbia non hanno nulla a che fare con le appartenenze partitiche. Un esempio? Il piano "Trade" per il trattamento dei rifiuti radioattivi voluto da Rubbia: cercavamo di capire il perché di un'operazione che avrebbe impiegato la gran parte delle risorse dell'Enea e dai documenti abbiamo scoperto che l'Italia avrebbe finanziato i ricercatori tedeschi e i francesi. Bell'affare davvero". 

Un situazione insostenibile, insomma, che ha portato il governo ad azzerare nuovamente i vertici dell'Ente e nominare - su proposta di Claudio Scajola - Paganetto commissario straordinario con due vice: lo stesso Clini e il leghista Regis. "A una domanda precisa - commentava con ironia in serata l'ormai ex presidente - si è finalmente data una risposta precisa. Ringrazio il governo per la chiarezza delle sue scelte". 

{Fonte: Repubblica.it   16/07/05}