[war] Iraq. In nome del petrolio. Inchiesta di RaiNews24

"Chiodofisso :: Redazione" <[email protected]> Fri, 13 May 2005 14:43:58 +0200 (CEST)
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Iraq. In nome del petrolio. 
Un'inchiesta di RaiNews24 sulla presenza italiana a Nassiriya
Dopo mesi anche in Rai la verità viene a galla.
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Nassiriya, 13 maggio 2005

Un dossier commissionato dal Ministero delle attività produttive sei mesi prima della guerra. Vi si indica il luogo 
migliore per una presenza italiana: è proprio Nassiriya. E si parla dell'oro nero e di un affare da 300 miliardi di 
dollari. E' quanto emerge da un'inchiesta di RaiNews 24 , realizzata da Sigfrido Ranucci e trasmessa stamani. Una serie 
di foto e documenti sull'attivita' del contingente italiano dimostrano come uno dei motivi pricipali della nostra 
presenza a Nassiriya sia la protezione di oleodotti e raffinerie, in una zona ricchissima di giacimenti. Una promessa 
vecchia che risale a meta' degli anni novanta fatta da Saddam all'Eni, alla nostra azienda petrolifera per lo 
sfruttamento dei giacimenti di Nassiriya. Il quinto per importanza in Iraq con riserve stimate tra i 2,5 i 4 miliardi di 
barili. Una promessa fatta all'Eni ma anche ad altre aziende petrolifere di Francia, Russia e Cina, tre paesi del 
consiglio di sicurezza dell'Onu, con la speranza che votassero contro l'intervento militare in Iraq. Ma quella promessa e 
quel dossier scritto sei mesi prima dell' inzio della guerra gettano un'ombra sulla missione italiana, e il sospetto, che 
sia ancora una volta l'oro nero al centro di ogni conflitto. 


Partendo dalle prove contenute nell'inchiesta di Rainews24, i senatori dell'Italia dei valori, Nello Formisano e Massimo 
Donadi, hanno presentato al presidente del Consiglio un'interrogazione concernente le presunte motivazioni di carattere 
economico sul presunto sfruttamento di pozzi petroliferi a Nassiriya . "L'Italia dei valori - hanno sostenuto i due 
senatori - auspica totale chiarezza sulla vicenda viste anche le inquietanti coincidenze tra gli studi commissionati a 
esperti di economia sul petrolio nella zona solo pochi mesi prima dello scoppio della guerra e il fatto che la base 
operativa italiana sia collocata di fronte alla raffineria di Nassiriya". Secondo Formisano e Donadi, per fare piena luce 
sulla vicenda "è opportuna l'istituzione di una speciale commissione d'inchiesta". 


{Fonte: rainews24.rai.it}

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Peacekeeping e business: un'inchiesta di Rai News 24
va alle origini della missione italiana in Iraq.
La missione "Antica Babilonia" e il petrolio di Nassiriya.
In un dossier del governo scritto sei mesi prima della guerra
si indicava la provincia irachena come località strategica per l'Italia.


ROMA - Siamo in Iraq per il petrolio. Certo anche per scopi umanitari e di
salvaguardia dell'immenso patrimonio archeologico di quel paese - non a caso
la missione si chiama "Antica Babilonia" - ma l'oro nero c'entra e come.

L'inchiesta di Sigfrido Ranucci, in onda oggi su Rai News 24, documenti alla
mano, prova a dimostrarlo. E non sarebbe nemmeno un caso che i nostri militari
siano stati dislocati a Nassirya e non altrove, perché il capoluogo della
provincia sciita di Dhi Qar era proprio il posto in cui volevamo essere mandati.
Perché? Perché sapevamo quanto ricca di petrolio fosse quella zona. In gran
parte desertica, ma letteralmente galleggiante su un mare di quel preziosissimo
liquido che muove il mondo.

Un vecchio accordo tra Saddam e l'Eni, che risale a metà degli anni Novanta,
per lo sfruttamento di un consistente giacimento (2,5-3 miliardi di barili)
nella zona di Nassiriya induce quantomeno a sospettarlo. Così come qualche
dubbio lo insinua lo studio commissionato dal ministero per le Attività produttive,
ben sei mesi prima dello scoppio della guerra, al professor Giuseppe Cassano,
docente di statistica economica all'università di Teramo. Un dossier nel
quale si conferma che non dobbiamo lasciarci scappare l'occasione in caso
di guerra di basarci a Nassiriya, "se non vogliamo perdere - scrive Cassano
- un affare di 300 miliardi di dollari".

Qual è il problema?, si chiederanno molti. In fondo che male c'è se dopo
aver preso parte a una missione così onerosa e rischiosa, alla fine ce ne
viene qualcosa? Salvaguardare "anche" il buon andamento dei nostri affari
petroliferi, suggerisce il sottosegretario alle Attività Produttive Cosimo
Ventucci, intervistato da Ranucci, è una scelta "intelligente". 

erto, bastava ammetterlo - questa la tesi di Ranucci - e rispondere alle
interrogazioni parlamentari in materia senza nascondersi dietro formule di
circostanza. Ammettere che in realtà la ragione petrolio era tanto più importante
di quella umanitaria: "Ho cercato di occuparmi di progetti di ricostruzione
- denuncia Marco Calamai, che ha lavorato con il governatore di Nassiriya
per un periodo - ma la ricostruzione non è mai veramente partita. L'America
esporta la democrazia a parole, in effetti ne ha impedito la crescita dal
basso".

I nostri carabinieri hanno pertanto scortato barili di petrolio e sorvegliato
oleodotti. E la strage di Nassiriya, come ha scritto il corrispondente del
Sole24 Ore Claudio Gatti all'indomani dell'attentato, non era diretta contro
il nostro contingente militare, ma contro l'Eni.

D'altronde, l'Iraq è la vera cassaforte petrolifera del pianeta. Con scorte
che secondo Benito Livigni, ex manager dell'americana Gulf Oil Company e
successivamente dell'Eni, sarebbero superiori a quelle dell'Arabia Saudita:
"Secondo una stima le riserve dell'Iraq ammonterebbero a 400 miliardi di
barili di petrolio, e non i 116 dei quali si è sempre parlato. Nel Paese
ci sono vaste zone desertiche non sfruttate".

{Fonte: repubblica.it}