[sud] Africa: agricoltura familiare e non promesse

"Sara @Chiodofisso" <[email protected]> Wed, 1 Mar 2006 23:13:52 +0100
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Message-ID <200603012306281.SM01532@sara>
=20

Africa: agricoltura familiare e non promesse
=93L=92Africa non deve dipendere da nessun altro continente per la sua
alimentazione. Potrebbe bastare a se stessa se la sua agricoltura familia=
re
non fosse ostacolata da fattori come le nefaste regole commerciali
sottoscritte dai nostri Governi sotto pressioni esterne: come la Tariffa
esterna comune (la tassa unica in vigore sulle merci importate) cos=EC ba=
ssa
da non offrire nessuna protezione contro le pratiche di dumping, e ora gl=
i
Accordi di Partenariato Economico che l=92Unione Europea cerca di fare
accettare ai Paesi africani=94. Cos=EC Ndiogou Fall, Presidente del =93R=E9=
seau
d=92Organisations Paysannes et de Producteurs agricoles de l=92Afrique de
l=92Ouest=94 =96 ROPPA, durante il seminario organizzato il 17 febbraio a=
lla
Facolt=E0 di Economia dell'Universit=E0 Roma Tre da diverse organizzazion=
i della
societ=E0 civile, come Crocevia e Terra Nuova in collaborazione con Coldi=
retti
e l'Universit=E0 Roma Tre e sostenuto da Tradewatch, dal titolo "L=92Euro=
pa e
gli Accordi di Partenariato Economico (APE) con i Paesi del Sud del mondo=
:
commercio o sviluppo?"
Dal 2002 l=92Unione Europea sta negoziando con le sue ex-colonie dell=92A=
frica,
dei Caraibi e del Pacifico, (definiti gruppo ACP) gli Accordi di Partners=
hip
Economica (Economic Partnership Agreements, o pi=F9 brevemente APE),
nell'ottica, presente anche in sede Wto, di massima liberalizzazione dei
mercati.=20
Nella realt=E0 per=F2, l=92ingresso nella Wto ha gi=E0 generato in molti =
Paesi
europei importanti riduzioni delle superfici coltivate, soprattutto quell=
e
pi=F9 produttive. Le aziende agricole capaci di esportare, offrono impieg=
hi
agricoli a contenuto tecnologico diverso o pi=F9 alto rendendo i lavorato=
ri
del settore familiare poco adatti ad occupare eventuali disponibilit=E0 d=
i
lavoro, nel Nord come nel Sud del mondo.=20
Per l'Africa il libero mercato non si =E8 tradotto in nuove opportunit=E0=
: una
gran parte delle esportazioni dei Paesi di Africa, Caraibi e Pacifico (il
60% del totale), sebbene questi siano sul mercato globale da moltissimi
anni, si concentra su appena 9 prodotti, e la partecipazione dei Paesi AC=
P
al commercio mondiale =E8 caduta dal 3,4% del 1976 al 1,1% del 1999.=20
Ma anche l'Europa (e l'Italia) rischiano molto. Frutta e verdura, che
rappresentano in media il 16% della produzione agricola dell=92Unione, ve=
ngono
abbastanza trascurate all=92interno degli interventi della Politica Agric=
olo
Comune (PAC). 14 gruppi di prodotti sono stati identificati come =93sensi=
bili=94
perch=E9 a rischio di concorrenza con i paesi afro-mediterranei, ma non s=
olo.=20
Parliamo della maggior parte dei prodotti presenti sulla tavola e nella
campagna italiana: pomodori, cipolle, olio d=92oliva, nocciole, arance,
mandarini, limoni, uva da tavola, melone, fragole, fiori, patate, riso e
vino.=20
I prodotti prevalentemente a rischio di concorrenza per le pratiche di
liberalizzazione (frutta, verdura e olive) rappresentano pi=F9 del 45% de=
l
valore aggiunto agricolo di 8 regioni italiane, 8 regioni spagnole, 8
regioni greche, 5 regioni olandesi, 4 regioni belghe, una regione portogh=
ese
e 1 regione francese.=20
Secondo Nora McKeon, di Terra Nuova/EuropAfrica, "come Europa e come soci=
et=E0
civile dobbiamo contrastare gli Accordi di partenariato economico perch=E9
costituiscono una minaccia ancora pi=F9 grave dei negoziati WTO:=20
- in Africa, dove rischiano di dare il colpo di grazia all=92agricoltura
familiare che fa vivere la grande maggioranza della popolazione;=20
- in Italia dove sostengono, ancora una volta, ad una logica che porta
beneficio all=92industria agro-alimentare e danni ai produttori, ai
consumatori, all=92ambiente".=20


Gli accordi" continua Nora McKeon "vengono negoziati sotto silenzio e sen=
za
trasparenza. Nessuno ne parla. Persino i governi e il Parlamento europeo
hanno difficolt=E0 a seguire e a controllare i passi della Commissione. E=
 se
pensiamo che in questi accordi l'Europa ha un ruolo di primo attore, il
deficit democratico diventa pesante".=20
Per Antonio Onorati del Centro Internazionale Crocevia "L'UE =E8 la prima
potenza agroalimentare della Terra ma usa la sua forza per imporre un
modello di agricoltura basato sulla competitivit=E0 delle proprie
multinazionali agroalimentari ottenuta grazie a bassi prezzi pagati agli
agricoltori. Un disegno strategico ingiusto, insostenibile e miope che
distrugge le agricolture familiari, in Europa come nei Paesi del Sud, cio=
=E8
la base stessa della produzione agricola destinata al mercato interno. So=
lo
ideologi incalliti "o politici cinici - secondo Onorati - possono
sinceramente credere che coltivare ortaggi di controstagione in Sahel o
nella midija algerina con la poca acqua disponibile ed esportarli in Euro=
pa
possa in qualche modo essere vantaggioso per le popolazioni rurali dei du=
e
lati del Mediterraneo. Un non senso che non pu=F2 essere affrontato n=E9 =
con la
carit=E0 n=E9 con le buone intenzione, ma con forti strumenti di protezio=
ne e di
sostegno a quell=92agricoltura che, basata sul lavoro, =E8 la meglio attr=
ezzata
a produrre stabilmente cibo per ogni Paese: l=92agricoltura familiare e
contadina".=20
Per info: : www.europafrica.info





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