[ces] Gesualdi: crescita o coerenza?
"Chiodofisso :: Redazione" <[email protected]> Fri, 10 Feb 2006 14:48:19 +0100 (CET)
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| Message-ID | <[email protected]> |
Leggo di Unipol penso al commercio equo, alla finanza etica e a tutte le
altre iniziative di economia alternativa. Un'idea mi tormenta: "Ecco cosa
pu=C3=B2 succedere alle migliori iniziative se perdono l'anima e si lasci=
ano
vincere dalla tentazione del potere". Davanti agli occhi non ho solo la f=
ine
miserabile di gran parte del movimento cooperativistico, ma di esperienze
ben pi=C3=B9 gloriose che hanno rappresentato la speranza per milioni di =
persone.
Penso al socialismo morto di nome e di fatto. Penso alla Chiesa, salda ne=
lla
struttura, ma svilita nei contenuti.
L'affare Unipol presenta due aspetti che vanno tenuti distinti. Il primo =
di
carattere penale, a carico di Consorte, che secondo l'accusa cercava di
arricchirsi attraverso torbide operazioni di Borsa e ruberie, in combutta
con Fiorani, Ricucci e altri degni compari. Il secondo di carattere
politico, a carico di D'Alema, Fassino e molti altri dirigenti della
sinistra, convinti che le cooperative devono appendere al chiodo la giacc=
a
della solidariet=C3=A0 per indossare quella del business pi=C3=B9 spinto.=
La disonest=C3=A0
di Consorte non mi scandalizza perch=C3=A9 nelle migliori famiglie posson=
o
capitare dirigenti farabutti che prima o poi sono scoperti. Invece mi
preoccupa la disinvoltura con la quale i Ds e il mondo delle cooperative
hanno abbracciato il mercato. Una svolta che avr=C3=A0 ripercussioni soci=
ali e
ambientali, locali e mondiali, per decenni a venire. La trasformazione de=
i
Ds =C3=A8 un fenomeno complesso riconducibile alla caduta del socialismo =
reale,
all'imborghesimento della classe dirigente, ai calcoli elettorali. Ma la
metamorfosi pu=C3=B2 coinvolgere anche noi dell'economia solidale, addiri=
ttura
per troppo attaccamento alle nostre iniziative. La voglia di crescere =C3=
=A8 la
ragione pi=C3=B9 frequente che ci spinge ad abbandonare l'inflessibilit=C3=
=A0 dei
nostri principi.
Ogni realt=C3=A0 conosce i propri compromessi. Le associazioni di solidar=
iet=C3=A0
accettano i soldi delle imprese pensando ai bisogni dei loro assistiti. L=
e
riviste alternative accettano la pubblicit=C3=A0 per fare quadrate i bila=
nci. Le
botteghe del mondo si inseriscono nella corrente del consumismo natalizio
per vendere. Le cooperative di importazione si alleano con i supermercati=
,
non sempre virtuosi, per ampliare gli sbocchi di mercato. La finanza etic=
a
istituisce fondi di investimento, comprendenti anche titoli di
multinazionali, per attrarre qualche risparmiatore in pi=C3=B9. Per la vo=
glia di
crescere Unipol ha messo gli occhi su BNL, banca di pessima reputazione, =
e
si =C3=A8 infilata in un letamaio fatto di intrighi, opacit=C3=A0, conniv=
enze. Forse
per la stessa ragione, il commercio equo inglese ha commesso un atto stup=
ido
e suicida, annoverando Nestl=C3=A9 fra le imprese che praticano fair trad=
e.
Non sono contro la crescita delle nostre iniziative. Al contrario voglio =
che
conquistino il mondo. Ma non mi interessano come tali. Mi interessano sol=
o
come strumenti di cambiamento. Non mi interessa che il palazzo di Banca
Etica diventi pi=C3=B9 alto o che il fatturato del commercio equo si molt=
iplichi.
Mi interessa che si affermi un altro modo di fare economia ispirato a
diritti, equit=C3=A0, solidariet=C3=A0, sostenibilit=C3=A0. Per questo la=
nostra stella
polare non pu=C3=B2 essere la crescita, ma la coerenza. In questa prospet=
tiva
qualsiasi strategia pu=C3=B2 essere presa in considerazione, ma deve esse=
re
valutata non in base ai numeri, ma ai risvolti educativi, sociali, politi=
ci.
Perseguendo la coerenza pu=C3=B2 anche arrivare la crescita, ma guai se p=
er la
crescita svendessimo i nostri valori. In tal caso saremmo solo dei grandi
sconfitti.
{Fonte: Altreconomia - Febbraio 2006 - Autore: Francesco Gesualdi }